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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Venezuela: le proposte che Maduro ha rifiutato, preparando la sconfitta

Venezuela: le proposte che Maduro ha rifiutato, preparando la sconfitta

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Come documentazione sul dibattito nella sinistra venezuelana ritengo importante far conoscere la proposta della tendenza rivoluzionaria Marea socialista presentata in ottobre (una versione più ampia era stata in discussione per mesi) come base di dibattito e di azione per tutto lo schieramento “bolivariano”. Costretti a presentarsi con una propria lista nonostante facessero parte del PSUV fin dall’inizio, e poi esclusi con trucchi burocratici (come il rinvio di mese in mese della risposta sull’accettazione della lista), invece di ricambiare con insulti, i compagni trotskisti di Marea socialista hanno continuato a proporre questi temi alle non piccole aree della sinistra anticapitalista presente nel PSUV, mantenendo un atteggiamento fin troppo benevolo nei confronti di Maduro. Questo programma è stato discusso prima e dopo le elezioni anche con ex ministri che avevano fatto parte del governo Chávez, ed erano poi stati allontanati senza una motivazione dai consiglieri di Maduro. Vedi sul sito Guai alle Cassandre… (a.m.14/12/15)

 

 

In favore del popolo e della sua rivoluzione

Marea Socialista mette in discussione alcuni punti

per un Piano di Emergenza alternativo

 

Caracas, 20 ottobre 2015

 

PER UN PIANO DI EMERGENZA PER AFFRONTARE LA CRISI E RECUPERARE

LE RISORSE DEL PAESE A VANTAGGIO DEL POPOLO E DELLA SUA RIVOLUZIONE

 

Crisi economica e del modello del capitalismo redditiero e burocratico

Molti fattori concorrenti hanno aperto le porte alla crisi che stiamo vivendo, e di cui stiamo vivendo soltanto le prime conseguenze. Si tratta del combinarsi del crollo in picchiata del prezzo del petrolio, mancanza di liquidità monetaria, paralisi dei settori produttivi, importanti scadenze internazionali del debito, sottrazione e fuga di capitali, frodi nelle importazioni, passivo fiscale e commerciale, sfrenata inflazione, contrabbando estrattivo, boicottaggio del rifornimento di prodotti essenziali e code inaudite per acquistarli, tra le altre manifestazioni della crisi.

Tutto questo si lega a problemi specifici del sistema capitalistico basato sulla rendita e con la mancanza di impianto del nuovo modello economico di transizione al socialismo, di sviluppo endogeno e sovranità alimentare, basato sulla proprietà sociale con controllo operaio e comunale.

 

Rischio di crisi sociale di governabilità

Questa crisi economica ci espone inoltre al pericolo di una crisi sociale e di governabilità, che potrebbe minacciare la stessa continuità del processo rivoluzionario bolivariano e socialista. Infatti il governo, anziché avanzare con misure rivoluzionarie e di orientamento anticapitalista, continua a mantenere l’economia nel quadro della logica del capitale. Si vanno introducendo elementi di controriforma che ci assoggettano sempre più al modello capitalista. Stiamo andando in direzione opposta al “Colpo di barra” [Golpe de timón] annunciato dal Comandante Chávez per la nuova fase della rivoluzione bolivariana.

La crisi si rafforza e si potenzia per l’acuirsi di altri problemi connessi alla sua incidenza, come il polverizzarsi dei salari e il deterioramento del tenore di vita raggiunto nel corso del processo rivoluzionario. E, per altro verso, tutto questo si lega a elementi di sfaldamento morale, di insicurezza, criminalità e corruzione galoppante, che ci vanno allontanando dalla coscienza anticapitalista solidale forgiatasi in anni di rivoluzione.

Il popolo che vive del proprio lavoro non ha altra strada che quella di difendere il proprio processo e ha il diritto che si tenga conto dei suoi apporti. Il presidente Maduro deve ascoltare il popolo e affrontare in maniera rivoluzionaria la situazione per avere maggiori possibilità di successo nel superare la situazione attuale.

