A che serve la portaerei Cavour

Stampa

Prima di riportare il documentato articolo di Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci vorrei ricordare una precedente prodezza di questa nave, in occasione del terremoto di Haiti. Ne ho parlato più volte, ma riprendo uno stralcio da un mio articolo del novembre 2011 in occasione delle Elezioni ad Haiti

 

[…] Soprattutto molti italiani non sanno nulla della più truffaldina delle “imprese umanitarie” dell’Italia: quella recentissima della portaerei Cavour, esaltata sul sito della Marina militare, da cui ricaviamo questo bilancio sorprendente: «Il 14 aprile si è conclusa la missione “White Crane” di soccorso alla popolazione di Haiti con il rientro a Civitavecchia della portaerei Cavour al comando del Capitano di Vascello Gianluigi Reversi. Nave Cavour aveva lasciato il porto di La Spezia lo scorso 19 gennaio con 882 militari tra cui la Task Force “Genio” dell’Esercito e personale dell’Aeronautica e Carabinieri. Dopo una sosta a Las Palmas, Isole Canarie, e una a Fortaleza in Brasile per imbarcare personale sanitario civile e militare brasiliano (composto da 13 medici, 14 infermieri e un elicottero da trasporto), la nostra portaerei è giunta a Port au Prince in 11 giorni di navigazione. Nei due mesi ad Haiti la portaerei Cavour si è dimostrata uno strumento flessibile capace di portare soccorso e trasferire in tempi brevi viveri e materiali di prima necessità, soprattutto in aree isolate e tagliate fuori dalle strade di comunicazione. Dalla nave è stato assicurato il compito di comando e controllo dell’intero Contingente, fornendo assistenza sanitaria sia nell’ospedale di bordo sia a terra nei posti medici avanzati. Gli elicotteri imbarcati hanno distribuito aiuti umanitari alla popolazione e fornito supporto logistico al personale civile e militare impiegato a terra».

Sarebbe magnifico se fosse vero. Ma la portaerei Cavour costa molte centinaia di migliaia di euro al giorno per il solo spostamento. Cosa ha portato nell’isola?. Si stenta a crederlo: «Dall’Italia sono partite oltre 12 tonnellate di generi alimentari per la popolazione di Haiti; sono stati distribuiti 36 mila litri di acqua potabile ai bambini nelle scuole, 176 tonnellate di medicinali per i centri sanitari locali. L’ospedale di bordo ha assistito e fornito prestazioni mediche a centinaia di pazienti. Gli elicotteri hanno compiuto oltre 60 voli di trasporto medico per un totale di circa 150 pazienti soccorsi». Incredibile: il solo agglomerato urbano di Port au Prince ha circa due milioni di abitanti, ma la zona terremotata è assai più vasta. Calcoliamo meno del doppio, e abbiamo una cifra di 3.600.000 abitanti, che hanno ricevuto evidentemente non più di un litro d’acqua ogni mille persone! Quanto agli alimentari, 12 tonnellate sono 12.000 kg, quindi per ogni haitiano terremotato sono arrivati pochi grammi di “aiuti alimentari”. Per giunta la “Cavour” non aveva fondali che le consentissero di attraccare per cui il poco che ha consegnato lo ha fatto con gli elicotteri. Una bella esercitazione, insomma, senza ricadute locali (e forti ricadute in termini di prelievo dalle tasche degli italiani).

Il nostro principale apporto, come sempre più spesso accade, è stato rappresentato dai Carabinieri, che hanno svolto non solo “attività informativa e di consulenza legale al Comandante del Contingente”, a quanto dice il report della Marina militare, ma anche quella più tradizionale di mantenimento dell’ordine pubblico, agli ordini del colonnello Mangialavori, di cui riparlerò. La costosissima e inutile missione della portaerei è stata salutata ovviamente al ritorno con una cerimonia di "bentornati" dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Vincenzo Camporini e dal Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Ammiraglio di Squadra Bruno Branciforte. C’era anche, naturalmente, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso, che aveva fatto a suo tempo una visitina ad Haiti criticando a destra e a manca l’operato degli altri soccorritori. Tutti questi personaggi si erano sicuramente spostati verso Civitavecchia con elicotteri, tanto per buttare un altro po’ di soldi.

