Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Medio Oriente e mondo arabo-islamico --> Siria, aiuti e autoderminazione

Siria, aiuti e autoderminazione

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Il sito svizzero www.alencontre.org che fa capo al MPS ha dedicato un’attenzione sistematica alla situazione siriana, anche grazie a diversi collaboratori provenienti dalla Siria e da altri paesi dell’area. Sul sito ci sono diversi loro articoli. Quest’ultimo è particolarmente allarmato perché registra una correzione parziale dell’orientamento delle potenze imperialiste, che hanno detto di voler fornire armi ad alcune componenti dell’ESL, per timore di un disfacimento analogo a quello dell’Iraq dopo la caduta di Saddam. Ma ipocritamente continuano a non preoccuparsi della situazione della popolazione travolta dalla guerra…

 

La sofferenza e la desolazione del popolo siriano sono al di là di tutto ciò che avremmo potuto immaginare in quel marzo 2011, quando hanno cominciato a manifestarsi le prime rivendicazioni pacifiche, anche se piccole manifestazioni a Damasco erano già state represse nel mese di gennaio del 2011.

La recente, seppur relativa, avanzata delle forze ribelli armate ha permesso loro di conquistare  armi più efficaci, sequestrate all'esercito siriano. In alcune regioni, tutto questo ha permesso di limitare gli attacchi di elicotteri ed aerei. Ma gli ultimi rapporti di alcuni medici siriani sottolineano come gli ospedali da campo di pronto intervento, e che già dispongono di pochi mezzi, restino gli obiettivi privilegiati degli attacchi dell'aviazione siriana. Ed in effetti la percentuale di medici uccisi rispetto ad altri settori della popolazione è di gran lunga più elevata. Questo sottolinea la natura profonda di questo regime dittatoriale.

Sentiamo un recente racconto di un abitante di un villaggio: “Il nostro villaggio è stato demolito, la mia casa è distrutta, sono partito con i miei figli per raggiungere la Turchia. Ma non siamo potuti entrare. Ho cercato aiuto in questo campo di  Azaz, vicino alla frontiera turca”. Il responsabile del campo, che raccoglie più di 1700 famiglie, è membro della Mezzaluna Rossa siriana, racconta al giornalista Omar Ouhamane che  “il regime siriano ha fatto di tutto per impedire alla  Mezzaluna Rossa [legata al potere] di avere i mezzi per aprire questo campo profughi”. Risultato: il responsabile del campo è stato incriminato per aver detto la verità ed aver denunciato, su un canale televisivo straniero, il bombardamento di un altro campo profughi. Uno stralcio della tragedia vissuta quotidianamente dalla popolazione siriana.

Le affermazioni del presidente francese François Hollande e del primo ministro britannico David Cameron che ipotizzano una possibile fornitura  di armi anticarro ed antiaeree alle forze ribelli che lottano contro la dittatura del regime di Bachar el-Assad devono essere comprese nell'ottica del loro obiettivo reale. Obiettivi illustrati in modo esplicito dall'ambasciatore di Francia per la Siria, Eric Chevalier il 15 marzo 2013, dopo che la Francia ha rotto le relazioni diplomatiche con il regime.

Le varie potenze occidentali temono di dover far fronte ad un'implosione dello Stato siriano ed a una situazione “caotica” in una regione strategica, non solamente a causa del petrolio, ma per la sua posizione di vicinanza a paesi come l'Iran, Israele, ecc.

L' ossessione di diversi paesi imperialisti è di  evitare il ripetersi della situazione in Iraq ai tempi della guerra condotta da George W.Bush, dal vice presidente Dick Cheney (strettamente legato all'impresa “parapetrolifera” Halliburton) e dal segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld. La scelta politica che consisteva nello smantellare quasi totalmente lo Stato “baasista” di Saddam Hussein, suo amministratore,  e il partito unico nelle mani del dittatore, è sfociata in una situazione caotica, incontrollabile sia sul piano sociale che su quello politico ed economico; una situazione che ha aperto un campo di battaglie permanenti tra le molte fazioni politico-confessionali, rimettendo ampiamente in questione i presupposti per il recupero e un ulteriore sviluppo dello sfruttamento petrolifero. Tutto questo con la sola eccezione del Kurdistan iracheno, protetto e controllato dai due clan Talabani e Barzani che vivono della rendita petrolifera regionale  (esportazione tramite la Turchia).

