Stati Uniti. Chi ha ucciso Eric Garner?

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di Salar Mohandesi

 

Il 3 dicembre 2014, il grand jury di Staten Island, New York, ha deciso di non incriminare il poliziotto Daniel Pantaleo, responsabile (erano in due) della morte di Eric Garner, un afroamericano ucciso il 27 luglio 2014, quando era stato fermato mentre vendeva «illegalmente sigarette». Vittima di una presa proibita (strangolamento,: chokehold, presa che è proibita dalla polizia di New York), Eric Garner, placcato al suolo, è morto dopo aver detto per 11 volte «I can’t breathe» (non posso respirare). Qualche giorno prima, il 24 novembre, il grand jury di Ferguson rifiutava di incriminare il poliziotto responsabile della morte  (sono state sparate 8 pallottole) di Mike Brown, il 9 agosto 2014, in questo sobborgo di Saint-Louis, capitale dello Stato del Missouri.

 

Questi due «avvenimenti», fanno risalire in superficie decine di omicidi e atti di violenza razzista da parte della polizia. Un vasto movimento si sviluppada varie settimane negli Stati Uniti contro le violenze poliziesche sugli afroamericani. Il 13 dicembre, decine di migliaia di persone scendevano nelle strade di molte città degli Stati Uniti, scandendo tra l’altro «Hands Up! Don’t Shoot!» (mani in alto, non sparate) e «I can’t breathe» (non posso respirare). Raccolto sotto lo slogan #BlackLivesMatter (le vite dei Neri contano!), il movimento tende sempre più a mettere in discussione il razzismo istituzionale e le disuguaglianze sociali negli Stati Uniti. (Red. Al’Encontre)

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Tutti abbiamo visto morire Eric Garner. Siamo stati tutti d’accordo, compreso George W. Bush, sul fatto che Eric Garner è stato assassinato. Un tale accordo superficiale rischia però di mascherare le cause reali della sua morte, rendendo certo che qualche cosa di simile si riprodurrà. Possiamo tutti rendere testimonianza del crimine, ma ora dobbiamo chiederci: chi ha veramente ucciso Eric Garner?

 

Malgrado quanto dichiara il sistema della giustizia penale, l'ovvia risposta è che si tratta di Daniel Pantaleo. E non dobbiamo mai dimenticare che quest’uomo è un assassino. In più, come molti hanno affermato, il crimine di Pantaleo è stato reso possibile precisamente dall’esistenza di un sistema di razzismo istituzionale profondamente radicato. Ne è derivata, logicamente, la rivendicazione di apportare soluzioni a quello che è considerato un sistema giudiziario ingiusto. C’è il rischio però, che concentrandosi esclusivamente sulla polizia, i tribunali e il sistema giudiziario, si oscurino le cause più profonde della morte di Garner.

 

Si riferisce che l’abitante di Staten Island stava vendendo sigarette sciolte quando è stato ucciso. La tassa sulle sigarette nella città di New York, che ammonta a $ 5,85  al pacchetto, ha creato una specie di mercato nero delle sigarette, e di conseguenza una possibilità per alcuni – come Garner che è stato costretto a lasciare il lavoro a causa dell’asma – di arrangiarsi per assicurarsi un’esistenza.

 

Garner era dunque uno tra decine di milioni che negli Stati Uniti, sono inseriti nel cosiddetto mercato del lavoro informale (che in ultima istanza va a profitto dei grandi produttori di sigarette) – illegale o clandestino – per potersela cavare. Questo può andare dalle borse contraffatte alla vendita porta a porta di gioielli fatti in casa, passando per lo spaccio di droga, la vendita di film o software piratati. In effetti, lavorano senza documenti e sono attivi sulle strade dove trafficano.

 

Non si tratta di un fenomeno marginale o anormale. Nella misura in cui il capitalismo «inizia non con l’offerta di lavoro ma con l’obbligo di guadagnarsi da vivere», come scrive lo storico Michael Denning, «la disoccupazione precede l’occupazione, e l’economia informale precede quella formale, sia storicamente che concettualmente». Un lavoro a tempo pieno, libero e decente è un mito.

 

Se quelli che appartengono a questa «vita senza salario» trovano lavori cosiddetti informali, sono normalmente occupati su base temporanea o stagionale, con salari bassissimi. Quando non sono nel settore formale, una condizione che in certi casi può durare una vita intera, le persone devono trovare i mezzi per sopravvivere. Questo perché ci sono molti che non hanno i requisiti per ricevere i sussidi sociali o perché gli stessi servizi stanno scomparendo. Gli affitti sono troppo elevati, il cibo è troppo caro e le cure mediche carissime. Milioni di persone sono prive dei servizi indispensabili alla vita.

