Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Un nuovo dibattito cubano

Un nuovo dibattito cubano

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Un dibattito cubano

 

Circola a Cuba, via internet, quindi in uno spazio abbastanza ridotto, dal momento che gli ostacoli “tecnici” all’accesso alla rete non si sono allargati dopo l’annuncio del collegamento via cavo con il Venezuela, un documento che riporto integralmente, con alcuni commenti e un’informazione sul dibattito che ha provocato.

 

Il tono dell’inizio può stupire: c’è un appello a evitare gesti di violenza, spargimento di sangue, che a noi appare poco comprensibile. Ma è l’eco di una sistematica campagna allarmistica su possibili invasioni, che si è alimentata, non solo a Cuba, ma in gran parte della sinistra latinoamericana, da una lettura delle rivoluzioni arabe, in particolare in Libia e Siria, come frutto esclusivo o prevalente di una nuova aggressività dell’imperialismo statunitense. Ma è anche un riflesso difensivo rispetto a recenti attacchi calunniosi ai modesti spazi di circolazione delle idee fuori dei canali ufficiali, accusati come al solito di essere al soldo degli Stati Uniti. Ad esempio “per cause tecniche e organizzative” è stato interrotto per parecchie settimane il Bollettino “Compendio OC”, della rete Observatorio Crítico, che è ripreso poi in agosto con un numero monografico sulla “diffamazione a Cuba”, di risposta a una serie di articoli denigratori. http://observatoriocriticodesdecuba.wordpress.com/ - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Anche le violenze alla fine dei funerali di Oswaldo Payá, morto poco meno di un mese fa, possono aver spinto a questa premessa inquietante (Vedi sul sito l’articolo e gli aggiornamenti sugli Incidenti stradali a Cuba * ).

La rivendicazione della sovranità di Cuba ha poi il significato di un attacco agli amici degli Stati Uniti presenti in una parte dell’opposizione, di cui peraltro OC non fa parte, ma anche alle possibili ingerenze di altri paesi. Per molto tempo non solo nei commenti dei cubanologi stranieri, ma anche nelle notizie di “Radio Bemba” (come a Cuba si chiama la circolazione informale di notizie di bocca in bocca) si è parlato di una possibile federazione con il Venezuela…

Probabilmente questo testo, che è stato discusso a lungo e modificato accogliendo molti suggerimenti dei partecipanti, tende a rilanciare quella che fu a suo tempo il “Progetto Varela” di Payá, una specie di programma minimo di rivendicazioni di riforme politiche ed economiche.

Come si vedrà, contiene molte proposte discutibili e molte ingenuità, come la fiducia nell’ONU e nei Trattati Internazionali.

Trovo positivo che l’Observatorio Crítico abbia deciso di pubblicarlo, mettendo subito dopo a confronto un commento favorevole e uno critico (o meglio, di “motivazione dell’astensione dalla firma”). Quello a favore è di Armando Chaguaceda, già noto ai frequentatori del mio sito, ed è breve e quasi solo metodologico. Chaguaceda apprezza soprattutto il metodo di discussione e di modifica progressiva del testo, la sua brevità, il “larghissimo spettro ideologico” dei firmatari: evitando i sospetti e i rancori reciproci, lo hanno firmato socialisti e liberali, credenti e agnostici, residenti nell’isola o nella diaspora”. Un po’ poco.

Rogelio Manuel Díaz Moreno firma invece un testo molto più lungo, “Insoddisfazioni per un documento”, che entra nel merito. Díaz Moreno ammette che anche tra quelli che “si sono astenuti” dal firmare il testo, questo ha suscitato sufficienti simpatie per le buone intenzioni che manifesta, e alcuni principi generali di cui non è possibile discutere la fondatezza”, come l’appello a escludere la violenza e l’intimidazione nei confronti di onesti cittadini, la rivendicazione del diritto dei cubani di discutere il proprio  destino in piena libertà, il controllo dei lavoratori sui mezzi di produzione, la libertà di movimento dei cubani all’interno e all’estero, la generalizzazione dell’accesso a Internet.

