Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Referendum, prime riflessioni**

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Una grande vittoria: le nostre vite valgono davvero più dei loro profitti! (con una postilla)

 

Berlusconi si batte sui contenuti e con la radicalità. Viva i Comitati per l'acqua.

Comunicato di Flavia D'Angeli e Emiliano Viti, esecutivo nazionale Sinistra Critica

E' una svolta storica, la fase di Berlusconi viene archiviata dal voto popolare e con lui, il campione del liberismo, viene battuta la politica delle privatizzazioni e del primato del mercato sul pubblico. Davvero, oggi, con il risultato referendario, in Italia si è stabilito che “le nostre vite valgono più dei loro profitti”. E' un passaggio di fase. Il berlusconismo viene sconfitto dalla partecipazione democratica e non a caso dal referendum, l'istituto che più di tutti declina una forma di democrazia diretta.
Per questo occorre sottolineare il ruolo del soggetto che prima non c'era, un ruolo decisivo e per certi versi storico, i Comitati per l'acqua pubblica. Hanno lavorato in silenzio, hanno raccolto il più alto numero di firme mai ottenuto per una consultazione popolare, hanno realizzato una campagna legata sempre e solo al contenuto, l'acqua pubblica, sono stati osteggiati dal Pd – che farebbe bene ad ascoltare il messaggio netto che gli è giunto nelle regioni “rosse” dove ha già privatizzato l'acqua - e anche dall'Idv che oggi esultano, non sono mai stati invitati in nessuna trasmissione televisiva. La vittoria di oggi è la loro vittoria.
Per i movimenti che si battono contro lo strapotere del profitto, come i No Tav, è una grande giornata. Qualunque ipotesi di un movimento unitario che leghi tra loro vertenze diffuse – contro le discariche e gli inceneritori, le tariffe locali, l'alta velocità etc. - è la benvenuta e Sinistra Critica lavorerà attivamente in questa direzione.
La politica dei partiti tradizionali e istituzionali è bene che osservi e impari da questa vittoria. Ha vinto la società in movimento, il lavoro di base radicale e appassionato, la capacità di riprendere un filo e di tessere una strategia. E' stato confermato che la radicalità dei contenuti può vincere. Con Berlusconi oggi perde anche Emma Marcegaglia e tutta quell'industria che sognava di fare affari d'oro con il nucleare e con l'acqua ai privati (e che si getterà a capofitto sulle energie rinnovabili).
Una sinistra davvero radicale, anticapitalista ed ecologista è possibile e il suo destino non è giocoforza legati ai destini del Pd e del centrosinistra.
Il nostro progetto di fondo trova oggi un nuovo, grande slancio

Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista

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Ha vinto un'altra politica

Il successo del referendum chiude una fase, quella di Berlusconi e incrina le certezze del liberismo. "Le nostre vite" battono i "loro profitti". E apre la strada a una riflessione sulla democrazia diretta

 Salvatore Cannavò da Il megafonoquotidiano

"L'uomo che ha fregato un intero paese", come lo ha definito l'Economist della scorsa settimana, è stato battuto. Nettamente e seccamente. Se per anni ci siamo sentiti ripetere che qualunque cosa facesse, aveva "la maggioranza del paese", ora è certo che quella maggioranza - tra l'altro avuta solo in Parlamento e mai, tranne che nel 2001, nel Paese - non c'è più. Berlusconi è finito, battuto, la sua epoca tramontata. Il vento, da questo punto di vista, è cambiato davvero. Aveva chiesto di "andare al mare" e circa il 57 per cento degli elettori, di tutti gli elettori si badi bene, gli ha disobbedito. Anzi, gli ha tirato contro una sonora pernacchia.
E' una svolta storica che non è chiaro chi beneficerà. Il Pd? Vendola? O addirittura Tremonti, a capo di un governo che ricuce con Fini e Casini. Vedremo. Quello che conta è registrare che una fase storica dell'Italia è archiviata anche se assisteremo a colpi di coda, a una lunga agonia, anche a ipotesi di reazione.
Ma non perde solo Berlusconi. Perde anche il liberismo, l'idea che il mercato sopravanzi il pubblico. Il referendum guida di questa consultazione non è stato il nucleare ma quello sull'acqua. I comitati che si sono battuti, nel silenzio atomico dell'informazione progressista, per ripristinare il primato del "bene comune" sono il soggetto trainante. Sono loro ad aver raccolto 1,4 milioni di firme, ad aver lavorato in silenzio per anni, ad aver garantito autonomia dai partiti e dalle loro manovre. Parafrasando un fortunato slogan, con il voto di oggi "le nostre vite" hanno avuto la meglio "sui loro profitti". E ai comitati occorre il coraggio di dire "ben scavato". Oggi Bersani si intesta la vittoria ma il Pd non ha fatto nulla, nulla, per questi referendum, li ha osteggiati e poi subiti. Lo smacco che subisce nelle regioni e città in cui governa, e in cui ha privatizzato l'acqua pubblica, costituisce la sconfessione delle sue politiche.
C'è molto da imparare da questa vittoria. Ha vinto la società in movimento, il lavoro di base radicale e appassionato, la capacità di riprendere un filo e di tessere una strategia. La politica dovrebbe nutrirsene e dovrebbe imparare che la radicalità dei contenuti non è un freno ma può divenire un vantaggio acquisito. Con Berlusconi, ad esempio, perde anche la Confindustria pronta a gettarsi sull'affare del nucleare e già presente in quello dell'acqua. Sono in molti, oggi, a piangere. Ma c'è ancora di più. Una fase storica si chiude e un'altra, indefinita al momento, si apre. Succede grazie a uno strumento di partecipazione democratica, il referendum, che esprime la forma massima di democrazia diretta oggi consentita in Italia.

