Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Cile, la lotta studentesca continua

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Continua la ribellione degli studenti per un nuovo Cile

 

Erano quasi 60 anni che il Cile non manifestava contro il proprio governo in una ribellione generalizzata. Bisogna risalire al lontano aprile del ‘56, contro la gestione del presidente  Carlos Ibáñez del Campo (1952-1958).

Mesi di mobilitazione di studenti e professori  (le prime risalgono a maggio), con scioperi, marce, caceroladas, scioperi della fame e centinaia di modi allegri e vari di protestare hanno fatto sì che quasi l’80% dei cileni, secondo i sondaggi, condivida le richieste degli studenti di uno Stato che si faccia carico di un’educazione “di qualità e gratuita” garantita e finanziata dallo Stato e dalla Costituzione.

 

 I genitori si sono uniti alle manifestazioni dei propri figli e  il movimento ha affossato il Governo nei sondaggi (l’indice di popolarità del presidente Piñera è uno dei più bassi conosciuti da un presidente dalla caduta della dittatura), ma anche l’immagine della coalizione dell’opposizione di centro-sinistra, che accusano di non aver cambiato prima il modello.

 "Tutti vorremmo che l’ educazione, la salute e molte altre cose fossero gratis per tutti, però voglio ricordare che, alla fine, niente è gratis in questa vita",ha affermato Piñera riferendosi a una delle richieste più sentite dai giovani.


L’apice della ribellione risale ai principi di agosto, quando dopo due mesi di marce e proteste, scioperi della fame di decine di studenti e l’occupazione di centinaia di istituti e università,la repressione scatenata dal governo  di destra di Sebastián Piñera contro studenti, professori e simpatizzanti, il 4 agosto si sono trasformate in una vera e propria giornata di protesta popolare di carattere nazionale. Ai più adulti sono venuti in mente  quelle 22 giornate che posero fine a 17 anni di dittatura di Pinochet (1973-1990). In nome  del cosiddetto “ordine pubblico”, qualsiasi gruppo da 3 a 5 persone, è stato attaccato con gas lacrimogeni. Scopo del governo impedire il passaggio del corteo di studenti sull’Alameda, l’emblematica e principale arteria di Santiago invocata nelle ultime parole di Allende, chiusa per tutto il giorno.

 

"Crediamo di avere tutto il diritto costituzionale a manifestare, soprattutto all’Alameda, però non è stato permesso ai compagni di arrivare a Piazza Italia perché la polizia ha cominciato  a reprimerci", ha affermato Rodrigo Rivera, dirigente degli studenti, alla stampa locale.

Un milione e mezzo di studenti universitari cileni hanno manifestato perché sono stanchi di continuare a pagare per la propria educazione. Nello stesso giorno, oltre la notizia di un drastico crollo dei consensi su Piñera, si è avuta la caduta della Borsa di un Paese che si vanta di essere “blindato” economicamente e finanziariamente rispetto al resto del mondo. (Ernesto Carmona *ALAI AMLATINA, 5-8-2011 http://alainet.org ).

 

I leader del movimento Giorgio Jackson e Camila Vallejo affrontano costantemente accuse di promuovere la violenza nelle manifestazioni e di essere “agenti politici” del Partito Comunista. Camila Vallejo, giovane studentessa di architettura e presidente della Federazione di Studenti dell’Università de Cile (Fech) e della Confederazione di Studenti del Cile (Confech), è militante del Partito Comunista. Ma loro difendono gelosamente la propria indipendenza.

Nessuno schieramento politico può attribuirsi la conduzione di questo straordinario movimento sociale per un’educazione pubblica gratuita e di qualità, che ottiene sempre più appoggio. (Juan Manuel Chaves, Semanario Brecha, Montevideo, 23-9-2011, http://www.brecha.com.uy/)

 Gli studenti non vogliono semplici riforme, ma un cambio strutturale profondo che ponga fine alla visione di Piñera dell’educazione come “bene di consumo”, la sostituzione della Costituzione di Pinochet (redatta nel 1980) con una Carta emanata da un’assemblea costituente e il finanziamento all’educazione da parte dello Stato con l’aumento delle imposte alle imprese o la rinazionalizzazione del rame (un tema tabù per il governo, che punta a privatizzare lo scarso 28% che lo Stato controlla ancora attraverso Codelco).Gli studenti e il movimento sociale che li appoggia chiedono quindi un cambiamento drastico del modello economico, quel capitalismo selvaggio che regna in Cile dai tempi di Pinochet e perfezionato dalla Concertación in due decadi di governo.

Intanto la leader del movimento  Camila Vallejo, , è stata minacciata di morte da giovani di estrema destra del neofascismo cileno che hanno diffuso i suoi dati personali. (Ernesto Carmona *ALAI AMLATINA, 5-8-2011 http://alainet.org)

 

 “Sono giardiniere e voglio un figlio ingegnere", diceva un cartello che mostrava tranquillo un padre nella nuova marcia dello scorso 9 agosto contro il sistema educativo cileno che ha riunito più di 100 mila persone a Santiago e a diverse altre migliaia in più nelle principali città dello Stato. Alle richieste degli studenti il ministro dell’ Educazione, Felipe Bulnes, ha già preannunciato che non agirà sotto pressione. Intanto in diverse zone del Paese, incluso nel conservatore comune di Providencia, migliaia di manifestanti fanno risuonare pentole in una reminescenza delle proteste contro Pinochet negli anni Ottanta.

