Nuovi problemi per la direzione cubana

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Una corrispondenza al manifesto dall’Avana permette di capire cosa sta cambiando a Cuba, più di quanto risultasse dalla retorica dei discorsi tenuti al congresso del PCC appena terminato, che non ha deciso e non poteva decidere niente. Roberto Livi riporta un’osservazione del prof. Enrique López Oliva, da anni il miglior conoscitore dei rapporti tra Chiesa e governo cubano, che ha notato che «i due quotidiani del Partito comunista Granma e Juventud Rebelde non hanno dato notizia della nomina del nuovo arcivescovo dell’Avana». È un sintomo inequivocabile di una reazione allarmata della burocrazia, che ha poche possibilità di incidere su questa nuova situazione, in cui il futuro di Cuba dipende ancor più che in passato da fattori determinati dall’esterno: dopo la crisi di alcuni dei più importanti paesi amici, dal Venezuela al Brasile e all’Argentina, pesano sempre più direttamente le scelte dell’amministrazione degli Stati Uniti, e quelle sostanzialmente coincidenti della gerarchia cattolica, rafforzatasi più del previsto grazie al ruolo di papa Francesco, e che ormai sottrae al governo cubano dei compiti importanti, sviluppando appunto autonomamente “attività sociali che comprendono anche corsi di informatica e di lingue straniere, come pure di aiuto ai giovani che vogliono lanciare una propria attività commerciale o economica”.

Non a caso nella sua recente visita all’Avana, il presidente Obama si era incontrato con un gruppo di piccoli imprenditori ascoltando le loro richieste e offrendo consigli e collaborazione. Scelti da chi? mi ero domandato. Ma è chiaro, dalla gerarchia cattolica, a cui sono delegati i compiti di formare lo strato piccolo e medio borghese che si prepara a rivendicare un ruolo politico determinante nell’isola. Già nell’Aggiornamento alla seconda edizione della mia Breve storia di Cuba (del 2004) commentando la visita di Giovanni Paolo II avevo segnalato i pericoli dell’intesa tra il gruppo dirigente castrista, invecchiato e inquieto sul proprio futuro, e la gerarchia di una chiesa cattolica che pur essendo originariamente molto conservatrice e quindi con un peso relativamente molto inferiore a quello che pretendeva di avere, aveva però imboccato una strada che le assicurava un ruolo crescente. L’intesa era garantita dalla prudenza del cardinal Ortega, ma erano state poste le premesse di una proiezione politica del cattolicesimo cubano. Avevo anche segnalato in tempo i nuovi problemi posti dal ben diverso fascino di Francesco nell’articolo Bergoglio e l’America Latina.

Ma le difficoltà che deve fronteggiare il vecchio gruppo dirigente, che dichiara di volere un ricambio generazionale ma lo rinvia al 2021, quando la maggior parte dei membri dell’Ufficio politico avranno novanta anni, sono legate alla scarsa popolarità di riforme annunciate e sempre frenate per timore di perderne il controllo, che deludono sia i nuovi ammiratori di Obama, sia la generazione della rivoluzione, e che non hanno sostenitori credibili all’estero. La crisi acutissima economica, oltre che sociale e politica, del Venezuela rende d’altra parte difficile un appoggio materiale a Cuba paragonabile a quello fornito nell’ultimo decennio; il tracollo del kirchnerismo in Argentina, l’indebolimento del governo brasiliano anche in caso di una sua sopravvivenza all’impeachment completano il quadro. Aggravato dalle difficoltà di Cina e Russia, che sono all’origine del mutamento del quadro continentale.

Obama intanto continua ad accumulare meriti, senza aver fatto passi concreti verso il superamento dell’embargo, come avevamo commentato più volte, già prima della sua gita all’Avana (Il bilancio di Obama da Cuba all’Argentina) in vari articoli, tra cui Attento, Raúl! e soprattutto Cuba: Riflettendo sullo “storico accordo” (a.m.)

Cuba, Bergoglio pensiona il cardinal Ortega

Roberto Livi da L’AVANA

http://ilmanifesto.info/ 28.04.2016

«La chiesa cattolica rinnova il suo vertice e la sua strategia per adattarla alla nuova fase storica che attraversa Cuba e alla linea di papa Francesco. Dunque una chiesa cubana più calata nel sociale e attenta ai giovani». Il professore di storia delle Religioni Lopez Oliva, come pure gran parte del movimento cattolico dell’isola, vuole sottolineare come la scelta del Vaticano di nominare Juan De la Caridad Garcia nuovo arcivescovo dell’Avana e di pensionare il cardinale Jaime Ortega abbia poco di burocratico.

