Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Insieme alla Grecia…

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Insieme alla Grecia…

Due appelli da Parigi

1)  L'avvenire dell'Europa si gioca in Grecia

È urgente sostenere la sinistra radicale greca e lo slancio democratico, antifascista e unitario che la porta. Un documento appello di Etienne Balibar, Michel Lowy e Eleni Varikas


Etienne Balibar, Michael Löwy, Eleni Varikas

da Europe-Solidaire (traduzione di Gigi Viglino) ripreso da Il megafonoquotidiano


La situazione attuale della Grecia è senza precedenti dalla fine dell’occupazione tedesca nel 1944: riduzione brutale dei salari e delle pensioni. Disoccupazione giovanile al 50%. Imprese, piccolo commercio, giornali, case editrici in fallimento. Migliaia di mendicanti e senza tetto nelle strade. Imposte stravaganti e arbitrarie e tagli a ripetizione su salari e pensioni. Privatizzazioni in serie, distruzione dei servizi sociali (sanità, istruzione) e della sicurezza sociale. I suicidi si moltiplicano. La lista dei misfatti del «Memorandum» potrebbe continuare.
Al contrario, i banchieri, gli armatori e la Chiesa (il maggiore proprietario terriero), non sono tassati. Si decreta la riduzione di tutti i bilanci sociali ma non si tocca il gigantesco bilancio della «difesa»: si obbliga la Grecia a continuare ad acquistare materiale militare per miliardi di euro da quei fornitori europei che sono anche – pura coincidenza – quelli che esigono il pagamento del debito (Germania, Francia).

La Grecia è diventata un laboratorio per l’Europa. Si testano su cavie umane i metodi che saranno in seguito applicati al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia, e così via. I responsabili di questo esperimento, la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea, FMI) e i loro associati dei governi greci non erano preoccupati: si sono mai visti porcellini d’India, topi di laboratorio protestare contro un esperimento scientifico? Miracolo! Le cavie umane si sono rivoltate: malgrado la repressione feroce condotta da una polizia largamente infiltrata dai neonazisti, reclutati nel corso degli ultimi anni, gli scioperi generali, le occupazioni delle piazze, le manifestazioni e le proteste non si sono fermate da un anno. E ora, colmo dell’insolenza, i greci hanno votato contro la continuazione dell’«esperimento», dimezzando i voti dei partiti di governo (la destra e il centrosinistra che contro il suo programma ha firmato il memorandum) e moltiplicando per quattro il sostegno a Syriza (coalizione della sinistra radicale).

Non c’è bisogno di far parte della sinistra radicale per vedere che i rimedi neoliberisti della Troika sono catastrofici; Paul Krugman, premio Nobel pere l’economia, non smette di dirlo: come «risanare le finanze» della Grecia se si mette il paese in ginocchio, in recessione, cosa che evidentemente non può che diminuire le entrate e squilibrare il bilancio? A che cosa sono serviti i «generosi» prestiti dell’Europa e del FMI? A pagare ... il debito verso le banche, per poi indebitarsi ancor più. Gli «esperti» della Troika hanno il capitalismo come religione (W. Benjamin 1921): una religione le cui divinità – i mercati finanziari dai decreti imprevedibili, arbitrari e irrazionali – esigono sacrifici (umani).

Facendo dell’arbitrio, del segreto e della paura un vero modo di governare, una tale politica di brutale asservimento di un popolo non poteva che provocare reazioni di rabbia, di smarrimento, di collera. Una parte della collera è stata canalizzata da una cupa forza razzista, antisemita, e xenofoba, il gruppo neonazista Alba Dorata. Ma gli indignati, dal canto loro, in grande maggioranza, hanno portato il loro sostegno, per la prima volta dal 1958, alla sinistra radicale. Questa sinistra è profondamente europea. Non ha alcuna intenzione di lasciare l’euro, ma rifiuta categoricamente il Memorandum imposto dalla Troika e accettato dai governi greci che si sono succeduti negli ultimi anni: il Pasok, la Nuova Democrazia e quello «di unità nazionale» con l’estrema destra. Propone alternative concrete, realistiche e applicabili immediatamente: una moratoria sul debito seguita da un audit internazionale, per verificare la sua legittimità, la messa sotto controllo delle banche, la soppressione delle misure antisociali prese dai governi firmatari del Memorandum. Appoggiata da un ampio spettro della sinistra democratica, dei movimenti sociali, degli indignati, dei lavoratori in lotta, delle reti di difesa degli immigrati, dei gruppi femministi, omosessuali , ecologisti, è riuscita a diventare la seconda forza politica del paese. «Non sapevano che era impossibile, e così lo hanno fatto», direbbe Mark Twain.

