Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La FIOM cambia?

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Tre documenti sulla crisi della FIOM: una dichiarazione di Sergio Bellavita, l'esponente della sinistra interna che dovrebbe essere sacrificato al riallineamento della FIOM con la CGIL della Camusso, un comunicato di Sinistra critica che inquadra questa vicenda in un contesto generale, e l'annuncio del rilancio della Rete 28 aprile come Opposizione nella CGIL. (a.m. 12/9/12)

Bellavita: “Democrazia e conflitto vanno insieme. No alla svolta di Landini Airaudo”

 

Colpisce la durezza con cui Landini e Airaudo stanno lavorando alla cacciata della sinistra Fiom dalla segreteria nazionale.

Colpisce perché mai era stato messo in discussione in Fiom il diritto al dissenso, la possibilità cioè che su alcune questioni si potessero registrare opinioni differenti anche all'interno della segreteria. E' sufficiente leggere dal sito Fiom i materiali dei comitati centrali degli ultimi dieci anni per averne testimonianza indiscutibile. Mai nessun segretario generale era arrivato al punto di convocare il comitato centrale a porte chiuse, peraltro con un ordine del giorno inquietante: “rapporto politico sull'organizzazione”, per porre in discussione l'opportunità della mia presenza in segreteria.

Mai si era arrivati al tentativo, peraltro infruttuoso, di azzerare la segreteria con le dimissioni di due segretari su 4 pur di cacciare il dissenso.

Perché?

La questione è squisitamente politica, nonostante i goffi tentativi di qualcuno di metterla sul piano personale.

C'è la svolta della Fiom, radicale, netta.

Con la proposta Landini Airaudo di un patto alle imprese non solo c'è la cancellazione sostanziale della piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale, senza nessun passaggio democratico tra i lavoratori che l'hanno approvata, ma si chiude un'intera stagione di contrasto alle scelte di padronato e governo. E' del tutto evidente che qualora le imprese dovessero avanzare la disponibilità ad affrontare il terreno proposto da Landini-Airaudo la discussione precipiterebbe sul riconoscimento integrale del Ccnl separato del 2009, dell'accordo del 28 giugno sulle deroghe. E non vi sarebbe possibilità alcuna di mobilitare i lavoratori, perché la strada del patto non prevede il ricorso al conflitto ovviamente. Un'operazione che disarma quindi la categoria, ne mina le capacità conflittuali, illude delegati e quadri di una possibile composizione mediata che in realtà può avvenire solo con una nostra resa. La proposta di un patto alle imprese da parte della Fiom cancella inoltre ogni contrasto all'avvio di un tavolo di confronto confederale sulla cosiddetta produttività che ha come unico obbiettivo affermare una volta di più il modello Marchionne sugli orari di lavoro. Era accaduto così anche sul mercato del lavoro, quando molta sinistra politica e sociale vaneggiava improbabili conquiste su reddito di cittadinanza, lotta alla precarietà ecc.

Sogni e speranze illusorie che si sono infrante sull'unico vero obbiettivo che la Fornero aveva chiarito sin da subito: cancellare l'art.18. Nessuno (tranne qualche compagno del Comitato Centrale) ebbe il coraggio di chiedere che quel tavolo non si aprisse senza un mandato dei lavoratori. L'ovvia conclusione è stata che abbiamo perso l'art.18. Una Fiom che tenta l'operazione del patto è ovviamente una Fiom che deve dismettere qualsivoglia opposizione sociale, politica nei confronti del governo, del padronato e che deve dismettere anche l'opposizione in Cgil. Non si può chiedere il patto alle imprese e confliggere con esse. Semplicemente perché i padroni ti direbbero: o uno o l'altro!

Per queste ragioni il dissenso è considerato incompatibile nella discussione, ad ogni livello. Sbaglia chi pensa che il problema sia solo nella segreteria nazionale per la responsabilità che porta. Il segnale che viene da Landini Airaudo, con buona pace di tante battaglie per la democrazia interna alla Cgil e nel paese, è la dichiarazione di incompatibilità del dissenso nell'organizzazione. E così i gruppi dirigenti la interpreteranno a ogni livello della Fiom. Il resto delle accuse che mi viene rivolto è  talmente assurda che rispondere sarebbe riconoscerne la legittimità. Accuse che mi rappresentano dietro a ogni contestazione, incidente e ogni altra bestialità contro Landini.

In questa torsione autoritaria si cancella ogni percorso di costruzione collegiale e plurale delle scelte, si costruiscono sempre più gruppi dirigenti sulla lealtà acritica. Non è un caso che una linea conflittuale marci sempre insieme ad una pratica democratica. Quando viene a mancare il conflitto, viene meno anche la democrazia interna prima e nel rapporto con i lavoratori dopo.

Come giudicare il fatto che la proposta del Patto alle imprese è arrivata ai mass-media in conferenza stampa prima di essere approvata dal Comitato Centrale?

