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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Il Venezuela di fronte a un attacco insidioso

Il Venezuela di fronte a un attacco insidioso

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di Antonio Moscato

Si protrae da due mesi un duro scontro politico in Venezuela. In realtà è l’acutizzazione di un conflitto latente da anni in un paese spaccato quasi a metà, voluto da una destra che più volte aveva tentato di far cadere Chávez e che era stata sempre sconfitta in numerose elezioni regolari svoltesi sotto controllo internazionale. Dopo la morte di Chávez una parte della destra estrema, veramente trogloditica, aveva attaccato violentemente il successore facendo leva sul pregiudizio verso un presidente lavoratore (Nicolás Maduro è stato conducente della metropolitana), chiedendone la destituzione che in base alla costituzione è possibile solo a metà mandato con un apposito referendum. Ha poi cavalcato abbastanza efficacemente alcune mobilitazioni studentesche iniziate su temi apparentemente non politici come la sicurezza di notte in certi quartieri e città, che è un problema reale, peraltro comune a molti paesi del continente, a partire dagli Stati Uniti, e non è certo responsabilità del blando “socialismo del XXI secolo” o di Cuba. Gli Stati Uniti, hanno sicuramente soffiato sul fuoco senza pudore.

A proposito di pudore: abbiamo visto il premio Nobel per la pace Barack Obama andare a proporre al papa un’alleanza nella battaglia contro la povertà, come se sotto la sua presidenza le sperequazioni sociali e la povertà non fossero aumentate… Va detto che anche il papa, che all’Angelus denuncia il commercio “illegale” di armi, con il capo della maggiore potenza produttrice, venditrice e utilizzatrice di armi, non ha trovato di meglio che polemizzare sull’aborto e i matrimoni gay…

Ma torniamo in Venezuela. La svolta è avvenuta il 12 febbraio, quando una manifestazione studentesca nello Stato di Táchira (confinante con la Colombia), che protestava sia contro l’insicurezza sia contro la mancanza di molti prodotti alimentari, ha visto un intervento repressivo che ha portato i primi morti, e la spirale di violenza si è estesa subito a molte parti del paese, compresa la capitale, in cui la destra si era rafforzata nelle ultime elezioni.

Non c’è dubbio che la responsabilità principale sia della destra, ma ci sono stati errori del governo che hanno facilitato la campagna scandalistica “contro la dittatura chavista”, che ha fatto breccia in diversi paesi, anche se scarsamente in America Latina: il tentativo di usare come ai bei tempi l’OSA per condannare il Venezuela su proposta del corrotto presidente del Panama Martinelli è clamorosamente fallito.

La campagna denigratoria è stata facilitata involontariamente da Maduro, che è un buon discepolo dei cubani, e come loro non esita a usare parole troppo forti: ha inizialmente definito “nazifascisti” i manifestanti, e ha anche espulso come ispiratori delle proteste tre diplomatici statunitensi, col risultato di essere subito ricambiato da Washington con altrettante espulsioni. Al tempo stesso, ha ammesso che c’era stato qualche eccesso da parte dei servizi di sicurezza e ne ha sostituito alcuni dirigenti di primo piano. Ma se si chiama “colpo di Stato nazifascista” una protesta che non lo è, anche se è fanatica e faziosa, diventa logico che alcuni ritengano di reagire sparando. Non solo militari bolivariani, ma anche squadre di lavoratori autoorganizzati con le motociclette con cui fanno consegne di posta urgente e di persone a Caracas. Dall’altra parte sono apparsi specialisti di guerriglia urbana, che hanno cominciato a fare blocchi stradali e a tendere cavi d’acciaio per sbarrare la strada, decapitando anche motociclisti estranei al conflitto.

Maduro ha conservato l’appoggio di gran parte dei quartieri popolari, i barrios che avevano imposto la liberazione di Chávez nel 2002, e che non dimenticano quanto hanno ottenuto. Ma anche se le manifestazioni di protesta e quelle a sostegno del governo rivelavano una composizione sociale diversa, accanto a una prevalenza di gente inequivocabilmente bianca e visibilmente benestante tra chi protestava sono comparse anche frange di settori popolari. D’altra parte anni fa lo stesso Fidel Castro aveva raccomandato a Hugo Chávez di non considerare in blocco pagati dalla CIA tutti gli oppositori, e di capire le ragioni che li portavano a legarsi alla destra filo imperialista.

