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Paraguay come l'Honduras?

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Paraguay

Un nuovo Honduras?

di Pablo Stefanoni

[settimanale Pulso (Bolivia), novembre 2009]

 

 

 

Poco più di un anno fa, l’allora vescovo emerito Fernando Lugo compiva l’impresa di porre fine all’egemonia sessantennale del Partido Colorado, in alleanza con i liberali e col sostegno dei movimenti contadini e popolari di un paese governato da mafie di ogni risma, dedite a ogni genere di traffici, contrabbando e illegalità varie, protette dal potere con cui dividevano il bottino. O magari erano semplicemente le mafie ad esercitare il potere, senza mediazioni. Il dittatore Alfredo Strössner è stato il grande organizzatore di questo modello: salì al trono negli anni ’50 e vi rimase finché non fu soppiantato dal genero, Andrés Rodríguez, uno dei principali narcotrafficanti del paese, nel 1989. Bisognava continuare a fare affari… ma in democrazia. Erano cambiati i tempi.

Stufi di continuismo, non è casuale che - in un paese in cui la sinistra è stata perseguitata e pressoché sterminata, l’anticomunismo è divenuto politica di Stato (una gigantesca statua del leader cinese anticomunista, Chiang Kai Shek, rimane come ricordo nell’omonima via in piena Asunción) e l’etica pubblica costituisce un imperioso obbiettivo da conquistare – i paraguayani abbiano puntato su un vescovo, di una zona popolare, per tirar fuori dal pozzo l’«isola circondata dalla terra», per riprendere il suo scrittore principale, Augusto Roa Bastos. Per poter vincere, tuttavia, Lugo si è alleato con i liberali, un partito tradizionale, che attualmente controlla il parlamento insieme ai colorati e ai “colorati etici” (una contraddizione in termini) dell’ex golpista fascistoide Lino Oviedo.

Una volta giunto al potere, l’ardore dell’ex vescovo per farla finita on il vecchio Stato non è stata esattamente la sua principale qualità. Così come in Honduras con le piccole riforme di Manuel Zelaya, però, la vecchia élite del paese non tollera l’ex vescovo come presidente. Un solo esempio: creare solamente un catasto delle proprietà agricole è una misura rivoluzionaria in Paraguay, dove proprietari terrieri nativi e e figli di brasiliani nati in loco (brasiguayos) controllano le proprie aziende a colpi di fucile da caccia.

In settembre, tra l’altro, Lugo ha annunciato la cancellazione delle esercitazioni congiunte di 500 militari degli Stati Uniti e del Paraguay, in programma per il 2010 sotto la sigla di “Nuovi Orizzonti”. «Non è prudente né conveniente in questo momento e potrebbe suscitare reazioni polemiche tra gli altri paesi fratelli del Mercosur e Unasur», ha detto Lugo in tono pastorale. «Si tratta di una decisione discutibile, ma la rispettiamo. Speriamo che non si tratti di un sintomo di rifiuto del resto dei nostri programmi», ha reagito l’ambasciatrice degli Stati Uniti, Liliana Ayalde, con quel tono di sottile amarezza che di solito ha il termine “speriamo” in bocca a diplomatici dei paesi del Nord. In effetti, per ora, si mantengono altri programmi ci collaborazione, compresi alcuni in campo militare.

 

“Poncho yuru”

 

La sua politica del “poncho yuru” (il porsi al centro, come l’apertura del poncho) non ha fugato i fantasmi della borghesia paraguaiana circa il passaggio del paese al “comunismo” di Chávez, Evo e Correa. Un paio di settimane fa si è conosciuta una e-mail (filtrata per errore) di un allevatore di bestiame cileno, un certo Avilés, residente in Paraguay da oltre trent’anni, nella quale propone di quotarsi insieme ad imprenditori suoi pari per acquistare armi, formare squadre e scovare ed uccidere i “comunisti”. La proposta è circolata nel momento in cui partiva un piano per liquidare Lugo per via giudiziaria. Ed ora c’è un’altra denuncia per un caso di non riconoscimento di paternità: sono parecchie le vicende del vescovo conclusesi con la gravidanza di sue collaboratrici ed impiegate. Come ha dichiarato alla giornalista Hinde Pomeraniec: «Il celibato è imperfetto, l’unico perfetto è Dio». Piuttosto cinico, in ogni caso.