E' un filo che occorre dipanare di più perché un'altra politica, e con essa un'altra sinistra, non può darsi con formuline magiche, leader carismatici o con il gioco delle primarie. C'è una riflessione da fare su come estendere, e conquistare, forme di democrazia diretta vitali ed efficaci e come, su questa linea, riguadagnare alla politica milioni di persone che se ne sono ritratte, schifate, che poi si sono indignate e che oggi hanno voluto dire la loro. Se in Spagna è il tempo dell'indignazione, se nel mondo arabo quello della "rivoluzione", almeno in Italia può venire il tempo della partecipazione come antidoto agli affari privati, allo strapotere dei profitti, alla malapolitica e alla corruzione.
Una sinistra davvero anticapitalista ed ecologista si costruisce così.

 Salvatore Cannavò da il megafonoquotidiano

 

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Alcune considerazioni aggiuntive

Ho inserito subito sul sito il comunicato ufficiale di Sinistra critica e l’editoriale di Salvatore Cannavò dal megafono quotidiano, che sottolineavano l’essenziale per una valutazione del voto, in conflitto con le letture grottesche di quegli esponenti del ceto politico che era stato ostile o nel migliore dei casi rimorchio dei referendum e che ieri hanno spadroneggiato anche nelle tribune di RAI3 e de LA7, senza vero contraddittorio (perfino l’ex ministro Claudio Scajola ha potuto pontificare per ore sulla necessità di trovare il modo per far entrare lo stesso i privati nella gestione dell’acqua “come ci chiede l’Europa”, senza che nessuno gli tappasse la bocca ricordandogli l’appartamento regalatogli “a sua insaputa” …). Leggendo qualche quotidiano e ascoltando alcuni interventi radiofonici, mi è parso utile aggiungere qualche nota.

La prima è sul ruolo della Chiesa cattolica, che è stato enfatizzato anche da “il manifesto”. C’è stato, e si misura più dalle suore che vanno a manifestare per l’acqua pubblica con Alex Zanotelli in piazza san Pietro, o da quella madre superiore che ha preso la parola dal palco di “Se non ora quando”, che dalle vaghe parole del papa sul rispetto della natura, che in realtà non sono la causa, ma la conseguenza di una maggiore sensibilità del mondo cattolico e di parte crescente degli stessi religiosi alle tematiche ambientali. La gerarchia cattolica ha un grande fiuto per cogliere i mutamenti dell’opinione pubblica, e per fare gesti che non la contrappongano troppo ad essa.

La seconda riguarda il voto all’estero. C’è stata una spaventosa omertà, e fino all’ultimo è stato taciuto dal cinico Maroni il dato che era invece disponibile da tempo su quanti avevano già votato. Pochi, circa il 20%, sia per gli ostacoli frapposti alla registrazione da certi consolati, per cui una parte di quelli che volevano votare sono stati esclusi, sia per altre questioni che mettono in dubbio l’utilità del voto all’estero: a) gli italiani all’estero hanno in genere poche informazioni sull’Italia, che traggono da giornalacci locali spesso parafascisti, o comunque ultramoderati e sovvenzionati dall’Italia per comprensibili ragioni, o da un’edizione della RAI destinata all’estero, e che al momento del voto (due settimane circa prima di quello in Italia) non aveva neppure nominato i referendum e non aveva fatto ovviamente tribune o confronti politici; b) la segretezza del voto è sempre fuori controllo, e spesso la raccolta delle schede è stata gestita direttamente dalla ndrangheta o da loschi personaggi come Razzi o Di Girolamo, che non a caso sono stati “miracolosamente” eletti nelle elezioni politiche da chi faceva incetta di schede, le votava e le spediva ai consolati. Nel caso del referendum questi signori del voto sono stati invece relativamente indifferenti al risultato.

Va detto che nella stessa Italia il voto dei fuori sede è stato ostacolato anche se, specie per i referendum, sarebbe stato semplicissimo (e controllabilissimo grazie alla tessera) farli votare dove si trovavano. Ugualmente negata la possibilità di votare per i partecipanti agli Erasmus o altri corsi temporanei all’estero, mentre la scheda elettorale è arrivata a persone ormai senza legami con l’Italia, e che a volte non parlano neppure più l’italiano. Ma la mia conclusione non è proporre la soppressione della possibilità di votare all’estero, bensì una modifica radicale del sistema esistente. Basterebbe far votare, anche col metodo tradizionale in uso in Italia, in seggi istituiti nei consolati, per evitare l’accaparramento di schede, rivedendo nel frattempo le liste elettorali con la cancellazione di chi non ha esercitato il diritto di voto (salvo reiscrizione a richiesta di chi lo desidera). In ogni caso, il voto all’estero, per tutte le anomalie e le difficoltà di controllo, non dovrebbe essere calcolato ai fini del quorum, qualora questo anacronistico istituto rimanesse in vigore.

Ovviamente sarebbe meglio battersi per toglierlo. Oggi il quorum serve infatti soprattutto a una banale truffa, che è stata proposta non solo da Berlusconi o Bossi, ma più volte anche dalla gerarchia ecclesiastica o dal centro sinistra: infatti, una volta che l’astensionismo “fisiologico” si è assestato stabilmente intorno al 30%, fare appello al non voto sarà anche “legittimo” (come tante altre porcherie sancite per legge da parlamenti non rappresentativi) ma consente, a chi riesce a convincere un 20% + 1 degli elettori a non andare a votare, di sconfiggere la volontà di una netta maggioranza degli elettori.

(a.m. 14/6/11)

 

 



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