Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Bolivia inquieta (***)

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Nuovi scontri sociali in Bolivia (aggiornamenti in coda)

La crisi sociale che si era aperta in Bolivia in seguito al brusco aumento della benzina di fine anno, non è finita. Avevamo registrato con piacere l’intervento di Evo Morales, che aveva fermato il braccio di ferro tentato dal vicepresidente Álvaro Garcia Linera nei confronti dei sindacati (Sensazionale: Evo ritira il decreto), ma avevamo seguito con inquietudine il protrarsi dei conflitti nelle settimane e nei mesi successivi (Caos in Bolivia e Ancora tensioni in Bolivia). Ora arrivano notizie non solo del riaccendersi dei conflitti sociali e delle mobilitazioni popolari contro il governo, ma anche del riproporsi di un dualismo di direzione tra Evo e il vicepresidente (che nella sinistra italiana alcuni apprezzavano perché ex guerrigliero) spalleggiato da diversi ministri.

Infatti, come era prevedibile, dopo la crisi del gasolinazo, e il ritorno della benzina al prezzo bassissimo precedente (il più basso del continente, se si esclude il Venezuela dove è davvero irrisorio), è stato impossibile annullare del tutto gli aumenti dei prezzi innescati da quello della benzina, come era prevedibile in un paese che anche dopo l’elezione di Morales è sempre un paese capitalista. E questo, unito ad altri problemi sociali acuti, come la crisi della CNS (Caja Nacional de Salud), contestata dai lavoratori sanitari ma anche dagli utenti per la sua inefficienza, ha portato alla formazione di un vasto fronte di opposizione sociale costruito intorno alla COB (Central Obrera Boliviana), che ha occupato le piazze per giorni e giorni, rifiutando di trattare con l’arrogante vicepresidente, finché Evo Morales stesso ha deciso di incontrarsi con il comitato di sciopero. Lo aveva fatto già in febbraio, cercando il dialogo con la COB che protestava contro gli aumenti dei trasporti urbani e chiedeva di aumentare il salario minimo dai 98 dollari attuali a 510 $. Ma i problemi sono di difficile soluzione senza una svolta politica: ad esempio il sistema sanitario è in sfacelo perché lo Stato ha un enorme debito con la CNS, e questo perché le banche, la maggior parte della terra e le più grandi imprese rimangono in mani private, e si arricchiscono sempre più eludendo le imposte. I problemi di approvvigionamento delle città è insolubile lasciando in mani private la grande distribuzione in un paese con enormi differenze di reddito.

Lo scontro sulla CNS non è facile, perché sembra si debba chiuderla per costruire un nuovo sistema (Seguro Universal de Salud), ma le lunghe reticenze hanno reso diffidenti sia i lavoratori del settore, sia gli utenti e i sindacati. Intorno alla questione salute si è acceso anche un lungo sciopero alla San Cristóbal, la più grande impresa mineraria del paese, di proprietà della giapponese Sumitomo, innescato dalla morte di un operaio in un incidente stradale mentre portava il figlio in un lontano centro medico per farlo visitare, in seguito al rifiuto dei medici dell’impresa di assisterlo. Lo sciopero, durato oltre dieci giorni, chiedeva la cacciata dei medici e il trasferimento via aerea di malati e infortunati ad altre strutture mediche. Sono dovuti intervenire diversi dirigenti del ministero delle Miniere e i massimi dirigenti sindacali della Federazione Sindacale dei Minatori per placare gli animi e bloccare un conflitto che era comunque rivelatore di una forte insoddisfazione per le “conquiste” del periodo di presidenza Morales...