L’analista e dirigente politico Hugo Richer ha spiegato al settimanale Pulso che «di fatto Lugo ha cercato di mantenersi nella sua posizione del “poncho yuru”, con un discorso politico progressista, una politica economica dalle componenti neoliberiste (progetto di privatizzazione di strade, ad esempio) e una politica sociale assistenzialista». Naturalmente, soggiunge «Lugo non ha rinunciato a sviluppare la riforma agraria, le riforme del sistema giudiziario ed altri importanti punti del suo programma. Ed è per questo che l’oligarchia e i partiti di destra hanno avviato un’offensiva feroce, nella quale determinati strumenti di comunicazione svolgono un ruolo essenziale. Non tollerano la presenza di Lugo al governo e sono disposti a farlo cadere a tutti i costi. Lo identificano con il socialismo del XXI secolo di Chávez, allineato a Evo Morales, ecc. Ma, a parte il fatto che sia vero o meno, quello che non tollerano è la sua relativa presa di distanza dalla politica dell’impero. Sanno che Lugo non imprimerà al suo governo un indirizzo socialista (lo sanno bene), ma il timore vero è che lo scenario politico aperto consenta una crescita della sinistra, in tutto il suo spettro».

Resta comunque tragicomica la motivazione sulla quale la destra basa la sua richiesta di incriminazione politica: l’avere affermato in un quartiere popolare che i ricchi si oppongono al processo di cambiamento: «Quelli che vogliono sinceramente cambiare il paese sono quelli che non possiedono conti in banca, quelli che non figurano quotidianamente sulle pagine sociali della stampa». «Coloro che continuano a guardare ai loro passati privilegi […] in difesa dei loro risparmi depositati in banche internazionali, sono quelli che non vogliono cambiare»- Un discorso inoffensivo? Può darsi, ma non nel Paraguay delle abitazioni umilianti, in mezzo alla miseria, le mosche e il cattivo odore.

L’ex candidato presidenziale Pedro Fadul, del partito Patria querida (Amata patria), quarta forza parlamentare ha definito «criminale» il contenuto del discorso «di scontro», «che danna l’anima e lo spirito»… Curiosa, comunque, la capacità di indignazione dello “spirito” di questa borghesia mafiosa.

 

Colpo di Stato light?

 

La destra, forse, ha imparato dai gorilas honduregni che non conviene andare a casa di Lugo a prenderlo in pigiama, la mattina presto e spedirlo con un “aereo pirata” in qualche paese vicino, anche se questo non induce necessariamente ad accantonare gli intenti destabilizzanti, ma semplicemente ad essere più prudenti. Per questo la destra controlla il Congresso, da dove potrebbe destituirlo legalmente. Il Partido Liberal Radical Auténtico PLRA) del vicepresidente Federico Franco, che passerebbe ad occupare la prima magistratura in caso di vittoria di questo colpo di Stato “light”, in pratica ha cessato di essere un partito di governo: buona parte del suo vertice, dei suoi senatori e deputati si sono spesi apertamente nelle ultime settimane per la via giudiziaria. A schierarsi, per il momento, tra i presunti fedeli al governo c’è solo il gruppo di quanti rivestono incarichi ministeriali.

Per questo Lugo nell’ultima settimana ha fatto appello a tutti i partiti di sinistra (inclusi i socialdemocratici) per coordinare un nuovo blocco politico in sostegno del proprio governo. E da queste riunioni è uscita un’inedita alleanza in Paraguay, dove la sinistra non è mai stata unita, meno che mai con le frange socialdemocratiche. Una iniziativa che si avvale, tra l’altro, dell’appoggio di organizzazioni contadine, quelle maggiormente in grado di mobilitare il paese. L’obbiettivo: quello di organizzare la resistenza all’intervento giudiziario a fini politici e alla possibile destituzione del presidente. Come dimostra il consolidamento al potere dei golpisti honduregni, la condanna della “comunità internazionale” non basta a restaurare la democrazia se non c’è una base reale di mobilitazione interna, come quella che c’è stata nel 2002 in Venezuela.

