Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> H. Blanco: non serve golpe

H. Blanco: non serve golpe

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PERÙ – Non c’è bisogno di un colpo di Stato,

come in Paraguay, lo si è già fatto “legalmente”…

Oggi è l’esercito a governare

Hugo Blanco*

Il 3 luglio sono state assassinate tre persone in provincia di Celendin (Cajamarca). Non si è trattato di una manifestazione in opposizione al progetto minerario Conga, ma di una protesta dei lavoratori edili per non essere stati pagati dal comune.

In una precedente occasione, durante una marcia contro la miniera, alcuni provocatori assoldati dal sindaco, acerrimo fautore della miniera, cercarono di portare il corteo della gente indignata davanti al locale palazzo comunale. L’intenzione era quella di scagliare sassi contro l’edificio, per cui poi i manifestanti avrebbero proseguito l’opera facilitando con ciò la repressione. Il compagno designato per guidare la marcia, resosi conto della manovra, non portò il corteo per la via che conduce al palazzo del comune, per cui i provocatori si ritirarono.

Il 3 luglio hanno avuto invece successo, per l’inesperienza dei lavoratori: hanno aperto l’attacco all’edificio comunale, fornendo alla polizia il pretesto per assassinare tre persone e ferirne altre venti. Rimasero feriti anche tre poliziotti, colpiti da pallottole stando al premier Valdés e da sassi, come sostengono i medici che li hanno assistiti.

Giorni prima un ministro aveva convocato i sindaci della provincia di Cajamarca per una riunione in cui si sarebbe affrontato il tema delle opere per lo sviluppo. Dopo la rinione, in cui si era presentato Humala, il governo diffuse la notizia che i sindaci si erano riuniti per esprimere il loro appoggio al progetto Conga. La cosa fu smentita con sdegno dal sindaco di Cortegana (distretto di Celendin), Marino Vásquez, che dichiarò di essere stato eletto dal popolo per salvaguardare l’acqua e la vita e che intendeva rispettare quel mandato.

Il giorno precedente, Humala aveva minacciato il movimento anti-Conga: “Attenti alle conseguenze!”. Prima che fossero trascorse ventiquattro ore, aveva concretizzato la minaccia. Gli avvenimenti sono accaduti a Celendin, ma le garanzie sono state sospese anche oltre il distretto, in altre due province, Cajamarca e Hualgayoc con la sua capitale Bambamarca. Non è casuale. Si tratta delle tre provincie che verrebbero maggiormente colpite dal progetto Conga.

Tra l’altro, il giorno successivo un’altra persona è stata uccisa a Bambamarca.

La sospensione delle garanzie vieta le riunioni pubbliche, e sicuramente padre Marco Arana (ecologista e dirigente del partito iscritto al Jurado Nacional Elettoral [Giunta elettorale nazionale], che non aveva partecipato alle precedenti mobilitazioni perché malato e ora convalescente) non è stato catturato in nessuna riunione: mentre se ne stava seduto su una panchina nella piazza principale di Cajamarca è stato aggredito violentemente da venti poliziotti, che lo hanno preso a sprangate e a calci, stendendolo a terra e continuando a colpirlo. Si può vedere l’aggressione in un video al sito: http://www.youtube.com/watch?v=4Bw8FCelp8w&feature=em-share video user.

Si ripete la misura anticostituzionale di spedirlo per essere giudicato a Lambayeque anziché a Cajamarca, con l’accusa di incoraggiare tumulti a Celendin, dove non si reca da mesi.

La sua cattura costituisce un altro gesto anticostituzionale in più di questo governo: il decreto di stato d’emergenza non autorizza ad aggredire una persona che se ne sta seduta su una panchina in piazza. Non hanno concesso all’avvocatessa che lo difende di parlare con lui.

 

Ulteriori atteggiamenti anticostituzionali

Prima della dichiarazione statale dello stato di emergenza picchiarono e cacciarono a spintoni dal commissariato l’avvocatessa rappresentante del Coordinamento per i Diritti Umani e l’esponente dell’organismo statale Difesa del popolo

Spediscono a Ica per essere giudicate persone che secondo loro avrebbero commesso crimini a Cuzco, e a Lambayeque presunti responsabili di crimini a Cajamarca. La precedente sospensione delle garanzie avrebbe dovuto essere decretata dal gabinetto, mentre lo ha fatto il presidente.

Hanno arrestato senza alcun motivo il sindaco della provincia di Espinar, eletto dal popolo, solo per aver denunciato l’inquinamento della miniera, e avevano diffuso la notizia che sarebbe rimasto agli arresti per cinque mesi prima di avviare una qualche indagine (poi sono stati costretti a rilasciarlo).

Possiamo dire che ora chi governa è l’istituzione dell’esercito, che ha ordinato ad Humala di dichiararsi pubblicamente in favore del premier Oscar Valdés, ex militare proprietario di miniere, disponendo per giunta che per l’occasione comparisse al suo fianco la moglie del presidente, che gode di maggiore simpatia popolare di Humala.

Le risposte ai sondaggi segnalano un calo vertiginoso di consenso, in primo luogo per Valdés (con cui di recente si è congratulato l’esercito), in secondo luogo per Humala e, in terzo luogo, per sua moglie.

Le dichiarazioni ufficiali e le sue iniziative dimostrano la volontà di attaccare con violenza la protesta sociale e di difendere in assoluto gli interessi del grande capitale multinazionale (miniere a cielo aperto, industria alimentare, dighe per le industrie idroelettriche, strade di comunicazione veloci, pesca a strascico, ecc.), che depreda ferocemente la natura, è nemico dell’acqua e della vita, che vengono difese in varie parti del paese.

Siamo di fronte a un rapido deterioramento della situazione. In Perù non è necessario un colpo di Stato come in Paraguay, perché lo hanno già fatto “legalmente”, ripeto, e oggi è l’esercito a governare.

* Hugo Blanco – Storico dirigente della sinistra rivoluzionaria e del movimento contadino in Perù. Dirige la rivista Lucha indígena.

Traduzione di Titti Pierini



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