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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Paraguay, destituito Lugo

Paraguay, destituito Lugo

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Paraguay, destituito Lugo

Paraguay, un paese lontanissimo e di cui si parla poco. Tuttavia una parte della sinistra considerava il suo presidente Fernando Lugo un esponente della rivoluzione bolivariana e oggi tende a ricavare conclusioni allarmistiche dalla sua destituzione. Ho deciso per comodità di riprendere l’articolo di Gennaro Carotenuto, sempre tempestivo e informato, anche se ricalca troppo fedelmente il commento dei governi dell’ALBA. Io avevo già un paio d’anni fa riportato un giudizio ben più critico di Pablo Stefanoni, in cui già allora si ventilava la possibilità di un golpe come in Honduras, facilitato dalle debolezze di Lugo come in Honduras erano state le ambiguità di Manuel Zelaya a renderlo possibile:  Paraguay come l'Honduras?.

D’altra parte già nel 2008, in un articolo Ancora una fase di instabilità in America Latina (2008) che aggiornava il mio libro Il risveglio dell'America Latina (Alegre, Roma, 2008), uscito pochi mesi prima, avevo messo in guardia dalle illusioni riposte in Lugo. Ne riporto uno stralcio significativo:

In questo contesto, grandi attese hanno circondato l'elezione di Fernando Lugo, il "prete rosso" divenuto presidente del Paraguay. Sono analoghe a quelle che avevano sopravvalutato la portata dell'elezione di Lula e sottovalutato il peso delle sue alleanze con partiti moderati e conservatori, realizzata in parte con una politica di "acquisti" di singoli deputati, ma in parte con accordi politici gravidi di conseguenze. Ad esempio Lula ha affidato il ministero della Difesa, in precedenza nelle mani di Waldir Pires, un vecchio militante della sinistra a lungo esiliato sotto la dittatura e perciò inviso ai militari, a un esponente del PMDB, il partito conservatore sempre più influente nel governo.[2]

Sembra certo che Lugo seguirà la stessa strada. Ciò non toglie nulla all'effetto psicologico dirompente di questa elezione, che rappresenta la chiusura di 60 anni di regime di quel partito colorado creato negli anni terribili della dittatura del generale Stroessner, e finora mai sradicato. Ma come per Lula, la cui elezione aveva suscitato enormi speranze, non contano solo il passato e le idee sostenute per tanti anni, ma con quali forze ci si allea per governare. Le forze borghesi che hanno dominato per decenni possono essere costrette momentaneamente ad allearsi con partiti che rappresentano gli oppressi, ma solo per farsi cavare le castagne dal fuoco in un periodo difficile.

Non pensiamo solo alla delusione del PRC per la brutalità con cui Prodi nel 1998 e poi di nuovo nel 2008 ha rifiutato di accettarne le pur modeste proposte, ma alla ben più significativa esperienza di partecipazione del PCI al governo nel 1944-1947: era stata imposta alla borghesia dalla crisi profonda della società italiana lacerata dalla guerra civile e priva dei suoi tradizionali strumenti repressivi, ma si era conclusa nel maggio del 1947 con l'espulsione delle sinistre dal governo, che segnava l'inizio della lunga fase di repressione che consentì il cosiddetto "miracolo italiano" garantito da precarietà e bassi salari. Una cacciata senza appello, particolarmente amara per chi aveva assicurato e fatto accettare alle masse comuniste e al movimento partigiano la ricostruzione dello Stato borghese, con la sua magistratura reazionaria, una polizia fascisteggiante e un esercito pieno zeppo di nostalgici.