O che venga discusso e approvato, fatto mai accaduto , un ordine del giorno sull'unità della Fiom per poi due minuti dopo tentare l'azzeramento della segreteria?

Dispiace che ci sia una divisione così profonda? Dire si è un'ovvietà. Più che un dispiacere è un dolore profondo per le conseguenze sui lavoratori e le lavoratrici, sul sindacalismo conflittuale in Italia. Ed è proprio per questa ragione che rivendico la continuità delle scelte congressuali, del diritto al dissenso, della democrazia, del valore del conflitto sociale. A coloro, pochi in realtà, che rimproverano il mio presunto carrierismo dico sommessamente che alla silenziosa difesa del posto ho scelto la rumorosa difesa delle ragioni che penso essere dei lavoratori, in coerenza con gli ultimi dieci anni della Fiom.

 

www.rete28aprile.it

 

COSTRUIAMO UN MOVIMENTO CONTRO LA CRISI E CONTRO MONTI!

Le nuvole della "crisi del debito" sono cariche di tempesta. La fine dell'estate ci porta i tentativi governativi di "salvare l'euro" continuando a massacrare i lavoratori. L'Alcoa,i minatori del Sulcis,la Fiat,l'Ilva di Taranto e le tante vertenze aperte in difesa del posto di lavoro,ci parlano della fatica,delle sofferenze e delle resistenze
di tanti luoghi di lavoro e di tanti territori.
Insieme ad essi il dramma dei precari e degli insegnanti,l'offensiva contro i lavoratori
pubblici,l'aumento delle tasse universitarie e l'attacco alla scuola pubblica che produce anch'essa rabbia e resistenza.
Quello che occorre è la costruzione di un grande movimento unitario contro la crisi,l'austerità e le politiche del Governo Monti. Un grande movimento nel quale possano confluire le organizzazioni sindacali conflittuali,le tante RSU E I LAVORATORI IN LOTTA,I PRECARI E GLI STUDENTI,LE DONNE E LE POPOLAZIONI DEI TERRITORI DEVASTATI DALLA LOGICA MICIDIALE DELLE GRANDI OPERE e della cementificazione selvaggia, dalle diverse Val di Susa ai Comitati per l'acqua pubblica.

Il movimento contro l'austerità e il debito di cui si sente una disperata necessità può provare anche ad utilizzare strumenti che mettano in discussione le micidiali politiche varate nei mesi scorsi
dal governo Monti.

Tra questi strumenti vi possono rientrare sicuramente i due "referendum sociali" per la cancellazione delle modifiche all'articolo
18 dello statuto dei lavoratori e la cancellazione dell'articolo 8 dell'ultima finanziari berlusconiana, che rendeva possibile le deroghe al contratto nazionale.
Sinistra Critica sceglie quindi di partecipare ai comitati promotori di questi referendum che si stanno definendo in questi giorni e si impegnerà nella raccolta di firme,cercando di farne una leva
per il conflitto sociale e l'allargamento della mobilitazione nelle piazze,nei territori,nei luoghi di lavoro.
In questo scenario ,e di fronte ai compiti che incombono sui soggetti del sindacalismo conflittuale e della sinistra di opposizione,non possiamo che esprimere grande preoccupazione per quanto maturato
nell'ultimo comitato centrale della Fiom.
Non ci convince la scelta di offrire un "patto" a Fmi,Uilm e Federmeccanica per il 2013 che sterilizzerebbe la battaglia per il
contratto nazionale di lavoro -con l'illusione magari di evitare la politica degli "accordi separati"-in cambio della "defiscalizzazione
del salario".Tantomeno ci convince l'offerta fatta sul terreno dell'apprendistato-ampliandone l'utilizzo da parte degli industriali- sul cuneo fiscale alle aziende che fanno investimenti produttivi o sull'uso delle risorse del fondo Cometa per sostenere "l'industria di qualità"(?).
Ci sembra che tutto ciò non vada certo nella direzione dell'unificazione delle lotte in corso intorno ad obiettivi chiari,mobilitanti e
soprattutto corrispondenti all'esigenza dei lavoratori di difendere il proprio salario e il proprio lavoro.
Ancor meno ci piace il tentativo di azzeramento della segreteria,aprendo quindi di fatto una crisi nel gruppo dirigente,con l'obiettivo evidente
di rimuovere la presenza delle componenti di sinistra al proprio interno che nell'ultima fase ,in diverse occasioni,hanno messo in discussione l'operato del gruppo dirigente centrale della Fiom.
Ci sembra che un sindacato conflittuale non può che nutrirsi del pluralismo e della dialettica anche aspra tra diverse posizioni al proprio interno. L'appiattimento burocratico non può che seminare
disorientamento e frustrazione proprio tra coloro che sono in prima linea a reggere l'urto dell'offensiva padronale.

