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Vendola uno e due

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L’affare sanità: don Verzè, Berlusconi e Nichi Vendola

· Pubblicato il: 13 giugno 2010

di Nino Sangerardo

“Pecunia non olet”: vero, governatore Vendola?

 

Il 28 maggio 2010 nelle stanze della Cittadella della Carità di Taranto, innanzi un notaio, si costituisce la Fondazione San Raffaele del Mediterraneo. Gestirà il complesso ospedaliero da costruire nel quartiere Paolo VI del capoluogo jonico.

Presidente della Fondazione San Raffaele Monte Tabor di Milano, ispiratore e protagonista della Fondazione San Raffaele del Meditteraneo, è Don Luigi Verzè.

Triste scherzo del destino ecclesiastico: nell’anno 1964 fu Papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini,  a sospendere dal sacerdozio Don Luigi Maria Verzè con l’ammonimento “… occupati più di sacramenti che degli affari”.

 

Sono presenti e firmano l’atto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, Angelo Domenico Colasanto per l’Asl Taranto e Vito Santoro del San Raffaele di Milano. Il Consiglio di amministrazione è formato da Paolo Ciaccia (presidente, avvocato, designato dalla Regione Puglia), Renato Botti( vicepresidente, nonchè direttore Area Sanità San Raffaele di Milano), Vittorio Dell’Atti (presidente Collegio sindacale, professore Ordinario Economia aziendale Università di Bari). Consiglieri i signori: Enrico Piana e Vito Santoro in rappresentanza della Fondazione San Raffaele di Milano, il professor Gianvito Giannelli e Rosa Moscogiuri in rappresentanza della Regione Puglia. Il costo del nuovo Ospedale Polo Tecnologico è di 120 milioni di euro, versati interamente dalla Regione Puglia.

Perplessità affiorano in merito al’opzione della Fondazione San Raffaele di Milano fatta dalla Giunta regionale pugliese. Il Consiglio di Stato di recente ha sentenziato che la Fondazione San Raffaele milanese “… svolge attività commerciale…il fatto che non persegua utili o che gli utili siano reinvestiti nell’attività non esclude che essa svolge iniziative di carattere economico con modalità tali da consentirle di permanere sul mercato e di concorrere con altre strutture enti e società che operano nel settore sanità”.

E allora, perchè il Governo pugliese non ha indetto la dovuta gara d’appalto per la conduzione del nosocomio tarantino? Il possibile conflitto d’interessi della famiglia Berlusconi a fronte della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo si evince dal fatto che a fine dicembre 2009 i Berlusconi si aggiudicano, con il 24% delle azioni, la maggioranza della MolMed spa, sede a Milano. Quest’ultima che cosa è? Acronimo che vuol dire “molecular medicine”, sodalizio imprenditoriale specializzato in biomedicina e sviluppo di terapie inerenti le patologie del cancro.

Il 26 aprile 2010 l’assemblea di MolMed spa – Fininvest 24%, Science Park Raf 20,98%, Airan Servicos de Consultadora e Marketing Lda 14%, Delfin Sarl 8,5%, H. Equity Sicar 8,12%, Arnar Bank 2,15% e il 21,956% al Mercato borsistico – elegge il consiglio di amministrazione.

Chi c’è dentro? Luigi Berlusconi,figlio di Silvio, Renato Botti, Maurizio Carfagna, Riccardo Cortese, Sabina Grossi,Marina Del Bue, Alessandro De Nicola, Alfredo Messina, Paolo Michele Castelli, Massimiliano Frank. Azionisti di Molmed spa sono due sodali dell’on. Silvio Berlusconi: Ennio Doris con l’8%( presidente di Banca Mediolanum, consigliere della Fondazione San Raffaele Monte Tabor di Milano, consigliere della Fondazione Biblioteca via Senato a Milano del senatore Pdl Marcello Dell’Utri) e Leonardo Del Vecchio presidente di Luxottica spa. Ricapitolando: Renato Botti è vicepresidente della neonata Fondazione San Raffaele del Mediterraneo e contemporaneamente consigliere di amministrazione di MolMed spa – posseduta in parte rilevante dal consigliere Luigi Berlusconi con soci spettabili e amici in affari(Doris e Del Vecchio) – direttore Area Sanità del San Raffaele di Milano il cui fondatore è Don Luigi Verzè padre spirituale di Silvio Berlusconi, presidente del Gruppo Merceologico Sanità in Assolombarda, consigliere d’amministrazione di Telbios spa che insieme a MolMed spa sono partecipate dalla controllata Science Park Raf. A chi spetta la vigilanza e il controllo amministrativo e politico degli ospedali vecchi e nuovi italiani? Al Ministero della Sanità. Ministro della Sanità è Ferruccio Fazio, nominato dal Primo Ministro Silvio Berlusconi, già direttore dei Servizi di radioterapia al San Raffaele di Milano, socio di Tecnodim spa con sede nel San Raffaele di Milano, presidente del Laboratorio San Raffaele di Cefalù. Siamo dinanzi a un conflitto d’interessi?

