Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Mattarella elogia l’Indonesia come modello di dialogo!

Mattarella elogia l’Indonesia come modello di dialogo!

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L’attivissimo presidente della Repubblica durante la sua visita in estremo oriente ha fatto dichiarazioni che non possono essere passate sotto silenzio sull’Indonesia come “modello di dialogo tra i diversi”. Certo le regole della diplomazia impongono reticenze e silenzi, o che si vada in un paese solo per reclamizzare qualche nostra impresa evitando di toccare temi scomodi, come ha fatto Renzi nella barbarica Arabia Saudita, in cui sembra si sia trovato proprio a suo agio.

Ma viene da rabbrividire sentendo Matterella elogiare l’Indonesia per la sua capacità di dialogo. Nel 1965 il generale Suharto si impossessò del potere con un bagno di sangue di dimensioni spaventose: le stime parlano di circa mezzo milione tra comunisti e appartenenti alla minoranza cinese; secondo altre fonti i morti furono molti di più, ma è noto che quando uno sterminio raggiunge queste dimensioni e utilizza anche pogrom affidati a criminali locali, è difficilissimo tenere un conteggio preciso. E che cambia se fossero stati 300.000 o invece 700.000?

Il colpo di Stato aveva l’obiettivo, raggiunto, di cambiare la collocazione internazionale di questo grande paese. Ahmed Sukarno, protagonista della lotta per l’indipendenza dall’Olanda e poi dalla Gran Bretagna (che aveva tentato la riconquista militare tra il 1945 e il 1949, sostituendosi agli olandesi) era stato uno dei promotori della politica di non allineamento, e aveva relazioni particolarmente cordiali con la Repubblica Popolare cinese. Dopo il golpe di Suharto per oltre trent’anni l’Indonesia divenne uno dei pilastri dell’imperialismo nell’area, con una funzione di gendarme internazionale, che le faceva perdonare tutto, compresa l’annessione di Timor Est, ex colonia portoghese, che dovette lottare per 23 anni per liberarsi dalla feroce occupazione indonesiana, che provocò centinaia di migliaia di vittime. Ci volle la crisi economica del 1997 che squassò l’Indonesia e altre “tigri asiatiche” dell’area, per incrinare il potere di Suharto, che comunque vide il dittatore ripresentarsi per la settima volta nel 1998 alle elezioni presidenziali truccatissime.

È impressionante la rimozione della tragedia indonesiana anche nella maggior parte della sinistra, quando c’era: il partito comunista indonesiano piaceva ai maoisti, perché nella controversia cino-sovietica aveva appoggiato Pechino, ma anche il PCI filosovietico aveva esaltato pochi mesi prima del golpe l’esperienza di collaborazione interclassista (e subalterna) con Sukarno, che sul piano interno era tutt’altro che progressista, e aveva bloccato la riforma agraria per assicurarsi la collaborazione dei latifondisti, organizzati in partiti islamici. In realtà, era l’ennesimo esempio della pericolosità (oltre che immoralità) della collaborazione di classe. Al momento del golpe contro il governo di Allende, appena otto anni dopo, pochissimi si ricordavano  di quella tremenda lezione storica.

Mattarella elogiando il “modello indonesiano di convivenza pacifica” ha irriso anche alle tante vittime dei regimi che si sono succeduti, che hanno tutti represso ferocemente ogni tentativo indipendentista nelle regioni annesse con la pura violenza, dall’Irian occidentale ad Aceh, alle Molucche, senza tener conto di Timor Est.

Mattarella lo può fare per la regressione sempre maggiore degli stessi resti della sinistra, che hanno smarrito ogni riferimento internazionalista. Si sono accorti magari dell’esistenza di qualche problema solo in occasioni particolari, ad esempio quando alcuni giovani turisti occidentali finirono tragicamente tra le fiamme di una discoteca incendiata a Bali (ottobre 2002), senza neppure sospettare però quante altre tragedie abbiano caratterizzato la storia di questo grande paese di 250 milioni di abitanti, e soprattutto di quante di esse siamo corresponsabili.

(a.m.10/11/15)



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