Una truffa sull’art. 18

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Una truffa sull’art. 18

(presentazione del testo di Emanuele Battain su “Cosa è cambiato nella giustizia italiana?”, inserito sul sito come: Controriforma della Giustizia)

 

La truffa che si sta consumando sull’art. 18, non è nuova. In base alla proposta del governo già accettata dalla maggioranza della CGIL l’art. 18 dovrebbe rimanere in vigore solo per i licenziamenti apertamente discriminatori (cioè per nessuno, perché mai un padrone è stato così stupido da ammettere apertamente di licenziare un operaio perché comunista o ateo o per qualche altro motivo del genere) mentre rimarrebbero validi ovviamente quelli per motivi economici o “disciplinari”. Ovviamente chi organizza uno sciopero turba la disciplina dell’azienda…

Inoltre il trucco di lasciare al giudice la scelta se chiedere il reintegro o imporre solo un indennizzo, è antichissimo: non solo è quanto una magistratura sensibile alle pressioni di Marchionne ha autorizzato recentemente a Melfi per i tre licenziati, stabilendo che basta che siano retribuiti, senza che tornino in produzione, ma è quanto già negli anni Settanta era la linea proposta dalla Cassazione (che come è noto è quella parte della magistratura dove, al culmine della loro carriera, si concentrano gli ammazza processi e i demolitori delle leggi giuste).

Lo ricostruisce bene Emanuele Battain, che abbiamo appena commemorato a Venezia in un bellissimo convegno che si è tenuto il 9 marzo presso l’Ateneo Veneto, con una notevole partecipazione di giovani avvocati. Un convegno insolito, promosso dall’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser, www.iveser.it ), dall’Ordine degli Avvocati di Venezia, dalla Camera Penale Veneziana e dall’Associazione Giustizia e Libertà Venezia – Fiap. Un convegno decisamente controcorrente, su Avvocati a Venezia. Etica, archivi ed esperienze professionali nell'Italia.  Controcorrente oggi è ricordarsi dell’etica… L’obiettivo era la presentazione di un prima fase di archiviazione e catalogazione presso l’Iveser degli archivi di tre avvocati (Emanuele Battain, Gianni Milner e Luigi Scatturin) impegnati per una vita intera in moltissimi processi per vertenze di lavoro e non solo. Un’attività che già ha raggiunto risultati importanti, ma che per una piena valorizzazione ha bisogno ancora di borse di studio per giovani storici o giuristi. Una volta tanto, tuttavia, sono ottimista: quando nel 2006 avevo proposto di non far disperdere un patrimonio di esperienze e di testimonianze sulla società italiana, non speravo che nell’arco di pochi anni si riuscisse a sistemare l’archivio nella bella sede dell’Iveser, a fare in tempi rapidi la prima catalogazione, e poi proiettare questo lavoro all’esterno con un convegno. Mi auguro quindi che si possa procedere ancora speditamente, per mettere a disposizione di tutti questo materiale.

Ho voluto segnalare sul sito questa iniziativa per diverse ragioni: prima di tutto mi è parsa un ottimo sintomo, in controtendenza, la grande partecipazione soprattutto di giovani a un convegno dedicato a tre avvocati di sinistra, di cui uno – Emanuele Battain – decisamente e apertamente rivoluzionario. Per far capire a chi non lo ha conosciuto come e quanto fosse rivoluzionario, ho inserito sul sito non solo il mio intervento al convegno, ma anche la commemorazione che avevo fatto ai funerali il 24 agosto 2006. Tuttavia, per prepararmi a questa iniziativa, avevo riletto un’intervista che avevo fatto io stesso a Emanuele Battain nel lontano 1981 per la rivista “Critica comunista”, e mi è parsa di un’attualità straordinaria per una riflessione sulla profonda involuzione del sistema giudiziario italiano (nonostante le positive eccezioni di qualche recente sentenza simbolica come quella contro i dirigenti della Thissen Krupp o della Eternit).

Per questo la ripropongo integralmente (Controriforma della Giustizia) perché taglia corto con tutte le sciocchezze che (ignorando che si procede nella stessa direzione in tutta l’Europa) hanno attribuito la crisi profonda della giustizia in Italia soltanto all’intervento di Silvio Berlusconi e dei suoi scherani per tutelare i propri interessi: dalla ricostruzione che Emanuele faceva, più di un decennio prima della “discesa in campo” del cavaliere, emerge chiarissima la responsabilità primaria dei partiti del movimento operaio nello smantellamento delle garanzie per la difesa, basato per giunta su una lettura distorta della radicalizzazione operaia e giovanile, che veniva assimilata assurdamente da alcuni “magistrati democratici” al terrorismo, con l’effetto di rafforzarlo anziché combatterlo. Ma Emanuele Battain, che pure era il compagno meno settario che io abbia conosciuto, non risparmiava le critiche anche agli irrigidimenti dell’area “antagonista”, che non riusciva neppure a capire la necessità di una battaglia politica verso quei settori del PCI che potevano allora ancora rendersi conto del carattere suicida della politica del suo gruppo dirigente.  Buona lettura!

(a.m. 16/3/12)

 



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