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La pagina di Antonio Moscato

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Se sono rose, fioriranno. Dialogo sulla speranza di un nuovo papa Giovanni

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Avevo appena caricato sul sito il pezzo su L’altra faccia dell’enciclica, presentandolo su Facebook con la frase “Comunque la pensiamo, ne dovremo discutere a lungo”, che mi è arrivato questo intervento di Giorgio Carlin, che conosco e stimo da tempo, e che mi spinge a intervenire ancora. Il testo di Carlin contiene alcune suggestioni importanti, in particolare in riferimento alla svolta operata dalla Chiesa con Giovanni XXIII e le sue possibile analogie con  quanto sta facendo oggi papa Francesco ed ipotizzando una possibile svolta “a sinistra” di una parte dei cattolici.

Credo prima di tutto che occorra precisare il paragone tra Giovanni XXIII e Francesco, non tanto per sottolineare le differenze di linguaggio o di programmi, che pure ci sono, o per sminuire la portata del primo, ma per ricondurre la sua azione al momento storico in cui emerge come protagonista: un periodo in cui la Chiesa stava perdendo terreno in un mondo che sembrava trasformarsi velocemente, sotto l’impulso della rivoluzione cinese, indocinese, cubana, e dell’ondata di decolonizzazione che suscitava speranze in un mondo più giusto, e a cui la Chiesa spesso si era contrapposta perdendo altro terreno. Quando Angelo Roncalli viene eletto papa, il 28 ottobre del 1958, Che Guevara aveva cominciato la straordinaria spedizione verso Santa Clara che poco più di due mesi dopo avrebbe fatto crollare il regime di Batista. Il papa aveva capito bene di che si trattava, tanto è vero che non interruppe la presenza del nunzio apostolico nell’isola, nonostante la rivoluzione avesse espulso presto centinaia di preti di nazionalità spagnola (e ideologia franchista) che si erano opposti alla riforma agraria.

È all’interno di quell’ondata rivoluzionaria che avviene una profonda rigenerazione di una parte della Chiesa cattolica latinoamericana, che trova un terreno fertile nell’assemblea conciliare. Oggi è difficile scorgere qualcosa di sia pur lontanamente simile nel clero cattolico, compreso quello latinoamericano, che è stato severamente epurato da Giovanni Paolo II. Non riesco a vedere il ruolo di quella “sinistra cattolica” che Carlin vede, e che quando c’è, oltre a pesare molto meno che negli anni Sessanta del secolo scorso, è assai più legata al potere e al sottogoverno, e al denaro, tanto è vero che non una voce si è levata contro gli assurdi e anacronistici privilegi fiscali concessi a tutte le istituzioni cattoliche, a partire da quelle scolastiche, da tutti i governi italiani.

Quanto alla destra clericale, non c’è solo quella scesa in piazza a Roma contro i diritti civili delle coppie omosessuali e la presunta imposizione di una teoria del “gendernelle scuole pubbliche, che ha visto effettivamente una certa diffidenza della gerarchia cattolica, per l’evidente ruolo dirigente di estremisti fascisti e di esponenti della setta neocatecumenale. Ma la destra c’è, è forte e ramificata, e non così isolata come quella fanatica di Piazza San Giovanni.

L’errore di valutazione che spinge Giorgio Carlin a sopravvalutare la portata del pontificato di Bergoglio è a mio parere dovuto proprio alla poco fondata convinzione che il papa sia portatore di un progetto dietro cui possa schierarsi una ipotetica “sinistra cattolica”. Non vedo poi proprio la possibilità di “una guerra di religione generalizzata volta ad isolare la sinistra cattolica”. Ovviamente sono d’accordo nel respingere l’ipotesi di una guerra di religione, ma quando mai c’è stata in tempi recenti? Tra l’altro il vecchio PCI ha esagerato in senso opposto, dato che si è schierato ben presto per il “dialogo con i cattolici”, intendendo però di estenderlo anche alla democrazia cristiana e alla CISL o alla coldiretti; la guerra di religione al tempo di Pio XII (e anche dopo) la facevano gli organizzatori di cortei che mobilitavano a fini elettorali le madonne pellegrine, non i comunisti.

