Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Il NPA e Hollande

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Hollande: in attesa dei fatti

Il NPA è uscito fortemente ridimensionato da questa scadenza elettorale. Una parte del suo elettorato e dei suoi stessi quadri era stata tentata dal voto per il Front de gauche. Tuttavia il rifiuto di partecipare a quel fronte non era settaria, ma legata alla consapevolezza che avrebbe offerto subito il suo sostegno a Hollande, non solo nel ballottaggio, con una formula già utilizzata spesso dal PCF in molte occasioni del passato. Ed è accaduto, subito. In Italia si è discusso poco del programma realmente possibile di Hollande, e c'è stata  una generale ubriacatura della sinistra, con la sola eccezione di Joseph Halevy, che ha irritato molto Rossana Rossanda.

Nella sua riflessione sul voto, il NPA propone invece che si federino su basi “indipendenti al 100% dal PS” tutte le forze e tendenze anticapitaliste, le forze che hanno assicurato la continuità e il filo storico della corrente rivoluzionaria, i libertari, gli ecologisti radicali, i/le militanti del movimento sociale e sindacale…

Questo comporta la costruzione di uno strumento realmente indipendente. È la posta in gioco di una duplice sfida per il NPA: il rilancio del raggruppamento degli anticapitalisti e una politica unitaria anticrisi, soprattutto con il Front de gauche, ma, ben oltre, con tutti/e coloro che si oppongono alla politica di austerità.

 

(a.m. 11/5/12)

 

Francia – La bandiera dell’opposizione

non va lasciata a Marine Le Pen

Christine Poupin, François Sabado*

«Di fronte ai diktat dell’Unione europea, il primo obiettivo che si impone è respingere il nuovo patto europeo […]. Siamo disposti a mobilitarci insieme al Front de Gauche [Fronte di sinistra] e a tutti coloro che si opporranno alle politiche di austerità, a discutere sulle forme di un blocco anti-austerità, anti Front National, un blocco che costituisca l’opposizione di sinistra al governo Hollande».

Sarkozy è stato sconfitto, ed è questo un risultato incoraggiante e che ci rallegra. Ma dobbiamo analizzare il rapporto di forza che questo esprime e la situazione che si apre.

Come nel resto d’Europa, «gli uscenti sono stati fatti uscire». La socialdemocrazia greca, spagnola e portoghese è stata spazzata via. In Francia, è stata cacciata la destra autoritaria. La crisi destabilizza l’intera rappresentanza politica. L’attuazione di brutali politiche di austerità smantella l’adesione e la fiducia della popolazione nei confronti dei partiti al potere, siano essi di destra – come l’UMP in Francia – o di sinistra - come i partiti socialdemocratici in Spagna, in Portogallo o in Grecia.

In questa occasione elettorale la sinistra ha conosciuto un leggero avanzamento, ma il rapporto di forza tra destra e sinistra del primo turno delle presidenziali resta lievemente vantaggioso per la destra (66% contro 44%). La vittoria di Hollande è dovuta all’insuccesso di Sarkozy più che alla dinamica sua propria. Inoltre, il Front National di Marine Le Pen ha conosciuto un’impennata senza precedenti. La vita politica è ormai condizionata dal peso dell’estrema destra. L’UMP rischia l’implosione, pressata tra un settore, polarizzato dal partito lepenista e altri settori della destra tradizionale che rifiutano la deriva populista o fascista.

Diversamente dalle elezioni del 1981 o del 1988, il presidente di sinistra è stato eletto senza una spinta massiccia dei voti di sinistra. Arriva al potere grazie alla divisione delle destre, divisione confortata dall’appello di Bayrou a votare Hollande.

All’indomani della tornata elettorale, a dominare la scena economica, sociale e politica sarà la crisi mondiale, in particolare quella europea. Le agenzie di rating ne hanno annunciato le tinte: occorrerà ridurre ulteriormente le spese sociali, smantellare i servizi pubblici. L’Unione europea impone la «regola aurea», inserendo nella Costituzione il divieto di qualsiasi passivo del bilancio pubblico. Conosciamo già i risultati di tale politica: l’Europa sprofonda nella recessione, con l’aumento della disoccupazione, la riduzione del potere d’acquisto, sempre meno servizi pubblici.

Al contrario di tutte queste politiche, noi proponiamo di mettere al centro del dibattito pubblico un piano di misure d’urgenza anticrisi. Lo scudo sociale per le classi popolari dovrà implicare l’aumento salariale per tutti di 300 euro netti, un salario minimo di 1.700 euro, la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro pubblici, il divieto dei licenziamenti, la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a 32 ore per combattere la disoccupazione.