D’altra parte se il presidente personalmente gode ancora nel complesso della fiducia dei lavoratori, gran parte dei ministri sono screditati per aver cercato inizialmente di risolvere i conflitti con minacce e insulti ai rappresentanti sindacali, senza rendersi conto che in questo modo hanno costretto diversi sindacalisti del MAS di vari settori (minerario, metalmeccanico, scolastico, ecc.) a seguire la propria base unendosi alla lotta e contrapponendosi al governo guidato dal loro partito. Ma lo stesso presidente può perdere presto il consenso se non riesce ad assicurare benefici concreti ai suoi sostenitori, e anche a trasformare il MAS in un partito capace di ascoltare la sua base sociale, invece che in una macchina elettorale, per giunta risultatata poco efficiente nell’ultima fase. Non è facile neppure emarginare i ministri che hanno irritato gli interlocutori con la loro arroganza, il rifiuto di ascoltare le richieste sindacali, e le minacce di licenziamenti o processi giudiziari. Ma senza una svolta, possono prevalere quei sindacalisti che dicono: se il presidente non accetta il dialogo, la COB dialogherà col prossimo presidente. E indubbiamente non è svanito il ricordo di quando le masse che scendevano a La Paz da El Alto hanno fatto cadere diversi presidenti...

I cortei comunque in aprile si sono ripetuti per molti giorni consecutivi; sono stati fermati a una certa distanza dal palazzo presidenziale, perché erano come al solito armati di cartucce di dinamite. Lo sciopero generale prolungato ha già superato sei giorni, e non si è fermato neppure dopo l’incontro diretto tra i rappresentanti sindacali ed Evo Morales, che lo aveva rifiutato per vari giorni, prima di essere costretto ad accettarlo. L’incontro è durato ben 16 ore: Morales ha promesso di estendere al settore privato gli aumenti del 10% già concessi in marzo (retroattivi da gennaio) per i settori sanitario, dell’insegnamento, e soprattutto per le forze armate e la polizia, che però partivano da un livello molto più alto. La COB li ritiene non sufficienti, anche se le distanze tra le richieste e la proposta del governo si è ridotta. Ma il muro eretto di fronte alla richiesta del 15% ha irritato i lavoratori, che avevano inizialmente chiesto il 30% (uguale all’aumento dei prezzi, cioè), perché il rifiuto è stato motivato con la paura dell’inflazione, come avevano fatto in passato tutti governi liberisti. Ma anche senza aumenti salariali, hanno risposto i sindacalisti, l’inflazione c’è stata lo stesso!

Le richieste della COB non riguardano il settore contadino, per ora, che è allarmato ma non ancora direttamente mobilitato, anche se ha espresso solidarietà con gli scioperanti, come gran parte dei comitati dei vicini di El Alto.

La scelta di Evo Morales (ex sindacalista, tra l’altro) di impegnarsi personalmente nella vertenza probabilmente riuscirà a disinnescare molte tensioni, ma in ogni caso quel che è successo è un serio campanello di allarme, tanto più che i lavoratori in lotta hanno avuto la sensazione di aver imposto loro la trattativa, e sono consapevoli della loro forza.

(a.m. 14/4/11)

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Inserisco volentieri questa riflessione equilibrata sul significato dello sciopero, sulle sue ragioni, ma anche sui pericoli del protrarsi dello scontro sociale in forma tendenzialmente insurrezionale. È stata fatta da un ex dirigente della COB, ed è apparsa ieri sul sito chavista Aporrea. (a.m.15/4/11)

 

Bolivia: Otra Huelga obliga a Evo escuchar al pueblo
José Justiniano Lijerón* - www.aporrea.org
14/04/11 - http://www.aporrea.org/internacionales/a121515.html

Con las mismas características del error político cometido por el gobierno en diciembre pasado, cuando lanzó la medida inconsulta de aumentar el precio de los carburantes, a niveles antipolíticos y antieconómicos llamado por el pueblo “el gasolinazo de navidad”, fueron necesarios paros, huelgas manifestaciones, acusaciones desmedidas del gobierno en contra del Movimiento Obrero, y al darse cuenta que el conflicto justificado de los trabajadores se le estaba escapando de las manos. Reculó con las medidas y dijo que él “gobierna obedeciendo al pueblo” (frases bonitas atribuidas al comandante Marcos).

