Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Suicidi a catena

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Suicidi a catena

Difficile commentare - senza ripetersi - l’incredibile serie di scelte suicide del PD: se ne è accorto perfino Romano Prodi. Di fronte a un governo Monti sempre più arrogante mentre si conferma incapace di affrontare l’aggravarsi della crisi economica politica e sociale, e che cede sempre più spesso alle pressioni di quanto resta del PDL, il PD non riesce a concepire una tattica diversa dal mettere la testa sotto la sabbia.

Ridicolmente la preoccupazione principale di Pier Luigi Bersani è Beppe Grillo, e una possibile ulteriore crescita del MoVimento 5 stelle, non il dilagare della disoccupazione o l’implacabile prelievo fiscale sugli unici che non evadono, pensionati e lavoratori dipendenti. Cioè sul grosso del suo stesso elettorato. Un suicidio, appunto. D’altra parte perfino il fedelissimo Sergio Staino, quando sull’Unità ha fatto morire il suo Bobo impiccato a una trave, ha messo in bocca alla figlioletta questa spiegazione: “Ha visto come si è comportato il PD sulle nomine e ha detto: «Prima che mi consegnino a Grillo, me ne vado da solo»”.

Avevo usato la metafora del suicidio molte volte, ma indubbiamente è divenuta di uso sempre più comune, dopo che l’ultima briciola di dignità è stata persa accettando un miserabile mercato della vacche per le “Autority” Agcom e Privacy. Le “vacche” hanno a volte nomi o provenienze indecenti e per giunta c’è stato un inspiegabile “regalo” a Casini, che ha ottenuto uno dei due posti che “spettavano” al PD in base alla logica della lottizzazione. Bersani finge di ignorare o dimentica che Casini non solo viene dalla destra ed è organicamente di destra come Fini o Schifani, e che ha legami non solo familiari con la lobby dei palazzinari Caltagirone, e che quindi tornerà fatalmente e logicamente a destra, dopo il fallimento della velleitaria avventura del “Terzo Polo” con Fini e l’ectoplasmatico partitino di Rutelli. Tanto più che in questa direzione lo sospingono anche quei settori della curia vaticana che considerano Bersani un pericoloso estremista. Settori che pesano, nonostante le rivelazioni dei “corvi”, e le conferme di storici legami con la criminalità organizzata…

Ma il maggior discredito per il PD viene dall’aver realizzato l’ennesimo inciucio con il PDL proprio in un momento in cui quel partito è al minimo della sua credibilità, e per salvarsi non trova di meglio che l’aiuto salvifico di Gerry Scotti e dei cani della Brambilla…

È vero che non ci sarebbe da sorprendersi molto, se si pensa che il PD è l’erede, degenere quanto si vuole, di quel PCI che offrì ogni tipo di sostegno alla DC e al PSI che affogavano, e personalmente a Craxi e Andreotti, durante il tramonto della prima repubblica…

E comunque, come accennavo, non varrebbe la pena di parlare di queste croniche pulsioni suicide. Ma il guaio è cosa fa il resto della sinistra.

Spinto dalla sua permanente ossessione, impossessarsi dell’intero PD battendo nelle primarie i suoi ineffabili e inconsistenti dirigenti compreso il velleitario Renzi, per Nichi Vendola non è mai arrivato il momento di voltare le spalle a questo partito. Qualunque cosa faccia il PD, Vendola la critica più o meno blandamente, ma poi ripropone l’unità. E, naturalmente, le primarie…  Di Pietro, che per temperamento e anche per i continui attacchi di Bersani, sarebbe portato ad assumere una posizione più radicale, organizzando un fronte di opposizione a Monti senza il PD, non osa poi sganciarsi da Vendola. Tanto più che l’IdV teme a ragione più di ogni altro partito la concorrenza del movimento di Grillo, di cui finora aveva occupato il posto. E quindi, dopo le denunce a volte molto aspre, l’IdV rimane agganciata alla SEL (sarebbe meglio dire “a Vendola”, dati i criteri di direzione fortemente accentrati). E quindi al PD…

Infatti Di Pietro, dopo i forti attacchi di Bersani alla sua persona, paragonata a Grillo (cosa che nel PD è oggi il massimo dell’insulto), ha reagito dicendo: “L’alleanza col PD noi l’abbiamo già fatta e vogliamo mantenerla, giacché si è dimostrata l’unica vincente e in grado di di offrire un’alternativa di governo”. Cioè, pur di governare, ingoiamo tutto!

E non è finita: che fa la Federazione delle sinistre? Difficile dirlo: da un lato l’esilissimo PRC dice spesso per bocca di Paolo Ferrero cose sensate (che avrebbe potuto dire prima, invece di espellere chi le diceva, ma lasciamo perdere il passato…), dall’altro il PdCI è ossessionato come Di Pietro dalla “carta vincente” che dovrebbe consentire “un’alternativa di governo”. E quindi rimane saldamente agganciato al PD. Anzi Oliviero Diliberto, dopo la riunione della direzione del PD, ha avuto il coraggio di dire solennemente, con vivo sprezzo del ridicolo: “La proposta di Bersani è seria, ma per adesso indica il contenitore della coalizione e non i contenuti”. Assurdo, il “contenitore” indicato da Bersani è aperto velleitariamente da Casini a Vendola! Cosa c’è di serio? E i due tronconi della FDS stanno insieme dicendo cose diverse!

