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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Perù: addio Humala?

Perù: addio Humala?

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PERÚ: ADDIO HUMALA?

Aldo Zanchetta

Dal "MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO"

 

Nel n 13/2011 del Mininotiziario, commentando la vittoria elettorale di Humala, da noi allora auspicata (il ballottaggio era fra lui e Keiko Fujimori, la figlia dell’ex presidente autogolpista Alberto Fujimori, ora in prigione) scrivemmo:

 

Ma chi è in realtà Ollanta Humala, ex-militare ribellatosi a Fujimori, nazionalista e populista? Questa è la domanda che in molti si fanno e che solo le scelte che compirà nei prossimi mesi potranno chiarire. Del suo programma, come già detto inizialmente più radicale, ha mantenuto la promessa di una più equa distribuzione delle entrate e certamente la sua politica sarà orientata a stringere migliori rapporti col Brasile, potenza regionale attorno a cui si sta costruendo la presa di distanza del subcontinente dagli Stati Uniti, che sembrano inghiottire diplomaticamente col sorriso questo boccone amaro della elezione di Humala, ma che cercheranno di giocare le loro carte sul Trattato di Libero Commercio stretto all’epoca del presidente Toledo.

 

Le scelte di questi mesi stanno chiarendo le caratteristiche del personaggio. Le promesse elettorali sono acqua passata come pure le speranze in lui riposte dalla parte più sfavorita della popolazione. Oscar Ugarteche*, di cui all’epoca segnalammo l’articolo Elecciones peruanas: el pasado nos persegue.  (http://alainet.org/active/46443), ha ora scritto un tagliente articolo titolato “Addio Humala”, al quale noi abbiamo prudentemente aggiunto un punto interrogativo, augurandoci di poterlo togliere quanto prima.

 

<Dopo il “massacro politico” del dicembre 2011> scrive Ugarteche <Ollanta Humala ha deciso di convincere il mondo non solo che è un militare senza parola, ma anche di essere un politico di ideologia neoconservatrice. Questa convinzione la produsse prima ai venezuelani che lo avevano appoggiato nella campagna del 2006 e successivamente ai brasiliani che lo appoggiarono nel 2011, e ora la sta trasmettendo alla gente della strada. Non è bastato “ripulire” il suo governo dai funzionari progressisti, ora è fondamentale dichiarare la lotta di classe all’antica. In diverse parti del Perú e con l’applauso della pittoresca destra nazionale, Ollanta Humala e il suo governo sfidano il popolo che ha votato per lui. Perché?.>

 

La giravolta di Humala, <il caudillo progressista atteso da due decadi>, è dovuta al potere della oligarchia che domina a Lima, che fin dal giorno della vittoria elettorale ha sostenuto che non avrebbe potuto governare senza un accordo con essa. Da qui la presenza conservatrice dentro il governo nominato nel luglio 2011, fino al rimpasto del dicembre successivo.

 

Il terreno di scontro sono, come in un numero crescente di territori latinoamericani, le attività minerarie a cielo aperto in zone ambientalmente cruciali del paese. Della miniera Conga nella regione di Cajamarca, e delle conseguenti dilaganti proteste popolari, abbiamo scritto nel Mininotiziario n 41 dell’ottobre 2011. In esso Hugo Blanco, il prestigioso leader popolare che sarà con noi in Italia al prossimo seminario di Cortona (19-22 luglio*), scrisse:

 

La discrepanza principale tra la posizione del governo e le necessità della popolazione consiste nel modello di sviluppo. Il modello del governo è l’estrattivismo in funzione degli interessi dei padroni del mondo, le grandi compagnie multinazionali che governano il pianeta, alle quali l’unica cosa che interessa è guadagnare la maggior quantità di denaro possible nel minor tempo possible, non gli interessa se per farlo devono distruggere la natura e ridurre le popolazioni alla fame. I governanti della maggior parte del mondo non sono altro che servi di queste imprese multinazionali. Questo sono stati in Perù: Fujimori, Toledo, García e ora Ollanta Humala, ognuno col suo proprio stile, ma tutti quanti servi degli stessi padroni.

 

Ma i focolai della lotta sono ben più estesi nel paese, martoriato da centinaia di miniere a cielo aperto. La Defensoría del Pueblo ha registrato 243 conflitti sociali nel paese nel solo mese di aprile di quest’anno. A Cajamarca il progetto Conga, dopo una pausa, è stato riconfermato dal governo dopo una farsesca auditoria internazionale, cosa che ha esasperato il conflitto tanto che dal primo di giugno nella zona è stato dichiarato uno sciopero generale a tempo indeterminato.

 

Ad aggravare la situazione nelle scorse settimane violenti scontri si sono avuti a Espinar, nella provincia di El Cuzco, che hanno causato almeno due morti (quattro secondo fonti non governative) e decine di feriti oltre a decina di arrestati. Il governo, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza nella regione, ha proceduto con mano pesantissima, arrestando il sindaco, Óscar Mollohuanca, accusato di avere appoggiato la protesta popolare e ha arrestato con l’accusa di terrorismo alcuni rappresentanti della “Vicaría Católica de Solidaridad” di Sicuani che si erano recati in loco per esaminare la situazione.

 

Le proteste erano indirizzate alla società mineraria svizzera Xstrata Copper dopo che la stessa Vicaría aveva denunciato che alcune decine di abitanti nella zona circostante alla miniera, secondo uno studio dello statale “Centro di salute del lavoro e di protezione ambientale”, erano risultate contaminate da mercurio, arsenico e cadmio al di sopra dei limiti consentiti e che le acque non erano più né potabili nè utilizzabili per l’agricoltura.

 

Altri pericolosi focolai di rivolta sono presenti nella zona amazzonica a causa delle attività petrolifere delle compagnie Conoco, Philips e Repsol mentre i risultati delle perizie ambientali eseguite da organizzazioni ambientaliste internazionali denunciano le gravi conseguenze della prevista diga di Imambari, al confine col Brasile.

 

Una situazione ad alta infiammabilità sociale quindi, quella peruviana. Intanto da più parti si chiedono le dimissioni del premier Óscar Valdés.

 

Osserva Hagarteche: <Ciò che ci concerne come peruviani è dove il paese sta andando. Vi è oggi più cittadinanza. I giovani di oggi sono più cittadini di quello che sono stati per molto tempo al margine della geografia. Il Medio Oriente ci mostra che la gente delle strade nel mondo conta e il Perú non è un’eccezione, sebbene queste strade siano di terra in villaggi con a fianco fiumi contaminati. […] Se i giovani prenderanno coscienza del loro potere questo potrebbe sfociare in manifestazioni per la rinunzia del Presidente da parte di un numero crescente di organizzazioni della popolazione esasperata non solo dalle attività minerarie ma anche dall’inganno elettorale del 2011. Quando ancora restano quattro anni di governo.>

 

Addio Humala?

 

*Oscar Ugarteche, economista peruano, lavora all’Instituto de Investigaciones Económicas della Università Autonoma del Messico ed è coordinatore di OBELA (Observatorio Económico de América Latina)

 

**Per avere maggiori informazioni sul seminario vedi America Latina dal basso 2012, e scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO

A CURA DI ALDO ZANCHETTA,  n.18/2012 del 6.06.2012

www.kanankil.it/ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si  citi  la fonte

 



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