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Friuli-Venezia Giulia | Di Maio vede le stelle…

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Una prima analisi del voto a cura di Cristiano Dan

Le elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia per certi aspetti sono la replica di quelle molisane della settimana scorsa, ma per altri versi introducono nuovi elementi di riflessione. E di preoccupazione.

La vittoria del centrodestra/destra era attesa. Ma non in queste dimensioni. L’arretramento del centrosinistra era dato per scontato. Ma è stato inferiore alle previsioni. Un risultato altalenante per i 5 stelle era nel conto. Ma non ci si aspettava un vero e proprio crollo.

Cosa dicono i numeri. La vittoria della coalizione di centrodestra è netta. Quando manca allo spoglio una sola sezione elettorale, con 307.000 voti ne conquista quasi 100.000 in più rispetto alle regionali del 2013, e circa 10.000 in più rispetto alle politiche del marzo scorso. Quest’ultimo incremento può apparire modesto, tanto più se si tiene conto che nelle politiche circa 20.000 voti erano andati a liste di estrema destra. Ma non si deve dimenticare che la partecipazione elettorale è stata molto diversa nelle tre elezioni. Mentre nelle politiche è stata di circa il 75 %, in entrambe le regionali è, sia pure di pochissimo, inferiore al 50 %. Ciò significa che, pur in presenza di un forte calo dei voti validi (oltre 150.000 voti in meno rispetto alle politiche), la coalizione di centrodestra non solo tiene, ma avanza, non risentendo per nulla dell’astensionismo. In termini percentuali, il centrodestra passa dal 39 % del 2013 e dal 43 % delle politiche al 57,1 % odierno.

Altrettanto netta è la sconfitta del Movimento 5 stelle. Con circa 63.000 voti, ne perde 50.000 rispetto al 2013 e oltre 100.000 rispetto alle politiche di marzo. In percentuale, passa dal 19,2 % del 2013 e dal 24,6 % delle politiche all’attuale 11,7 %. Si tratta, con ogni evidenza, di un vero e proprio collasso. Collasso di fronte al quale il centrosinistra, pur perdendo voti, sembra quasi miracolato. Nelle regionali del 2013 la coalizione di centrosinistra aveva ottenuto 211.000 voti (2.000 in più di quella di centrodestra, ma sufficienti a garantirle una solida maggioranza in seggi, 26 su 47). Nelle politiche era scesa a 159.000 (e 22.000 erano andati a Liberi e uguali). Ora, con LeU all’interno della coalizione, ne ottiene 144.000. Le perdite rispetto alle precedenti regionali sono dunque di circa 67.000 voti e di 15.000 rispetto alle politiche, che però salgono a 37.000 se si calcolano anche i voti di LeU, che in teoria avrebbero dovuto riversarsi sul centrosinistra. In percentuale, il calo rispetto alle politiche non si vede: il centrosinistra aveva il 23,1 %, ora ha il 26,8 %, ma si deve tener conto del 3,2 % che aveva ottenuto Leu, per cui in realtà si ha un incremento, apparente, dello 0,5 %. Apparente perché dovuto alla drastica diminuzione dei votanti, che distorce le cifre percentuali.

C’è infine da registrare una modesta, ma non trascurabile, affermazione di una lista autonomista locale (circa 24.000 voti e il 4,4 %), di lontana origine leghista, ma che poi ha civettato con il centrosinistra. Assente invece qualunque lista riconducibile alla sinistra anticapitalista (nelle politiche Potere al popolo! e Per una sinistra rivoluzionaria avevano totalizzato circa 8.000 voti).

Cosa cambia. La netta sconfitta del Movimento 5 stelle e il mutamento dei rapporti di forza interni alle coalizioni di centrosinistra e di centrodestra hanno e avranno ripercussioni al di là del significato meramente amministrativo del voto.

Per i 5 stelle, appare evidente che i bizantinismi politici con cui si sono trastullati in queste ultime settimane stanno costandogli cari. Ma non ripetiamo qui quanto si è già detto a proposito delle regionali del Molise, che ci appare ancora del tutto pertinente. (Vedi qui). Venendo al centrosinistra, sembra di poter dire che, pur continuando ad arretrare, ha forse potuto arginare la sua caduta recuperando qualcosa dal disorientato elettorato pentastellato. Ma dovrebbe trattarsi di poche briciole. Chi invece paga salato il conto di una certa incoerenza è Liberi e uguali: alle politiche di poche settimane fa aveva ottenuto, lo si è già detto, 22.000 voti e il 3,2 %. Ora, dopo che il MDP è entrato nella coalizione del PD sotto le spoglie di Open Sinistra (si suppone che stia per “Sinistra aperta”, anche se non sembra dialetto friulano…), questi voti sono scesi a 11.000. Infine, i maggiori spostamenti di forza interni a una coalizione riguardano il centrodestra. Nel 2013 Forza Italia (allora come Popolo della libertà) aveva il 20 % dei voti e la Lega l’8,3%. Oggi, la Lega è al 34,9 % e Forza Italia al 12,1 %. Non stupisce quindi che Salvini esulti e che nordest si prevedano tempi duri per la sinistra che resiste...

 



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