Lasciamo perdere il PD, avevo detto, che è irrecuperabile, ma il resto della “sinistra” non sembra più solida: si direbbe che IdV, SEL, PRC e PdCI si sorreggano l’un l’altro, senza rendersi conto che il legame col PD farà ricadere su di loro un meritato discredito. Sembrano i ciechi di Bruegel…

Allora non c’è niente da fare? Tutt’altro. Gli spezzoni che si considerano di sinistra (già questo escluderebbe automaticamente il PD, che ha appunto espunto dal suo nome la S di sinistra…) possono fare molte cose, facendo tesoro dalle esperienze positive come le mobilitazioni in difesa dell’acqua pubblica, contro i rigassificatori e gli incineritori e le grandi opere assurde come il TAV o il Ponte sullo stretto (che non a caso però hanno avuto sempre il PD dall’altra parte…). Possono partire dalle molte iniziative contro il debito, importanti anche se ancora insufficienti, cercando di coordinarle e di evitare una contrapposizione concorrenziale o peggio un’utilizzazione strumentale in chiave elettorale. Possono recuperare un’internazionalismo non astratto difendendo la Grecia che resiste, e appoggiando Syriza, che può essere un punto di riferimento per noi, come per la Spagna o il Portogallo. Possono sostenere gli sforzi della FIOM – quando ci sono - per coinvolgere altri settori della CGIL in una mobilitazione contro Monti, in coordinamento con il sindacato di base extraconfederale, anziché incoraggiare tentazioni elettoralistiche, che potrebbero aggiungere un altro cieco alla cordata.

Bisogna cominciare a riflettere su certe “innovazioni della politica” importate dagli Stati Uniti come le primarie, che in realtà solo in qualche caso hanno avuto un esito positivo, grazie all’impresentabilità del candidato ufficiale del PD, mentre in molti altri casi hanno legittimato scelte perdenti. È assurdo che la scelta venga delegata a un presunto popolo del centrosinistra, del tutto casuale e fortemente manipolabile, come si è verificato inequivocabilmente almeno a Napoli e Palermo. L’esperienza del primo successo di Vendola d’altra parte è stata usata strumentalmente per esaltare ovunque lo strumento delle primarie, dimenticando che in quel caso c’era dietro una divisione profonda dell’apparato del PD pugliese, una parte del quale appoggiò Vendola contro il candidato ufficiale del suo partito, ma non gratuitamente, bensì contrattando un proprio ruolo nella gestione del sistema sanitario pubblico e privato, col risultato di non pochi schizzi di fango ricaduti sull’intero esperimento della “primavera pugliese”.

Paradossalmente è tutta la logica perversa del “dover governare” ad ogni costo, che ha portato le sinistre (già nella “prima repubblica”) ad accettare di rinunciare al proprio patrimonio di idee. La sinistra, almeno quella che si pretende rivoluzionaria o comunista, dovrebbe liberarsi dall’ossessione che “solo dall’interno delle istituzioni si conta”. La storia del movimento operaio ci dice che al contrario le maggiori conquiste sono state fatte dall’opposizione, in anni in cui la cecità dei gruppi dirigenti borghesi offriva solo repressione invece di tentare la strada dell’assimilazione e della corruzione facendo partecipare ai suoi privilegi.  

Ci vorrebbe paradossalmente qualche anno di “astinenza” dalla partecipazione alle elezioni, per ricostruire strutture basate sull’autofinanziamento e sul volontariato, senza farsi allettare dalla laute prebende offerte a tutti i livelli a chi è eletto.

È facile da parte della vecchia sinistra istituzionale (PRC incluso) ironizzare sui problemi che possono scuotere a breve scadenza il movimento M5S dopo i primi successi: è evidente che un gruppo dirigente non si può improvvisare via internet, e che attualmente le difficoltà vengono dal contrasto tra una direzione fortemente personalizzata e non sottoposta ad alcun controllo, perché non eletta da nessuno (il duo Grillo-Casaleggio), e una serie di giovani poco conosciuti e con scarsa esperioenza politica eletti in comuni più o meno grandi, che hanno difficoltà a concordare una giunta convincente anche ricorrendo all’aiuto di uno psicoterapeuta durante i colloqui per la selezione… Ma la lezione che hanno dato a tutta la sinistra è già importante, a partire dal rifiuto di rimborsi e dalla forte delimitazione dei compensi per la partecipazione a tempo pieno o parziale all’amministrazione: insomma qualcosa di non sufficiente a definire un programma generale (su cui si è in realtà molto indietro), ma sufficiente a dare la sensazione che si sta facendo qualcosa di diverso da quello che è stato fatto dai partiti che accettavano le regole del gioco proposte dai ceti dominanti.

Non so se riusciranno ad essere qualcosa di diverso, e a resistere alla forza corruttrice del potere che dispensa le sue briciole, ma è già importante che per il momento appaiano diversi dagli altri, contrapposti alla politica esistente e alle cordate di ciechi, rifiutando apparentamenti e alleanze. E la possibilità di non disperdere ancora una volta i risultati acquisiti dipenderà anche dalla ricomparsa di una sinistra magari piccola e “minoritaria”, come si usa dire stoltamente, ma rispettabile e concreta, che possa interloquire anche con questo movimento, e partecipare – alla luce della riflessione sulle ragioni dei fallimenti della sinistra precedente - all’elaborazione dei programmi adeguati al tempo terribile che abbiamo di fronte.

(a.m. 9/6/12)



Tags: Bersani  Di Pietro  Vendola  Grillo  MoVimento5Stelle  PD  PRC  PdCI  IdV