 

Marx ha cercato di spiegare l’emergere storico di questa vita senza salario, dimostrando che il capitalismo è strutturalmente incapace di occupare l’insieme delle persone  che per vivere dipendono da un salario (ossia dalla vendita della loro forza lavoro). Il capitalismo produce necessariamente «una popolazione operaia ... eccedente le esigenze medie di valorizzazione del capitale, quindi superflua». [Il Capitale, Libro I, parte seconda Cap. XXIII, La legge generale dell’accumulazione capitalistica, sezione 3, produzione progressiva di una sovrappopolazione relativa ossia di un esercito industriale di riserva, Avanzini e Torraca editori, Bologna, 1970 (16)p. 367.]

 

Assieme alla creazione permanente di una «sovrappopolazione relativa» della quale «ogni operaio fa parte ... durante il tempo in cui è occupato a metà o non è occupato per niente», segnata dalla miseria, dalla sofferenza e dalla «eventuale morte» (possible death in inglese) pp 381 e 382. È una vita di violenza, un tratto costitutivo del capitalismo.

 

Come indica la morte di Garner, la produzione di una sovrappopolazione relativa è strettamente connessa al razzismo. La storia del capitalismo dimostra che le categorie razziali sono costantemente incorporate, e di fatto ricostituite, dai processi che generano sovrappopolazioni relative impoverite, disciplinate e terrorizzate.

 

Per mezzo di discriminazioni legali, di violenze poliziesche, della gentrification [riqualificazione edilizia di quartieri poveri ed espulsione degli abitanti NdT], di scuole sottofinanziate e di prigioni sovrappopolate, un numero considerevole di afroamericani, latinoamericani e altre «minoranze» razziali è definito come un «surplus» che si può uccidere. Su scala internazionale, questa «svalutazione» non solo giustifica le guerre imperialiste, ma definisce popoli interi come vittime sempre disponibili della carestia, del genocidio o delle malattie. All’interno, è precisamente questo processo che ha ucciso Mike Brown, Garner e un numero innumerevole di altri.[1]

 

Oggi lo Stato produce attivamente le condizioni di austerità che portano persone come Garner a tentare di sopravvivere con tutti i mezzi possibili a «rischio» di essere sorvegliati a ogni angolo di strada. Di conseguenza,  la polizia deve essere pronta a sorvegliarli, imprigionarli o assassinarli per osare di voler sopravvivere. Quanti sono considerati appartenenti a una «vita superflua» si trovano posti davanti a un dilemma esistenziale: quando tentano di trovare sostegno (struttura sociale), sono ignorati; quando arrivano a sbrogliarsela vengono perseguitati. È quanto traduce Garner con queste parole indimenticabili: «Ogni volta che mi vedete, mi volete provocare».

 

L’assassinio di Garner quindi non riguarda solo il sistema giudiziario. Riguarda anche il modo in cui il capitalismo crea categorie “razzializzate” di persone in «surplus». Dobbiamo mettere in discussione non solo la polizia , i tribunali e il sistema giudiziario, che compiono e mascherano simili assassinii, ma il sistema sociale che rende possibile tutto ciò. Di conseguenza, dobbiamo prendere esempio dai movimenti antirazzisti del passato e trovare delle vie che permettano di legare la nostra critica del razzismo con quella del capitalismo, in modo che nessuno possa più essere indicato come facente parte di un «surplus».

 

Daniel Pantaleo deve essere ritenuto indiscutibilmente responsabile dell’assassinio di Garner. Ma lo stesso criterio di giustizia si deve applicare al sistema economico che getta delle persone nella disoccupazione a causa di un’asma debilitante, che le costringe a fare traffico di sigarette per le strade per poter tirare avanti. È questo sistema che deve essere accusato di complicità in omicidio per aver lasciato Garner senza difesa di fronte a un assassino in uniforme.

 

Da Al’Encontre 21-dicembre 2014.

Articolo pubblicato il             17 dicembre 2014 sul sito della rivista jacobinmag.com - Who Killed Eric Garner?) Traduzione di Gigi Viglino

Sullo stesso tema si veda sul sito l'ottimo, ma poco visitato USA, LA NUOVA FRONTIERA DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE ripreso dal sito di  Sinistra Anticapitalista                            

 

 

 

[1] Secondo statistiche dell’FBI, sono stati uccisi dalla polizia più afroamericani negli ultimi anni che al massimo dei linciaggi nel sud degli Stati Uniti. Negli Stati Uniti ci sono ufficialmente 1 milione di poliziotti e 500.000 mila guardie carcerarie. Questa statistica (Bureau of Labour Statistics) non conta gli «agenti di sicurezza» delle compagnie private. Bisogna riferire questa cifra ai 135 milioni di persone «economicamente attive», 100 milioni delle quali «lavoratori salariati che non esercitano una funzione dirigente». (Redazione di Al’encontre)



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