 

Al Paseo Bulnes, molto vicino a La Moneda, gli eccessi di pochi, insieme agli idranti e ai gas lacrimogeni hanno modificato una protesta che fino a mezzogiorno si era sviluppata in modo normale. Il Ministero degli Interni ha reso noto che ci sono stati 273 fermati e che 16 civili e 23 carabinieri sono rimasti feriti.

Ciò, nonostante la presidente della Federazione degli  Studenti dell’Università del Cile, Camila Vallejo, invitasse  a concludere la grande mobilizzazione in maniera pacifica.."Calma, sappiamo che i violenti non siamo noi", ha insistito Vallejo tramite Twitter. ( Christian Palma, desde Santiago Página/12, Buenos Aires, 10-8-2011 http://www.pagina12.com.ar/)

 


Nel frattempo, il ministro degli Interni, Rodrigo Hinzpeter (criticato per l’eccessiva rudezza dei carabinieri nei cortei precedenti) ha dichiarato :"I disordini sono una prova che i cortei sono sfuggiti al controllo dei manifestanti e sono diventati pericolosi". Poi, ha chiesto agli studenti e al collegio dei professori di "sedersi al tavolo per lavorare" ai progetti di legge sull’educazione che prontamente il governo invierà al Congresso, spostando la  discussione su questa richiesta. "Gli studenti  dovrebbero prendere coscienza che il loro movimento sta cominciando ad essere utilizzato da persone alle quali importa molto poco della qualità dell’educazione". Gli ha risposto Camilo Ballestero, presidente degli studenti dell’Università di Santiago: "La violenza non nasce dal nulla e dovremmo lavorare insieme al governo per vedere come farla cessare. Siamo disposti al dialogo, però è stato il governo ad inviare le proprie proposte al Parlamento senza discuterle con gli studenti", ha affermato il dirigente.

 

In una visita ai luoghi colpiti, il sindaco di destra di Santiago, Pablo Zalaquett, ha lamentato i danni che la protesta ha lasciato. "Sono i più grandi mai visti. Lotterò affinché questo abbia una fine una volta per tutte", A riguardo dei presunti infiltrati nei cortei, i deputati del Partito Comunista Lautaro Carmona e Hugo Gutiérrez hanno chiesto formalmente informazioni su un funzionario dei Carabineros in borghese, protetto dai suoi colleghi, che sarebbe stato scoperto a manifestare incappucciato tra gli studenti.


"Sono categorico, Carabineros non infiltra. Carabineros utilizza personale per ottenere informazione", ha spiegato ai media il colonnello  Guillermo Bezzenberger. Ad ogni modo, ore più tardi, La Moneda ha confermato la volontà di chiarire questa situazione. "Non mi sembra prudente che esista un funzionario di Carabineros che agisca con il volto coperto",ha sostenuto il portavoce presidenziale, Andrés Chadwick.
 (Christian Palma, desde Santiago Página/12, Buenos Aires, 10-8-2011 http://www.pagina12.com.ar/)

Il 16 agosto gli studenti universitari del Cile hanno rifiutato l’ invito congiunto del Senato e della Camera dei Deputati a dialogare e hanno convocato nuove mobilitazioni contro il Governo Sebastián Piñera per cambiare il modello educativo. Di fronte allo scenario senza uscita, il Congresso Nazionale si è offerto di negoziare con gli studenti, senza condizioni e assicurando di ascoltare tutte le parti, tra questi il Governo. La proposta è stata formulata dal presidente del Senato, Guido Guirardi, del Partito per la Democrazia (PPD), che fa parte del raggruppamento di opposizione Concertación, e il presidente della Camera dei Deputati, Patricio Melero, dell’ Unione Democratica Indipendente (UDI), il partito situato più a destra nel Governo.  

Riunita a Concepción, 520 km a sud della capitale, la Confederazione degli Studenti del Cile che riunisce gli  universitari, ha declinato l’ invito del potere legislativo, se il Governo non si pronuncerà prima sulle loro richieste. "Non proseguiamo con queste mobilizzazioni per mero gusto o capriccio, abbiamo messo da parte molte ore da passare con le nostre famiglie e preferenze particolari per cercare un benessere collettivo, per le famiglie di oggi e quelle che verranno", hanno detto in un comunicato.
In mezzo a una mobilitazione in una piazza centrale di Santiago, lo studente di Storia dell’ Università del Cile Diego Gamboa, di 22 anni, spiega che per poter risolvere il conflitto sarebbe necessario convocare "un plebiscito vincolante per decidere se vogliamo un’educazione libera, gratuita e laica o il sistema attuale". E segnala che la protesta degli indignati in Spagna" ha avuto un’ influenza, soprattutto nelle forme di mobilitazione degli studenti".
(Manuel Délano, desde Santiago El País, Madrid, 17-8-2011
http://www.elpais.com/)

 

Non sono solo gli studenti a ribellarsi. Almeno 348 persone sono state fermate e 36 rimaste ferite, tra i quali 19 poliziotti, nella prima giornata di sciopero nazionale in Cile convocato dalla Central Unitaria de Trabajadores (CUT) il 24 e 25 agosto. Lo sciopero è stato appoggiato da studenti e professori e da ampia parte della popolazione cilena,uniti nella protesta al suono di slogan come "¡Obreros y estudiantes, unidos y adelante!"(operai e studenti, uniti e avanti!) e il famoso "¡El pueblo unido jamás será vencido!"