«Per il momento, la strategia dell’incriminazione politica si è indebolita», spiega Richer. E in questa settimana Lugo ha rimosso il vertice militare, dopo aver denunciato l’esistenza di nuclei golpisti in seno all’esercito. Nel mentre, la destra cerca di identificare Lugo con le iniziative del presunto gruppo guerrigliero che tiene sotto sequestro il generale Fidel Zavala (è il quarto sequestro che si attribuiscono). Il ministro dell’Interno, Rafael Filizzola ha attribuito il sequestro all’ipotetico gruppo guerrigliero che ha contatti con le FARC colombiane, il cosiddetto Ejército Paraguayo del Pueblo (EPP), di cui non si è mai dimostrata l’effettiva esistenza.

«L’Esercito non si merita un comandante in capo come Lugo», ha detto il comandante delle Forze Militari e attuale dirigente del Partido Colorado, Bèrnardino Soto Estigarriba, pur escludendo che qualsiasi militare si arrischi ad entrare nel «gioco politico» per preparare un colpo di Stato, perché i militari, dopo tanta fatica, sono allineati al regime istituzionale e sanno che il delitto di golpismo non cade in prescrizione. Ma, ancora: non è un crimine destituire «democraticamente» il presidente attraverso il giudizio politico. «Costituisce una distorsione malevola parlare di colpo di Stato, ma non è uno sproposito parlare di giudizio politico», ha dichiarato a La Nación di Buenos Aires l’analista politico Gonzalo Quintana. Il presidente del parlamento del Paraguay, il senatore Miguel Carrizosa, ha confermato che «c’è stato un dialogo informale» tra le varie forze politiche per valutare la possibilità di un processo politico, anche se per ora “i voti non erano sufficienti» (In un paese dove, però, non poche cose si comperano e si vendono, è possibile che bastino domani). «Lugo ha pronunciato un discorso infuocato, incoraggiando la lotta di classe , e l’opposizione non poteva starsene zitta», ha spiegato l’analista Carlos Redil (anche il suo animo sembra indignato), il quale è convinto che per il momento non vi siano le condizioni per un’incriminazione a fini politici, a prescindere dal fatto che l’eletto «sta dimostrando un’effettiva incapacità di governare».

Alla fin fine, quale è il tema centrale di quanto sta avvenendo in Paraguay?, si chede Richer: «La crisi tremenda dei partiti tradizionali e la disperazione di un’oligarchia ultraconservatrice. La crisi induce profonde contraddizioni interne e, più ancora, all’assenza del funzionamento delle istituzioni. È impossibile raggiungere un consenso che consolidi un nuovo modello di accumulazione: la commistione tra latifondisti (terre acquisite malamente) e impresari arricchitisi grazie all’influenza del vecchio potere, i legami con ogni sorta di mafia, impediscono loro di reagire con una proposta di rafforzamento della democrazia e di effettuare determinati cambiamenti, che la cittadinanza si aspetta; ampi settori continuano a sperare in Lugo».

Nel governo di Lugo i problemi non mancano, ma nessuna delle sue debolezze  manca ai suoi oppositori (anzi, si moltiplicano per mille), i quali tutti da tempo hanno sostituito le rispettive biografie con veri e propri prontuari. Lugo, con tutti i suoi limiti, può però costituire semplicemente un argine di contenimento perché la sfortuna non torni a spadroneggiare (cito di nuovo Roa Bastos) in questo disgraziato paese latinoamericano.

(Traduzione di Titti Pierini).

 

Per ulteriori notizie, si veda un articolo di aggiornamento su:

http://www.ilmegafonoquotidiano.it/

 

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