Esecutivo Nazionale Sinistra Critica

 

Rinasce la Rete 28 Aprile

Contro la gestione di Susanna Camusso ma anche contro le "involuzioni" della Fiom riprende vita la vecchia area di opposizione nella Cgil. Obiettivi: l'opposizione al governo Monti e all'idea di un Patto per il lavoro

 

Dal sito Rete28aprile


L'incontro di Parma, a cui ha partecipato un centinaio di compagni e compagne, ha deciso di dar vita all'opposizione organizzata in CGIL, chiamandola: Rete 28 aprile-opposizione CGIL.
La ragione di questa scelta sta nella necessità di organizzare la lotta e l'alternativa contro il governo Monti e l'Europa dell'austerità, contro l'attacco ai diritti e all'occupazione da parte del padronato.

Il sindacato confederale, compresa la CGIL, non ha davvero contrastato quella che è la più grave aggressione al lavoro dal 1945 a oggi. E così, in pochi mesi, governo e padronato hanno realizzato successi.
Il peggior sistema pensionistico d'Europa, la cancellazione dell'articolo 18 e l'estensione della precarietà, i tagli allo stato sociale, i licenziamenti e la chiusura delle fabbriche, i contratti che peggiorano drasticamente le condizioni di lavoro e cancellano i diritti, tutto questo è avvenuto senza una reale ed efficace azione sindacale, con la complicità o la subalternità.

Ora si spera di fermare questa deriva con un rilancio della concertazione sindacale, che invece è tra le cause dell'arretramento dei lavoratori e che, riproposta oggi, produrrebbe nuove regressioni.
La negazione della gravità delle sconfitte subite e delle scelte sbagliate dei gruppi dirigenti della CGIL, è la base per la riaffermazione delle politiche concertative. Per questo la negazione delle sconfitte subite va combattuta con forza per ripartire davvero.(...)

La rete di opposizione in CGIL respinge l'accordo del 28 giugno 2011 e il modello sindacale che da esso deriva. Quell'accordo ripropone ancora una volta lo scambio tra peggioramento delle condizioni dei lavoratori e istituzionalizzazione burocratica del sindacato. Seguendo quell'accordo si possono solo fare contratti peggiorativi, come tutti quelli che vengono firmati anche dalla CGIL.
L'opposizione CGIL sceglie invece una nuova piattaforma sindacale che respinga la concertazione e il moderatismo e organizzi la lotta e l'alternativa alla politica di Monti nel paese, e al modello Marchionne, in tutte le sue versioni, nei luoghi di lavoro.

La nuova piattaforma sindacale dovrà fondarsi sul pubblico e sulle nazionalizzazioni, sull'aumento del salario e sulla riduzione degli orari, sullo stato sociale e sui diritti, sul diritto al reddito. Essa dovrà essere sostenuta da un movimento unitario, che metta assieme tutte le forza sociali che oggi si oppongono alla politica di austerità che viene dall'Europa e che viene attuata da tutti i governi.

L'opposizione al governo Monti e a chi lo sostiene, è una discriminante nel paese uguale a quella contro il modello Marchionne nei luoghi di lavoro. Dire no a Monti è una scelta sindacale, non di schieramento politico. Significa respingere il quadro di compatibilità che ci viene imposto e rifiutare una sterile politica di piccoli emendamenti e correzioni ad esso.

Nei due giorni del dibattito a Parma su tutti questi temi si è discusso con rigore e passione, consapevoli della difficoltà di una scelta che va contro corrente, ma convinti della necessità di compierla.
Si è quindi deciso di organizzare l'opposizione, facendo appello prima di tutto a tutte e tutti coloro che respingono la deriva sindacale e non vogliono arrendersi. Verranno così diffusi un appello alle lavoratrici, ai lavoratori e ai militanti della CGIL, e tre documenti programmatici per una piattaforma sindacale sulla crisi economica, sulla contrattazione, sulla democrazia.

Si è deciso un programma di riunioni per i prossimi tre mesi per organizzare una conferenza nazionale dell'opposizione CGIL, da realizzare con il massimo di partecipazione democratica, a partire dai luoghi di lavoro. Nel frattempo un esecutivo di 9 persone coordinerà le iniziative.
Si è deciso un impegno immediato a sostegno delle lotte di Alcoa, Carbosulcis, Jabil, dei precari della scuola, di Taranto e a tutte le mobilitazioni in corso a partire dalla Valle Susa, con l'impegno per una grande manifestazione a Roma contro Monti e la politica economica europea.

Piena solidarietà è stata espressa nei confronti della compagna Eliana Como e del compagno Sergio Bellavita, di fronte alla stretta contro il dissenso in atto nella FIOM, parte di una forte tendenza verticistica da tempo diffusa in CGIL, tesa a superare i problemi ed il confronto politico con il richiamo all'obbedienza ai gruppi dirigenti.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un riassunto del dibattito di Parma, ulteriori note e i documenti, intanto a tutte e tutti coloro che vogliono lottare contro il massacro sociale eprovare a fermare la deriva sindacale, diciamo:

Organizzatevi e mettetevi in rete con noi !

 



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