Estos días otra vez cuando la Central Obrera Boliviana (COB), como matriz de los trabajadores bolivianos, rechazan el aumento del 10 % determinado por el gobierno, y piden hablar con el Presidente que obedece al pueblo, se niega y sólo envía a negociar a sus ministros, actitud que fue rechazada por la COB y reitera el pedido de hablar directamente con el Presidente y seguidamente declara movilizaciones, paros y por último la huelga general indefinida, instrumento poderoso de los trabajadores en cualquier parte del mundo cuando es unitaria y combativa, pero que sólo debe ser usada en casos extremos de un conflicto en vías de agotamiento y cuyas salidas finales son imprevisibles. O sea una huelga general indefinida tiene un carácter insurreccional y dado las circunstancias y el momento político, considero que en este punto se le fue la mano a los compañeros de la COB.

Sin desmerecer lo justificado de sus pedidos, que no solamente es el rechazo al aumento salarial, sino que conlleva como no podía ser de otra manera, exigir medidas políticas y económicas que hagan sustentable y estable cualquier aumento salarial, pues aumentar salarios sin un verdadero control de precios y otras medidas colaterales para frenar la especulación de la empresa privada, sólo es una causal de inflación que obliga otra vez a volver a pedir aumento salarial.

Antes que el problema técnico del manejo de porcentajes, me interesa fundamentalmente, el tratamiento político del conflicto por parte del gobierno, que arremete contra los trabajadores al mejor estilo de los gobiernos neoliberales, manipulando cifras y estadísticas, de que no se le puede dar aumento de tanto dinero a un solo 15 % de la población, pero no se dice que ese 15% de la población cuanto produce al Producto Interno Bruto del País (PIB).

Tampoco se aclara que ese porcentaje de pueblo asalariado son los que hacen posible que aflore y fluya el gas a los mercados tantos nacionales y extranjeros, así como los minerales, también son asalariados quienes mueven los equipos mecanizados del campo para la alimentación y exportación de productos agropecuarios como la soya, y toda esa producción son la principal fuente de ingresos al país, sin esos asalariados tampoco comeríamos el pan de cada día. Todo esto sin desmerecer a todos quienes trabajan por su cuenta, pero que son propietarios chicos, medianos o grandes, que contribuyen también al país. Esa es la importancia de ese “15 % de población del país”.

Si ese es el principal argumento del gobierno y de que hay que priorizar dineros a las inversiones, es bueno recordarle al gobierno que la mejor inversión es la que se hace en el ser humano que produce las riquezas. Si la cosa es por cantidad de personas a beneficiar, ¿Por qué no se dice?, cuántos son los banqueros en el país que en periodo de este gobierno se han metido a sus bolsillos más de 100 millones de dólares anuales más cartas y espadas, con dineros del estado y del pueblo.

Publicaciones internacionales sostienen, sin ser desmentidas o aclaradas, es que el gasto de las Fuerzas Armadas aumentó el 65 %, llegando a 294 millones de dólares, otros datos sostienen que llegan a más. Que la Policía Nacional aumentó en 74% subiendo a 270 millones de dólares, y que conste que son instituciones importantes del país, pero no son productivas.

Tampoco se dice, cuántos son los propietarios de las empresa transnacionales mineras San Cristóbal y Sumitomo, que ganan el dinero que les da la gana, dando participación tributaria escuálida al Estado, y las otras estrellas del saqueo, las transnacionales de los hidrocarburos, que nadie las hace cumplir con los contratos de inversiones a las que están sometidas, ¿Cuánto ganan siendo pocos?, si, la cuestión no es a cuantos se beneficia, sino qué papel juegan en la economía esas personas.

Aquí hablamos no solamente de un peso más o un peso menos, sino a quien pretende beneficiar la política desarrollista del gobierno. Comparto con el criterio de quienes sostienen que no sólo hay un ministro en el gabinete de Evo, sino toda una corriente cuyo líder es el ministro Catacora figura del gobierno, de la escuela neoliberal, que logra convencer al gobierno de que hay que invertir, aunque sea nominalmente para mantener la estabilidad de la economía, sin invertir, ordenando al Banco Central que recoja dinero para evitar que la peligrosa inflación se dispare y dañe a todos; todo este manipuleo necesariamente va en beneficio de los banqueros, para quienes Evo sigue siendo su adulado, gracias a la política típicamente neoliberal de Catacora, en su afán de hacer buena letra para el Fondo Monetario y grupos empresariales, pues es el estado que mediante el agrandamiento de la deuda pública, está hipotecando el futuro de los bolivianos. Es pertinente recordar que este tipo de medidas de aumentar la deuda pública interna, emitiendo valores es una de las medidas favoritas y típicas del sistema capitalista para favorecer directamente a los Bancos, y esto tiene que ver qué intereses se están defendiendo y a quiénes está favoreciendo.