 

Ingredienti della crisi: Economia mafiosa e continua appropriazione indebita da parte della burocrazia e del capitale

Il paese è entrato in una spirale di incertezza, nel bel mezzo dell’esplosione del boicottaggio programmato dei rifornimenti come pratica mafiosa e cartellizzata di accumulazione e lucro smisurato, con i prodotti che scarseggiano per le limitate importazioni (a causa della mancanza di dollari). Senza essere riusciti a sconfiggere il contrabbando estrattivo e con l’esorbitante carestia di generi indispensabili. Questo clima politico, sociale ed economico si percepisce nelle lunghe ed estenuanti code che la popolazione è costretta a fare, con il conseguente malessere popolare che ha introdotto la crisi di fiducia nei confronti dell’insieme della dirigenza politica e provocato turbolenze tempestose, in cui la borghesia e settori di una burocrazia corrotta e insaziabile pretendono di continuare a fare traffici a spese della rendita e del patrimonio popolare, depredando la nazione e irritando sempre più i cittadini.

 

Necessità di un Piano di Emergenza

Lo sconquasso di tutti i prezzi (il solo prezzo agganciato al dollaro a 6,30 è quello del salario) determina il disordine che non si risolve con singole misure, siano esse monetarie o fiscali. Abbiamo di fronte l’abisso. È indispensabile arrestare questo rovescio e invertire la rotta per elaborare un Piano di Emergenza che freni questa dinamica, restituisca i dritti economici e sociali conquistati dal popolo con la rivoluzione, difenda la sovranità e recuperi la spinta trasformatrice. Questo Piano deve trarre alimento dalla partecipazione del popolo e dal suo appoggio deciso ed attivo, con la mobilitazione popolare. Un simile sostegno è imprescindibile se si vuole recuperare la fiducia e costruire così la forza politica per applicare il Piano.

 

BLOCCARE L’APPROPRIAZIONE INDEBITA DEL REDDITO NAZIONALE E IL DISSANGUAMENTO DEL DEBITO, RECUPERARE LE DIVISE DEL PAESE PER SODDISFARE I BISOGNI POPOLARI E INVESTIRE NELLO SVILUPPO PRODUTTIVO SOCIALISTA

 

Divise insufficienti

I prezzi del petrolio, che erano scesi a meno della metà rispetto a quelli precedenti che avevano segnato un periodo di elevati introiti, non riescono a risalire, per cui si attende che il paese perda quest’anno una cifra intorno ai 23 miliardi di dollari[1] rispetto al 2014. L’ammontare delle divise che entrano effettivamente nel paese non basta a coprire i bisogni più elementari.

 

Il debito o le importazioni

In queste condizioni, occorrerà scegliere tra pagare un debito estero speculativo e illegittimo, oppure importare i beni indispensabili per risolvere i problemi basilari e urgenti della popolazione.

La fuga dei capitali si è portata via le risorse dello sviluppo nazionale

Se a questo aggiungiamo che la sottrazione indebita annuale per fuga di capitali si aggira, secondo uno studio presentato dal Gruppo di ricercatori di Marea Socialista, intorno al 21,01% annuo in media tra il 1988 e il 2012,[2] - e tutto sta per il momento ad indicare, persino in dichiarazioni di elevate cariche governative – che questa sottrazione prosegue, la gravità della situazione è di portata molto seria. Sono più di 259 miliardi di dollari le risorse fuggite dal paese o defraudate dai capitalisti e da settori della burocrazia statale; risorse che avrebbero dovuto aver finanziato il sostegno del benessere della popolazione e la costruzione della nuova economia socialista.

Riscattare il patrimonio nazionale per via rivoluzionaria

Queste risorse vanno riscattate, anziché continuare a soddisfare gli appetiti del capitale finanziario, della banca, della borghesia speculatrice e dei corrotti. La strada per rianimare il processo rivoluzionario non è quella di continuare a intaccare la sovranità con un ulteriore indebitamento con l’estero e maggiore inserimento di capitali stranieri, di multinazionali e grandi compagnie imperialiste nelle imprese statali, o concedendo privilegi tramite Zone Economiche Speciali (zone neoliberiste), a danno del progetto bolivariano di indipendenza e sovranità

Si ripropone ancora una volta quello che la rivoluzione bolivariana ha già affrontato come eredità della IV Repubblica: il Debito Corrotto. Per questo chiediamo, come una delle misure più urgenti per poter rimettere ordine nell’economia nazionale, che venga unilateralmente proclamata la Moratoria dei pagamenti del debito sovrano e di PDVSA, mentre si procede a un Auditcon partecipazione e controllo sociale. Solo con questa misura potremmo contare sulla soluzione dei problemi dei nostro popolo, con i circa 10,6 miliardi di dollari che costituiscono le scadenze del debito estero del 2015.

Del pari, l’Audit dovrebbe applicarsi alla concessione di divise, per stabilire l’entità della sottrazione indebita e prendere iniziative per il rientro dei capitali o il risarcimento della Repubblica mediante la confisca di beni e imprese ai responsabili della frode.