Il 15 febbraio 2010 Don Luigi Verzè nel corso di una riunione in quel di Taranto ha esclamato: “Vengo in Puglia per trovare un amico: Vendola. Nichi, fossero come te tutti i politici. Non dovrei parlare di politica ma ve lo confesso: Silvio Berlusconi è entusiasta di Vendola”.

Non è facile comprendere il motivo per cui il Governatore Nichi Vendola sceglie di creare una Fondazione ospedaliera con Don Luigi Maria Verzè, Renato Botti e contorno di Luigi Berlusconi, Ennio Doris e varia comitiva familiare e politica di stampo berlusconiano.

Possibile che in Puglia non esistano politici, imprenditori e banche in grado di raccogliere 120 milioni di euro per edificare un moderno ospedale? E i nosocomi pubblici che fine faranno? La prima pietra del Polo Biomedico e Oncologico del Sud Italia di proprietà della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo verrà adagiata il 5 novembre 2010, in quanto ricorre il centenario della nascita di Monsignor Guglielmo Motolese che pare abbia illuminato la mente del reverendo Don Verzè sulla sanità pugliese: “Un progetto ispirato da Dio”, declamò il prete meneghino. Alla cerimonia parteciperà anche il capostipite della famiglia Berlusconi, in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri?

http://www.italiaterranostra.it/?p=5150

 

 

Ho ricevuto, senza sorpresa, questo comunicato dalla Puglia. Il rapporto con don Verzè era noto, e ne avevo già parlato. Si veda, ad esempio sul sito: Lettera a Vendola. Rinvio anche ad altri articoli del sito dedicati a Nichi, tra cui Dove va Nichi Vendola? e Vendola vittima di un complotto?

Casomai, conoscendo bene Vendola dagli anni del PRC, nel corso dei quali la sua attenzione per le vicende operaie era minima, poteva sorprendere la notizia odierna di un suo viaggio per portare la solidarietà ai lavoratori di Pomigliano.

In realtà questa spedizione in Campania, servita anche per consolidare il rapporto col governatore Caldoro del PDL già avviato su vari piani, compreso un pieno accordo sull’Alta Velocità ferroviaria tra le due regioni (peraltro spezzata da una frana che sembra inarrestabile), ha avuto uno scopo molto semplice: approfittare dei riflettori puntati su Pomigliano, in un momento in cui tutti i dirigenti del PD non hanno perso l’occasione per tacere, e hanno rilasciato interviste sbilanciatissime a favore della FIAT che, come al solito, non ricambierà la cortesia.

Agli sciagurati passati in rassegna ieri in La sinistra e la FIOM, si è aggiunto oggi, su un’intera pagina del “Corriere della sera”, l’ineffabile Walter Veltroni, che ha manifestato ancora una volta la sua inconsistenza. Tra l’altro mentre definisce l’accordo inevitabile e quindi propone di accettarlo, se la prende come Bersani con il ministro Sacconi che vorrebbe non si sa perché trasformarlo in modello per altri…  

Una manna per Nichi che ha potuto segnare un altro punto nella sua corsa verso le primarie, e si è permesso anche una battutaccia sui due Letta (“il più a sinistra è Gianni”…), contrapponendosi all’intero gruppo dirigente del PD.

Non a caso uno dei più stretti collaboratori di Bersani, Nico Stumpo, responsabile organizzazione del partito democratico, ha invitato Vendola a non “abbandonarsi alle polemiche, magari con qualche scivolone”. L’offesissima Alessia Mosca, deputata PD e vicepresidente di “TrecentoSessanta” (l'associazione di Enrico Letta), ha detto brutalmente che Vendola invece che il benessere del paese, ha a cuore solo “la propria visibilità personale per poter far parlare di sé e candidarsi alle primarie. Qualcuno spieghi a lui e ai suoi compagni che per far vincere un'idea più giusta e moderna di Paese bisogna uscire dal XX secolo, anche perchè quello è finito da 10 anni”. Le si potrebbe domandare a questo punto se dopo questa arguta precisazione dobbiamo proprio concludere che è ora di tornare all’Ottocento... Ma a parte le divagazioni sui secoli, non c’è dubbio che la signora in questione ha colto bene la molla che muove Vendola.