Esto y más es lo que reclama la clase obrera y todos quienes somos parte y constructores y sostenedores de este proceso de cambios.

De que hay que afinar los reclamos y las respuestas, habrá que hacerlo por encima de apetitos personales y de grupos y de manipulaciones derechistas dentro del gobierno que verdaderamente tendrá que “gobernar obedeciendo al pueblo” y corregir decididamente su política económica para que beneficie al pueblo”, no es justo ahorrar y mantener estable la macro economía, a costa del sacrificio de los más pobres en una clara política de beneficio de interés de grupos empresariales. Aquí la cuestión es un problema político, el FMI ni la Empresa privada votó por este gobierno, y si mañana logra derrocarlo con el apoyo de sus amos del norte lo hará, fuimos los pobres, los campesinos, los trabajadores, el pueblo en su mayoría, a quienes nos pertenece y para nosotros deben ser los beneficios, eso debe tenerlo siempre presente el c. Evo Morales, el capricho, la egolatría y el endiosamiento, son malos consejeros.

Es evidente que este tipo de desencuentro por actitudes de sectores derechistas incrustados en el gobierno, que pretenden atomizar y dividir al movimiento popular, y de la otra parte hay minorías, que sabe y otros que no saben lo que hacen, pero lo que hacen en la práctica es joder el proceso, haciéndole un flaco favor ambos a la derecha que esperará el momento oportuno para saltar.

Ojala que este conflicto termine en beneficio para los trabajadores, no sólo en el aspecto económico, sino fundamentalmente político. Todos deberán aprender esta nueva lección para afrontar los próximos conflictos, de no cambiarse el sistema económico capitalista junto a sus promotores, estamos en contra flecha. El gobierno debe reconocer definitivamente que dentro del sistema capitalista no hay milagros para poder solucionar los grandes problemas de las mayorías y menos pensar en una verdadera liberación nacional de las garras del imperio y así, “seguiremos enfangados en la historia”.

Mientras tanto, la derecha mira satisfecha, los dimes y diretes entre lo que se supone somos aliados y compañeros, hagamos honor al compromiso gubernamental de cumplir la agenda de los mártires de octubre de la ciudad del Alto, y por la otra parte no perdamos la brújula de saber distinguir donde está el enemigo principal. Hasta el próximo conflicto plurinacional, por que tendrán que seguir agudizándose las contradicciones de clase. Esta es una lucha que se tiene que decidir, entre la burguesía y sus amos y el pueblo trabajador. Aclaremos de qué lado estamos.

*Es ex Dirigente de la Central Obrera Boliviana

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Una conclusione senza vincitori né vinti

Dopo 11 giorni di sciopero, Evo ha proposto una soluzione di compromesso: un aumento dell’11% per tutti, elevato al 12% per alcune categorie, come quella dei maestri. Nell’accettarla la COB, per vincere il malumore della sua base, che pure ha sempre votato per Evo, ha dichiarato che non si può sempre avere tutto quello che si chiede, ma in realtà aveva cominciato a temere che si arrivasse a uno scontro insurrezionale che abbattesse il governo, senza avere nessuna soluzione pronta per evitare il caos, come aveva ammonito il suo ex dirigente José Justiniano Lijerón, di cui avevamo pubblicato l’intervento. Per ora uno scontro letale è stato evitato, ma su tutti e tre i governi progressisti dell’ALBA rimane la spada di Damocle dell’insoddisfazione della base sociale che li ha portati al potere (a.m. 20/4/11)

 



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