Una farsa all'Alenia *

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Una farsa all’Alenia

 

I media hanno esaltato pressoché unanimemente “il coraggio” del ministro Fornero, per aver avuto la pazienza di ascoltare almeno una volta l’opinione di alcune delle vittime della sua politica: i lavoratori dell’Alenia. Ma a parte le gelosie meschine della FIM-CISL, e delle tre confederazioni, che hanno protestato per timore di essere espropriate del loro potere esclusivo di rappresentanza, qualche voce discordante si è levata anche nella FIOM, da sinistra. Sergio Bellavita, uno dei quattro segretari nazionale della FIOM, e Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della stessa organizzazione, hanno criticato infatti la scelta di invitare la ministra, attribuendola a “qualcuno della FIOM” (cioè a Giorgio Airaudo, il segretario piemontese della FIOM, l’esponente del gruppo dirigente metalmeccanico più moderato e più vicino alla SEL).

Cremaschi “assolve” giustamente “i lavoratori della fabbrica, che, non sapendo più a quale santo votarsi di fronte alla valanga di disastri che padroni e governo stan loro precipitando addosso”, hanno mandato la lettera al Ministro per chiederle di venire in assemblea. Ma commenta: “questa lettera è un segno ulteriore della crisi della politica”…

(a.m. 24/4/12)

PS Dopo la pubblicazione sul sito ho verificato che accanto a qualche approvazione, è arrivata anche una critica al mio “settarismo” (e ovviamente a quello dei due sindacalisti), per non aver tenuto conto della conclusione finale del promotore dell’iniziativa, Airaudo, che ha ribadito la necessità dello sciopero generale. Ma continuo a pensare che organizzare l’incontro sia stato un errore: me lo confermano non solo il commento di Francesco Piccioni sul Manifesto (fortemente sbilanciato in elogi della “compostezza”, la “cortesia”, ecc.), ma una serie di telefonate a “Prima pagina” di Radio3 e a Caterpillar AM, tutte entusiaste della possibilità di un “dialogo civile”. Io penso che di dialoghi civili con chi ha il coltello dalla parte del manico ne abbiamo visti tanti, ora bisogna invece recuperare la capacità di individuare il nemico di classe, chiamarlo col suo nome e combatterlo a viso aperto. (24/4/12, ore 12)

 

 

"La Fornero all'Alenia per un'ora? In fabbrica bisogna provare a lavorarci per 45 anni, cara Ministra"

Sergio Bellavita

 

La Fornero all'Alenia per un'ora? In fabbrica bisogna provare a lavorarci per 45 anni, cara Ministra. Si può essere d'accordo o meno sull'invito ad andare a confrontarsi con i lavoratori dell'Alenia di Torino, che qualcuno della Fiom ha fatto alla ministra Fornero; io penso sia stata una scelta sbagliata. Quello che è innegabile è che con questo gesto di estrema cortesia la gravità delle politiche della Fornero e del governo Monti viene fortemente ridimensionata. La Ministra ne esce persino riabilitata dagli applausi che i lavoratori, ai quali nulla si può addebitare sulla vicenda, gli concedono per il riconosciuto coraggio nell'essersi confrontata con loro.

Non sono avvezzo alle false cerimonie. Il vero coraggio è quello dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, di tutti coloro che si ostinano a combattere per arrivare alla fine del mese, non certo quello di una docente universitaria sicuramente benestante, sabauda nei modi, sprezzante del dissenso e che, senza nessun mandato democratico, ha determinato scelte di una violenza inaudita sulla vite delle persone che il sindacato dovrebbe rappresentare. Si, violenza, perché costringere chi guadagna, quando li guadagna, poco più di mille euro al mese, a lavorare sino e oltre i 67 anni per una pensione da fame è un atto violento che come un machete si abbatte sull'esistenza di una persona, sulla sua famiglia.

Non paga, la Ministra pretende di cancellare l'art. 18 per dare alle imprese libertà assoluta di licenziamento, di distribuire brioche ai cosiddetti esodati (termine orrendo), di tagliare gli ammortizzatori sociali esistenti e mantenere intatta tutta la precarietà.

La Ministra Fornero non ha bisogno di sentire la voce dei lavoratori per conoscere le conseguenze delle sue scelte politiche; sa benissimo che ai lavoratori sta chiedendo un prezzo altissimo, mentre nulla è richiesto ai redditi più alti.

Non abbiamo mai invitato Sacconi o Maroni a un'assemblea in fabbrica, eppure questi ex Ministri del lavoro non hanno mai fatto scelte brutali come quelle compiute adesso dalla Fornero. La ragione del non invito era legata al fatto di considerarli quantomeno avversari. Pertanto, le assemblee le facevamo noi per invitare i lavoratori a lottare contro la loro politica. Per la stessa ragione, abbiamo sempre detto no alle assemblee convocate dal padrone per parlare direttamente con i lavoratori. Forse, a prescindere dal merito, con la venuta della Fornero qualcosa è cambiato, se non nei contenuti, negli schieramenti.

23.4.2012

 

 

 

Che tristezza all'Alenia di Torino

di Giorgio Cremaschi

23.4.2012

Non c'è dubbio che l'assemblea che si è tenuta all'Alenia di Torino ha rappresentato un immeritato guadagno per il ministro Fornero e una perdita per tutti noi.

Non abbiamo nulla da dire, naturalmente, ai lavoratori della fabbrica, che, non sapendo più a quale santo votarsi di fronte alla valanga di disastri che padroni e governo stan loro precipitando addosso, mandano una lettera al Ministro per chiedere di venire in assemblea. Certo questa lettera è un segno ulteriore della crisi della politica e anche della crisi del sindacato. Oramai tutte le istituzioni, sindacali, politiche, partitiche, di governo, sono viste allo stesso modo: come enti lontani a cui fare riferimento per petizioni, lamentele o indignazione.

I lavoratori dell'Alenia sono quindi lavoratori in carne ed ossa, colpiti in particolare dal disastro degli esodati provocato dal ministro Fornero e da Monti, e quindi è comprensibile che sperino, anche con un'assemblea col Ministro, di ottenere un piccolo miglioramento della propria condizione. Tutto il resto però fa solo tristezza ed è segno della crisi.

Fa tristezza la caricatura del dialogo tra le parti, che avviene in quest'assemblea. Il governo sta liquidando lo Statuto dei lavoratori, il sistema pensionistico, i servizi pubblici e poi lo va a spiegare in assemblea, presentandosi come dialogante. "Ma ci facci il piacere!"

E fa tristezza la caricatura di democrazia sindacale che avviene in quell'assemblea. Nel passato i delegati e i lavoratori avrebbero prima di tutto chiesto l'intervento dei segretari generali dei sindacati, per protestare con essi sull'inefficacia dell'azione sindacale, per rivendicare di contare di più. Oggi questo confronto di fabbrica diventa ininfluente, per evidente responsabilità non certo dei lavoratori, ma di un sindacato sempre più estraneo alla partecipazione e alla democrazia. E così alla fine l'assemblea all'Alenia viene presentata come una modernità, mentre è solo un atto di vecchio paternalismo di poteri che non vogliono mediare su nulla. E' ovvio che dopo quell'assemblea il ministro Fornero, si sentirà ancora più legittimata a continuare nella strada intrapresa, dolorosa certo ma inevitabile. Sì, l'Assemblea in Alenia fa solo tristezza, ed è solo un segno delle crisi e delle difficoltà del sindacato e del mondo del lavoro. Crisi e difficoltà che toccano anche una realtà come la Fiom.

 

 



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