A CRISI GRAVI, SOLUZIONI RADICALI

Dietro le proposte concrete di soluzione della crisi si nasconde un dibattito politico profondo. Coloro che puntano a misure che vanno nel senso dei piani di “adeguamento” (ajuste) tradizionali o anche neoliberisti e si autodefiniscono “pragmatici”, riflettono in realtà gli interessi del capitale e dei settori privilegiati.

La nostra identità, come popolo che vive del proprio lavoro, come popolo di Chávez, è anticapitalista, socialista, rivoluzionaria. Per questo le nostre proposte debbono sempre tener fermo questo punto di partenza. E per questo le soluzioni di emergenza da avanzare debbono andare nella stessa direzione rivoluzionaria; in primo luogo: difendere le conquiste del Processo Bolivariano e il tenore di vita del nostro popolo. Queste proposte radicali hanno a che vedere con l’attacco alla base economica su cui poggiano i privilegi del capitale e la burocrazia.

Ripetiamo sinteticamente una serie di proposte che abbiamo fatto in precedenti documenti di Marea Socialista e ne aggiungiamo alcune altre. Queste proposte oggi si articolano con l’esigenza di sospendere i pagamenti del debito estero dichiarando la Moratoria unilaterale di questi pagamenti, e di procedere all’Auditpubblico del Debito e delle Divise con Partecipazione civica.

Coloro che sostengono che il paese rimarrebbe isolato dal mercato internazionale, è bene che ricordino una segnalazione del premio Nobel dell’Economia, nonché capo dei consulenti economici dell’ex presidente Clinton, Joseph Stiglitz, che non si può catalogare come estremista né come anticapitalista. Parlando della sospensione dei pagamenti del debito di Russia e Argentina, egli dice: “se un paese riesce ad imporre una riduzione del debito ai suoi creditori e ridestina questi fondi, precedentemente impiegati nei rimborsi, al finanziamento di una politica fiscale espansionista, questo produce risultati positivi”. «In questo scenario, diminuisce il numero di imprese locali che falliscono perché i tipi di interessi locali sono più bassi che se il paese avesse continuato a pagare il suo debito, e al contempo perché migliora la situazione economica generale del paese. Se si rafforza l’economia, aumentano gli introiti fiscali, e questo migliora i margini economici del governo. […] Tutto ciò significa che la posizione finanziaria del governo si rafforza, rendendo più probabile (e non meno) che i prestatori siano di nuovo disposti a concedergli prestiti».

Ed aggiunge: «Empiricamente, ci sono prove molto scarse che accreditino l’idea che una cessazione dei pagamenti comporti un lungo periodo di esclusione dall’accesso ai mercati finanziari. La Russia ha potuto richiedere nuovi prestiti sui mercati finanziari dopo due anni dalla sospensione dei pagamenti decretata unilateralmente, senza consultazione previa dei creditori. […] Anzi, nella pratica, la minaccia di vedersi chiudere il rubinetto del credito è irrealistica» (cit. in un recente articolo di Éric Toussaint).

ALCUNE MISURE PER UN PIANO D’EMERGENZA

I.- Misure per preservare e recuperare risorse, controllo e pianificazione

1.            Audit pubblico del Debito e della concessione di Divise con Partecipazione civica. Individuare e fermare la sottrazione impropria ai danni della Nazione.

2.            Misure cautelari e preventive anticorruzione (accogliamo le proposte della Piattaforma per l’Audit pubblico e Cittadino (www.aporrea.org/ddhh/a214280.html). Recuperare le risorse sottratte e punire in maniera esemplare i responsabili.

3.            Sospendere i pagamenti del debito estero durante l’Audite destinare le risorse di questi a risolvere l’emergenza nazionale. Non pagare i debiti che risultino illegali o illeciti. Non pagare se le disponibilità non lo consentono e risolvere le richieste basilari della popolazione.

4.            Non un dollaro in più alla borghesia: Monopolio del Commercio estero da parte dello Stato, con partecipazione e rigoroso controllo sociale. Vigilanza pubblica permanente di qualsiasi transazione. Rivedere le emissioni di buoni con doppia denominazione (bolivare dollaro USA) e i crediti per il bilancio nazionale rimborsabili in equivalente in divise.

 

II.- Misure per razionalizzare le importazioni, recuperare la produzione, attaccare la speculazione e garantire il rifornimento

5.            Pianificazione delle importazioni e realizzazione di un bilancio in dollari, in funzione delle esigenze del popolo che vive del proprio lavoro, con priorità per generi alimentari e farmaci.

