Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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I “mercati” approvano…

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I “mercati” approvano…

Da tempo tutti i media ripetevano sempre “l’Europa chiede sacrifici”, ma Monti ci ha assicurato che non userà più questo argomento. Menomale, perché era truffaldino: a raccomandarci di tagliare le pensioni e di cancellare ogni conquista dei lavoratori non era “l’Europa”, ma un pugno di burocrati super pagati al servizio del grande capitale transnazionale. Probabilmente l’argomento aveva perso efficacia, perché appariva sempre più chiaro da che pulpito arrivavano quelle prediche. Ora si dice preferibilmente che a chiedercelo è “il mercato” (o “i mercati”), eufemismo che nasconde la semplice realtà di grandi banche e società finanziarie. “I mercati ci chiedono”, ovviamente fa un effetto migliore che dire: “La Goldman Sachs e la BCE ci chiedono”…

Comunque l’argomento per ora ha funzionato. La manovra voluta da Monti è apparsa convincente a chi prima continuava a scommettere sul crollo dell’Italia. Lo spread è diminuito, un po’ perché sono stati rassicurati i non troppi misteriosi “speculatori” che spostano sull’acquisto di buoni del tesoro e simili i miliardi di cui dispongono, un po’ perché anche Francia e Germania, per non parlare di altri paesi più inguaiati, a forza di applicare le ricette liberiste hanno cominciato a dare evidenti segni di malessere. E per questo la differenza di rendimento si è attenuata.

Ho detto per ora solo perché non si sa fino a quando durerà il clima di fiducia o almeno rassegnazione creato dall’operazione di lancio del mago Monti, con l’alto e indispensabile patrocinio di Napolitano (che a qualcosa di simile si preparava da decenni e che ha avallato con la sua retorica le dure misure prese).

Il dubbio infatti già comincia a circolare: a che serve una manovra da 20 miliardi se il debito è di 1900 miliardi? E che c’entra con la crisi ed il debito il lieve vantaggio di qualche anno che avevano le donne per poter raggiungere la pensione, se l’INPS era in attivo? Ed è possibile chiamare “privilegio” quel modestissimo risarcimento per il ben più grave carico di lavoro che, anche grazie alla carenza di servizi sociali, sposta da sempre sulla donna gran parte del peso del lavoro domestico? E che dire del fatto che moltissime donne hanno un più breve periodo di contributi versati solo perché hanno dovuto rinunciare al lavoro durante la prima fase dell’allevamento dei figli, per scarsità o lontananza o costo degli asili nido, o sono state licenziate al primo manifestarsi della gravidanza perché avevano dovuto firmare al momento dell’assunzione una lettera di “dimissioni spontanee”. La Fornero dice che vuole allungare la vita lavorativa delle donne, ma in molti casi rischia di accorciarne la vita ritardando di 4 o 4 anni la fine di un lavoro certo ben più pesante di quello che la ministro conosce.

Altro che privilegi! Ma è vecchia abitudine, assecondata da decenni anche dai vertici sindacali, di considerare un privilegio ogni minima misura di riequilibrio a favore dei più deboli. Sono anni che questo sistema funziona: la scala mobile è stata smantellata cominciando ad attaccare le categorie che con la lotta ne avevano ottenuta una versione migliore che adeguava più efficacemente le retribuzioni al costo della vita. E ogni difesa di diritti acquisiti è stata liquidata come “corporativa” anche da sinistra. Con una deformazione totale del significato del termine, che sarebbe più logicamente utilizzabile per definire proprio la concertazione cara alle confederazioni. Tra l’altro durante la grande crisi economica iniziata nel 1929 la vera Camera delle Corporazioni si riuniva periodicamente per esaminare la situazione economica: i rappresentanti degli industriali chiedevano una riduzione dei salari del 30%, quelli dei lavoratori (ugualmente di nomina governativa) chiedevano invece che la riduzione fosse solo del 10%, poi si “mediava”, e la riduzione diventava “solo” del 15 o 20%, e i sedicenti rappresentanti dei lavoratori potevano cantare vittoria. Ricorda niente questo metodo?

Ogni volta che si parla di attaccare i “privilegi” c’è dunque da preoccuparsi. Nell’uso prevalente sui mass media non si allude minimamente ai profitti, ma a qualche lievissimo vantaggio sul terreno pensionistico o salariale: e infatti a mano a mano che dalle nebbie si è cominciato a precisare il programma di Monti si è chiarito che quando parlava di privilegi si riferiva soprattutto a chi beneficiava ancora del sistema retributivo, per portare tutti subito al contributivo. Che in poche parole equivale semplicemente a un salvadanaio in cui si trova esattamente quello che ci si è messo, suddiviso per gli anni di presumibile sopravvivenza. Quanto si è ottenuto investendo quei contributi viene incamerato per “pagare il debito”… di cui i pensionati defraudati non hanno la minima responsabilità. Ne ho parlato a lungo in Le pensioni e la CGIL e non mi dilungo.

“Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, ci ripetono ogni giorno i grandi media. E naturalmente: “occorre rimborsare il debito”, anzi bisogna contrarne altri, come è stato imposto alla Grecia, per rimborsare i primi creditori (quindi prestiti che non arrivano neppure ad Atene o a Roma, ma si collocano subito nelle banche europee con cui il debito è stato contratto), ci si ripete mattina e sera. Esattamente come era avvenuto con il debito egiziano nel XIX secolo, contratto per finanziare il Canale di Suez e lo sviluppo della coltivazione del cotone per sostituire quella statunitense crollata per la guerra di secessione, e usato poi per sottoporla a un governo dei creditori. Su questo esempio classico, ma dimenticato, ritornerò presto riportando la descrizione fatta da Rosa Luxemburg (nella parte di ricostruzione storica de L’accumulazione del capitale). Intanto ho pubblicato un breve stralcio: Rosa L. sul debito

Si evoca sempre più spesso la Grecia, magari titillando l’orgoglio nazionale (“non siamo come la Grecia, noi”) o dicendo che la manovra è necessaria “per non finire come la Grecia”. Mentre i greci stanno più o meno come noi, commissariati anch’essi da un uomo di fiducia della BCE, Lucas Papademos, e ingoiano le stesse medicine: unica differenza le dosi, a noi in base all’esperienza delle manifestazioni durissime di Atene e Salonicco, le hanno proposte in forma graduale o “ratealizzata”… Ma sono le stesse, ugualmente inutili per uscire dalla crisi…

Come in Grecia (dove mentre si tagliano brutalmente gli stipendi del pubblico impiego, si acquistano aerei costosissimi) anche da noi le spese militari non sono mai state prese in considerazione da nessuna delle forze rappresentate in parlamento (a parte, ultimamente, l’IDV costretta a cercare temi per differenziarsi), e da nessuno degli economisti che impazzano da alcuni mesi sui programmi televisivi di “approfondimento”. Tra l'altro la Grecia è il paese in Europa che ha il più alto livello di spese d'armamento in proporzione al suo PIL (3.2% nel 2009)… e i suoi principali fornitori sono la Francia e la Germania, che sono anche i suoi principali creditori esterni!

Come neppure per sbaglio qualcuno mette in discussione gli enormi privilegi ottenuti dalla Chiesa cattolica, non solo da Monti o Berlusconi, ma anche dai governi di centrosinistra: e non solo con le esenzioni dall’ICI per le enormi infrastrutture turistiche e commerciali, ma con tante facilitazioni a fondo perduto. Quando a Monti è stato chiesto perché non era stato toccato questo vero privilegio, ha dichiarato serenamente: non ci ho pensato… La Chiesa ha perfino ottenuto da anni via libera per le assunzioni facili di insegnanti di religione e per il loro eventuale passaggio in ruolo senza concorso come docenti di altre materie, mentre la scuola pubblica naufraga senza mezzi ed è il regno del precariato e dell’insicurezza.

Quanto alle spese per “Grandi opere” inutili e dannose, rinvio a un nuovo testo di Antonio Mazzeo: Il banchiere del Ponte, già inserito sul sito. Ma non c’è solo il ponte di Messina, le linee per i treni ad alta velocità sono in costruzione ovunque, e sul Manifesto Carlo Lania ha scritto che i tagli ai treni regionali, con migliaia di ferrovieri “in esubero” e una situazione gravissima per milioni di pendolari, potrebbe essere risanata tagliando solo del 5% gli stanziamenti destinati all’alta velocità. Che invece prefigura la nuova Italia “superando” gli inconvenienti delle due classi: sulla Milano Roma, ha annunciato trionfante Mauro Moretti, AD delle FS, ed ex segretario generale della FILT-CGIL (oltre che iscritto al PD), d’ora in poi ce ne saranno ben quattro, di cui una di extra lusso, con champagne, ecc…

Questa manovra invece è piaciuta molto alla Marcegaglia, ovviamente soddisfatta perché mentre il governo colpisce pensionati e redditi modesti, alle “imprese” riduce l’IRAP: possibile che la Camusso non avesse il sospetto che gli interessi della Confindustria sono sempre opposti a quelli dei lavoratori, quando firmavano insieme i documenti delle “parti sociali”? La manovra è piaciuta (moderatamente) perfino all’esigente Marchionne, che ha detto comunque che è un primo passo nella direzione giusta. Poveri noi, quando arriveranno gli altri! Ma Marchionne forse è stato toccato non solo dagli elogi di Monti alla sua originale proposta di sopprimere i diritti sindacali in FIAT, ma anche dall’invito fatto da Monti a “comprare italiano”. E alla FIAT, che in realtà produce sempre più all’estero, questo slogan menzognero piace molto e lo ha usato ad esempio anni fa per vendere le Panda fatte in Polonia….

