Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Ucraina: cos’è Euromaidan

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Una messa a punto di studiosi di scienze umane:

«Euromaidan a Kiev non è un movimento di massa

estremista, ma un movimento di massa

di liberazione e di disubbidienza civile»

Pubblico volentieri, sia pure in ritardo di più di un mese (è apparso il 6 febbraio 2014, quindi prima della fuga di Yanukovic) questo appello di studiosi ucraini e di altri paesi, che tra l’altro chiedono “ai commentatori, soprattutto a quelli di sinistra, di essere molto prudenti nelle loro legittime critiche al campo nazionalista radicale dell’Euromaidan, perché tali testi possono essere agevolmente strumentalizzati dai tecnocrati moscoviti per attuare i progetti geostrategici di Putin”. Preciso però che considero questi progetti discutibili e pericolosi, ma non illegittimi. Putin ha ragione quando domanda da quale pulpito gli Stati Uniti, che hanno militari in decine di paesi anche non consenzienti (basti l’esempio della base di Guantanamo a Cuba), si scandalizza per l’appoggio fornito alla popolazione russofona della Crimea che vorrebbe il ricongiungimento alla madrepatria da cui è stata staccata (senza essere consultata) nel 1954.

Aggiungo che è inquietante sentire che sarebbe illegittimo un referendum che consulta la sola popolazione della Crimea: il principio di autodeterminazione sarebbe sempre vanificato se fosse subordinato all’approvazione dell’intera popolazione del paese da cui ci si vuole staccare . O è il principio stesso della consultazione della popolazione che Obama e l’UE non vogliono e possono accettare, come avevano detto anche rifiutando il referendum greco proposto da Papandreu?

Formalmente il progetto di Putin non è illegittimo e scandaloso. È solo pericoloso, perché può provocare allarme in tutte le repubbliche sorte dall’esplosione dell’URSS in cui ci sono cospicue minoranze russe, soprattutto se Putin teorizza il diritto non solo di proteggerle, ma anche di “accoglierle”. Ma ovviamente è altrettanto pericoloso negare a queste minoranze, a volta molto consistenti come nell’Ucraina orientale, in Lettonia, Estonia, Kazachistan, ecc., il diritto a usare la lingua materna.

Ma l’appello di questi specialisti è utile per ridimensionare la campagna fatta, in Crimea, in Ucraina orientale, in Europa e nel mondo (soprattutto in America Latina), per presentare il movimento ucraino come nazista. Su questo rinvio a  Maidan e la rivoluzione ucraina e  Un dibattito sull’Ucraina, e il comunicato di Sinistra anticapitalista: I popoli dell’Ucraina presi d’ostaggio dalle grandi potenze, e anche Crimea: il delitto internazionale (a.m. 17/3/14)

 

Siamo un gruppo di specialisti in scienze sociali e umane, che si occupa dell’identità nazionale ucraina ed è prevalentemente composto di rari esperti della destra radicale ucraina post-sovietica. Molti di noi pubblicano su riviste specifiche in materia, altri fanno parte di organizzazioni governative e non, con l’incarico di osservatori ed analisti della xenofobia in Ucraina.

In base alle nostre specializzazioni e ad alcuni risultati delle nostre ricerche, siamo consci dei problemi e dei pericoli che comporta la partecipazione di gruppi di estrema destra ai movimenti di protesta ucraini. Occupandoci di queste questioni da parecchio tempo, possiamo valutare meglio di tanti altri commentatori i rischi che vi sono connessi. Talune nostre relazioni critiche sulle tendenze nazionaliste in Ucraina hanno suscitato repliche furibonde da parte di etnocentristi ucraini, come anche della diaspora in Occidente.

Pur essendo critici circa le iniziative della destra in seno all’Euromaidan, siamo preoccupati per un fenomeno poco confortante in molti dei mezzi di comunicazione di massa internazionali sui recenti avvenimenti in Ucraina. In un certo numero di resoconti e commenti, il ruolo, la posizione e l’influenza della destra radicale a Kiev sono sopravalutati o erroneamente interpretati. Stando ad alcuni media, il movimento ucraino filo-europeo è sobillato, guidato o promosso da ultranazionalisti fanatici. Certi commenti destano l’impressione erronea che le proteste ucraine siano provocate o manovrate da queste forze. Immagini scioccanti, citazioni lapidarie, paragoni in forma di generalizzazione, grezzi riferimenti storici, sono tutti molto richiesti e vanno insieme alla sproporzionata valorizzazione di elementi particolarmente visibili ma secondari dal punto di vista politico, e questo, nel quadro del complicato mosaico dei differenti punti di vista ed obiettivi che animano le centinaia di migliaia di persone che manifestano.