In giugno si terranno nuove elezioni. Alcuni sondaggi danno la sinistra radicale come prima forza politica del paese. Per noi è chiaro che l’avvenire dell’Europa si gioca in Grecia. Lo hanno capito i portavoce del capitale finanziario, Jose Manuel Barroso o Wolfgang Schäuble, che minacciano i greci con ogni sorta di rappresaglie se oseranno non votare per i candidati avallati dalle banche e dal FMI. Il nuovo governo francese, che si rinchiude in un prudente silenzio, dovrebbe affermare alto e forte che rispetterà le decisioni del popolo greco e respingerà qualsiasi proposta di escludere la Grecia dall’Europa o dalla zona euro.
È urgente sostenere la sinistra radicale greca e lo slancio democratico, antifascista e unitario che la porta. Essa è oggi alla testa della lotta per fare uscire la Grecia, e in seguito l’Europa, dall’incubo dell’austerità neoliberista.
L’avvenire dell’Europa si gioca oggi in Grecia.


Etienne Balibar, filosofo, Michael Löwy, filosofo e sociologo, Eleni Varikas, docente di teoria politica.

2)      L’AVVENIRE DEI LAVORATORI EUROPEI SI GIOCA IN GRECIA

Dichiarazione della IV Internazionale

 

Da due anni il popolo greco lotta contro l’austerità imposta dalla « Troika » (FMI, Commissione europea e Banca centrale europea). Dopo 17 giorni di sciopero generale, dopo le manifestazioni di massa e le occupazioni delle piazze da parte degli aganaktismeni (indignati), dopo le occupazioni delle fabbriche, ha espulso a partire dalle elezioni del 6 maggio i partiti che hanno accettato i « memorandum » imposti alla Grecia , col 60% dei suffragi espressi e ha accordato il 37% ai partiti alla sinistra del liberalismo antisociale del PASOK.

Dopo due anni, schiacciata dal debito pubblico, che è servito da sbocco per la sovraccumulazione del capitale finanziario, la Grecia è diventata il laboratorio dei politici intenzionati a far pagare alla popolazione la crisi del capitalismo. I piani di « salvataggio » imposti alla Grecia hanno una sola finalità : garantire il pagamento del debito da parte dello Stato greco alle banche, per preservare i capitali speculativi dalla bolla finanziaria che hanno creato. I « memorandum » che accompagnano questi piani mirano a testare in Grecia fino a che punto il capitale può accaparrare la ricchezza prodotta dai lavoratori impoverendoli. Gli effetti di questa politica sono la brutale riduzione dei salari e delle pensioni, la distruzione dei diritti del lavoro, il picco brutale di disoccupazione (che raggiunge già in Grecia il 21,2% della popolazione attiva, circa il 30% delle donne e il 50% dei giovani), una recessione simile a quella del 1929-30 (caduta del PIB del 6,9% nel 2011, stimato di nuovo al 5,3 nel 2012 ; la riduzione della produzione industriale di 4,3% nel marzo 2012 rispetto al marzo 2011, la distruzione del sistema sanitario (soppressione di 137 ospedali e di un quinto degli impiegati nel settore sanitario, mancanza di farmaci perchè quelli non pagati ammontano a 1,1 miliardo di euro) e del settore immobiliare(200.000 alloggi invendibili, mentre il numero dei senza tetto aumenta), malnutrizione.

