Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> La mozione di minoranza FIOM che dà fastidio

La mozione di minoranza FIOM che dà fastidio

E-mail Stampa PDF

Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale

Corso Trieste, 36 - 00198 Roma - tel. +39 06 85262341-2 fax +39 06 85303079

www.fiom.cgil.it - e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Al termine dei lavori del Comitato Centrale sono stati presentati tre documenti che sono stati votati in contrapposizione.

Il documento presentato Maurizio Landini, Segretario generale Fiom-Cgil, è stato approvato con 92 voti a favore, quello presentato da Sergio Bellavita, Segretario nazionale Fiom-Cgil, ha raccolto 15 voti a favore e quello presentato da Gianni Venturi, Fabrizio Potetti e Augustin Breda, componenti del Comitato centrale della Fiom-Cgil, ha raccolto 30 voti a favore.

2 voti sono stati di astensione.

 

Comitato Centrale Fiom-Cgil

Roma, 5 e 6 settembre 2012

Documento Conclusivo

Presentato da Sergio Bellavita

La controriforma del mercato del lavoro Fornero e la cancellazione delle pensioni rappresentano la più dura sconfitta del movimento sindacale dal dopoguerra ad oggi.

Con la cancellazione sostanziale dell'art. 18 non si afferma solo la libertà di licenziamento, con conseguenze drammatiche sulla condizione concreta degli uomini e delle donne ,ma viene meno tutto l'impianto dei diritti e delle tutele realmente esigibili e praticabili nei luoghi di lavoro, luoghi tornati a essere così enclave di extraterritorialità rispetto ai dettami costituzionali, ai diritti civili, sociali e politici che formalmente restano nel paese. Se nel 1970 con l'approvazione della legge 300, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, la Costituzione varcava i cancelli della fabbrica, oggi con la controriforma Fornero ne viene espulsa. Il lavoro è sempre più unificato in una crescente condizione di povertà, precarietà, ricattabilità. Il quadro che prefigura il combinato disposto di tutta la legislazione Fornero è drammatico.

Siamo all'epilogo dei processi tesi a scardinare e a riscrivere il quadro politico, sociale, legislativo e costituzionale affermatosi con la resistenza antifascista e con la successiva lunga stagione di lotte per l'emancipazione del lavoro dalle subordinazioni del vecchio sistema corporativo fascista.

La Cgil ha le maggiori responsabilità della sconfitta. A differenza di quanto accaduto nel 2002 quando impedì al Governo Berlusconi di manomettere l'art. 18 con la manifestazione oceanica del 23 marzo e con lo sciopero generale, in questa vicenda non ha inteso dichiarare davvero battaglia contro le scelte scellerate del governo, mostrando così, su un punto decisivo della condizione dei lavoratori, la perdita totale di autonomia dal quadro politico ed in particolare dal PD.

La revoca dello sciopero generale a pochi giorni dall'approvazione definitiva in parlamento del ddl Fornero, senza peraltro nessuna contropartita, ha rappresentato l'assurdo epilogo di una gestione ,da parte della maggioranza del gruppo dirigente della Cgil, inadeguata ai compiti ed assolutamente distante dal sentire comune sulle ragioni a difesa dell'art. 18 e dalla grande disponibilità alla mobilitazione che le innumerevoli iniziative di lotta hanno testimoniato.

Così al Governo tecnico Monti è stato colpevolmente consentito quello che a Berlusconi è stato impedito.

Una riflessione necessaria anche per la Fiom, che pure ha rappresentato un punto di resistenza, proprio per rilanciare l'iniziativa generale della categoria sulle grandi questioni che attengono la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici; dalla riconquista del Contratto nazionale al contrasto alle politiche del governo Monti sino alla generalizzazione delle lotte contro i licenziamenti e per la difesa delle produzioni industriali in Italia.

La partita sociale è aperta. Il processo di affermazione di un modello sociale, politico e istituzionale che impone al lavoro la totale subordinazione ai dettami d'impresa è denso di contraddizioni e incontra una diffusa, spesso tenace, resistenza da parte dei lavoratori che va messa a valore sul terreno della ripresa del conflitto sociale organizzato.

 

Il Governo Monti è l'espressione più brutale delle politiche d'austerità.