La resistenza violenta e non violenta a Kiev è alimentata da esponenti delle più svariate tendenze ideologiche, sostenute da gente che ha difficoltà a schierarsi chiaramente in un campo politico preciso. Non solo quelli che protestano pacificamente, ma anche quelli che utilizzano bastoni, pietre o bottiglie Molotov contro i corpi speciali e le truppe governative d’intervento, costituiscono un movimento ampio e non centralizzato. A questo punto, il ricorso alla violenza costituisce per molti dei manifestanti una reazione alla crescente brutalità della polizia e alla radicalizzazione del regime Yanukovich. Fra i manifestanti pacifici e armati si trovano liberali, conservatori, socialisti, libertari, nazionalisti, cosmopoliti, cristiani, non cristiani, atei.

Si nota chiaramente come, fra i manifestanti pacifici e quelli che danno prova di violenza, vi siano estremisti di destra e di sinistra. Il movimento riflette per certi aspetti l’insieme della popolazione ucraina. La forte accentuazione nei media internazionali della partecipazione dei gruppuscoli di estrema destra è scorretta e ingannevole. Ha sicuramente a che vedere più con parole d’ordine, simboli e divise radical-nazionaliste che impressionano che non con la situazione reale nella piazza.

Riteniamo inoltre che in alcuni resoconti, in particolare quelli dei media vicini al Cremlino, l’esasperato rilievo dato agli elementi di estrema destra in seno all’Euromaidan di Kiev non sia fondato su motivazioni antifasciste. Al contrario, quei resoconti sono paradossalmente l’espressione di un nazionalismo imperialista; si tratta in questo caso della variante russa. Screditando intenzionalmente uno dei maggiori movimenti di massa di disubbidienza civile nella storia europea, i mezzi di comunicazione di massa russi forniscono un pretesto per l’ingerenza politica di Mosca, o se possibile per un futuro intervento militare russo in Ucraina. Come è avvenuto nel 2008 in Georgia.

Di fronte a questi pericoli, chiediamo ai commentatori, soprattutto a quelli di sinistra, di essere molto prudenti nelle loro legittime critiche al campo nazionalista radicale dell’Euromaidan, perché tali testi possono essere agevolmente strumentalizzati dai tecnocrati moscoviti per attuare i progetti geostrategici di Putin. Resoconti che rilasciano una munizione retorica a favore della lotta condotta da Mosca contro l’indipendenza dell’Ucraina, resoconti che senza volerlo sostengono una forza politica che costituisce un pericolo ben maggiore per la giustizia sociale, i diritti delle minoranze e l’uguaglianza politica di tutti gli etno-nazionalisti messi insieme.

Chiediamo peraltro ai commentatori occidentali di tenere ben presente la specifica situazione della nazione ucraina e di tener conto della complicata situazione di questo ancor giovane e fragile Stato,che si trova ad affrontare una grave minaccia esterna. L’instabilità del paese e le enormi difficoltà quotidiane di una società di transizione generano tutti i tipi di punti di vista, di comportamenti e discorsi distruttivi e contraddittori. L’appoggio al fondamentalismo, all’etnocentrismo e all’ultranazionalismo a volte ha a che vedere, più che non con convinzioni profonde, con tutta questa confusione perdurante e con le preoccupazioni quotidiane che affronta la gente che vive in condizioni del genere.

Chiediamo infine a coloro che non sono veramente interessati all’Ucraina o non conoscono molto questo paese, di non lanciarsi in commenti sulle confuse condizioni politiche di questo Stato in trasformazione, senza aver prima condotto approfondite ricerche. Pur essendo noi degli specialisti, alcuni di noi lottano quotidianamente per interpretare in maniera adeguata la radicalizzazione politica che si sviluppa e la paramilitarizzazione del movimento di protesta ucraino. Dato lo sviluppo della violenza governativa, che si può definire terrore di Stato contro la popolazione ucraina, ci sono in misura crescente ucraini molto semplici o intellettuali di Kiev che ritengono che la resistenza pacifica sia nel frattempo diventata inefficace, anche se la preferirebbero. I giornalisti che dispongono dei mezzi, del tempo e dell’energia indispensabili a questo scopo, dovrebbero visitare l’Ucraina e/o acquisire una competenza all’altezza dei temi richiamati. Chi non può farlo, deve concentrare l’attenzione in temi con cui abbiano maggior confidenza, meno complessi. Questo potrebbe contribuire a far sì che di qui in poi possano evitarsi luoghi comuni, errori e interpretazioni sbagliate, come se ne vedono spesso nei dibattiti in Occidente sulla situazione in Ucraina.

 

Firmatari

 

Iryna Bekechkina, Istituto di Sociologia dell’Accademia nazionale delle Scienze, Ucraina. Campo di ricerca: I comportamenti politici in Ucraina.

Tetiana Besruk, Accademia Mohyla di Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: L’estrema destra in Ucraina.

Olexandra Bienert, PRAVO. Gruppo di Berlino per i diritti umani in Ucraina, Germania. Campo di ricerca: Razzismo e omofobia in Ucraina.

