Movimento Operaio

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Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Dietro il fumo, l’arrosto

Dietro il fumo, l’arrosto

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di Antonio Moscato

dal sito Sinistra Anticapitalista

Le nomine di Renzi per “rinnovare” i vertici di alcune grandi società controllate dallo Stato, osannate penosamente come ormai di consueto da tutti i mass media, possono essere analizzate da vari punti di vista.

Prima di tutto è poco seria la sottolineatura dell’appartenenza di genere: diverse sono donne, effettivamente, ma prima di tutto sarebbe meglio notare che appartengono a dinastie di “prenditori” ed evasori. Cominciamo a esaminare i “meriti” della più nota di loro, Emma Marcegaglia, che al di là dei baci e abbracci con la “cara amica” Susanna Camusso si era distinta per la sua durezza alla testa di Confindustria. Aveva esordito alla presidenza dei giovani industriali, cioè di quelli che hanno come unico merito quello di essere figli di meno giovani industriali, e in famiglia era poi tornata, impegnandosi insieme al fratello Antonio nella gestione del piccolo impero costruito dal padre Steno, e che andava dagli stabilimenti lombardi e romagnoli, tra cui quello di Ravenna (in cui appena una settimana fa c’è stato un altro incidente mortale) in gran parte acquisiti durante la crisi degli anni Settanta, a quelli costruiti ex novo a Taranto, in Brasile (a Garuva), in Polonia (Praszka e Kluczbork), in Russia a Vladimir, fino a presenze a Doha nel Qatar, e in Cina (Yangzhou).

I Marcegaglia, dividendosi il compito, sono presenti – indipendentemente dal genere - in decine di consigli di amministrazione di aziende italiane e multinazionali, tra cui Gabetti e Alitalia…

Ma i requisiti di una prediletta di Renzi non si fermano qui: è sicuramente gradita per altre ragioni a Berlusconi a cui ha più volte manifestato stima ed amicizia, come tutta la famiglia, che nel suo piccolo ha cercato di emularlo. Il 13 dicembre 2006 il tribunale di Brescia aveva condannato infatti Steno Marcegaglia, imputato nel processo Italcase-Bagaglino, a 4 anni e un mese per il reato di bancarotta preferenziale e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Grazie all'indulto, la pena detentiva è stata ridotta di tre anni. Una ragione in più per ottenere la simpatia di Berlusconi… Naturalmente tutti i potenti, politici o industriali, al peggio si fanno un po’ di arresti domiciliari nei loro castelli o ville. Berlusconi, che già si identificava con Silvio Pellico o Nelson Mandela, se la cava solo con quattro ore a settimana di “assistenza” ai vecchietti vicino a casa. E grottescamente, potrà anche fare una “settimana corta” di comizi nella capitale, a patto che non insulti più i giudici come ha fatto per decenni…

Ma non era solo il padre di Emma a violare la legge. Nel 2008 la Marcegaglia Spa ha patteggiato una sanzione di 500.000 euro più 250.000 euro di confisca per una tangente di 1 milione 158.000 euro pagata nel 2003 a Lorenzo Marzocchi di Enipower per un appalto di caldaie da 127 milioni di euro. Antonio Marcegaglia ha patteggiato una condanna a 11 mesi di reclusione. La società controllata dai Marcegaglia N.e./C.c.t. spa ha invece patteggiato 500.000 euro di pena, e ben 5 milioni e 250.000 euro di confisca. Di altri diciassette conti dei Marcegaglia, domiciliati in Svizzera presso la banca UBS, si sta invece occupando il pm di Mantova Antonino Condorelli. L'ipotesi questa volta è di falso in bilancio. I conti, secondo quanto riportato in luglio da Repubblica, sarebbero stati utilizzati per depositare milioni di euro in fondi neri dal 1994 al 2004. Per dieci anni la Marcegaglia Spa, specializzata nella trasformazione dell'acciaio, non avrebbe comprato la materia prima direttamente dai venditori, ma da una serie di società di trading che gonfiavano le fatture per permettere alla famiglia di far uscire dall'Italia fondi neri. Un vecchio trucco, utilizzato da molte imprese italiane, e non solo, per portare comodamente oltre confine milioni di euro. In tutto il saldo dei fondi neri avrebbe toccato nel 2004 i 22 milioni di euro anche se fonti svizzere, citate da Repubblica, parlano di un tesoretto da 400 milioni. Il caso Enipower è comunque il più scandaloso perché è una società dell’ENI, alla cui presidenza Renzi ha paracadutato questa signora non al di sopra di ogni sospetto.

