Grecia, fatti e cifre

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di Panos Angelopoulos*

Lo sfaldamento della società greca spiega la crisi complessiva  del sistema capitalista. Ma è anche il risultato dei ricorrenti piani di austerità (Memorandum) imposti in maggio 2010, febbraio e ottobre 2012 dalla Troika, in accordo con i creditori privati (banche, fondi di investimento, ecc.)

Nel novembre 2012, l' ELSTAT, agenzia greca di statistica, ha pubblicato i suoi dati più recenti. Dal 2009, in valore costante, il PIL è passato da 211 miliardi di euro a 171 miliardi, con una diminuzione del 19%. Nel 2012, il declino è stato di un ulteriore 7%. Per durata ed estensione, questa regressione, è una "prima" in Europa occidentale dopo la Seconda Guerra mondiale.

La rapidità di questo crollo è dovuto a molti fattori.

In primo luogo, alle politiche di austerità. Poi, vi sono  la contrazione del credito e lo sviluppo dell'economia fondata sul baratto che ne deriva. Si sono fermati interi settori dell'economia greca e non perché mancano i clienti (in particolare per l'esportazione), ma perché non sono più in grado di finanziare il ciclo di produzione . Vi è un enorme problema di liquidità. Contemporaneamente, ed a causa dello sviluppo del baratto, altri settori escono dall'economia ufficiale. Si può, di fatto, considerare che un terzo della popolazione sopravvive solamente con il baratto o con sistemi locali di pagamento. Questo fenomeno sembra essere in forte aumento. In un tempo relativamente breve, dovrebbe provocare un crollo delle risorse fiscali. Eppure, nessuno ha pensato di toccare il grande capitale, le banche, gli armatori e il maggior proprietario fondiario del paese: la Chiesa.

La caduta del tenore di vita

Il consumo si è ridotto notevolmente. Rispetto ai livelli del 2005, le vendite al dettaglio sono diminuite del 24% e la produzione alimentare del 15%. Se si può sperare che questo calo venga in parte compensato dallo sviluppo delle reti di baratto per l'alimentazione e i consumi giornalieri; ma non può essere così per gli altri consumi, come quelli dei servizi pubblici (educazione, salute, ecc.).

Il volume degli investimenti produttivi è crollato da un indice di 175 a 75. Le esportazioni da 140 a meno di 120. Nel 2009, il debito pubblico greco rappresentava il 125% del PIL; tre anni dopo è passato al 175% e, secondo le stime, raggiungerà il 189% nel 2013. La massa di debiti fiscali reali  (imposte, tasse, IVA,ecc.) è passata da 3, 8 miliardi di euro a più di 10 miliardi (ma alcune stime sono più elevate).

Il potere di acquisto delle famiglie è diminuito di un terzo. Per il solo periodo da metà 2010  a metà 2012, si constata un crollo delle entrate dei nuclei familiari del 15% e del 9,5% dei sussidi sociali. Le imposte invece sono aumentate del 37%. Contemporaneamente, la soglia dei redditi imponibili è passata da 12.000 a 5.000 euro. Questi dati spiegano perché 853.282 persone (su una popolazione totale di 11,5 milioni) sono registrate presso diversi organismi, Chiesa compresa, per ottenere un aiuto alimentare quotidiano. E le misure del terzo Memorandum, adottato il 7 novembre 2012, non hanno ancora sviluppato i loro effetti nocivi. Un nucleo famigliare deve anche riscaldarsi: ciò non è evidente se il prezzo di un litro di nafta per le abitazioni è di 1,35 euro, un aumento del 35 % nell'arco di un anno. Nelle zone rurali il grande uso della  legna dei boschi per il riscaldamento conferma proprio il fatto che la nafta sia inaccessibile.

Per quanto riguarda l'elettricità: nel 2011, a 30.000 famiglie e piccole imprese è stata tagliata per non aver pagato le bollette. Il suo prezzo è già stato aumentato, e nel 2013, un ulteriore rialzo del 40%  avverrà  a piccole tappe.

Miseria ed esclusione di massa

Il numero di senzatetto è passato da qualche centinaio a quasi 40.000, e sarebbero molti di più se la famiglia non servisse da ammortizzatore.

La fame inizia ad attanagliare un numero sempre maggiore di persone: i bambini  svengono a scuola, vengono create numerose mense per i poveri, sempre più sovente la distribuzione di cibo da parte di diverse ONG ed iniziative solidali, aumenta la pratica del baratto. Sottolineiamo il cinismo del governo e della grande distribuzione che mette in vendita – in modo "visibilmente separato", su raccomandazione del governo – i prodotti che hanno superato la data di scadenza.