Comunque non ci basiamo solo su quanto ci suggerisce l'esperienza storica: Fernando Lugo in primo luogo ha esaltato in varie interviste il carattere interclassista di Alianza Patriótica para el Cambio, la coalizione che lo ha portato alla presidenza; ma ha fatto di più. Attraverso il suo vicepresidente Federico Franco, ha cercato subito dopo la sua elezione un rapporto con il generale golpista Lino Oviedo, per arrivare a un accordo parlamentare. Oviedo, pur essendo arrivato terzo nelle elezioni presidenziali, dispone infatti di un buon blocco di deputati, mentre la coalizione di Lugo non ha una maggioranza netta. Oviedo si è dichiarato subito disponibile a lavorare insieme "per le riforme" e ha anzi promesso "un appoggio incondizionato" a Lugo... Vedremo.[3] Naturalmente segnalare i pericoli che possono insidiare la vittoria non significa sminuirla o considerarla ininfluente.

Note:

2) Il nuovo ministro della Difesa, Nelson Jobim, ha dichiarato, al momento della crisi di marzo 2008 tra Colombia ed Ecuador, che le truppe brasiliane hanno l'ordine di aprire il fuoco in caso di sconfinamenti di combattenti delle FARC. Ma anche i ministri provenienti dal PT non sono da meno: ad esempio Tarso Genro, storico dirigente di Porto Alegre, di cui è stato sindaco, una volta diventato ministro della Giustizia ha rifiutato la consegna alla magistratura italiana di noti torturatori identificati come responsabili del "piano Condor". Evidentemente il governo Lula deve evitare di inimicarsi l'esercito...

3) L'accordo però è saltato subito: già il 1 settembre Lugo ha denunciato "tentativi golpisti" del generale Oviedo, che ha smentito, ma che ovviamente è passato nettamente all'opposizione. Successivamente Lugo ha dovuto fronteggiare uno scandalo fastidioso per la sua credibilità: dapprima una ragazza ha dichiarato di essere stata sedotta quando aveva 16 anni, e ha chiesto e ottenuto il riconoscimento di paternità, poi si sono fatte avanti altre 3 o 4, chiedendo analogamente la prova del DNA... Tenuto conto che era un vescovo, la vicenda è davvero imbarazzante.

Ho potuto comunque riprendere l’articolo di Gennaro Carotenuto, perché nella sostanza usa argomenti corretti. È solo il titolo che può generare equivoci: Fernando Lugo era stato il vescovo dei poveri, ma aveva poi fatto altre scelte, chiamando come suo vice un uomo della destra, Federico Franco, lo stesso che ora lo ha destituito. Ma i massacri di contadini che sono stati usati come pretesto avevano indebolito fortemente il suo prestigio, ben più che le relazioni sessuali con devote fanciulle quando era vescovo in carica… Ed erano conseguenza della scelta di non toccare nulla del mostruoso apparato repressivo ereditato dalla dittatura di Stroessner…

(a.m. 23/6/12)

Paraguay, rovesciato Fernando Lugo, il vescovo dei poveri che non ha saputo difenderli

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di Gennaro Carotenuto, sabato 23 giugno 2012, 06:43
Archiviato in: America latina, Primo piano

Un massacro di contadini orchestrato dalla multinazionale Monsanto è stata infine l’occasione per le oligarchie paraguayane per far fuori il presidente Fernando Lugo, usando i poteri peculiari dei quali dispone il Senato di quel paese, che può rimuovere il capo dello Stato semplicemente con un giudizio politico.

Tecnicamente, solo tecnicamente, non è un colpo di Stato ma nella sostanza ci troviamo di fronte all’ennesimo passo della storia dell’ignominia delle classi dirigenti paraguayane e latinoamericane in sinergia con i grandi interessi economici internazionali. Nella sostanza, come si legge nel comunicato di Unasur, la legittimità continua a risiedere in Lugo (che pure ha accettato la destituzione con poche e deboli parole) e nel popolo e il nuovo governo non sarà riconosciuto.

Quello paraguayano, per ora senza sangue, ricorda non solo il 2009 hondureño, quando cavilli legali differenti eppure simili giustificarono il golpe. Allora però l’assalto al cielo del presidente Manuel Zelaya era tale: un referendum per una nuova Costituzione partecipativa che portasse il paese centroamericano. Adesso perché cade Lugo? Lui, che senz’altro conosce San Paolo, cade come conseguenza di una sorta di cupio dissolvi, un lungo stallo nel quale sono infine state le destre a giocare la carta decisiva. Allora Zelaya era disponibile a dar battaglia in una resistenza democratica che sta cambiando l’Honduras. Adesso Lugo appare ritrarsi in un atteggiamento non certo combattivo per una resistenza necessaria.

