Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> BIRMANIA / MYANMAR: Non tutte le novità sono buone

BIRMANIA / MYANMAR: Non tutte le novità sono buone

E-mail Stampa PDF

 

di Pierre Rousset

 

Il responso delle recenti elezioni è netto: il partito della giunta militare è sconfitto, trionfa quello dell’oppositrice Aung Sang Suu Kyi. Un’ottima notizia: ma altre lo sono meno

L’8 novembre scorso si sono tenute elezioni generali riguardanti sia le assemblee nazionali (camere alta e bassa) sia quelle regionali. Anche se i risultati definitivi non sono ancora stati proclamati (la Commissione elettorale va a rilento), la vittoria della Lega nazionale per la democrazia (NLD), il partito di Aung Sang Suu Kyi, appare netta, con circa il 70 % dei voti [1]. Era una vittoria scontata, ma quel che ha sorpreso è stata la sua dimensione, e in particolare a essere sorpreso è stato l’esercito, che non aveva capito sino a che punto il suo dominio fosse rigettato.

Il partito al potere, emanazione della giunta, l’USDP [Partito dell’Unione, della solidarietà e dello sviluppo], ha dovuto ammettere la sconfitta, e molti suoi esponenti di primo piano sono stati trombati. Eppure i militari avevano fatto ricorso a qualunque mezzo pur di vincere: paura del caos, in un Paese in cui tuttora perdurano vari conflitti armati; nazionalismo xenofobo; promozione d’una virulenta corrente buddhista d’estrema destra; frodi elettorali…

Le elezioni dell’8 novembre costituiscono una vera svolta politica e confermano la profondità delle aspirazioni democratiche. Tuttavia, il Paese non l’ha ancora fatta finita con il potere militare, proprio per niente.

 

Il potere dei militari

Queste elezioni sono lo sbocco d’un periodo di transizione cominciato nel 2008. Dopo un ventennio di dittatura, i militari costituiscono ormai un autentico strato sociale che controlla settori economici (l’ufficialità superiore è una componente della borghesia) e reti di influenza. La nuova Costituzione assicura loro forti posizioni istituzionali: il 25% dei seggi (non sottoposti al suffragio universale diretto) nelle assemblee legislative e una forma di elezione della presidenza che permette loro d’imporre, come minimo, una vicepresidenza di propria scelta. Il (o la) presidente non è capo delle forze armate... un posto riservato al Comandante in capo, che nomina direttamente i ministri dell’Interno, della Difesa e della Sicurezza delle frontiere: i tre ministeri che dispongono dei bilanci maggiori! Inoltre, i militari mantengono poteri discrezionali che permettono loro di reprimere le minoranze etniche o gli oppositori politici.

Data l’ampiezza della vittoria di Aung Sang Suu Kyi, l’esercito dovrà venire a patti: ma continuerà a essere il polo principale di potere nel Paese.

 

L’estrema destra buddhista

Seconda cattiva notizia. Una corrente buddhista d’estrema destra, manifestatasi nel gennaio 2014, xenofoba, aggressivamente razzista, si è fatta sempre più attiva. Si tratta della Ma Ba Tha, e cioè dell’«Associazione per la difesa della razza e della religione», il cui esponente di punta è il tristemente celebre monaco U Wirathu. «La Ma Ba Tha è lo Stato islamico del buddhismo», ironizza un altro monaco, U Than Bita («Le Monde», 7 novembre). Questa corrente sviluppa in particolare un discorso d’odio nei confronti d’una minoranza musulmana, i Rohingya, che vivono nell’Arakan, dove nel 2012 sono morte 160 persone nel corso di scontri interconfessionali.

L’estrema destra buddhista rimprovera ad Aung Sang Suu Kyi di non denunciare i Rohingya, ma in verità quest’ultima ha mantenuto molta discrezione sull’argomento. Nonostante sia un premio Nobel della pace, non ha preso le loro difese...

Più in generale, la situazione continua a essere molto tesa con diverse minoranze etniche che popolano la periferia del Paese e che hanno una lunga tradizione di resistenza armata. In ottobre è stato firmato un cessate-il-fuoco nazionale fra il governo e otto gruppi separatisti, ma non con gli altri tredici [2]. Così, già il giorno dopo le elezioni, scontri si sono avuti nello Stato Shan, in seguito a un attacco dell’aviazione birmana contro il quartier generale dell’Esercito dello Stato shan - Nord (SSA-N).

 

Quale presidente?

 

Una clausola costituzionale ad hoc vieta ad Aung Sang Suu Kyi di poter diventare presidente, poiché ha dei figli di nazionalità straniera... Aung Sang Suu Kyi pensa di aggirare questo divieto ponendo il futuro presidente sotto il controllo della direzione del suo partito, la NLD, di cui esso dovrebbe essere membro. Ma è evidente che si tratta di un fragile espediente.

La situazione politica e istituzionale è dunque ben lontana da un punto di equilibrio, allo stesso modo che lo è l’economia quattro anni dopo l’apertura al mercato mondiale, e questo mentre i servizi sociali essenziali, come la sanità o l’istruzione, sono da ricostruire.

 

18 novembre 2015

 

Note del traduttore

(1)  La NLD avrebbe ottenuto 255 seggi (su 440) alla Camera dei rappresentanti e 136 (su 225) alla Camera delle nazionalità. Il partito dei militari, USDP, avrebbe rispettivamente 30 e 12 seggi, cui vanno aggiunti però 110 e 56 seggi non elettivi, rispettivamente, riservati ai militari. Il resto dei seggi va perlopiù a partiti che rappresentano alcune minoranze etniche.

(2)   Gli otto gruppi sono la Karen National Union, la Democratic Karen Benevolent Army, la Karen National Union/Karen National Liberation Army-Peace Council, il Chin National Front, la Pa-O National Liberation Organisation, l’All Burma Students Democratic Front e il Restoration Council of Shan State. Fra i gruppi che non hanno firmato gli accordi i più importanti sono la Kachin Independance Army e la Shan State Army-North. Tre altri gruppi importanti sono stati deliberatamente esclusi dai negoziati: la Ta'ang National Liberation Army, la Myanmar National Democratic Alliance Army e l’Arakan Army, In complesso si calcola che i gruppi che non hanno firmato il cessate-il-fuoco possano contare su 40-50.000 armati

 

Fonte: L’Anticapitaliste, 312, 19 novembre 2015. Traduzione dal francese di Cristiano Dan.



You are here Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> BIRMANIA / MYANMAR: Non tutte le novità sono buone