Maksym Butkevytch, “No Borders!“- Progetto del Centro d’intervento sociale di Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: La xénofobia nell’Ucraina postsovietica.

Vitaly Chernetsky, University of Kansas, USA. Campo di ricerca: Culture ucraina e russa di oggi nel contesto della mondializzazione.

Marta Dyczok, Western University, Canada. Campo di ricerca: Identità nazionale, mass media e coscienza storica in Ucraina.

Kyrylo Galouchko, Istituto di Storia ucraina, Ucraina. Campo di ricerca: Il nazionalismo russo e ucraino.

Olexis Haran, Accademia Mohyla di Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: I partiti politici ucraini.

John-Paul Himka, University of Alberta, Canada. Campo di ricerca: Partecipazione di nazionalisti ucraini all’Olocausto.

Ola Hnatiuk, Università di Varsavia, Polonia. Campo di ricerca: Tendenze di destra in Ucraina.

Jaroslav Hryzak, Università ucraina cattolica di Lviv, Ucraina. Campo di ricerca: Il nazionalismo storico ucraino.

Adrian Ivakhiv, University of Vermont, USA. Campo di ricerca: I gruppi religioso-nazionalisti nell’Ucraina post-sovietica.

Valeri Chmelko, Istituto internazionale di Sociologia di Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: Strutture etnico-nazionali nella società ucraina.

Vachtang Kipiani, „Istorytschna pravda“ (www.istpravda.com.ua), Ucraina. Campo di ricerca: Il nazionalismo ucraino e Samizdat.

Volodymyr Kulyk, Istituto di Studi politici ed etnici, Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: Nazionalismo, identità e media in Ucraina.

Natalia Lazar, Clark University, USA. Campo di ricerca: Storia dell’Olocausto in Ucraina e in Romania.

Viacheslav Lichatchiev, Congrès juif euro-asiatique, Israël. Campo di ricerca: Xenofobia ucraina e russa.

Mychaïlo Minakov, Accademia Mohyla di Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: Modernizzazione politica russa e ucraina.

Michael Moser, Università di Vienna, Austria. Campo di ricerca: Lingue e identità in Ucraina.

Bohdan Nahaylo, Ex membro dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU, Francia. Campo di ricerca: Tensioni etniche in Europa dell’Est e nella CEI.

Volodymyr Paniotto, Istituto internazionale di Sociologia di Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: Xenofobia post-sovietica.

Olena Petrenko, Università della Ruhr, Bochum, Germania. Campo di ricerca: Il nazionalismo ucraino durante la Seconda Guerra mondiale.

Anatoli Podolsky, Centro ucraino di studi sill’Olocausto, Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: La nuova storia del genocidio e dell’antisemitismo.

Alina Polyakova, Università di Berna, Svizzera. Campo di ricerca: I movimenti di estrema destra.

Andreï Portnov, Humboldt Universität Berlin, Germania. Campo di ricerca: Nazionalismo ucraino, polacco e russo contemporaneo.

Youri Radtchenko, Centro di relazioni inter-etniche, Charkiw, Ucraina. Campo di ricerca: Il nazionalismo ucraino durante la Seconda Guerra mondiale.

William Rich, Georgia College, USA. Campo di ricerca: Idee e politica nazionalista ucraina.

Anton Chechovtsev, University College London, Gran Bretagna. Campo di ricerca: Estremismo di destra in Europa occidentale e orientale.

Oxana Shevel, Tufts University, USA. Campo di ricerca: Identità nazionale ucraina e politica del ricordo.

Myroslav Shkandry, University of Manitoba, Canada. Campo di ricerca: Il nazionalismo ucraino tra le due  guerre.

Constantin Sigov, Accademia Mohyla, Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: I discorsi postsovietici sul “diverso”

Gerhard Simon, Università di Colonia, Germania. Campo di ricerca: Storia dell’Ucraina contemporanea e politica delle nazionalità.

Iosif Sissels, Unione delle organizzazioni e comunità ebraiche (VAAD), Ucraina. Campo di ricerca: Linguaggio xenofobo e antisemitismo.

Timothy Snyder, Yale University, USA. Campo di ricerca: Storia del nazionalismo ucraino.

Kai Struve, Università di Halle, Germania. Campo di ricerca: Nazionalismo radicale ucraino e l’Olocausto.

Andreas Umland, Accademia Mohyla, Kiev, Ucraina. Campo di ricerca: L’estremismo di destra russo e ucraino postsovietico.

Taras Vosniak, Magazine „Ji“, Lviv, Ucraina: Campo di ricerca: Vita intellettuale ucraina e nazionalismo.

Oleksandr Saïzew, Università ucraina cattolica, Lviv, Ucraina. Campo di ricerca: Il nazionalismo ucraino integrale.

Jevhen Sakharov, Gruppo di protezione dei diritti umani, Kharkiv, Ucraina. Campo di ricerca: Xenofobia e violenza razzista nell’Ucraina di oggi.


Traduzione di Titti Pierini



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