Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Il dibattito sul "socialismo reale" --> Un prezioso manualetto che viene da lontano

Un prezioso manualetto che viene da lontano

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Una piccola casa editrice marchigiana, Gwinplaine, sta ripubblicando una serie di “classici”, marxisti e anarchici, e fa piacere trovarli insieme nella stessa collana… C’è una raccolta di scritti di Lenin su L’arte dell’insurrezione e un’altra intitolata Tutto il potere ai soviet, ci sono di Gramsci gli Scritti rivoluzionari, ma ci sono anche scritti di Emilio Lussu (e della sua appassionata compagna Joyce), di Errico Malatesta e Jack London, di Giuseppe Mazzini e Carlo Pisacane. E Gwinplaine ha riproposto anche un prezioso manualetto, che circolava ciclostilato nei primi anni dell’ondata rivoluzionaria del 1968, e poi fu stampato dalla CLUED a cura del Movimento studentesco della Facoltà di Scienze della Statale di Milano (da non confondere con quello di Capanna, Alfonso Gianni, ecc.): Victor Serge, Quello che ogni rivoluzionario deve sapere sulla repressione, Gwinplaine, Camerano (AN), 2012, pp. 176, € 14. ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Il volumetto è prezioso, dicevo, per due validi motivi: il primo è il suo notevole interesse per la ricostruzione della storia della rivoluzione. Victor Serge aveva potuto nel 1919, nel caos della guerra civile, avere in consegna gli archivi dell’Ochrana, la polizia zarista, e aveva attinto materiale di prima mano per esemplificare le tecniche dell’infiltrazione e della provocazione dei servizi segreti. Sono ricostruiti così casi celebri, come quello di Malinovskij, che era stato eletto deputato nelle liste bolsceviche ed era stato inserito perfino nel comitato centrale del POSDR, o di Evno Azef, che era arrivato alla testa del braccio armato del partito socialista rivoluzionario, ma anche molte altre biografie di personaggi minori, di cui Serge ha trovato documentata la caduta in una trappola degli inquirenti che li aveva trasformati da rivoluzionari imprudenti in delatori coscienti. La ricca esperienza di Victor Serge, militante rivoluzionario che aveva operato in molti paesi di cui aveva conosciuto le carceri e gli interrogatori, fornisce spunti per analisi comparative.

Serge è ammirato dal livello di organizzazione dell’Ochrana, che aveva compilato perfino manualetti specifici per la varie tecniche di pedinamento, provocazione, ecc., e aveva sviluppato una rete internazionale presente in ogni ambasciata dell’impero russo. Ma è convinto che nulla può fermare la rivoluzione: così descrive il generale Zubatov che per controllare meglio gli operai di Pietroburgo ha incoraggiato la formazione di quegli strumenti elettivi che diventeranno i soviet. Raccomanda di evitare l’uso del telefono, di cui già negli anni della Prima Guerra Mondiale era frequente l’intercettazione, per controllare non solo i rivoluzionari ma gli stessi uomini del governo, e da consigli utili per affrontare interrogatori insidiosi.

Tra l’altro osserva che per “coprire” i provocatori come Malinovskij gli agenti dovevano lasciargli portare in Russia, di ritorno dalla conferenza di Praga, la stampa bolscevica. “Noi controlliamo tutte le vie della propaganda”, si vantava un poliziotto, e lasciamo passare il minimo indispensabile per non tradire il collaboratore. Serge commentava: “Ma l’efficacia di questa propaganda era forse sminuita? Le parole stampate di Lenin perdevano qualcosa della loro efficacia per essere passate per le sporche mani delle spie?” La provocazione, concludeva, è un’arma a doppio taglio…

Nella parte conclusiva Victor Serge affronta il problema della repressione rivoluzionaria. Ha già avuto i primi dubbi nel 1921 sulle caratteristiche della repressione a Kronstadt, che riteneva eccessiva e soprattutto inammissibile dopo che la rivolta era stata sconfitta. Ma non si erge a moralista astratto, (e ha ragione Richard Greeman, il prefatore dell’edizione francese, a ritenere ingiusta e troppo violenta la polemica di Trotskij con Serge a questo proposito), e ricorda il precedente della rivoluzione francese, e di tutta la violenza che aveva accompagnato la rivoluzione borghese in Inghilterra e soprattutto in Francia. “La borghesia ha scritto due volte nel libro della storia con sangue la giustificazione anticipata del terrore rosso”.

D’altra parte Serge ricorda che tra l’ottobre e il dicembre 1917 in Russia vi furono solo 22 esecuzioni capitali, e ammette che la “magnanimità della giovane repubblica dei soviet sarebbe costata a lei stessa per anni molto sangue”. La maggior parte degli ufficiali reazionari rilasciati sulla parola si recarono nel sud della Russia e in Ucraina per organizzare una spietata controrivoluzione.

Victor Serge riporta anche quasi integralmente alcune pagine del capitolo XXIV del Capitale sulla violenza spaventosa che per un paio di secoli si riversò sui contadini estromessi dalle loro terre per costringerli a vendere la loro forza lavoro alla borghesia. Ma se risponde agli ipocriti che combattevano la rivoluzione russa e la calunniavano, non rinuncia a denunciare il pericolo “degli errori, degli abusi, degli eccessi” che a volte già macchiavano la pur necessaria difesa della rivoluzione.

Utili anche due testi italiani inseriti in appendice: soprattutto il primo, su La concezione poliziesca della storia e i suoi pericoli¸ curato sempre dal Movimento studentesco della Facoltà di Scienze della Statale di Milano, dà consigli particolarmente utili anche nella fase attuale;l’altro, su Il braccio armato del sistema borghese in Italia, è forse in parte superato perché si basa su dati del 1971, mentre nel frattempo i corpi specialmente dediti alla repressione si sono gonfiati e trasformati (si pensi al rafforzamento delle “teste di cuoio” della Finanza, che a Genova nel 2001 ebbero un ruolo importante e inquietante di picchiatori, ovviamente a scapito di quello istituzionale di ricerca dell’evasione).

Ma è importante che le nuove generazioni di giovani che emergono nelle lotte studentesche, sociali e operaie, riscoprano della lotta di classe anche le tecniche di autodifesa dalle provocazioni, dalle infiltrazioni, dalla repressione. E imparino a non considerare “neutrali” gli organi repressivi dello Stato.

Per questo, vale la pena di far circolare questo messaggio, che ci arriva da due epoche rivoluzionarie, quella che aveva attraversato Victor Serge nel primo dopoguerra, e quella si era ripresentata in Francia, in Italia, in larga parte d’Europa, a partire dal 1968, e che ci si è sforzati tenacemente di far dimenticare, o di ricostruire in modo fantasioso e caricaturale.

(a.m.21/9/14)



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