Facendo dell’arbitrio, del segreto e della paura un vero e proprio modo di governo, una tale politica di brutale asservimento d’un popolo non poteva che provocare delle reazioni di rabbia, scoraggiamento, collera. Una parte di questa collera è stata canalizzata da una sinistra forza razzista, xenofoba e antisemita, il gruppo neo-nazista Alba dorata, che naviga sull’onda della politica governativa di repressione dei manifestanti e di caccia agli immigrati ed è penetrato nella polizia. Questo ci deve allarmare e portarci a denunciare la politica di repressione e di razzismo del governo imposto dalla « Troika » in Grecia.

Di fronte a questa politica, la sinistra radicale greca, e in particolare Syriza  che ha oggi una posizione centrale, difende un piano d’urgenza attorno a 3 punti :

  1. L’abolizione dei « memorandum », di tutte le misure di austerità e delle contro-riforme del lavoro che sono sul punto di distruggere il paese.
  2. La nazionalizzazione delle banche che sono state largamente pagate dagli aiuti pubblici.
  3. La moratoria del pagamento del debito e un audit che permetterà di denunciare e d’abolire il debito illegittimo.
  4. L’abolizione dell’immunità dei ministri.
  5. La modifica della legge elettorale che ha permesso al Pasok e a Nea Dimokratia di governare a danno della popolazione greca e di fareprecipitare il paese nella crisi.

 

La IV Internazionale chiama l’insieme del movimento operaio mondiale, tutti gli indignati-e, tutte quelle e tutti quelli che si richiamano agli ideali della sinistra, a sostenere questo  programma di urgenza.

Noi auspichiamo che il popolo greco riesca a imporre tramite il voto e le mobilitazioni un governo di tutta la sinistra sociale e politica che rifiuta l’austerità, un governo capace di imporre l’annullamento del debito. E’ in questa prospettiva che noi chiamiamo a raccolta tutte le forze che lottano contro l’austerità in Grecia - Syriza, Antarsya, Kke, i sindacati e gli altri movimenti sociali - attorno a un piano d’urgenza.

La crisi non è quella della Grecia, ma piuttosto quella dell’Unione Europea sottomessa alla volontà del capitale e dei governi al suo servizio. E’ quella del modo di produzione capitalista nel mondo intero. Non sta alla « Troika » ma al popolo greco di decidere sulla politica da seguire in questo paese. I tentativi della cancelliera tedesca Angela Merkel di imporre ai Greci un « referendum » sull’euro in occasione delle elezioni del 17 giugno - un vero colpo di forza elettorale - devono essere respinti. Non è l’euro, sono i diktat della Troika che dobbiamo combattere oggi.

Più che mai, le lotte contro le politiche d’austerità esigono di combattere per la rottura con le politiche e i trattati che costituiscono la base della costruzione dell’Unione europea. Più che mai, combattere l’austerità non significa un ripiegamento nazionalista, ma lo sviluppo di un movimento per un’altra Europa che difende i diritti sovrani democratici e sociali di ciascun popolo e la prospettiva degli Stati Uniti socialisti di Europa.

La Grecia è diventata un laboratorio per l’Europa. Si sperimentano su cavie umane i metodi che saranno in seguito applicati al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia e così di seguito. Il popolo greco si è ribellato, nelle fabbriche, nelle strade e nelle urne, contro queste politiche barbare. La resistenza dei greci è la nostra resitenza, le loro lotte sono le nostre lotte. Essa mostra che la difesa degli interessi vitali delle classi popolari implica confrontarsi con le classi dominanti, sul piano nazionale e europeo. Bisogna moltiplicare le iniziative unitarie in sostegno alle lotte del popolo greco e della sinistra radicale. Ma la migliore solidarietà verso il popolo greco, è di imitare il loro esempio in tutti i paesi sviluppando e coordinando le resistenze contro le politiche disumane di austerità e di distruzione. È esattamente ciò che teme il capitale responsabile della crisi: il contagio delle lotte!

24/5/12

Ufficio esecutivo della IV Internazionale

Traduzione di Rosalba Volpi, ripresa da Sinistra critica