La situazione dopo sette o otto mesi da quella gita è ulteriormente peggiorata. Degli aiuti promessi solennemente nei primi giorni, e che non erano certo troppi, sono arrivate solo briciole insignificanti. Dagli Stati Uniti, solo il 2%; dalle Ong che già operavano sul territorio percentuali lievemente superiori ma sempre irrisorie. Dall’Italia, neanche le promesse, solo una solenne presa in giro.  […]

Che lo scopo non fosse quello della solidarietà con le vittime, era confermato dall’esiguità degli aiuti, che avrebbero potuto essere contenuti tutti in un paio di aerei, con un immenso risparmio. Ma se non si esibisce, che ce la siamo fatta a fare la portaerei? (a.m. 15/11/13)

 

L'Expo galleggiante di armi

Manlio Dinucci, Tommaso Di Francesco

Il manifesto 14/11/13

Alla fine il Carosello galleggiante d'armi e prodotti alimentari del made-in-Italy va: è salpato ieri da Civitavecchia il gruppo della marina militare costituito dalla portaerei Cavour, dalla fregata Bergamini, dalla nave di supporto logistico Etna e dal pattugliatore Borsini.
Scopo ufficiale della «campagna navale» - organizzata dal ministero della Difesa in collaborazione con i ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e il ministero dei Beni Culturali - è presentare «il Sistema Paese in movimento e rafforzare la presenza dell'Italia nelle aree geografiche considerate strategiche per gli interessi nazionali, oltre che fornire assistenza umanitaria alle popolazioni bisognose». Questo l'annuncio ufficiale esatto del Ministero della difesa del 5 novembre con tanto di presentazione del ministro Mario Mauro.
È questo il motivo della missione, annunciato anche dalla Marina Militare il 9 novembre che la definisce «missione di promozione» ed elenca le industrie belliche che vi partecipano.
E invece ieri il ministro Mario Mauro, pizzicato nel segno a quanto pare, ha voluto reintervenire alla Camera per «fugare ogni dubbio», ha detto e per spiegare che il gruppo navale «non ha alcuno scopo di vendere sistemi d'arma all'estero» e che comunque tutto è «nel rispetto delle convenzioni internazionali e del trattato Onu». Magari non va a venderle come tappeti direttamente e negli stessi giorni della crociera di morte, ma secondo il suo stesso annuncio e quello del suo ministero, va a promuoverle, a pubblicizzarle, a piazzarle, a far commercio. Comunque per venderle, sospettiamo.
E in aree dove impazzano guerra, conflitti armati e repressioni (p. s. il Congo, la Nigeria, il Kenya), dove governi potenti finanziano guerre per procura altrove (come l'Arabia saudita in Siria, o il Barhein con la sua primavera cancellata dai militari), o dove politiche di spese sociali vengono ridimensionate se non cancellate per sostenere la sicurezza interna e le frontiere (come in Angola e Mozambico). La domanda è Quale parte in commedia sta recitando il ministro-macchietta Mario Mauro?
Ora il gruppo navale italiano alla fine è salpato ieri. Farà scalo in 7 porti mediorientali del Mar Rosso e del Golfo Persico - Gidda (Arabia Saudita), Mascat (Oman), Dubai (E.A.U.), Abu Dhabi (E.A.U.), Doha (Qatar), Mina Sulman (Bahrein), Kuwait City (Kuwait) - e in 13 porti africani: Gibuti (Gibuti), Mombasa (Kenya), Antseranana (Madagascar), Maputo (Mozambico), Durban (Sudafrica), Città del Capo (Sudafrica), Luanda (Angola), Pointe-Noire (Congo), Lagos (Nigeria), Tema (Ghana), Dakar (Senegal), Casablanca (Marocco) e Algeri (Algeria). Il gruppo, dopo un viaggio di cinque mesi, rientrerà in Italia il 7 aprile 2014.