Ricorda anche il rovesciamento di Jacobo Arbenz in Guatemala. In quel golpe di oramai quasi sessant’anni fa gli interessi dell’oligarchia locale e delle multinazionali si coniugarono con quelli dell’Ambasciata contro un governo non certo rivoluzionario ma che aveva la colpa di essere degno del popolo che l’aveva eletto.

È, è stato, un governo appena dignitoso, quello dell’ex-vescovo Lugo. Non aveva mai attaccato direttamente gli interessi delle oligarchie ma non per questo avevano smesso di complottare contro di lui. La sua colpa era quella di stare aprendo spazi di democrazia intollerabili nel paese più isolato del Sud America. S’è fatto spolpare giorno per giorno in questi quattro anni Fernando Lugo, incapace di affidarsi ai movimenti sociali che lo avevano portato al governo ma non al potere, alla piazza che invocava per poi dissolverla, placarla, rinviando a domani necessità di oggi. Non aveva saputo affrontare, come invece da altre parti s’è fatto, quel nodo di complicità tra media e classi dirigenti. Dalle tivù, dalle radio, dai giornali, avevano continuato a bombardarlo giorno per giorno, senza che potesse difendersi. Aveva anche evitato di affidarsi pienamente all’America latina integrazionista Fernando Lugo, come testimonia la vicenda indecorosa dell’ancorare per quattro anni al voto di quello stesso infame, corrottissimo Senato che lo ha destituito, il voto per il pieno ingresso del Venezuela nel Mercosur. Una vicenda che testimonia la diretta dipendenza di quel Senato dall’Ambasciata statunitense.

Non si era reso conto Lugo, e forse non si renderà mai conto, della sostanza delle cose, di quel crinale tra democrazia formale e democrazia sostanziale che l’ha irretito in mille minuetti parlamentari senza capire che solo dai movimenti sociali derivava la sua stessa legittimità e che solo appoggiandosi pienamente a questi –e giammai nella pattuizione defatigante col nemico- avrebbe potuto salvare il processo popolare. Non si era reso conto, o forse n’è semplicemente stato sconfitto, che le oligarchie sono irredimibili, irriconducibili a processi democratici. Li usano, usano le elezioni, usano i voti parlamentari, usano i media come hanno usato la sua pazienza che non ha portato a nulla e adesso lo destituiscono per “inettitudine e mancanza di decoro” in quella che è di fatto l’unica (pseudo)democrazia parlamentare del Continente. “Legale ma non legittima” hanno detto della destituzione. Vero: e per il cambiamento necessario Lugo in questi anni ha scelto la legalità leguleia piuttosto che la legittimità e ora viene spazzato via da questa stessa legalità illegittima. Come nel 2009 con Manuel Zelaya in Honduras, gli azzeccagarbugli delle destre hanno di nuovo trovato dei cavilli che fanno apparire legale quello che è illegittimo.

La Monsanto, l’Ambasciata, i narcos, le oligarchie locali festeggiano per essere riusciti a irretire prima e liberarsi ora di quella speranza chiamata Latinoamerica che aveva osato spingersi fino ad Asunción. Adesso Unasur, una sorta di consiglio di sicurezza delle democrazie integrazioniste latinoamericane, dovrà decidere quali sanzioni prendere verso il governo presieduto da Federico Franco, che ha giurato stanotte, e che non riconoscerà. La schiena dritta dei governi integrazionisti latinoamericani in queste ore continua ad essere la certezza ma in queste periferie d’America, Asunción come Tegucigalpa, il tempo scorre più lentamente e neanche l’escatologia cristiana del vescovo Lugo ha potuto accelerarlo.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it



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