Consigli di lettura…

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Rispetto a periodi recenti in cui sul sito c’erano quasi esclusivamente articoli di commento a vicende di attualità, negli ultimi tempi ho cercato di recuperare quella che doveva essere originariamente la parte più importante: i testi più meditati, finalizzati alla formazione. Ne ho pubblicati più che nel recente passato, e li segnalo ora anche tra le notizie di attualità perché ho verificato che l’esplorazione dei testi segnalati nella colonnina di sinistra avviene spesso con tempi più lunghi. A volte sfuggono ai visitatori frettolosi.

Questi testi non sono necessariamente legati a esigenze immediate: ad esempio l’ultimo inserito, Moro - il dibattito sul Fronte Unico (un testo di Miguel Romero, detto Moro, il compagno spagnolo recentemente scomparso), era in origine un “testo di lotta”, utilizzato nei corsi tenuti da Moro in varie occasioni all’Istituto Internazionale di Ricerca e Formazione (IRE) di Amsterdam; ma, pur essendo rimasto a lungo dattiloscritto, è di grande interesse per la ricostruzione di un dibattito fondamentale nel movimento comunista per superare la fase delle enunciazioni propagandistiche. Ed è importante soprattutto sul piano metodologico, perché ricostruisce la complessa dialettica interna che aveva caratterizzato i primi anni della Terza Internazionale. Una dialettica ignorata dalla maggior parte della sinistra (PRC incluso), che ha cancellato la memoria di quell’esperienza straordinaria con superficiali battute liquidatorie sul “terzinternazionalismo”. Certo è difficile immaginare oggi l’applicazione di una tattica di Fronte Unico, non solo per l’esiguità e frammentazione del potenziale soggetto rivoluzionario, ma anche per la decomposizione e l’impoverimento politico e culturale degli stessi partiti riformisti, eredi degeneri delle socialdemocrazie, con cui non esiste più quel linguaggio comune che - nonostante le drammatiche divergenze - esisteva nel 1914 e nei due decenni successivi, rendendo concepibile anche un’azione comune di fronte all’ascesa dei fascismi. Ricostruire quei dibattiti mi sembra altamente educativo.

Lo stesso si può dire dell’altro testo di Miguel Romero, Moro - il trotskismo negli anni 60 e 70, che ricostruisce senza reticenze e senza retorica le convergenze e le separazioni, i successi e le sconfitte del movimento trotskista in Spagna, il suo rapporto con l’ETA, ecc. Alcune vicende sono utili per riflettere anche su quelle della sezione italiana, perché erano analoghe alcune delle condizioni oggettive, e molto simili le sollecitazioni che venivano dal centro dell’internazionale. In ogni caso i due saggi di Moro meritano di essere letti con attenzione.

Il vicolo cieco. Trionfo, involuzione e tragedia del movimento comunista è invece la riproposizione recente di un testo che era già inserito nel sito, e che era abbastanza visitato: oggi è diventato più leggibile grazie a un accurato lavoro di ripulitura e di presentazione grafica curato dai compagni della “Libreria Sociale Longonese”. È particolarmente utile oggi, in un periodo in cui il bisogno di “una guida” porta alcune frange della sinistra a schierarsi pregiudizialmente con Putin (ne ho parlato in La Russia e noi ), in polemica con l’ex sinistra allineata alla NATO. Su questo bisognerà ritornare, perché i compagni “campisti” finiscono non solo per trovarsi nello stesso ”campo” con buona parte della destra (Berlusconi compreso), ma anche per rivalutare il peggio dell’eredità sovietica, compresa la falsificazione e banalizzazione della storia della rivoluzione russa. E a volte finiscono per approdare al razzismo per spiegare con una specie di predisposizione al fascismo i risentimenti antirussi frequenti tra le popolazioni – non solo ucraine - che dell’URSS hanno conosciuto non la rivoluzione, ma le deportazioni e le vessazioni nel quadro delle due spartizioni dell’Europa, quella con Hitler del 1939, e quella con l’imperialismo angloamericano nel 1944-1945. Su questo naturalmente rinvio soprattutto a quanto avevo scritto ad esempio nel libro sulla Polonia, Chiesa, esercito e masse nella crisi polacca, integralmente pubblicato sul sito, e in Intellettuali e potere in URSS.

A questo lavoro di ricostruzione storica contribuisce anche il saggio di Lars T. Lih, Lenin nel 1914, un veggente in un mondo di ciechi, che presenta il rapporto di Lenin con l’Internazionale socialista e permette di capire le ragioni tutte politiche e non astrattamente ideologiche della sua rottura con essa nel 1914, al momento dell’accettazione della guerra imperialista da parte di pressoché tutti i grandi partiti socialisti. Era stato inizialmente pubblicato tra le note di attualità, nel quadro delle iniziative per il centenario della Grande Guerra, ma ho voluto poi metterlo in evidenza tra i testi da leggere con più tempo e meno legati alla quotidianità.

In ogni caso consiglio vivamente i nuovi visitatori del sito (che per fortuna sono parecchi) di esplorare un po’ la sezione storica: sia I GRANDI NODI DEL NOVECENTO, sia l’ARCHIVIO, in cui ci sono interi libri non più in circolazione, e diversi saggi non solo miei, non legati a temi contingenti, che sono la ragione principale dell’esistenza del sito.

(a.m. 9/9/14)



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