Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Perché la CGIL ha paura dei 5 stelle?

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Ho ricevuto da un compagno medico triestino questa lettera inviata alla CGIL a cui è iscritto, sull'atteggiamento sprezzante con cui viene liquidato dai dirigenti quel 50% degli iscritti alla confederazione che hanno votato per il M5S. Mi pare interessante, soprattutto per la descrizione dei criteri democratici vigenti all'interno di quel sindacato, e della sua scarsa trasparenza. D’altra parte ne hanno parlato sul sito diversi interventi anche recenti, come Cremaschi: il governissimo sindacale .

Merita una riflessione  anche la stessa previsione apparentemente sbagliata sulla Serracchiani, che invece - sia pure di stretta misura - ha vinto le elezioni regionali. Ma la sua vittoria non prova che fosse una buona scelta... Bisogna aspettare un bilancio e basta pensare al dato confermato da tutti i sondaggi che in questa fase vedono Matteo Renzi vincente in eventuali elezioni a breve termine.  Eppure Renzi è assolutamente inconsistente. Pesa il fatto che è esaltato unanimemente da tutti i commentatori che puntano sull'ulteriore cancellazione di ogni residua connotazione di sinistra del PD, e per questo potrebbe effettivamente avere un successo elettorale pilotato dai media che orientano i cittadini meno politicizzati. Con risultati, poi, catastrofici.
Un'altra testimonianza dell'impoverimento politico del centro sinistra , che porta tra l'altro la maggior parte degl elettori del PD a preferire nei sondaggi l'elezione subito di un segretario (ovviamente senza congresso e non si sa in base a quali criteri, forse la fisionomia...) alla scelta di un garante con il compito di preparare un regolare congresso tra qualche mese.  
Per questo chi ha portato a questa situazione non ha il diritto di impartire  lezioni al M5S sui criteri politici interni...

(a.m. 9/5/13)

* * *

 

Nel dibattito post-elettorale in corso nella nostra organizzazione, ho assistito con un certo stupore alle reazioni di autorevoli dirigenti, da Camusso a Nicolosi (per parlare solo dei nazionali), che tendono a bollare come “compagni che sbagliano” gli iscritti alla CGIL che hanno dato il voto al movimento di Grillo. Eppure l’Istituto Cattaneo di Milano ipotizza che quasi il 50% degli iscritti ha dato il voto al M5S. Invece di interrogarci sul perché di questo fenomeno, ci si limita a commenti liquidatori in risposta ad alcune affermazioni fatte da Grillo sui sindacati, bollandolo tout-court come anti-sindacale se non addirittura fascista.

Per me, “tormentato” elettore di Rivoluzione Civile alla Camera e di SEL al Senato (ah, il voto utile…), queste prese di posizione appaiono superficiali e poco utili per capire il fenomeno.

Ma davvero i compagni che hanno votato il M5S, hanno votato un programma qualunquista, “anti-politico” se non addirittura di destra?

Se guardiamo i 20 punti dell’ M5S (nota 1- vedi sotto) solo un paio possono apparire “demagogici” o troppo drastici (referendum sull’euro, abolizione di Equitalia, no ai finanziamenti dei giornali); gli altri riguardano la moralizzazione della classe politica e diverse proposte, pur non organiche, di difesa della casa, della scuola e sanità pubblica, di rilancio economico e così via. Persino il reddito di cittadinanza (da distinguere dal salario minimo garantito) è una proposta al centro del dibattito sindacale e politico nella sinistra.

Se aggiungiamo a questi punti anche le battaglie ambientaliste, per l’ autoproduzione energetica, di opposizione al TAV e, cosa più importante, di contrasto alla guerra e alle politiche militariste, si può affermare che no, il programma del M5S non è né qualunquista né di destra.  Pur nella sua disorganicità, è a tutti gli effetti un programma di cambiamento progressista, con obiettivi condivisibili anche dalla sinistra (forse non dal “centro-sinistra”..),  sicuramente non ascrivibile all’anti-politica.

Ma il programma, qualcuno dirà,  si lascia scrivere; e come “prova” (?!) che un programma non si giudica necessariamente dai contenuti (?!) è stato addirittura riesumato quello elettorale dei fasci di Mussolini degli anni ’20, per evidenziare come anche in esso vi fossero alcuni elementi progressivi e di sinistra.  Forzature a parte, posso anche concordare sul fatto che non sia stato il programma la motivazione  principale per cui tanti giovani, donne, operai e anche sindacalisti hanno votato Grillo e non Bersani.

Quali messaggi allora hanno convinto una parte dell’elettorato di sinistra e soprattutto tanti giovani?