Per il portavoce dell’ Esecutivo, Andrés Chadwick, lo sciopero era ingiustificato: “Lo sciopero è nato senza giustificazione ed è finito senza giustificazione perché il suo obiettivo era paralizzare il Paese. Noi come governo ci rallegriamo che questo obiettivo non si sia realizzato, perché avrebbe generato un danno importante per il Cile”, ha affermato.

 

In questo contesto, i sei studenti in sciopero della fame del Liceo A-131 della località di Buin, nella provincia di Maipo, hanno interrotto la loro protesta iniziata 37 giorni fa in appoggio alla mobilitazione studentesca che esige una migliore educazione. “Interrompiamo lo sciopero ma non la nostra lotta” ha dichiarato alla stampa Gloria Negrete, 19 anni, ricoverata in ospedale dopo aver perso  12 chili .Circa altri trenta giovani universitari e studenti di scuola secondaria sono in sciopero della fame in diverse città del Cile (Enrique Gutiérrez, corrispondente a Santiago di “La Jornada”, Mexico, 25-8-2011 http://www.jornada.unam.mx/)

 

Il successo delle mobilitazioni che scuotono il Cile oggi sta nell’essere riusciti ad andare oltre le rivendicazioni studentesche, ottenendo ampi consensi sia dalle classi popolari sia da quella classe media sempre più impoverita man mano che cresce il suo indebitamento e sempre più consapevole della necessità di una partecipazione popolare per un reale cambiamento dello stato delle cose. Un cacerolazo di massa nei vari quartieri è il riflesso dell’appoggio al movimento.

Dopo lo sciopero nazionale convocato dalla Central Unitaria de Trabajadores (CUT) il 24 e 25 di agosto, il governo ha cominciato a preoccuparsi dell’ampiezza delle mobilitazioni studentesche, iniziando una campagna per cercare di dividere e indebolire il movimento e invitando i giovani “alla calma” e a “negoziare”. Gli studenti sostengono che le nuove misure annunciate dal governo, come la riduzione degli interessi sui prestiti, sebbene costituiscano un passo avanti, significano poco se non sono accompagnate da un cambiamento di fondo del “modello educativo”.

 

Il governo d’altro lato, con parole del Ministro dell’Educazione Felipe Bulnes,ha ricordato agli studenti che se non riprenderanno le lezioni prima del 10 di ottobre e non si iscriveranno al programma “Salvemos el Año”, non solo perderanno l’anno (si parla di circa 70 mila studenti) ma saranno responsabili del licenziamento dei docenti e della chiusura delle università. Circa una settimana fa gli studenti hanno richiesto che fossero garantiti quattro punti per iniziare un dialogo formale con il governo Piñera: posticipare la scadenza per chiudere il primo semestre dell’anno, congelare i progetti di educazione discussi nel Congresso, un dialogo trasparente e la cessazione di finanziamenti alle università che lucrano.

In Cile chiunque può fondare un’università, e così nascono centri educativi in ogni dove. Lo confermano  Alberto Hurtado, Marcos Fernández e María Teresa Rojas docenti universitari intervistati da “Brecha” che concordano nell’affermare che l’ educazione in Cile è "mercantilizzata" e punta all’ arricchimento di alcuni. Sempre più imprenditori sono interessati all’affare. Gli studenti sono visti come “clienti” e per avere più studenti il livello educativo universitario si abbassa notevolmente .I tre, docenti di istituti privati ("imprese", li definiscono), sono coscienti che è necessario un cambio del sistema e che in questo periodo costituisca una buona opportunità per ottenerlo. (Juan Manuel Chaves Semanario Brecha, Montevideo, 23-9-2011
http://www.brecha.com.uy/)

Intanto le mobilitazioni in Cile continuano, convocate dalla Confederación de Estudiantes de Chile (Confech), e con l’adesione della Confederación de Trabajadores del Cobre, la Asociación Nacional de Empleados Fiscales, il Colegio de Profesores, le organizzazioni a difesa dei diritti umani, gruppi ecologisti, dirigenti e parlamentari dei partiti dell’ opposizione.

 Nella nuova marcia dello scorso 22 settembre, gli studenti hanno insistito  che non si lasceranno dividere. “Tutti vogliamo studiare e lavorare: per questo siamo qui, nelle strade, affinché ci sia possibile farlo.” Ha dichiarato Camila Vallejo, instancabile leader del movimento. La lotta continua!


[Rassegna e traduzione di Tiziana Fusillo]



 

 



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