Anche Luisa Todini ha un’esperienza da manager di alto livello che parte dall’azienda di famiglia: possiede il 100 per cento delle azioni della Todini Finanziaria Spa e della Domus Etruria Srl (settore agricolo e immobiliare). Attraverso la Todini Finanziaria controlla la Ecos Energia (energie rinnovabili) e la Proxima Srl (immobiliare) e detiene il 22 per cento della Todini costruzioni. È presidente della Todini Finanziaria, della Todini Costruzioni Generali (società facente parte del Gruppo Salini dal 2010), della Ecos Energia e consigliere di amministrazione della Salini Costruttori. Inoltre è stata presidente della Federazione industria europea delle costruzioni dal 2010 al 2012, del Comitato Leonardo dal 2009, del Foro di Dialogo Italo-Russo dal 2004. È membro della Fondazione Italia-Usa dal 2008. È consigliere di amministrazione della Fondazione Child dal 2012. È stata vicepresidente dell’IPI, Istituto per la Promozione Industriale e consigliere di amministrazione della Luiss-Libera Università Internazionale Studi Sociali. Non sono incarichi puramente decorativi, ma occasioni per intese e alleanze tra gruppi industriali e finanziari.

Dal Consiglio di Amministrazione RAI si è invece dimessa, commentando che ha imparato “che non si possono fare bene troppe cose insieme”. Si concentrerà sulle occasioni fornite dal nuovo incarico di presidente delle Poste. Anche lei comunque, era un regalino di Pasqua a Silvio Berlusconi, che ne apprezza sia l’appartenenza a una famosa dinastia di costruttori, sia l’esperienza fatta come europarlamentare di Forza Italia…

Più semplice il commento sulla terza donna nominata da Renzi: Patrizia Greco, che ha iniziato la sua carriera come amministratore delegato di Italtel e poi di Siemens Informatica. A novembre del 2008 viene nominata amministratore delegato di Olivetti. Dal giugno del 2011 - quando diventa presidente - mantiene entrambe le cariche fino a marzo del 2013. Tra gli altri incarichi, è componente del Consiglio di Amministrazione di Italgas S.p.A., di Save the Children, della Triennale di Milano e dello European Advisory Board di Guidant, società leader nel settore degli apparati medicali.
Vedremo cosa lascerà e cosa manterrà, per capire se l’annuncio della limitazione dei compensi per tutti i nuovi amministratori sarà solo il solito fumo negli occhi o verrà praticato.

E vedremo cosa riuscirà a escogitare Mauro Moretti per aggirare questa norma, a cui si era sempre dichiarato contrario. Ci auguriamo comunque che questo cinico ex sindacalista riesca intanto a far danni a Finmeccanica e alle sue imprese di morte come ne ha fatti alle Ferrovie, ai ferrovieri, ai cittadini che le utilizzano, alla città di Viareggio a cui non ha voluto neppure presentare le sue scuse per il tono con cui aveva liquidato la tragedia del vagone cisterna incendiato in pieno centro della città. Si troverà bene sicuramente in compagnia del presidente Gianni Di Gennaro, unico riconfermato, grazie alla protezione personale di Napolitano (a cui i supersbirri evidentemente sono cari, visto che è intervenuto anche a favore degli agenti della CIA che rapirono il mullah di Milano), e anche a non meglio specificate “ragioni internazionali” (l’affermazione non è un’insinuazione imprudente del solito Grillo reo di blasfemia per aver nominato invano il presidente della repubblica, ma del solitamente cauto Marcello Sorgi su “La Stampa”).

Ma torniamo alle nomine. Qualche commentatore ha sottolineato che la “quota rosa” era fasulla, perché conta di più un AD che una (o un) presidente. Ma è fasulla fino a un certo punto, perché queste/questi presidenti si serviranno della carica anche per favorire le aziende di famiglia o di provenienza. D’altra parte queste signore (e signori), che hanno lasciato cadere le polemiche sull’esiguità della cifra massima di retribuzione, devono aver trovato un escamotage, sia mantenendo le presenze in vari CdA, sia scorporando dal calcolo gli accantonamenti per le liquidazioni favolose che verrebbero pagate, perfino in questa epoca di tagli annunciati spacciati per inizio di una nuova austerity, ai vari supermanager in uscita….