Un ripetersi della situazione irachena – che ha segnato, al di là di “ogni speranza”, una sconfitta dell'imperialismo americano - deve essere assolutamente evitato, tenendo conto degli interessi delle diverse potenze imperialiste, tra le quali in particolare i due ex poteri coloniali, francese e inglese, che si sono divisi la regione dopo la Prima Guerra mondiale.

Da allora, le dichiarazioni relative alla fornitura di armi per lo stato maggiore dell'Esercito siriano libero - come annunciato dell'Ambasciatore Eric Chevalier – indica la  necessità di iniziare una transizione, più o meno controllata, nella prospettiva di una implosione del regime. Secondo le sue dichiarazioni, questi invii, anche se non immediati, devono “impedire che la situazione si tramuti in caos disorganizzato”. Di fatto, il dirigente  libanese druso, Walid Jumblatt ha discusso a lungo con Hikmat Chehabia, ex capo dello stato maggiore siriano sotto Hafez el-Assad, qualche giorno prima della sua morte, il 5 marzo 2013. Secondo Jumblatt, quest'ultimo gli aveva detto “Bachar el-Assad è un folle e condurrà il paese alla distruzione”. L'esperienza di questi ultimi due anni dimostra che questa affermazione contiene molte verità, indipendentemente dal gioco politico libanese di Jumblatt.

Le dichiarazioni che si riferiscono alla fornitura di armi anticarro e antiaeree devono far pressione su un settore dell'esercito e dello Stato siriano, per permettere di aprire un negoziato politico-militare sotto la guida dei dirigenti dei paesi imperialisti e trovare una soluzione di transizione, più o meno ordinata, evitando una crisi siriana analoga a quella irachena. A maggior ragione, anche perché un “attore” della regione, Israele, potrebbe intervenire, con il pretesto del pericolo costituito da Hezbollah ed un suo possibile accaparramento delle scorte di armi chimiche del regime dittatoriale di Assad. Vista l'instabilità del regime di Assad, rafforzare militarmente le truppe controllate dallo stato maggiore dell'Esercito siriano libero potrebbe diventare anche uno spunto per inserire nei negoziati anche la Russia, assicurandole lo sbocco sul Mediterraneo che già possiede con i suoi diritti di transito e di approvvigionamento nel porto di Tartus. La partenza di centinaia di famiglie, organizzata nel mese scorso da Putin, è certamente un fatto che dimostra la possibilità di un inserimento del regime russo nei negoziati.

Che occorra fornire armi anticarro e antiaeree a coloro che si difendono da un esercito assassino e dalle sue forze paramilitari criminali chabiha, è un dovere politico e morale nei confronti di un popolo che insorge contro una dittatura. Ma questo aiuto deve essere fatto in reale accordo con i comitati civili locali che organizzano, sotto forme diverse, la sopravvivenza della popolazione. Questo aiuto non può e non deve essere un mezzo per mettere in questione il diritto all'autodeterminazione del popolo siriano e delle sue componenti. La situazione che si presenterà dopo la sconfitta del regime di Assad non deve essere appannaggio di quelle forze che  già in passato hanno colonizzato questo paese. La vastità della crisi umanitaria senza precedenti (campi profughi, popolazioni trasferite, distruzione di infrastrutture sanitarie e abitative, estrema penuria di cibo, ecc.) esige un aiuto reale ed effettivo da parte della cosiddetta comunità internazionale. Non basta filmare bambini affamati e congelati per darsi  un'apparenza di “anime caritatevoli”. I paesi che promettono forniture di armi devono anche aumentare in modo massiccio gli aiuti umanitari. Ma non bisogna dimenticare che Hollande e Cameron, ognuno a suo modo, applicano nei loro paesi programmi di austerità che colpiscono la sanità pubblica ed il sistema educativo.  Vi è forse un legame tra l’insufficienza dell’aiuto umanitari e i tagli drastici nei vari campi della sicurezza sociale in Francia, in Inghilterra ed altrove.

Una solidarietà più attiva e forte con la popolazione siriana confluisce nelle lotte solidali contro le politiche di pauperismo in Europa, nelle lotte per i diritti degli immigrati e per la demistificazione di una islamofobia che serve gli interessi delle classi dominanti dei paesi imperialisti.

Articolo apparso sul sito www.alencontre.org. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Cantone Ticino



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