 

Può essere che tra i lavoratori dell’Alfasud, dopo la parata di politici e sindacalisti ben disposti verso la FIAT, Vendola faccia un figurone, tanto più che si è affrettato a precisare che non ha ricette pronte…

«A Pomigliano “splende” una tenebra che oscura tutta l'Italia democratica», ha detto Nichi, nel corso di una conferenza stampa di Sinistra e Libertà a Pomigliano d'Arco. «Chi si straccia le vesti per la Costituzione - ha aggiunto - deve sapere che a Pomigliano c'è la tomba della Carta costituzionale. Ed è per questo, per riprendere la Genesi sul discorso della luce e delle tenebre che dico che a Pomigliano “splende” la tenebra».

È dopo questa ardita immagine che Vendola ha precisato tuttavia di «non essere titolato a fare proposte per salvare lo stabilimento di Pomigliano». Un’ulteriore polemica indiretta con chi come Bersani e Veltroni elargisce ai lavoratori consigli banali e ridicoli, ma anche un modo efficace per evitare di pronunciarsi sulle possibili soluzioni in discussione.

Molti dei suoi sostenitori saranno soddisfatti per l’asprezza di questa sua polemica con i leader del PD, e anche dentro il PRC c’è chi guarda a questa nuova fase di Vendola con fiducia, interpretandola come un suo ritorno a sinistra (peraltro, osserviamo, insieme a Bertinotti e persino Cofferati, che si sono in questa occasione dissociati anche loro dagli entusiasmi per Marchionne).

In realtà la virulenza degli attacchi ha tutte le caratteristiche di una schermaglia preelettorale, e non può far dimenticare qual è lo scopo che Nichi si prefigge: ripetere l’exploit pugliese, sconfiggendo i concorrenti (e non dovrebbe essere difficile se sono i meno che mediocri dirigenti attuali del PD). Ma per fare che cosa? Come in Puglia, impossessarsi da dominatore della coalizione di centrosinistra, senza aver accennato minimamente a delineare una proposta politica alternativa, e continuando a governare insieme agli esponenti del PD, sconfitti e ridimensionati ma non cambiati, e con la stessa politica del periodo precedente. E magari, se possibile, con UDC e magari qualche altro spezzone acquistabile della destra.

 

Insomma, non mi sembra ci siano contraddizioni tra il Vendola degli abbracci con don Verzè, e quello che va a Pomigliano, non per partecipare a un’assemblea, ma per fare una conferenza stampa (e in un luogo quasi simbolico: l’ex ufficio elettorale del PD…).  (a.m. 17/6/10)

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Post scriptum: l’intervista di Nichi Vendola apparsa oggi sul “manifesto” col titolo: Vendola al PD: «Dite no a FIAT» mi sembra confermi due dati. Il primo è che Vendola è un gigante di fronte agli attuali dirigenti del partito democratico, e lo ribadisce con orgoglio quando, commentando il resoconto di Ilvo Diamanti su “Repubblica” sugli applausi che Nichi ha ricevuto dagli industriali veneti in un incontro a Vicenza (presenti Zaia e la Marcegaglia) dice: “mi hanno applaudito, ma non sono andato a fare lo Zelig come fa tanta parte della sinistra che un po’ si vergogna e un po’ si mimetizza sfumando i toni. Io non sono Enrico Letta”.

Il secondo è che Vendola punta alla conquista del centro sinistra proponendo uno scatto di dignità, ma non un’alternativa al capitalismo. Anzi si candida come leader che vuole e sa parlare anche ai “ceti forti”, proponendo ai capitalisti di riflettere su “cosa significa fare impresa se non c’è una visione alta del paese, una missione per il suo futuro”.

Vendola, insomma, ricostruisce correttamente la natura dello scontro su Pomigliano (come fa oggi anche Cofferati su Repubblica); dice anche di voler “uscire dal Novecento, ma non per tornare all’Ottocento”; tuttavia poi ripropone semplicemente la linea del Togliatti della svolta di Salerno: alleanza con un fantomatico capitalismo democratico e progressista, da convincere con bei discorsi e raccomandazioni etiche. Togliatti auspicava persino una “democratizzazione degli stessi conservatori italiani, ove avessero saputo, e voluto, prendere coscienza delle condizioni reali della vita economica e della lotta politica in Italia”, come se le scelte dei capitalisti potessero essere determinate non dai loro interessi materiali concreti, ma dalla “coscienza”…

In quel caso, sappiamo come è andata a finire...  (Il PCI al governo 1944-1947)

In ogni caso questa è una ricetta che potrà arginare, forse, il declino penoso del PD, ma che non serve per ricostruire una sinistra capace di affrontare una crisi catastrofica come l’attuale, in cui non c’è spazio per nessuna forma di riformismo e di collaborazione di classe. (a.m. 18/6/10)