6.            Pianificazione della distribuzione di merci con controllo sociale e dei lavoratori, per assicurare che arrivino ai punti pubblici di distribuzione. Vigilanza nell’impiego di Guide e Codici di distribuzione di prodotti per i lavoratori, le comunità organizzate e i movimenti sociali, come parte dell’esercizio del controllo sociale della distribuzione esercitato dai cittadini. Favorire la distribuzione diretta delle merci da parte dei produttori  senza catene di intermediari. Auditcivico per la ristrutturazione e il rilancio delle misiones legate all’alimentazione.

7.            Etichette con prezzo di costo, PVP e prezzo d’importazione sui prodotti. Punizioni esemplari contro chi viola l’Etichettatura delle merci.

8.            Per combattere il contrabbando di estrazione: indagine delle autorità e dei responsabili militari e civili di posti di confine, imposte e dogane, con rotazione degli ufficiali e funzionari e con meccanismi di vigilanza e controllosociale.

9.            Portare le imprese statali, del settore agro-alimentare e di produzione di beni di prima necessità al massimo della loro capacità produttiva per il rifornimento celere della popolazione, sottoponendole ad Auditper battere la corruzione e recuperando i meccanismi di controllo dei lavoratori e delle comunità organizzate.

10.         Riprendere la produzione agricola e l’allevamento con progetti socio-produttivi che coinvolgano i contadini senza terre, i piccoli e medi produttori agricoli, le comunità rurali, i contadini che occupano terreni assegnati dalla riforma agraria. Piano di ripopolamento e recupero produttivo della campagna venezuelana.

11.         Controllo nazionale del credito per finanziare un Nuovo Modello Produttivo che dia priorità all’agricoltura e alla produzione nazionale di generi alimentari, farmaci e prodotti indispensabili alla popolazione. Nazionalizzazione della Banca, a partire dalle banche incorse in irregolarità nel maneggio delle divise.

 

III. - Misure in difesa degli introiti e del salario del popolo

12.         Difesa del Salario. Calcolo del Salario Minimo sulla media nazionale del prezzo del dollaro e in nessun caso al di sotto di quanto disposto all’art. 91 della CRBV, che stabilisce che il salario minimo vitale vada calcolato prendendo come uno dei suoi punti di riferimento il costo del paniere essenziale (non solo quindi il paniere alimentare). Misure di recupero del redditodei lavoratori per altre vie complementari e distinte dall’aumento salariale. Adempimento, dibattito e approvazione entro i tempi dei contratti collettivi di lavoro.

13.         Riequilibrio dei sussidi, conservando quelli alla popolazione e sopprimendo quelli al capitale.

 

IV. – Misure per il finanziamento pubblico che gravino sul capitale e non sul lavoro

14.         Riforma radicale del sistema d’imposte, fondamentalmente a spese del capitale e della banca invece di gravare sul popolo ad esempio con l’IVA,

15.         Sospendere i trattati che escludono il doppio versamento dei tributi con cui si consente alle multinazionali di evadere il versamento di imposte alla nazione venezuelana.

 

V. – Misure anticapitaliste e antimperialiste, in difesa della sovranità economica e la riforma della transizione al socialismo

16.         Abrogare le disposizioni pro-capitaliste e contrarie alla sovranità implicite nell’allargamento della partecipazione azionaria straniera in imprese statali e nell’instaurazione delle Zone Economiche Speciali.

17.         Stimolare l’economia basata sulla proprietà collettiva e comunitaria verso la transizione al socialismo come modo per contribuire alla sovranità alimentare e allo sviluppo endogeno, combattere il boicottaggio e la guerra economica combinata di settori capitalisti e della burocrazia.

 

VI. – Risparmio e controllo di perdite per lo scarto del prezzo del combustibile

18.         Riassetto progressivo del prezzo del combustibile, solo nel quadro di queste misure d’insieme, con i relativi sussidi per ammortizzare l’impatto sul costo dell’utilizzazione del trasporto pubblico e della distribuzione di prodotti essenziali. Creazione di un fondo per lo sviluppo del trasporto pubblico con una porzione delle risorse derivate dai nuovi prezzi della benzina. Calcolo prudente dei tempi per questo riassetto dei prezzi.

 

VII. – Valore e tipi di cambio del bolivar

19.      Mantenere il controllo dei cambi onde evitare la fuga massiccia di capitali. Apertura di un dibattito, con partecipazione democratica attiva per la sua riformulazione, che propenda per la riduzione delle disparità cambiarie a breve scadenza.

