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L'Argentina rallenta

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Argentina – Rallenta l’economia argentina

Rolando Astarita*

[da Sin Permiso (http://www.sinpermiso.info/]

 

In un discorso in televisione, la presidentessa Cristina Kirchner ha criticato chi parla di rallentamento della crescita dell’economia argentina. Sintetizzo nella presente nota alcuni dati sulla congiuntura, che sembrano smentirla.

Il consumo, una delle variabili più dinamiche della crescita nell’ultimo decennio, sta rallentando. Nel maggio ha conosciuto una variazione interannuale dell’1.6%, secondo COPAL (Coordinadora de las industrias de Productos Alimenticios [Coordinamento delle industrie produttrici di beni alimentari]). La produzione di cibi e bevande, nel primo quadrimestre di quest’anno, è aumentata dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma in aprile si è registrato un calo dell’1,8%.

Secondo l’INDEC [l’Istituto nazionale di statistiche], le vendite dei centri commerciali, nel maggio 2912, si sono contratte del 2,9% rispetto allo stesso mese del 2011 (a prezzi costanti e destagionalizzati). Le vendite dei supermercati sono scese dell’1,1%, nello stesso periodo.

Secondo ADEFA, la Camera che raggruppa le fabbriche automobilistiche, nel primo semestre 2012 le vendite alle concessionarie sono diminuite dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2011. Vi è stata riduzione della produzione (60.500 unità), a causa soprattutto del calo delle esportazioni  verso il Brasile.

Secondo la Camera argentina dell’acciaio, la produzione dell’acciaio grezzo è scesa, nel maggio 2012, del 7,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La produzione di laminati a caldo è diminuita del 2,7% nei primi cinque mesi di quest’anno e quella dei laminati a freddo del 2,6%.

Secondo lo IARAF (Instituto Argentino de Análisis Fiscal [Istituto argentino di analisi fiscale, ente pubblico di ricerca economica – ndt]), l’Indicatore Sintetico dell’Attività Edilizia registrava a maggio un calo annuo dell’1,68%; le vendite di cemento sono scese a giugno, in termini, inter-annui, di un 4,6%. Secondo la Camera Immobiliare Argentina, le licenze di nuove costruzioni sono diminuite di circa il 68% nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2011. L’indice Construya, che misura le attività delle imprese leader del settore delle costruzioni, mostra la tendenza al declino (pur se con una ripresa in giugno). [Un grafico, che non riportiamo, illustra la variazione annua dal maggio 2011 allo stesso mese del 2012 - ndt].

I dati relativi agli investimenti sono contraddittori. Stando al ministero dell’Industria, l’investimento continua a tutt’andare, felicemente. Secondo agenzie di consulenza private, sarebbe sceso notevolmente. Orlando Ferreres e soci sostiene che in aprile è sceso del 16,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La verità si colloca probabilmente in qualche punto intermedio. In ogni caso, da parte dello stesso governo si è manifestata in più occasioni la preoccupazione per la debolezza dell’investimento, e le importazioni di beni di capitale è crollata. Dal calo delle esportazioni sono colpite diverse produzioni regionali. Secondo COPAL, l’esportazione dei cosiddetti “frutti commestibili” sono scese, da gennaio a maggio, di un 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (il caso delle olive Nocete). Le esportazioni di limoni, aranci, pompelmi e mandarini sono passate da 660.000 tonnellate nel 2006 a 502.000 nel 2011. Solo in parte questo calo può spiegarsi con la crisi mondiale, o con il rallentamento dell’economia brasiliana. Per quanto riguarda l’industria della carne, negli ultimi due anni si sono chiuse 120 imprese di refrigerazione, su un totale di 550 presenti nel paese, e sono stati soppressi 13.200 posti d lavoro, su un totale di 32.000.

Sono scese anche le entrate provenienti dal turismo. Secondo la società di consulenza Ecolatina, nei primi tre mesi dell’anno, e per la prima volta dal 2002, l’uscita di dollari per turismo è stata superiore all’entrata. Sono usciti 1.345 milioni e ne sono entrati 860. Secondo l’INDEC, nei primi cinque mesi di quest’anno la ricezione turistica è scesa del 2,4% e l’uscita di argentini è aumentata del 17,6%.

Per quanto riguarda l’occupazione, pur non essendo significativamente aumentata la disoccupazione, stanno calando le ore di straordinario e tende a peggiorare l’indice di disoccupazione. In quello del primo trimestre 2012 la disoccupazione è del 7,1%. È inferiore al 7,4% del primo trimestre 2011, ma più elevata del 6,7% del quarto trimestre 2011.

A prescindere dall’avanzo commerciale, le riserve internazionali restano intorno ai 46 miliardi di dollari. Ha rallentato la fuga di capitali, ma non è stata superata.

Diversamente da quanto affermano i sostenitori del governo, sta avviandosi un riadeguamento. Nella misura in cui non si concretizzano i minimi non imponibili dell’imposta sui redditi, gli aumenti salariali di un fascia molto considerevole di lavoratori sono chiaramente al disotto dell’indice di inflazione. Vi sono inoltre diminuzioni salariali quando i premi si pagano scaglionati, cosa che non capita solo nella provincia di Buenos Aires. D’altro canto, in altre province si stanno paralizzando le opere pubbliche per mancanza di fondi. E si riducono, in termini reali, le partite di bilancio a livello nazionale. I fondi destinati all’ANSES Salud [Settore sanitario dell’Amministrazione nazionale sicurezza sociale] sono aumentati, dal 2011 al 2012, del 21,1%; quelli del ministero dello Sviluppo sociale, del 13,2%; della Sanità, del 16.9%: di Scienza e Tecnologia, del 12,2% (Fondazione Adenauer, riportati in La Nación, 10/09/2012). Ma l’inflazione è ben al di sopra del 25%. Va inoltre notato che le misure di riadeguamento sono cicliche: un po’ strano per un governo che si vanta di essere “keynesiano”. Naturalmente, l’annuncio di piani abitativi, o di una nuova politica di crediti alle imprese, non possono di per sé invertire l’indebolirsi della domanda.

Pur non sapendo se siamo già in presenza di una diminuzione del Prodotto interno lordo (l’INDEC è andato gonfiando questo indice), con questi dati sotto gli occhi è difficile negare che ci sia una decelerazione della crescita economica. Quei sostenitori del governo Kirchner che ammettono che questo sta accadendo, accentuano il fatto che tutto si deve alla crisi mondiale. Ma, con altrettanta enfasi, fino a poco tempo fa ci spiegavano che l’Argentina cresceva con le sue proprie forze, ed era blindata rispetto alla crisi esterna grazie “al modello produttivo con inclusione sociale”. Il mio parere è che si stiano evidenziando le debolezze profonde della crescita che si è avuta a partire dal 2002. Un problema che ho affrontato in altri appunti, e su cui tornerò.



* Rolando Astarita: economista marxista, docente di economia presso l’Università di Buenos Aires (UBA).

Traduzione di Titti Pierini (26/7/12)



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