La destra gioca abilmente su due tavoli: il candidato sconfitto nelle due ultime elezioni, Henrique Capriles, si presenta come dialogante, mentre un altro leader molto contestato in passato, Leopoldo López, ha guidato gli scontri di Piazza Altamira, e poi il 18 febbraio si è presentato alle autorità per farsi arrestare e diventare così un martire. È ancora dentro, mentre alla testa dell’ala dura il suo posto è stato preso dalla faziosissima e ricchissima deputata Maria Corina Machado, attiva fin dal golpe del 2002 e che come allora ha attaccato anche ambulatori gestiti dai medici cubani, presentati assurdamente come consiglieri militari del governo…

Molti compagni della sinistra chavista interna al PSUV o costretta a starne fuori dai metodi burocratici, ritengono che molti manifestanti sono stati trascinati da una propaganda che fa leva su un disagio reale, soprattutto per la penuria di molti prodotti e l’inflazione arrivata al 56%. Un disagio che raggiunge anche settori chavisti e li ha spinti all’astensione nelle ultime elezioni. Invece di oscillare tra lo scontro di strada e il dialogo con la destra di Capriles, o con i grandi industriali come Lorenzo Mendoza proprietario delle grandi imprese Polar, il governo dovrebbe tagliare l’erba sotto i piedi alle proteste faziose bloccando le scandalose speculazioni sui doppi cambi e l’imboscamento di prodotti che ne fa lievitare il prezzo, attribuendone poi la responsabilità al governo o ai cubani… In realtà sono proprio i grandi monopolisti della distribuzione, legati all’opposizione, a provocare gran parte dei problemi. Ma il governo non reagisce con sufficiente durezza alle speculazioni che usano i dollari concessi a tasso agevolato che dovrebbero facilitare importazioni ed esportazioni: un severo controllo del commercio estero è ostacolato dalla forza della burocrazia bolivariana, definita la boliburguesía. Insomma, dicono ad esempio i compagni diMarea socialista, Maduro, anziché concessioni alla destra, fermandosi a mezza strada, dovrebbe fare qualche passo in direzione del socialismo. Ma è una raccomandazione che fanno invano da anni. Si vedano i molti articoli in proposito inseriti sul sito, che si possono trovare cliccando sul link interno Venezuela. Sono una cinquantina, tra essi consiglio il più organico Successi e contraddizioni della rivoluzione bolivariana.

Tra l’altro nel 2011 una riforma progressista dell’università che stava per entrare in vigore era stata bloccata “temporaneamente” da Chávez per placare le proteste faziose di studenti e docenti, e non è mai entrata in vigore. Le università pubbliche e private (ma finanziate dallo Stato) così sono rimaste in mano ai vecchi baroni che ne hanno fatto il loro vivaio di quadri. La creazione di una “università bolivariana” per la formazione dell’apparato statale non ha intaccato l’egemonia della destra nel mondo universitario.

Un’ultima considerazione: anche se il pericolo fosse esclusivamente dovuto alle manovre dei fascisti (che ci sono, e ci sono state sempre), prima di tutto bisogna sempre domandarsi come mai in certe situazioni crescono e riescono a mobilitare masse consistenti. Non può essere la sola sobillazione degli agenti degli Stati Uniti, che anch’essa c’è da sempre. Bisogna capire quali errori della nostra parte l’hanno facilitata. E la soluzione non può essere né puramente repressiva, né basata su un accordo con una parte della destra, ma deve essere ricercata rimuovendo le cause del malcontento che la destra ha sfruttato. Quindi, soprattutto, colpendo con una mobilitazione popolare i trafficanti che si arricchiscono giocando sul doppio cambio, o che imboscano prodotti indispensabili. Finora anche su questo terreno c’è stata invece prevalentemente una delega a ufficiali dell’esercito. Ma l’esercito, pur migliore di tanti altri di paesi vicini, è sempre un’istituzione borghese per lo meno ambigua (penso al ruolo di una parte di esso nel golpe del 2002), e ha rivelato smagliature che hanno imposto destituzioni e arresti: le ultime di tre ufficiali dell’aviazione militare sono recentissime. Il problema dello Stato “bolivariano” è che ha ereditato in blocco l’esercito, le molte polizie, la magistratura e tutto l’apparato statale, compresa buona parte del corpo diplomatico. Lo confermano altre recenti misure come la rimozione improvvisa dell’ambasciatore a Cuba (la sede più importante in questa fase), Edgardo Antonio Ramírez, annunciata dal ministro degli Esteri Elías Jaua sulla Gazzetta Ufficiale del 20 marzo, senza motivazione esplicita, ma con un accenno a una legge anticorruzione. http://www.tsj.gov.ve/gaceta/marzo/2032014/2032014-3941.pdf#page=5         

 

 



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