Il primo e più grave motivo di dissenso riguarda l’accenno alla libertà di formare partiti politici. “Molti di noi - scrive Díaz Moreno - non considerano i partiti una panacea, o imprescindibili per realizzare un ideale democratico”. Troppo spesso, prosegue, “la partitocrazia risulta uno strumento del capitale per alternare in maniera equilibrata al potere le sue diverse fazioni”, e per rafforzare il suo argomento cita il rifiuto del sistema dei partiti da parte dei movimenti degli Indignati, degli Occupy, di vari indi genisti. Un’argomentazione nuova a Cuba (dove si portava in genere l’esempio del Nicaragua e si taceva quello del Venezuela o dell’Ecuador) ma abbastanza pericolosa, perché non aiuta a capire l’origine reale di quelle (fondatissime) insoddisfazioni nei confronti delle degenerazioni del sistema dei partiti in una società capitalistica.

La critica alle proposte economiche è più convincente. Díaz Moreno  è preoccupato per l’astrattezza della rivendicazione del controllo dei lavoratori in caso di aziende private, e per la possibile confusione tra le cooperative (utili e auspicate) e una “liberazione di tutte le capacità produttive” che potrebbe secondo lui significare l’apertura al settore privato anche di servizi strategici (trasporti, telecomunicazioni, sanità, istruzione). Egli sorride poi un po’ all’idea che i firmatari della lettera si presentino al governo con la richiesta di ristabilimento dei diritti umani, liberazione dei prigionieri politici (che a Cuba, come è noto, non esistono ufficialmente) o di instaurazione dello Stato di Diritto… Neppure gli appare convincente e realistica la richiesta agli Stati Uniti di restituire Guantanamo e di cessare il bloqueo. Vero ma è una delimitazione dalle correnti di destra che pure esistono. In ogni caso Díaz Moreno conclude che le divergenze, non cancellano la speranza di poter continuare a discutere insieme con i firmatari del testo, per affrontare i temi che hanno motivato l’astensione. Vedremo.

(a.m. 19/8/12)

 

Appello urgente

per una Cuba migliore e possibile

 

Viviamo momenti cruciali. È indispensabile conoscere e imparare dal passato per non ripeterlo. Facciamo appello a tutti/e i/le cubani/e ad evitare gesti di violenza, spargimento di sangue, in particolare quelli rivolti contro la popolazione indifesa.

La violenza, l’intimidazione e la persecuzione aperta o subdola contro chi sostiene idee lontane da quelle sostenute ufficialmente dovranno immediatamente cessare. Una soluzione pacifica deve costituire l’impegno definitivo e pubblico di tutti e di tutte le parti senza eccezione.

Chiediamo un dialogo nazionale incondizionatamente aperto, trasparente e pluralista per poter affrontare in maniera costruttiva la sfida che ci presenta la crisi attuale. Sosteniamo il diritto dei cubani di decidere il nostro futuro in piena libertà, indipendenza e sovranità, senza ingerenze o imposizioni da parte di nessuna nazione straniera, quale che sia l’ideologia professata dal suo governo. Il nostro paese non deve essere assoggettato a leggi di altro governo che ci colpiscano in modo unilaterale. La sovranità poggia sull’insieme del popolo cubano e il suo diritto all’autodeterminazione in piena indipendenza va rispettato.

Presentiamo a tutti i cittadini cubani un insieme di misure che non vanno sottoposte all’agenda di alcun paese straniero e che è possibile cominciare ad avviare immediatamente tra tutti se esiste l’intenzione politica di farlo da parte di coloro che, essendo meno dell’1% della popolazione, possiedono la capacità concreta di decisione su tutti gli aspetti della vita quotidiana nella nostra patria.

 

1. Rispetto immediato dei diritti e delle libertà civili basilari di coscienza, espressione, informazione, riunione, movimento e associazione, diritto alla libera sindacalizzazione, alla formazione di partiti politici e di organizzazioni non governative e proscrizione di qualsiasi tipo di persecuzione o di discriminazione per motivi di credenza, ideologia, razza, genere od orientamento sessuale. Fine immediata della minaccia e dell’uso della violenza poliziesca e parapoliziesca, applicazione dei criteri dell’Onu sul trattamento dei prigionieri, trasparenza del regime penitenziario, adeguamento alle norme internazionali contro la tortura e abolizione della pena di morte. Ratifica immediata dei Trattati internazionali sui Diritti umani e riforma giudiziaria per l’instaurazione dello Stato di Diritto.