Secondo “il Fatto quotidiano” Paolo Scaroni – arrivato al termine del terzo mandato – avrebbe diritto a 8,3 milioni tra indennità per la risoluzione del rapporto di lavoro, compenso per l’impegno a non lavorare per concorrenti del “Cane a sei zampe” nei successivi 12 mesi, incentivo annuale e conguaglio previdenziale. Intanto è soddisfatto perché al suo posto subentra un suo pupillo, Claudio Descalzi. Conti, da parte sua, ne intascherebbe 6,4 lasciando l’ENEL, ma solo se il governo decidesse di “pensionarlo” tout court: non avrebbe invece un euro se gli venisse affidato un incarico “equivalente o di maggiore significatività professionale” (nel suo caso potrebbe trattarsi solo della presidenza di ENI).

In un paese che ha visto abolire il Ministero dell’Agricoltura, riapparso immediatamente come Ministero delle Politiche Agricole, che ha visto giochi analoghi con le sovvenzioni ai partiti, che le vedrà con le province, non è difficile immaginare che questi pescicani riusciranno ad assicurarsi in vario modo le integrazioni per superare la fatidica soglia dei 238.000 euro all’anno…

Vale per tutti i paesi, ma in Italia la lunga presenza del papato ha facilitato l’abitudine a ribattezzare la lepre come trota, per poterla mangiare nei giorni in cui la carne era vietata… Ma tutti i capitalisti, e non solo quelli italiani, mentono sistematicamente, evadono le tasse, parlano contro l’intervento statale mentre si fanno sostenere più o meno nascostamente dallo Stato in ogni momento di difficoltà, o anche solo di fronte ai rivali stranieri. Vogliamo chiamarli col loro nome, invece di tirare in ballo a ogni passo mafia, camorra e P2?

Aquesto proposito: perché Grillo deve tirar fuori a sproposito la P2 per caratterizzare questo governo e questo presidente della Repubblica? Per screditare Napolitano basta ricordare che ha concesso la grazia perfino a un Salustri che non poteva sopportare gli arresti domiciliari affidato alla Santanché, o che riceve assurdamente un privato cittadino pregiudicato. Basta descriverne le forzature istituzionali, senza tirare in ballo Primo Levi e la Shoah, con uno pseudoumorismo che scatena isterismi in risposta e comunque scredita chi lo usa.

Napolitano va combattuto duramente, ma per i suoi atti politici concreti, per la sua ossessione di mettere insieme a qualsiasi costo destra e sinistra, per il suo zelo filo statunitense e filo sionista. E soprattutto perché è stato il maggior protagonista e regista del distacco del PCI dalla sua tradizione dignitosa ancorché moderata, e il propagandista più zelante del capitalismo all’interno del movimento operaio. I suoi comportamento sono riprovevoli ma non sono nuovi, sono apparsi nuovi solo perché prima della sua generazione erano normali tra tutte le tendenze politiche meno che tra i comunisti. Basta ricordare nel periodo di Giolitti, il “ministro della malavita”, le ruberie e gli omicidi eccellenti che caratterizzarono la vicenda della Banca Romana; basta pensare al caso di Giovanni Agnelli senior. Fu inquisito per “aggiotaggio in borsa e alterazione di bilanci sociali” nel 1908 (le misure con cui si era impossessato con alcuni complici della maggioranza delle azioni FIAT), ma fu salvato dal ministro della Giustizia Vittorio Emanuele Orlando che fece prima insabbiare per anni il processo e poi lo fece prosciogliere come “benemerito della Patria” per le forniture di autocarri per la conquista della Libia. E non parliamo delle alte gerarchie del fascismo, che contribuirono a mandare i nostri soldati mal equipaggiati e male armati a morire in Grecia e in Albania, o in Russia, mentre loro e i loro amici realizzavano profitti favolosi con le commesse di guerra, come avevano fatto i capitalisti “liberali” durante la Prima Guerra Mondiale…

Il crimine non è una specificità di una P2 o di una particolare organizzazione: è connaturato al capitalismo. Grillo e il M5S, che pure hanno fatto denunce utili su varie porcherie della traballante maggioranza con la complicità della altrettanto precaria opposizione, non riusciranno mai a essere veramente l’alternativa che vorrebbero e che molti auspicavano, se continueranno a non capire la realtà che denunciano. Le mafie sono solo grossolane e rozze imitazioni di un modello criminale, che va chiamato semplicemente capitalismo.

Quindi senza tante fantasie e senza sbavature, combattiamo il governo Renzi semplicemente perché è il più apertamente e spudoratamente padronale di quelli degli ultimi decenni!



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