Con la Grecia

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Un appello europeo per non pagare la crisi

Una trentina di organizzazioni della sinistra anticapitalista europea, compreso l'est e la Russia, siglano una dichiarazione di solidarietà ai lavoratori greci e si impegnano a iniziative contro la crisi. Tra di loro le organizzazioni della sinistra greca, il Bloco portoghese, l'Npa, Sinistra Critica, l'Swp inglese.

1. La crisi economica globale continua. Enormi quantità di denaro sono stati iniettati nel sistema finanziario - 14 000 miliardi di dollari per le misure di sostegno negli Stati Uniti, Gran Bretagna e della zona euro, 1400 miliardi di prestiti bancari in Cina lo scorso anno - un grande sforzo per dare una nuova stabilità all'economia globale. Ma questi sforzi se saranno sufficienti a produrre una ripresa sostenuta, lasciano irrisolto il problema. La crescita resta molto lenta nelle economie avanzate, mentre la disoccupazione continua ad aumentare. Si teme che una nuova bolla finanziaria, questa volta incentrata sulla Cina, abbia iniziato a crescere. La natura prolungata della crisi - che è la peggiore dalla Grande Depressione - è sintomatica del fatto che essa è radicata nella natura stessa del capitalismo come sistema.

2. Dopo una dura ondata di tagli occupazionali, in Europa al centro della crisi è ormai il settore pubblico e il sistema di welfare. Gli stessi mercati finanziari che sono stati salvati dai piani di salvataggio sono ora sul piede di guerra contro il crescente debito pubblico, che tali piani hanno guidato. Hanno chiesto massicci tagli della spesa pubblica. E' un tentativo chiaramente di classe per far pagare i costi della crisi non a coloro che l'hanno scatenata - in particolare le banche - ma ai lavoratori e alle lavoratrici - non soltanto a coloro che sono occupati nel settore pubblico, ma anche a tutti gli utenti dei servizi pubblici. I requisiti di austerità e di "riforma" del settore pubblico mostrano nel modo più chiaro possibile che il neoliberismo, intellettualmente screditato dalla crisi, tuttavia, continua a dominare le decisioni politiche.

3. La Grecia è attualmente al centro della tempesta. Come molte altre economie europee, è particolarmente vulnerabile, anche a causa di un accumulo di debito durante la fase di espansione, in parte perché ha una certa difficoltà a competere con la Germania, il gigante della zona euro. Sotto la pressione dei mercati finanziari, della Commissione europea e del governo tedesco, il governo di Georgios Papandreou si è scordato le sue promesse elettorali e ha annunciato tagli di bilancio pari al 4% del Pil.

4. Fortunatamente, la Grecia ha una ricca storia di resistenze sociali dagli anni 70 in poi. Dopo la rivolta dei giovani, nel dicembre 2008, il movimento operaio greco ha risposto al pacchetto di tagli di bilancio del governo con una ondata di scioperi e manifestazioni. Sottolineiamo positivamente anche l'esempio del referendum in Islanda, in cui il popolo ha respinto il principio del rimborso del debito imposto dalle banche.

5. I lavoratori greci bisogno della solidarietà dei rivoluzionari, dei sindacalisti, degli anti-capitalisti di tutti i paesi. La Grecia è solo il primo paese europeo a essere bocciata dai mercati finanziari, ma la lista dei potenziali obiettivi include molti altri, in primo luogo lo Stato spagnolo e il Portogallo.

6. Abbiamo bisogno di un programma di misure in grado di far uscire l'economia dalla crisi, sulla base della priorità accordata alle esigenze sociali, piuttosto che ai profitti e imponendo il controllo democratico sul mercato. Dobbiamo lottare per una risposta anti-capitalista: la nostra vita, la nostra salute, i nostri posti di lavoro valgono più i loro profitti.

·        · Tutti i tagli nei bilanci pubblici devono essere bloccati o invertiti: no a"riforme dei sistemi pensionistici; la sanità e l'istruzione non sono in vendita;

·        · Un diritto garantito al lavoro e un programma di investimenti pubblici in posti di lavoro ecologici: trasporti pubblici, industrie di energia rinnovabile e l'adeguamento degli edifici pubblici e privati per ridurre le emissioni di biossido di carbonio;

·        • Per un sistema bancario e finanziario unificato pubblico sotto il controllo pubblico!

·        · Gli immigrati e i rifugiati non devono essere i capri espiatori della crisi: documenti per tutti!

·        · No alle spese militari: ritiro delle truppe occidentali dall'Iraq e dall'Afghanistan, massicce riduzioni delle spese militari, e scioglimento della NATO.

7. Abbiamo deciso di organizzare attività di solidarietà in tutta Europa contro i tagli alla spesa sociale e gli attacchi capitalisti. Una vittoria dei lavoratori greci rafforzerà la resistenza sociale in tutti i paesi.

Grecia : Aristeri Anasynthesi, Aristeri Antikapitalistiki Syspirosi, Organosi Kommuniston Diethniston Elladas-Spartakos, Sosialistiko Ergatiko Komma, Synaspismos Rizospastikis Aristeras;

Portogallo: Bloco de Esquerda;
Germania: Internationale sozialistische linke, marx21, Revolutionär Sozialistischen Bund;
Austria: Linkswende;
Belgio: Ligue Communiste Révolutionnaire - Socialistische arbeiderspartij;
Croazia: Radnička borba;
Cipro: Ergatiki Dimokratia;
Stato spagnolo: En lucha/En lluita, Izquierda Anticapitalista, Partido Obrero Revolucionario;
Francia: Nouveau Parti Anticapitaliste
Gran Bretagna: Socialist Resistance, Socialist Workers Party
Italia: Sinistra Critica
Irlanda: People Before Profit Alliance, Socialist Workers Party
Paesi Bassi: Internationale Socialisten, Grenzeloos
Polonia: Polska Partia Pracy, Pracownicza Demokracja
Russia: Vpered
Serbia: Marks21
Svizzera: Gauche anticapitaliste, Mouvement pour le socialisme /Bewegung für Sozialismus, solidaritéS
Turchia: Devrimci Sosyalist İşçi Partisi, Özgürlük ve Dayanışma Partisi.

 

Pubblicato su il megafono quotidiano (http://www.ilmegafonoquotidiano.it)

 

 

Inserisco molto volentieri questo appello, che dà un segnale importante: l’attacco alla Grecia della finanza mondiale, e lo stesso intervento dell’UE e del FMI (presentato come aiuto) serve a creare i precedenti per un attacco alle conquiste sociali di altri paesi, e richiede quindi una mobilitazione in tutta l’Europa.  (a.m. 3/5/10)

 



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