Se la CGIL è in difficoltà a correggere la sua rotta, figuriamoci il PD, che di tutte le sue modeste proposte ha visto accogliere da Monti solo quella stupidissima di una nuova tassa sui capitali rientrati in Italia grazie allo “Scudo fiscale”, una proposta fatta al momento della prima manovra proprio da Bersani. La maggiore presa in giro non è solo l’ammontare di questa sovrattassa, che è appena dell’1,5%, ma verrà in futuro: la tassa è stata ridotta a queste dimensioni minime per timore che gli “scudati” non paghino,ma non pagheranno neppure questa elemosina, perché lo scudo era accompagnato dalla garanzia dell’anonimato. Quindi, a meno di non mancare all’impegno preso e sancito solennemente da una legge, presentando l’Italia come inadempiente e poco attendibile, non rimane che attendere che gli evasori in incognito si presentino spontaneamente per dare il modestissimo obolo… Poco verosimile, dato che è venuto fuori che in tutte le operazioni precedenti molti evasori, dopo aver “lavato” e reso legittimi i capitali (frutto spesso non solo di evasione fiscale, ma anche di attività criminali), non hanno pagato neppure la seconda rata della modestissima tassa del 5%. Per giunta in Italia sono rientrati solo 50 miliardi, mentre gli altri 45 sono stati sanati, ma sono rimasti all’estero, come la generosa legge sullo scudo consentiva. Questi dati sono forniti da Nunzia Penelope, che spiega anche che dei 50 miliardi rientrati, circa 30 sono stati destinati a investimenti, ma finanziari, e non in macchinari e nuova occupazione, 10 sono rimasti a disposizione delle “fortunate famiglie che li detenevano all’estero” e altri 10 sono stati utilizzati per acquisti di case ville e altri beni immobili… (Nunzia Penelope, Soldi rubati, Ponte alle Grazie-Salani, Milano, 2011, pp. 68-71)

L’idea di fare come la Germania o altri paesi, che hanno imposto tassazioni molto più forti per il rientro dei capitali, da dividere con la banche svizzere o di altri “paradisi fiscali” che collaborano al rientro, non è realizzabile proprio per l’esiguità della sovrattassa prevista. Insomma una vera beffa da tutti i punti di vista.

La lotta all’evasione rimarrà una pura illusione, se concepita come sempre, da tutti i governi che si sono succeduti, che hanno annunciato solennemente controlli incrociati su auto di lusso e imbarcazioni. Inutili, prima di tutto perché chi è il vero proprietario non risulta quasi mai, perché auto, aerei, yacht figurano in genere come presi in affitto da una società fantasma. Lo faceva perfino Agnelli con la sua nave da crociera equipaggiata con due potenti motori da aviazione: ci riceveva decine di ospiti, ma risultava presa in affitto da una delle migliaia di società in cui si articolava l’impero degli Agnelli. Anzi, l’affitto poteva essere detratto dalla dichiarazione dei redditi, come “spese di rappresentanza”.

Sempre nel libro della Penelope, risulta un altro dato, su cui non avevamo dubbi: l’esiguità dei fondi destinati alle attività investigative o a organi come le Commissioni Tributarie, che per un gettone di presenza che non può superare i 500 euro mensili, devono pronunciarsi su ricorsi miliardari, fa sì che “non è impossibile che qualcuno si lasci tentare da una retribuzione sottobanco da parte del ricorrente: un super-gettone per dare ragione al contribuente infedele invece che allo Stato”. Nunzia Penelope riporta qualche esempio conncreto, ma io stesso ne potrei riportare molti dalla mia esperienza pluridecennale in Puglia.

Di questo abbiamo già parlato e ne riparleremo, affrontando il problema di vere e proprie mobilitazioni antievasione, e di inchieste dal basso sui finanziamento dello Stato alle imprese private. Con mezzi ordinari, affidandosi all’apparato statale mal pagato e facilmente corrompibile, nessuna seria lotta all’evasione è possibile. Ma intanto è possibile avviare una controinformazione efficace, utilizzando anche libri inchiesta come quello di Nunzia Penelope, o quello di Marco Cobianchi, Mani bucate. Dove finiscono i soldi dei contribuenti. L’orgia degli aiuti pubblici alle imprese private, Chiarelettere, Milano, 2011. È la premessa per lanciare una commissione di audit, per rifiutare di pagare l’enorme parte del debito che corrisponde alle categorie di Debiti odiosi e di Debiti illegittimi. Un compito vitale, nei prossimi mesi.

(a.m. 6/12/11)



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