Nel 2010, l'ELSTAT valutava a 2,34 milioni il numero di persone che vivevano al disotto della soglia di povertà, il 20% della popolazione totale. Si stima che nel 2012, il numero di persone che vivono al di sotto, spesso largamente al di sotto di questa soglia, raggiungerà i 3,3 milioni. La povertà colpisce maggiormente i bambini, fino ai 15 anni nelle famiglie monoparentali e le persone che superano i 65 anni.

Il tasso di suicidi era il più basso nel mondo occidentale. Nel corso degli ultimi due anni, è aumentato del 40%. Si parla di 3 persone suicide ogni 2 giorni: persone appena licenziate, che hanno subito tagli drastici dei loro salari, pensioni, sussidi, persone che non riescono a far quadrare il bilancio.

Già all'inizio della crisi, le casse malati erano strutturalmente deficitarie. Tra il 2007 e il 2009, gli ospedali pubblici avevano già subito tagli sul budget del 40%.  Da allora, per sottostare alle disposizioni della Troika, le spese pubbliche per la salute sono state ridotte del 32%. I pazienti si son visti domandare un pagamento forfettario, prima di 5, poi di 25 euro per ogni consultazione, ed anche una partecipazione ai costi medici. I disoccupati non sono più coperti dopo un anno dalla perdita del posto di lavoro. Sempre più spesso non si curano ed attendono che si aggravino le patologie per poi recarsi al pronto soccorso, dove le ammissioni sono aumentate di un terzo. Le unità di cure intense sono sovraccariche. Negli ospedali mancano gli strumenti di uso quotidiano (siringhe, bende, mascherine) e medicamenti. Se il sistema di cura rasenta l'esplosione, quello della distribuzione dei medicamenti non va sicuramente meglio. Lo Stato deve ai laboratori ed alle farmacie più di un miliardo di rimborsi. I primi applicano spesso prezzi esorbitanti ed hanno da poco deciso di ritirare dal mercato i medicamenti per i malati cronici. I farmacisti, visto che non verranno rimborsati dalle casse malati,  rifiutano in maggioranza di fornire gratuitamente i medicamenti ai pazienti.

I rapporti delle ONG confermano una crisi umanitaria che si sta estendendo velocemente. Mentre in passato le loro missioni e gli interventi si rivolgevano principalmente agli emigranti clandestini o alle persone senza fissa dimora;  oggi per la maggior parte aiutano i molti Greci che non beneficiano di assicurazioni malattia. Sono anche ritornate malattie scomparse da decenni, come la malaria e la tubercolosi.

 

Salari e occupazione

Più di un quarto della popolazione attiva è disoccupata. Le donne e i giovani raggiungono il 57%. Il numero degli attivi che lavorano è oggi inferiore a quello dei disoccupati e dei pensionati.

Il salario minimo è attualmente di 586 euro lordi, e di circa 490 euro netti, mentre i contratti collettivi stanno sparendo, lasciando posto a contratti individuali, spesso imposti con la minaccia di licenziamento.

Nel 2011 sono fallite 60.000 piccole e medie imprese private. Società più importanti depositano i bilanci oppure optano per la delocalizzazione. Ciò causa licenziamenti massicci. Nel 2013, se ne attende un'ulteriore ondata con, per esempio, una ristrutturazione del settore bancario che  condurrebbe a 20.000 licenziamenti sugli attuali 56.000  occupati.

Nel settore privato, all'inizio si prevedeva di sopprimere 150.000 posti entro il 2015.

Nuove comunicazioni tentano di rendere questa prospettiva più "digeribile". La grande novità si chiama "riserva di lavoro". Impiegati dell'amministrazione pubblica centrale e delle municipalità verrebbero spostati in "riserva" per un anno, con un salario ridotto del 25%. Se un anno dopo, nessun posto sarà disponibile, verranno licenziati senza compensazioni.

Le "riforme strutturali" si centralizzano ora sulla cosiddetta "ristrutturazione del settore pubblico",  con la prevista soppressione nel 2013 di diversi servizi, istituzioni, organismi che produrrebbe 20.000 "riservisti"; ma, soprattutto, sulla privatizzazione di organismi pubblici,  dell'acqua, della elettricità e delle ferrovie che porterebbe ad una severa riduzione dei loro salari.

Aggiungiamo che nel 2011, più di 400.000 salariati sono stati pagati con almeno tre mesi di ritardo. Questo numero sta per esplodere. Confrontati con la minaccia di un fallimento immediato, si sta diffondendo la pratica di pagare solo una parte del salario

 

* estratti di un intervento del 30 novembre 2012 nel corso di  una serata proiezione e dibattito a Quimper (Francia). Il testo è apparso sulla rivista mensile Tout est à nous. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà-Ticino.  Il Testo completo su http://cadtm.org/Crise-de-la-dette-du-Sud-au-Nord

 

 



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