Sottoporre a referendum l’introduzione di una clausola costituzionale che penalizzi il ricorso al terrorismo, alla violenza, alla tortura, alla persecuzione e alla discriminazione di qualsiasi genere, quali che ne siano il promotore, le giustificazioni e da qualsiasi parte provenga, come pure l’adeguamento della Costituzione ai principi e alle norme universalmente riconosciute sui diritti umani.

Smobilitazione o passaggio ad altre funzioni degli agenti destinati a reprimere queste libertà, e soppressione delle unità di repressione destinate a tale scopo. Liberazione immediata dei prigionieri politici e vasta amnistia per chi sia stato incarcerato perché incriminato per atti che non costituiscono delitto alla luce del diritto internazionale.

2. Fine delle restrizioni delle libertà di movimento nazionale e internazionale dei cittadini cubani, nonché eliminazione del confino per centinaia di migliaia di cubani. Immediata soppressione dei permessi di ingresso e di uscita, e libera risistemazione nel paese dei cubani che lo desiderino. Fine immediata delle confische di beni e proprietà degli emigrati. Uguaglianza di tutti i diritti – inclusi quelli alla sanità, all’istruzione e alla previdenza e assistenza sociale - per tutti i cubani.

3. Liberazione di tutte le capacità produttive e inventive di cui dispone la nazione cubana costituita da tutti i suoi cittadini, risiedano a Cuba o vivano nella diaspora. Trasferimento immediato della proprietà di tutte le imprese statali di produzione e dei servizi medie e piccole ai lavoratori che vi lavorano e, nelle grandi imprese, partecipazione all’amministrazione e distribuzione degli utili. Libertà di tutti i cittadini con attività economica autonoma di esportare e importare beni, creare imprese miste con lo Stato o con l’investimento straniero e incentivi fiscali per le cooperative e per la piccola proprietà individuale. Controllo trasparente dell’impiego delle tasse e delle risorse nazionali. Piano straordinario per ravvivare e rafforzare i sistemi nazionali di istruzione, sanità e sicurezza sociale. Accesso massiccio a Internet e alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione come indispensabili strumenti di una moderna economia.

4. Adozione di una genuina politica di pace e distensione internazionale. I rapporti con altri Stati dovranno basarsi sul rispetto, la dignità e la sovranità reciproci. Rinuncia a partecipare, appoggiare o fomentare guerre o conflitti in altri paesi. L’esercito dovrà uscire dai confini nazionali solo per partecipare a operazioni internazionali multilaterali dell’Onu. Creazione di un gruppo di intermediari per la gestione della normalizzazione di rapporti con i paesi e gli organismi internazionali minacciati o sospesi, includendovi il tema delle sanzioni unilaterali statunitensi. Occorre avviare colloqui tra i governi di Cuba e degli Stati Uniti, perché cessi l’usurpazione della base navale di Guantanamo contro la volontà e le aspirazioni del popolo cubano. Il nostro territorio dovrà rimanere per sempre libero da basi e truppe straniere e mai verranno concesse agevolazioni militari logistiche o di altra natura a un altro paese.

Facciamo presente che non solo è possibile una Cuba migliore; lo è anche una Cuba uguale o peggiore di quella che esiste oggi. Le scelte stanno nelle mani dei cubani ed è giunto il tempo di prendere decisioni sostanziali. Chi non si muova oggi per fornire una soluzione sensata a questa crisi non potrà attribuire ad altri la responsabilità di ciò che succeda domani. Se su qualcosa siamo tutti d’accordo è che il paese si trova sull’orlo dell’abisso.

 

Appello pubblicato il 1° agosto 2012 e sottoscritto finora da 263 persone

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Traduzione di Titti Pierini



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