Il costo della campagna navale è previsto in 20 milioni di euro, di cui 7 a carico dello stato e 13 dei «partner dell'industria privata». Soldi ben spesi: essi potranno usare la portaerei, lunga 244 metri e larga 39, come una grande fiera espositiva itinerante. A bordo sono stati installati gli stand in cui espongono i loro prodotti e contattano i clienti. La missione della portaerei Cavour, ha assicurato il ministro Mauro intervenendo ieri alla Camera durante l'esame del dl missioni, non è di «vendere sistemi d'arma italiani all'estero». Non si capisce allora perché al centro dell'Expo galleggiante ci siano le maggiori industrie belliche italiane con il loro campionario, che sarà mostrato ai potenziali acquirenti di porto in porto. In primo piano quelle di Finmeccanica: l'AgustaWestland che presenta elicotteri da guerra, di cui due sono esposti sulla Cavour; la Oto Melara, che espone il sistema d'arma 127/64 LW Vulcano caratterizzato da un elevato ritmo di fuoco (fino a 35 colpi al minuto) e dalla possibilità di utilizzare munizioni guidate; la Selex ES, specializzata in sistemi radar e di combattimento.; la Wass, che presenta nello stand Finmeccanica il siluro pesante Black Shark; Telespazio, che offre i suoi sistemi di telecomunicazioni militari, anche satellitari; la Mbda, che espone i missili Aspide, Aster, Teseo/Otomat e altri. La Elt offre apparecchiature elettroniche per la guerra aerea, terrestre e navale; la Intermarine, vascelli militari. I clienti che non possono permettersi i cannoni Otomelara a fuoco rapido potranno sempre trovare, nello stand Beretta sulla Cavour, una vasta gamma di pistole automatiche. I prodotti civili degli altri stand sono in genere di lusso, come gli aerei executive della Piaggio e della Blackshape.
Accanto alle armi esposte negli stand, ci sono sulla Cavour cinque caccia Sea Harrier a decollo verticale, quattro elicotteri, una settantina di fucilieri della Brigata San Marco e specialisti subacquei del Comsubin. La campagna navale infatti, oltre a promuovere le «eccellenze italiane», serve a «operazioni di contrasto alla pirateria» e all'«addestramento di personale militare» soprattutto in Africa. Per «l'assistenza umanitaria» ci sono a bordo della Cavour la Croce Rossa e le onlus Fondazione Francesca Rava e Operation Smile.
Una organizzazione perfetta. Si vanno a vendere altri armi ai paesi mediorientali e africani, dominati da oligarchie e caste militari, provocando un ulteriore aumento delle loro spese militari che comporterà un ulteriore aumento della povertà soprattutto in Africa.
Ogni cannone, ogni missile, ogni mitraglia venduta dai commessi viaggiatori della Cavour ai governi clienti significherà meno investimenti locali nel sociale e quindi altri migliaia di bisognosi, affamati e morti, soprattutto tra i bambini, per sottoalimentazione cronica e malattie che potrebbero essere curate. Tranquilli. Perché sulla Cavour ci sono anche gli «operatori umanitari» pronti a soccorrere i disperati che abbiamo contribuito a creare con il traffico di armi, per dimostrare quanto l'Italia sia sensibile e pronta ad aiutare «le popolazioni bisognose».
Nel Rapporto 2013 della marina militare si sottolinea che le navi da guerra sono «ambasciatrici dell'Italia». Una nave come la Cavour deve essere considerata «proiezione del Paese, non solo come strumento militare ma anche come veicolo per promuovere i nostri interessi economici: la nave, dunque, quale simbolo vincente del Made in Italy» come dimostra «il successo commerciale della nostra industria per la Difesa». In tal modo la marina militare sponsorizza anche se stessa, dimostrando che spendere 3,5 miliardi di euro per una nave come la Cavour (che costa per un giorno di navigazione 200 mila euro) e altri miliardi per dotarla dei caccia F-35, significa fare un investimento per il «Sistema Paese».
Un paese che deve essere militarmente pronto alla «proiezione di capacità per intervenire là dove necessario», ossia a proiettare le proprie forze armate là dove sono in gioco gli interessi economici e politici delle potenze occidentali, in primo luogo degli Stati uniti. Non a caso la campagna navale italiana si svolge in Medio Oriente e Africa, due delle aree strategicamente più importanti per gli Usa e la Nato.
Una volta per accusare la vocazione naturale (per la sua collocazione geografica nel Mediterraneo), dell'Italia alla guerra, nonostante l'articolo 11 della nostra Costituzione, dicevamo «portaerei-Italia». E adesso l'Italia si è fatta la portaerei.

 

 



Tags: Nave Cavour  Haiti  Di Francesco  Dinucci  il manifesto