Caro Giorgio, capisco i tuoi desideri, ma per vedere un nuovo processo di rinnovamento della Chiesa paragonabile a quello degli anni Sessanta del secolo scorso, bisognerebbe che emergesse di nuovofuori dalla Chiesa - un movimento per cambiare radicalmente il mondo come quello che si sviluppò in quel decennio, che vide tra l’altro il più grande sciopero generale dal basso in Francia, e raggiunse il suo apice con la vittoria dei vietcong.

Inutile dire che se ci fosse un movimento dei “cattolici per il socialismo” saremmo tutti felici di collaborare. Sui temi della guerra ho spesso detto che per fortuna c’erano delle figure come mons. Bettazzi o il vescovo di Molfetta Tonino Bello, ma intorno a loro è stato fatto il deserto, e in un mondo in cui la guerra è sempre più all’ordine del giorno, le voci che si oppongono sono veramente poche. È colpa prima di tutto di una sinistra subalterna culturalmente e che si risveglia dal letargo solo al momento di partecipare a inutili campagne per occupare uno scranno in istituzioni svuotate di ogni potere.

Se il papa attuale fosse come lo immagini, invece di “abbozzare” o dire frasi generiche di auspicio per la pace, o di denuncia del traffico “illegale” di armi, griderebbe alto e con denunce mirate soprattutto a quei governanti chedalla Polonia alla Spagna all’Italiasi dicono cattolici e sono attivissimi nel preparare conflitti. Mi dispiace, ma dove tu vedi la prudenza di un papa di sinistra, io vedo l’abile comunicazione di un esperto gesuita, che con poca spesa conquista un ruolo per la sua istituzione. Spero di sbagliarmi. (a.m.)

 

SPERIAMO SIANO ROSE

Non possiamo sottovalutare la portata strategica dell'enciclica di papa Francesco.

Ci ricordiamo di un solo precedente storico, anche se molto più timido, nelle pastorali di Giovanni XXIII: furono una fonte di legittimazione dello sviluppo impetuoso della ben più radicale teologia della liberazione.

Lo ha ben capito la destra clericale che, nella grande manifestazione tenuta in piazza San Giovanni contro i diritti civili delle coppie omosessuali, ha cercato di deflettere l'attenzione dalle molto più “pericolose” aperture del Pontefice sui diritti sociali.

Ma di questa manifestazione l'elemento più cospicuo è stata l'assordante assenza del Papa. Si capisce che solo per dovere non può dirsi contrario. Nella chiesa si è ormai aperto un conflitto epocale.

Non possiamo aspettarci, per quel che riguarda i nuovi diritti famigliari ormai inarrestabili in Europa, che il Papa sia d'accordo, possiamo invece pensare che, pur tra fiere proteste ufficiali, abbozzerà e li lascerà approvare senza battaglie campali, non è quello il terreno di scontro che ha scelto.

Noi non siamo dei radicali borghesi. Non dobbiamo cadere nella trappola tesa dal cardinale Ruini e soci e farci coinvolgere in una guerra di religione generalizzata volta ad isolare la sinistra cattolica (sarebbe ridicolo pensare che dietro il Papa non ci sia nessuno) che, uscita dalla violenta repressione dei due papi precedenti, ha trovato finalmente un interprete istituzionale .

Dobbiamo sostenere senza tentennamenti i diritti civili dei gay ma distinguendoli bene dai positivi orientamenti sociali della nuova enciclica a cui guardare con simpatia. Senza troppe puzzette sotto il naso. Se ne nascerà un nuovo movimento come furono i “cattolici per il socialismo” è con loro che dobbiamo collaborare.

Oggi è troppo presto per dirlo ma se son rose fioriranno.

Giorgio Carlin, Torino

 

 

 

 

 



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