Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Ecuador, un’esperienza illuminante

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Ecuador, un’esperienza illuminante

 

Mi è arrivato in questi giorni il numero 8 della rivista ecuadoriana “R”, di cui avevo già inserito sul sito alcuni numeri prevalentemente monografici tra cui quello di ottobre 2010, Ecuador dopo il golpe dedicato all’analisi del presunto golpe del 30 settembre.

Questo numero, che difficilmente potrà essere tradotto, anche per le sue dimensioni (84 pagine), tira un bilancio di un altro momento cruciale, il “referendum-consulta” di cui abbiamo già parlato in maggio con l’ampio articolo di Ecuador, bilanci dopo il voto e precedentemente in Latinoamerica: aggiornamenti, e in Correa vince?

La rivista affronta vari aspetti: prima di tutto il bilancio strettamente elettorale, con un blocco di articoli sulla “amara vittoria del si”, tra cui l’editoriale di Fernando López Romero, e diversi altri di Elizabeth Rivera, Carlos Rojas Reyes, Verónica Valdez y Magui V., (tre donne su cinque, che è un buon segnale).

Altri articoli riguardano il movimento indigeno e quelli sociali, che in Ecuador sono strettamente intrecciati, come ¿Qué piensan sobre los indígenas los latinoamericanos y los europeos? di Guillermo Churuchumbi e un’intervista allo stesso Churuchumbi, “presidente del pueblo Kayambi”, sul rafforzamento degli organismi comunitari, mentre Floresmilo Simbaña affronta la questione della CONAIE “tra tempo lungo e congiuntura”, mentre Mario Unda, che è anche il caporedattore della rivista, affronta il cruciale rapporto tra il governo e i movimenti sociali, che è il problema centrale anche negli altri paesi con governi progressisti.

Unda si domanda come spiegare la turbinosa e contraddittoria relazione tra il governo di Correa e i movimenti sociali, oscillante tra avvicinamenti frustrati e violenti allontanamenti. Qual è la logica delle opposizioni che oggi si contrappongono ad esso, ma pochi anni fa si presentavano insieme per scrivere una nuova Costituzione che alcuni consideravano il programma comune delle trasformazioni attese da tanto tempo?

Il periodo costituente – ricorda Mario Unda, ed è un dato su cui dovremmo riflettere anche in Italia – era stato pieno di riconoscimenti dei diritti: “L’Ecuador è uno Stato sociale di diritti e giustizia, sociale, democratico, sovrano, indipendente, unitario, interculturale, plurinazionale e laico”, recita l’articolo 1 della nuova Costituzione, e si continua così. Bellissimo, sembra la Costituzione italiana…

Ma ben presto nel futuro immediato di quel riconoscimento formale dei diritti, è risultato che non c’era la loro realizzazione, ma la negazione dei soggetti concreti di quei diritti. Per giunta già la Costituzione scritta aveva rivelato certi limiti: ad esempio il rifiuto esplicito del fondamentale diritto di sciopero per i lavoratori del pubblico impiego nell’art. 326, o la pericolosa instaurazione di nuovi organismi basati sulla scelta meritocratica a scapito della rappresentatività sociale nel Consejo de Participación Ciudadana previsto dagli articoli 207-210.

Mario Unda si domanda se è stata la parte “progressista” del progetto di “revolución ciudadana” (la denuncia del debito esterno, l’impostazione generale della nuova Costituzione, la politica internazionale “sovrana”), oltre alla durezza dello scontro con la destra, a far perdere di vista che già dall’inizio del governo Correa si erano prodotti conflitti e tensioni con i movimenti sociali.

In ogni caso è cominciata presto l’epurazione del governo da quelli che erano stati gli ispiratori della parte più avanzata della Costituzione mentre emergevano funzionari come il consigliere giuridico della presidenza Alexis Mera, che si è espresso più volte con disprezzo nei confronti dei deputati critici come Betty Amores, e dello stesso Alberto Acosta, bollandoli come “romantici che non hanno idea di quel che si deve fare per guidare un paese”. Acosta era stato presidente dell’Assemblea costituente anche perché era stato il deputato più votato in assoluto, perché indubbio precursore dell’esperienza di Correa. Alexis Mera si era segnalato invece fin da allora per aver incoraggiato lo scetticismo di Correa nei confronti di alcuni articoli della costituzione che si stava votando, assicurandogli che sarebbe stato possibile “correggere quegli eccessi” con le leggi attuative. Come è stato fatto…

Quella ecuadoriana è dunque un’esperienza che è utile conoscere a fondo, per capire bene contraddizioni e limiti delle “rivoluzioni bolivariane”, ma anche per riflettere sullo svuotamento della nostra costituzione, e sulla mancata attuazione di quasi tutti i suoi articoli più belli, assai prima che comparisse sulla scena Silvio Berlusconi... La rivista, che tra l'altro è corredata da bellissime foto, è ora sul sito: Ecuador R n. 8

(a.m. 29/7/11)



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