Massacro sociale in Polonia

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MASSICCI LICENZIAMENTI ALLA FIAT AUTO IN POLONIA

Posted by sincri on 25 dicembre 2012

I 7 sindacati rappresentativi della Fiat Auto polacca (sono 8, ma uno non è rappresentativo, e neanche significativo) hanno firmato con la direzione l’accordo di licenziamento collettivo. Questa aveva annunciato che se i sindacati non avessero sottoscritto l’accordo avrebbe comunque avviato il programma di licenziamenti.

L’accordo prevede che invece dei 1.500 licenziamenti iniziali richiesti dalla direzione. questi saranno “solo” 1450; i lavoratori licenziati riceveranno tra 9 e 18 mesi di salario come indennità di licenziamento, a seconda dell’anzianità.

Non si potranno licenziare:

La direzione ha “concesso” un premio lordo di fine anno di 1.900 sloty a tutti i lavoratori (il salario medio lordo era di 4.300 a settembre 2012).

Il comune di Tychy prevede, insieme al locale Ufficio del Lavoro, un programma sociale per i licenziati (finanziamento dei costi per l’occupazione in un’altra impresa, finanziamento di corsi di formazione, aiuti per chi preveda di lavorare in proprio) e ha chiesto al governo lo stanziamento di 20 milioni di sloty.

A Tychy, recentemente c’è stato anche il licenziamento di 600 lavoratori dell’ospedale, che è stato chiuso. Altri licenziamenti sono annunciati tra i dipendenti dei subappalti Fiat, ecc. Nell’intera Slesia, attualmente, i datori di lavoro hanno annunciato 15.000 licenziamenti (non ancora effettuati).

Anche il sindacato libero “Agosto ’80” ha firmato l’accordo il 18 dicembre. Francisezek Gierot ha dichiarato alla stampa: «Quando viene liquidata una catena di produzione, è difficile impedire i licenziamenti. E se anche il vice-Primo ministro Piechocinski non è stato in grado di impedire i licenziamenti, allora come potremmo farlo noi? Vogliamo tuttavia contenere al massimo il numero di quelli che perdono il lavoro e che chi lo perde sia protetto il meglio possibile».

Questo conferma, se ce ne fosse stato bisogno, lo stato di disperazione e la sensazione che qualunque lotta è impossibile – cosa che pensavano i compagni del sindacato già da qualche mese.

“Solidarnosc” ha firmato il 20 dicembre, dopo aver lasciato capire di non essere soddisfatta, ma senza ottenere niente di più, allineandosi come al solito alla direzione, dopo aver gridato un po’.

La direzione aveva annunciato che, se l’accordo non fosse stato firmato dai sindacati, avrebbe avviato il programma di licenziamenti comunque.

La fabbrica Fiat di Tychy ha chiuso la produzione 2012 il 20 dicembre, i lavoratori sono in ferie forzate fino al 4 gennaio. Nel 2012, avrà prodotto circa 350.000 vetture, contro 467.700 nel 2011 e 605.000 nel 2010. Rimane ancora una delle fabbriche Fiat più grandi in Europa dal punto di vista del numero di veicoli prodotti… Le previsioni per la produzione per il 2013 variano tra 250.000 e 300.000 veicoli (Fiat 500, Lancia Ypsilon, Ford Ka; la produzione della Panda classica è stata chiusa il 20 dicembre 2012).

Nei primi 11 mesi del 2012 la fabbrica ha prodotto 325.299 veicoli, 269.520 dei quali sono Fiat e Lancia destinati all’esportazione e 4.708 venduti in Polonia. Le 51.719 altre automobili sono Ford Ka prodotte in base a un accordo con Ford.

La fabbrica occupa ancora oggi 4.862 lavoratori, a fine marzo 2013 ne rimarranno solo 3.400 circa… Questo sta ancora una volta ad indicare che solo una mobilitazione più ampia potrebbe eventualmente ottenere qualcosa.

Prosegue la preparazione dello sciopero generale della Slesia – dopo i referendum che hanno votato a favore di questo nella siderurgia (dall’83% al 97% a favore), anche i ferrovieri hanno scelto lo sciopero (95%), i referendum (obbligatori) sullo sciopero si terranno nelle miniere di carbone, nel settore energetico e nella sanità in gennaio. Lo sciopero generale di 4 ore è previsto per febbraio. Il dirigente del sindacato dei minatori ZZG (di solito non molto combattivo) ha dichiarato il 17 dicembre in televisione che, se questo non basta a far cambiare politica al governo, «l’unica possibilità sarà uno sciopero protraibile… cosa che nessuno può augurarsi in una situazione di crisi».

Redazione

 



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