Ortega infatti è stato per circa 30 anni al vertice dell’arcidiocesi della capitale e ha impresso una svolta nella linea della chiesa cattolica, riannodando il filo spezzato del dialogo col governo e iniziando un recupero sia di prestigio che di ruolo attivo per il movimento cattolico dopo la repressione subita negli anni ’70 del secolo scorso.

Ma, questa la critica che gli viene rivolta da parte del movimento cattolico, il recupero è avvenuto a costo di un avvicinamento troppo forte al governo, fino a prendere le distanze dall’opposizione. In piena trattativa sia con il presidente Raul Castro sia con Obama come intermediario di papa Francesco per giungere ad una distensione tra Cuba e Usa, Ortega aveva innescato una polemica asserendo che «a Cuba non vi sono prigionieri politici».

Papa Francesco, dopo la sua prima visita a Cuba l’anno scorso, aveva pubblicamente elogiato il ruolo del cardinale per avere praticamente fatto rinascere la chiesa cattolica dalle ceneri lasciate dalla campagna per l’ateismo lanciata da Fidel più di trent’anni fa. Per questa ragione aveva rifiutato l’offerta di Ortega di andare in pensione al compimento dei 75 anni.

Ora però i tempi sono cambiati. E’ in corso il processo di normalizzazione con gli Stati uniti, il Congresso del Partito comunista la settimana scorsa ha deciso un approfondimento delle riforme economiche e sociali varate da Raul Castro ed è stato annunciato un rinnovamento generazionale al vertice del partito che deve attuarsi al prossimo Congresso, nel 2021.

E papa Francesco, in sintonia col vertice ecclesiale cubano, ha deciso di anticipare i tempi e di dare un segnale sia di ringiovanimento, sia di maggiore presenza nella società cubana. Il nuovo arcivescovo dell’Avana, Juan De la Caridad Garcia infatti ha 68 anni ed è soprattutto considerato un pastore attivo nella società cubana e attento alle richieste della popolazione. «La nomina del nuovo arcivescovo segna la fine di una lunga fase della chiesa cattolica cubana durata più di trent’anni e apre una nuova epoca caratterizzata da un nuovo stile di lavoro», afferma Dagoberto Valdés, direttore della rivista cattolica Convivencia.

«Monsignor Garcia – prosegue – dal 1997 è stato vescovo di Camaguey, un vescovo soprattutto pastorale dedicato alla cura della chiesa ma attento alle condizioni di vita della popolazione». Insomma, un prelato meno «visibile politicamente» di Ortega, ma più presente nelle campagne, nelle piccole comunità con un profilo di difensore del popolo in accordo alle indicazioni di papa Francesco.

«Ringiovanimento dell’episcopato, crescita del ruolo sociale della chiesa, richiesta di maggiore spazio nel campo dell’informazione e dell’educazione, oggi dominate dal governo, rafforzamento del movimento della gioventù cattolica». Queste, secondo il professor Lopez Oliva, sono le priorità del nuovo arcivescovo dell’Avana. Il «recupero della gioventù cubana» è uno degli obiettivi nel quale la chiesa si trova a competere col governo cubano.

Forse per questa ragione, sostiene il professore «i due quotidiani del Partito comunista Granma e Juventud Rebelde non hanno dato notizia della nomina del nuovo arcivescovo dell’Avana». Alcune parrocchie della capitale come pure nel resto dell’isola sono impegnate in attività sociali che comprendono anche corsi di informatica e di lingue straniere, come pure di aiuto ai giovani che vogliono lanciare una propria attività commerciale o economica. «I figli di Obama» vengono ironicamente chiamate le persone che frequentano questi corsi, come «Cuba emprende», un progetto varato all’Avana dal Centro culturale cattolico Varela e a Camaguey dall’arcivescovato per l’assistenza e la consulenza ai giovani imprenditori.

Nella sua recente visita all’Avana, infatti, il presidente Obama si era incontrato con un gruppo di piccoli imprenditori ascoltando le loro richieste e offrendo consigli e collaborazione. Il corso «Cuba emprende» comprende 80 ore di lezione di varie materie, sviluppo umano, marketing, gestione finanze e contabilità, vendita e servizio al cliente.

 



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