Con la pretestuosa giustificazione del risanamento economico, dello spread, dei dettami dell'Unione Europea e della BCE e grazie al sostegno incondizionato di PD,PDL,UDC ed in totale assenza di opposizione sociale dopo aver brutalmente legiferato contro il lavoro si appresta oggi con lo spending review ad un'ulteriore e devastante aggressione, con migliaia di licenziamenti, la decurtazione dei salari nel pubblico impiego, con nuovi e pesantissimi tagli del welfare. Proprio come avvenuto in Grecia.

Il Comitato centrale denuncia la gravità dell'approvazione del Trattato di stabilità dell'Unione Europea, il cosiddetto Fiscal Compact, da parte del parlamento Italiano.

Senza dibattito alcuno dentro e fuori il Parlamento, si è ceduta la sovranità popolare sulle politiche economiche e fiscali sancita dalla costituzione alla BCE e alla UE, condizionando così il paese a sostenere manovre aggiuntive annuali di circa 47 miliardi di euro per i prossimi 20 anni con il concreto Il governo, dopo aver demolito il sistema di diritti e tutele del lavoro, propone ora un patto per la produttività a imprese e padronato con l'obbiettivo dichiarato di garantire alle imprese recupero di quote di profitto attraverso l'incremento degli orari di lavoro e un'ulteriore flessibilizzazione della prestazione lavorativa.

Garantendosi inoltre su questa strada la totale subordinazione dell'iniziativa sindacale di Cgil-Cisl-Uil al governo di unità nazionale, agli obbiettivi di bilancio e cancellando infine ogni velleità di contenzioso su controriforma del mercato del lavoro e pensioni. Il Comitato centrale della Fiom ritiene che la difesa e la crescita dell'occupazione si realizzi con provvedimenti di redistribuzione del lavoro esistente attraverso una riduzione degli orari di lavoro a parità di salario, con politiche industriali che rimettano al centro l'intervento pubblico in economia. La produttività si ottiene con investimenti sul terreno della ricerca e dell'innovazione dei processi e dei prodotti, non agendo per recuperare marginalità sulla condizione degli uomini e delle donne.

Per queste ragioni, il Comitato Centrale della Fiom ritiene che non sia stagione né di patti sociali, né di accordi su lavoro e crisi e considera necessaria la costruzione di un fronte sociale ampio e unitario contro le politiche d'austerità del governo Monti. Occorre rimettere al centro della nostra iniziativa l'opposizione alle politiche del Governo Monti. Occorre dire No ai dettami della BCE, della UE. No alle politiche di risanamento di un debito che i lavoratori non hanno né contratto, né prodotto ma ai quali viene chiesto di pagarlo per intero.

Il Comitato Centrale della Fiom respinge ogni ipotesi di nuovo patto sociale, chiede alla Cgil la proclamazione immediata dello sciopero generale con l'obbiettivo dell'unificazione e della generalizzazione delle tante vertenze e lotte che attraversano il paese.

Il Comitato Centrale Della Fiom è impegnato a sostenere tutte le iniziative per la riconquista dell'art.18, della sua piena efficacia, compresa l'iniziativa referendaria.

La vertenza per la riconquista del contratto nazionale si deve misurare con un contesto legislativo e contrattuale che ha sistematizzato le deroghe contrattuali e alla legge.

Per queste ragioni è necessario predisporre luoghi e strumenti di una discussione non meramente centrata sull'attualità ,che affronti senza reticenze i nodi di fondo della fase allo scopo di costruire una politica contrattuale ed un agire che intrecci bisogni immediati dei lavoratori e obbiettivi di più lungo periodo. A partire dalla centralità del rapporto democratico con lavoratori e delegati, dal sostegno alle tante vertenze e conflittualità che le Rsu aprono sulle condizioni di lavoro, quale terreno concreto di ricostruzione di rapporti di forza più favorevoli.

Le condizioni pregiudiziali che Federmeccanica pone per il rinnovo del Contratto si inquadrano nella pretesa progressiva affermazione del modello Marchionne.

Federmeccanica pretende di dare piena e concreta attuazione alle deroghe previste dall'accordo del 28 giugno 2011, dall'intesa separata Fim-Uilm del 2009 sia dall'art. 8 della legge Sacconi nr.138. Intende contrattualizzare le leggi Fornero su pensioni e Mdl con l'evidente obbiettivo di trasporre nel Contratto le condizioni di miglior favore ottenute dal Governo. Per la prima volta si esplicita una concezione dell'adeguamento dei salari all'inflazione come variabile dipendente dell'andamento dell'impresa e del mercato. Mentre su orari di lavoro, turnistica, flessibilità, scatti d'anzianità e malattia la natura delle pretese di Federmeccanica non si discostano dal modello Fabbrica Italia di Marchionne.