 

Misure come queste potrebbero fungere da Colpo di barra per facilitare il recupero della dinamica economica, cambierebbero l’attuale andamento di calo del tenore di vita della popolazione e risolverebbe a breve e medio termine il grave problema del rifornimento, oltre a puntare verso l’approfondimento del processo rivoluzionario e la costruzione del socialismo. Crediamo che per applicare misure come queste occorra che il presidente Maduro operi una svolta nel senso del “Colpo di barra” di Chávez e che si operi la riconfigurazione del Gabinetto Esecutivo, con nuove figure di provata onestà e condizione rivoluzionaria che possano portare avanti questa nuova politica. Tutto questo, però, deve passare per la discussione e la consultazione democratica di tutti i settori attivi della popolazione.

 

Un’opportunità per il presidente Maduro e per il recupero della rivoluzione

 

In mezzo a questa situazione, l’opposizione di destra al governo cerca di crescere cavalcando il malcontento popolare. Tuttavia, questi dirigenti non hanno proposte alternative per uscire dalla crisi. Per questo, e per essere parte della vecchia politica clientelare, non hanno neanche fiducia nel popolo che è inquieto.

La destra punta a che sia il governo bolivariano ad applicare il piano del capitale e misure prossime alle ricette del neoliberismo, per fargliene pagare il costo politico e servirsene per il successivo recupero diretto del potere. Il presidente Maduro ha l’enorme opportunità di chiamare a un’ampia discussione nazionale sulle misure necessarie per risolvere la crisi, aprendo gli spazi a tutte le voci che, all’interno del processo, abbiano – abbiamo - qualcosa da dire. Facciamo appello alla partecipazione attiva del popolo che vive del proprio lavoro, senza manipolazioni né mediazioni messe in discussione dalla popolazione. Testa a testa, in maniera diretta, in ogni piazza, in ogni impresa, in ogni luogo di studio, per fare in modo che tra tutti costruiamo l’indispensabile forza politica indispensabile a dare impulso a una soluzione della crisi che vada a vantaggio del popolo che vive del proprio lavoro. Il presidente, in base alla vigente Ley Habilitante [Legge che dà facoltà], ha la facoltà di adottare d’urgenza misure anti-crisi che non ne scarichino il peso sul popolo lavoratore, anche se questo andrebbe fatto previa consultazione democratica dell’intera società, che include la possibilità di andare a un referendum consultivo nazionale per l’approvazione.

 

ATTIVIAMO I MEZZI DI PARTECIPAZIONE E PROTAGONISMO DEL POPOLO NELL’ESERCIZIO DELLA SUA SOVRANITà (ART. 70 CRBV) per dare impulso alle soluzioni della crisi

 

L’art. 70 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela stabilisce, tra gli strumenti di partecipazione e protagonismo del popolo nell’esercizio della sua sovranità, la consulta popolare e le iniziative legislative, cosi come le assemblee di cittadini con decisioni di natura vincolante. L’art. 204 CRBV (7) segnala che l’iniziativa delle leggi spetta, oltre ai poteri dello Stato, «agli elettori e alle elettrici in un numero non inferiore allo 0,1% degli iscritti e delle iscritte al registro Civile Elettorale». Quindi, con i/le nostri/e candidati/e al parlamento, proponiamo alle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria e ai movimenti popolari la presentazione all’Assemblea Nazionale di un Progetto di Piano di Emergenza per affrontare la crisi che poggi sull’iniziativa legislativa popolare, sulla mobilitazione popolare, assumendo la nostra condizione di soggetto costituente sovrano. Rivolgiamo uno speciale invito a intellettuali, professionisti ed ex ministri probi del presidente Chávez. Facciamo appello affinché, con il concorso attivo e il dibattitto in seno al popolo e alle sue organizzazioni, elaboriamo e presentiamo una Proposta di Legge di Piano di Emergenza, da portare in Assemblea Nazionale con il sostegno popolare e con la maggiore urgenza possibile.

Quello che abbiamo presentato sopra e un nuovo contributo per il dibattito e l’elaborazione collettiva di soluzioni insieme al nostro popolo.

Traduzione di Titti Pierini



[1] La stima è nostra. Altre stime vanno dai 17 fino ai 25 miliardi di dollari.

[2] Tocada y fuga de capitales. Sinfonia de un desfalco a la Nación [“Toccata e fuga di capitali. Sinfonia di un’appropriazione indebita a danno della Nazione”]



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