Russia, Stati Uniti e Unione Europea dietro il caso ucraino

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Guillermo Almeyra

 

Fin dal crollo dell’Unione Sovietica, i governi statunitensi cercano di ridimensionare la potenza russa e di stringere l’Urss entro una rete di basi aggressive ai suoi confini espandendo sempre di più l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) verso Oriente. La Russia – lo si ricorderà – reagì già quando gli Stati Uniti e la Nato tentarono di installarsi in Georgia, nel Caucaso, alla cerniera e ora ha reagito di nuovo quando, attraverso il tentativo dell’Ucraina di entrare nell’Unione Europea, gli Stati Uniti hanno cercato di spostare il raggio d’azione della NATO verso l’Est e di chiudere l’accesso al Mediterraneo alla flotta russa del Mar Nero, che ha la sua base a Sebastopoli, nella penisola di Crimea.

La reazione, del tutto prevedibile, deve essere stata calcolata da Washington, e il ruolo provocatorio della diplomazia statunitense fa a pugni con i precedenti interessi di cooptare la Russia attraverso la sua partecipazione al G8, separandola dalla Cina e dalle cosiddette “potenze emergenti”, quali l’India. Sia detto di passata, questi due ultimi paesi rifiutano le misure anti-russe e invitano a muoversi con cautela e a risolvere tutto in via diplomatica.

I capitalisti mafiosi di Mosca hanno sostenuto il regime impopolare, corrotto e asservito del presidente ucraino Yanukovich, deposto da un golpe parlamentare che ha cavalcato le grandi manifestazioni popolari, in cui si sono inseriti i fascisti e i neonazisti ucraini (che non le hanno dirette, ma se ne sono serviti). La mobilitazione popolare è stata di fatto alimentata dall’Unione Europea, che ha sfruttato il rigetto della corruzione e dell’incapacità dell’oligarchia ucraina sottomessa a Mosca e la memoria dei crimini di Stalin e dei suoi seguaci in Ucraina (lo stalinismo deportò tutti i Tatari di Crimea e calpestò i diritti nazionali ucraini), incanalando questi sentimenti dietro l’illusione di condizioni di vita migliori se l’Ucraina fosse entrata nell’Unione Europea del grande capitale. Alle masse democratiche si sono unite le minoritarie squadre fasciste, ultranazionaliste, antirusse di “Svoboda” e di altri gruppi di estrema destra, che cercano di portare acqua al proprio mulino ma che, contrariamente a quanto sostiene Mosca, non hanno costituito né costituiscono la base del crollo di Yanukovich e dell’attuale governo eterogeneo, fragilissimo, dell’oligarchia ucraina filoccidentale.

Non ci troviamo quindi di fronte all’alternativa “fascismo o Putin”; quest’ultimo non è né anticapitalista, né antimperialista, né è democratico, e misure come l’annessione della Crimea alla Russia (indipendentemente dai legami storici plurisecolari tra la penisola e Mosca) servono solo a saldare i democratici ucraini ostili al regime fantoccio di Yanukovich ai fascisti di ogni genere manipolati dai servizi occidentali, mentre è indispensabile, viceversa, distinguere la legittima protesta di sinistra dalle manovre belliciste antirusse della NATO.

L’UE e gli USA potrebbero vedersi colpiti più della Russia dalle loro sanzioni contro Putin. L’Europa, infatti, dipende dal gas e dal petrolio russo per il 30% del suo fabbisogno, la Francia sta costruendo per Mosca due portaelicotteri e l’Ucraina non potrebbe vivere senza la Russia. Mosca consoliderà inevitabilmente i suoi legami politici, economici e militari anche con la Cina, che gli Stati Uniti intendono accerchiare nello stesso Mar della Cina e che provocano da anni utilizzando i loro fantocci di Taiwan e il Giappone. Anche i paesi petroliferi assistono preoccupati alle minacce alla Russia, che incide parecchio sul mercato energetico. Il sostegno, in questo caso, all’Ucraina, come in Siria o in Libia, da parte di paesi come l’Argentina alla diplomazia statunitense, dell’UE e di Israele evidenzia l’evoluzione a destra dei loro governi, anche se la maggioranza di quelli cosiddetti “emergenti” guarda con preoccupazione alla ripresa della “Guerra fredda”, che potrebbero sortire effetti moltiplicatori della crisi economica mondiale, sia nell’UE sia negli stessi Stati Uniti, vale a dire nei principali mercati.

Il nazionalismo grande russo o l’ascesa dello sciovinismo ucraino in reazione alla politica di Mosca recano un enorme danno alla difesa della Russia e della stessa pace mondiale. La difesa della realpolitik ha sempre sortito effetti contrari: Napoleone, con l’invasione delle decine di Stati tedeschi, ha  creato il nazionalismo tedesco, rafforzato quelli russo e austriaco e forgiato la Santa Alleanza di tutte le monarchie reazionarie, finché la lotta di classe non ha fatto irruzione sulle barricate operaie del 1848. La Russia si potrebbe difendere dall’imperialismo se i popoli si differenziassero dai governanti capitalistici, incluso tra questi lo Stesso Putin, che vuole che gli ucraini scelgano tra la sua autocrazia e il capitalismo russo mafioso, o quello dipendente e asservito dell’UE e dei suoi lacchè ucraini.

Solo la mobilitazione democratica e per la riorganizzazione dell’Ucraina potrà impedire la manovra dell’UE,e delle squadre fasciste al suo servizio e degli apprendisti stregoni del Dipartimento di Stato. I popoli europei (e quello degli stessi Stati Uniti) respingerebbero i preparativi di guerra e l’escalation politico-militare, se vedessero in Ucraina e nell’Europa orientale una mobilitazione di massa per una politica anticapitalista e antimperialista invece della lotta tra diversi settori di oligarchi che si contendono il potere per far sì che siano i lavoratori a pagare i costi della crisi.

Non esistono solo due scelte – o Putin o gli imperialismi occidentali – ma tre, perché si può organizzare la risposta mondiale dei lavoratori ai fabbricanti di guerra.

Traduzione di Titti Pierini



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