Pretese inaccettabili ed estremamente peggiorative delle attuali condizioni dei lavoratori a partire dalla pregiudiziale posta alla Fiom in merito al riconoscimento preventivo dell'accordo separato del 2009 e quindi all'accettazione delle deroghe.

Il Comitato Centrale della Fiom giudica gravissima la decisione di Federmeccanica-Fim-Uilm di avviare il tavolo di trattativa per il Contratto escludendo la Fiom, l'organizzazione più rappresentativa di categoria.

Il Comitato Centrale dà pertanto mandato alla segreteria nazionale di convocare una grande assemblea nazionale dei delegati e delle delegate per la costruzione di un'iniziativa generale di lotta dei metalmeccanici per la riconquista del Contratto nazionale, a sostegno della piattaforma approvata dai lavoratori e dalle lavoratrici e contro ogni ipotesi di ennesimo accordo separato.

La radicalità dello scontro e del modello che pretendono di imporci è tale che non è consentita una composizione mediata.

L'iniziativa giudiziaria che abbiamo sostenuto e che perseguiamo per il riconoscimento dei diritti sindacali in Fiat e del CCNL del 2008 ha segnato anche importanti successi. Tuttavia senza la ripresa generalizzata del conflitto sociale, senza la ricostruzione di nuovi e più favorevoli rapporti di forza nessuna vittoria legale riuscirà ad affermarsi pienamente.

La questione Fiat appare una volta di più centrale per le sorti dell'intero mondo del lavoro salariato. Sia per quanto riguarda la riconquista dei diritti sindacali, sia per quanto riguarda la difesa del patrimonio industriale del nostro paese. Per questo la pur importantissima battaglia legale non è più sufficiente.

Da un lato dobbiamo definire una articolata strategia per ricostruire i rapporti di forza stabilimento per stabilimento, partendo anche dalla micro conflittualità che regolarmente si viene a creare sulle condizioni lavorative nelle varie fabbriche del gruppo. A tal fine è necessario che il coordinamento dei delegati Fiat si strutturi come un vero e proprio collettivo di discussione ed elaborazione che permetta sia a livello nazionale che a livello territoriale di garantire un coinvolgimento attivo e diretto dei nostri quadri di fabbrica alla stesura e costante verifica di tale strategia.

D'altro lato, in un contesto in cui è sempre più palese la volontà di Marchionne di abbandonare quasi del tutto l'Italia, dobbiamo avanzare una proposta complessiva di salvaguardia e di rilancio della produzione e dell'occupazione nei settori dell'automotive, dei veicoli commerciali, dei trattori e degli autobus che ponga al centro la rivendicazione della nazionalizzazione di Fiat Auto e Industrial, a partire dagli stabilimenti di Termini Imerese, di Imola e di Flumeri. In un contesto di profonda crisi di sovrapproduzione in questi settori di mercato, solo un ente pubblico che abbia al centro la produzione per finalità sociali e non per il profitto può salvaguardare il futuro industriale ed occupazionale del nostro paese.

La vicenda Ilva consente in tutta la sua drammaticità l'occasione di incontrare le ragioni della salvaguardia dell'ambiente, della salute dei lavoratori e delle popolazioni con il diritto al lavoro, all'esistenza. Occorre sostenere tutti i provvedimenti che vanno nella direzione di fermare l'inquinamento e che individuano precise responsabilità nella proprietà e nel management per quanto accaduto in questi anni.

Un nuovo modello di sviluppo si costruisce in rapporto ad un agire concreto, a scelte nette. La proprietà dell'acciaieria di Taranto deve tornare pubblica. Nazionalizzare lo stabilimento imponendo all'attuale proprietà l'assunzione dei costi del risanamento ambientale e dell'inquinamento mortale che ha prodotto.

Il Comitato Centrale ritiene necessaria la costruzione di una assemblea nazionale dei delegati e delle delegate della siderurgia a Taranto.

 

Per l’insieme dei documenti del CC del 5 6 settembre, http://www.fiom.cgil.it/cc/default.htm



Tags: FIOM  CGIL  Bellavita  Landini  Airaudo  

You are here Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> La mozione di minoranza FIOM che dà fastidio