Io li sintetizzerei così.

1.    La questione morale. Cioè il no alla corruzione della classe politica, alle malversazioni del denaro pubblico, al finanziamento pubblico lecito e illecito dei partiti, alla eleggibilità dei condannati in giudizio.

2.    Il rifiuto della casta, con i suoi privilegi, la sua inamovibilità, la sua capacità di auto-perpetuazione che  alla lunga rende indistinguibili le posizione politiche le une dalle altre (come nel caso degli “inciuci”).

3.    La limitazione dei mandati, per un rinnovo costante della classe dirigente

4.    La competenza, la capacità professionale e il merito, intesi come requisiti per ricoprire le posizioni di vertice alle quali si è eletti o si viene nominati.

5.    La trasparenza delle decisioni, sia nelle istituzioni che nelle aziende (non dimentichiamo che la carriera “politica” di Grillo è iniziata con lo smascherare la vicenda Parmalat)

6.    La necessità di un controllo diretto degli eletti, anche con lo strumento del referendum

7.    Un nuovo tipo di comunicazione, condivisa, tempestiva e di massa,  che ad esempio solo la messa in rete può dare (in contrasto con un giornalismo – televisivo e della carta stampata - spesso servile, molto gridato,  quasi sempre superficiale e censorio)

Questi messaggi hanno convinto molti elettori della sinistra. E’ importante capire questo, perché riguarda direttamente anche la CGIL. Questione morale? Non metterei la mano sul fuoco che  i costi dei dirigenti (cene, viaggi, alberghi) fatte con i soldi dei lavoratori, siano sempre stati pienamente giustificati. Casta? La limitazione dei 2 mandati non mette al riparo di perpetuare lo status di dirigente o funzionario “a vita”, saltando da un incarico all’altro. Penso anche ai casi in cui il sindacato è stato un trampolino per lanciarsi in politica (salvo, in caso di insuccesso, rientrare come funzionari a spese dell’organizzazione). Competenza e capacità professionale? Quanti incapaci girano nelle nostre camere del lavoro, a volte impedendo ai giovani di emergere e conquistare un ruolo dirigente. Troppi gli “yes men” e poche le teste pensanti; queste ultime magari scomode, ma forse capaci di stimolare la crescita del sindacato. Trasparenza nelle decisioni? Penso agli stanchi rituali di alcuni eventi assembleari in cui tutto è già predisposto oppure alle riunioni ristrette che sovente si sostituiscono agli organismi direttivi.

Mi rendo conto che queste brevi considerazioni non sono un’analisi esaustiva del successo elettorale del M5S. Ma vogliono essere uno sforzo di comprensione del perché molti elettori del centro sinistra, del nostro sindacato, abbiano scelto M5S invece del PD. Se non capiamo questo continueremo a demonizzare il problema e ripetere come un disco rotto i soliti luoghi comuni. Smettiamola, per favore, e cerchiamo di capire le ragioni di un voto di protesta e di cambiamento, che deve costringe anche il sindacato a capire le proprie criticità e a rinnovarsi.

Con ciò non voglio nascondere ovviamente il dirigismo leaderistico del M5S, la sua vulnerabilità,  il carattere a volte settario dei comportamenti, i dubbi sull’affidabilità degli eletti, gli interrogativi sulla sua tenuta democratica, l’ambigua trasversalità di alcune tematiche. E l’insofferenza un po’ iconoclasta per tutte le forme organizzative in crisi, sindacati compresi (in realtà non tutti, perché ad esempio la FIOM CGIL e le USB vengono molto elogiate).

E’ probabile che per questi motivi alle regionali del FVG non voterò il candidato M5S  anche se, dopo l’autoeliminazione della sinistra, l’unica alternativa resta l’inconsistente Serracchiani, assenteista al parlamento europeo, supporter di  Renzi e del TAV, forse già perdente dopo gli impietosi confronti pubblici con Tondo. O no?

 

Pierpaolo Brovedani

Trieste, 17 aprile 2013

 

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Nota 1.  I 20 punti M5S:

- Reddito di cittadinanza

- Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa

- Legge anticorruzione

- Informatizzazione e semplificazione dello Stato

- Abolizione dei contributi pubblici ai partiti

- Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni

- Referendum propositivo e senza quorum

- Referendum sulla permanenza nell’euro

- Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese

- Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti

- Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato

- Massimo di due mandati elettivi

- Legge sul conflitto di interessi

- Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica

- Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali

- Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza

- Abolizione dell’IMU sulla prima casa

- Non pignorabilità della prima casa

- Eliminazione delle province

- Abolizione di Equitalia

 



Tags: Camusso  Nicolosi  CGIL  

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