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La pagina di Antonio Moscato

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Sudafrica: una tragica conferma

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Sudafrica: una tragica conferma

Il massacro di Marikana ha sorpreso quasi tutti i commentatori. Come è possibile, nel paese di Nelson Mandela, e mentre Mandela è ancora vivo?

Sorvolano in genere sul fatto che la grande vittoria di Nelson Mandela, se apparve un simbolo straordinario della possibilità di cambiare le cose, non toccò sostanzialmente la ripartizione della ricchezza e non intaccò la struttura dell’apparato statale.

Eliminata con l’Apartheid la barriera formale del colore della pelle, i ricchi rimasero ricchi, anzi spesso divennero ancora più ricchi, e quasi tutti bianchi, come prima, con qualche nero in consiglio di amministrazione. Spesso scelto tra i bonzi sindacali del Cosatu, il sindacato legato organicamente al partito di governo, l’African National Congress. Nel caso della Lonmin proprietaria della grandissima miniera di Marikana, l’unico nero, quasi una specie di “zio Tom”, era Cyril Ramaphosa, che era stato segretario della NUM (National Union of Mineworkers) ed aveva avuto cariche nell’ANC prima di darsi agli affari. Inutile dire che il sindacato che aveva diretto trovava “eccessive” le richieste dei minatori, insoddisfatti dei loro salari di fame (in media 400 euro al mese, per un lavoro pericoloso, e in un’azienda che ha profitti… di platino).

Il Cosatu, non meno dell’ANC, ha avuto un’involuzione fortissima, anche grazie alla corruzione dilagante, ma soprattutto perché costretto a fare da pompiere in una situazione incendiaria. E con un’apparato statale, poliziesco e militare immutato. Fin dal primo momento dell’arrivo dell’ANC al governo: lo stesso Mandela, con il plauso quasi unanime della “comunità internazionale”, aveva accettato di non processare i colpevoli di crimini contro la popolazione nera.

La Truth and Reconciliation Commission (TRC) o Wahrheits- und Versöhnungskommission (WVK) in africaans, la "Commissione per la verità e la riconciliazione", doveva raccogliere testimonianze sui crimini ma garantiva l’impunità ai criminali, rimasti indisturbati ai vertici degli organi repressivi. Abbiamo capito meglio con quali conseguenze, vedendo all’opera gli sbirri a Marikana. Non solo bianchi, ma comandati da bianchi.

I minatori in lotta, organizzati da una scissione del NUM, l’Association of Mineworkers and Costruction Union (AMCU) erano colpevoli di chiedere salari di 1.500 dollari al mese, e di essersi attrezzati con bastoni e lance per difendersi dai mazzieri del NUM e dell’azienda. Logico che la Lonmin abbia chiesto riforzi e li ha avuti. Altrimenti si potevano ridurre i suoi profitti… Momentaneamente intanto la Lonmin ha avuto una flessione del 6,33% nella Borsa di Londra : ovviamente non per lo sdegno per il bilancio di morti (20 o 30 o più, ancora non si sa esattamente) ma per il timore di una capacità di resistenza e di organizzazione dei minatori, che dipende anche dalla capacità di solidarietà nel paese e nel mondo. In particolare nei paesi che come il Sudafrica fanno parte dei BRICS…

Non è facile. Nessuno di quei paesi brilla per democrazia e rispetto dei diritti dei lavoratori. E a questo proposito vale la pena di ricordare che nello stesso Brasile di Lula e Dilma, l’apparato statale è rimasto sempre lo stesso, pronto a intervenire in difesa dei potenti, sia pure, per ora, in forma meno cruenta. E che sintomi allarmanti si sono avuti anche nei tre paesi latinoamericani con governi ben più radicali di quello del Brasile, Venezuela, Bolivia e Ecuador – spesso proprio in difesa degli interessi dell’industria estrattiva…

Prima di avere altre delusioni, meglio riflettere: non basta un cambio di persone, magari degnissime, al vertice, se le strutture economiche e sociali perpetuano la disuguaglianza, e le strutture repressive rimangono immutate.

Naturalmente abbiamo apprezzato molte scelte di alcuni di questi governi “progressisti”. Ad esempio è positiva la recentissima concessione dell’asilo politico a Julian Assange da parte dell’Ecuador, e mi auguro sia sostenuta da molti altri paesi del continente. In ogni caso è un bel colpo propagandistico. Ma il problema di fondo resta, e non si può ignorare.

Anche per smettere di inseguire - anche da noi - le farfalle di una possibile partecipazione della sinistra a un governo di centrosinistra…

(a.m. 17/8/12)



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