François Hollande ha denunciato, durante la sua campagna elettorale, un nemico senza volto: la finanza. Come resisterà alla pressione dei mercati finanziari senza colpire le banche e i banchieri? Come ridurre la pressione del debito e della speculazione lasciando funzionare il settore bancario secondo le regole neoliberiste? Senza l’esproprio delle banche e la loro nazionalizzazione sotto controllo sociale, nessun governo disporrà mai degli strumenti per finanziare una politica corrispondente alle esigenze sociali. Per dare la priorità ai servizi pubblici bisogna aggredire il debito: organizzare un audit (indagine) pubblico per annullare quello illegittimo e gli interessi ad esso connessi. Una nuova politica fiscale, che elimini il dono elargito ai grandi patrimoni, tassando i più ricchi e i profitti capitalistici, è al centro delle nostre proposte. Tuttavia, la profondità della crisi, la sua natura globale, impongono non solo di resistere all’austerità, ma di riorientare l’economia secondo esigenze sociali ed ecologiche, di uscire dal nucleare, di riorganizzare i servizi dell’energia e dei trasporti, dell’ambiente, in larghi settori pubblici che sfuggano alla logica del profitto capitalistico.

Lungi dal prendere decisioni radicali contro la crisi, Hollande rientra nei grandi indirizzi dell’Unione europea, pretendendo di «dare senso al rigore», riprendendo cioè una politica di austerità. «Hollandreu», è la formula che bene illustra i pericoli di uno sviluppo della situazione alla greca. E l’appoggio a François Hollande di Bayrou, accanito sostenitore della «regola aurea» per sviluppare una politica di Unità nazionale, non è di buon auspicio. Di fronte ai diktat dell’Unione europea, il principale obiettivo che si impone è: respingere il nuovo patto europeo e, a tal fine, indire un referendum in cui, ancora una volta, il popolo sovrano dirà «no» a quest’Europa neoliberista.

Austerità di destra o austerità di sinistra? I nostri dirigenti non vedono altra alternativa, e questo è tanto più inquietante in quanto il Front National è in agguato e Marine Le Pen lo ha già annunciato: vuole essere l’opposizione di destra. L’obiettivo, da parte sua? Creare le condizioni, nel 2017 o anche prima, per un confronto destra/estrema destra di fronte alla sinistra, in cui il suo partito avrebbe la meglio. Nulla, infatti, ci dice che il governo Hollande riuscirà a fronteggiare un’accelerazione della crisi.

È in questo quadro che si apre una gara di velocità che accentuerà la polarizzazione tra il Front National e la sinistra radicale e anticapitalista. Gara di velocità sintetizzata dalla situazione aperta dall’esito elettorale in Grecia con, da un lato, i buoni risultati della sinistra radicale, soprattutto di Syriza, e dall’altro la cattiva novella, l’ingresso dei nazisti in parlamento… Non possiamo lasciare la bandiera dell’opposizione a Marine Le Pen. Proponiamo di impegnarci nella costruzione di un ampio movimento unitario della sinistra sociale e politica contro il Front National.

Abbiamo avanzato durante la campagna elettorale la prospettiva di un’opposizione di sinistra unitaria a un governo che applicherà una politica di austerità di sinistra. E non lo abbiamo fatto per impazienza, ma per l’analisi della politica social-liberista in Francia e in Europa, e per la necessità di difendere gli interessi della maggioranza della popolazione.

Proponiamo che si raccolgano nelle fabbriche, nei quartieri, i lavoratori, i giovani e le loro organizzazioni, per esigere «il cambiamento adesso!», per creare le condizioni di una mobilitazione per strappare aumenti salariali, bloccare i licenziamenti, ottenere la stabilizzazione dei precari nel settore pubblico, imporre la pensione a 60 anni. Sicuramente, impegnarsi nella soddisfazione di queste rivendicazioni condurrebbe allo scontro con i mercati finanziari e i grandi gruppi bancari.

Queste prime proposte sono in contrapposizione a qualunque politica di austerità e al rigore «in salsa hollandista». Ecco perché è impossibile sostenere queste misure d’urgenza e, al tempo stesso, appoggiare da vicino o da lontano un governo Hollande. I dirigenti del Front de gauche decideranno sulla loro partecipazione al governo dopo le elezioni politiche. Per il momento, sembra che escludano la partecipazione diretta e pensino a «un appoggio senza partecipare», vecchia formula del passato già utilizzata dal PCF. Alle prossime elezioni politiche bisognerà battere ancora una volta la destra e l’estrema destra, mentre la sola politica chiara è respingere qualsiasi austerità, di destra o di sinistra che sia. Occorrerà un’opposizione di sinistra al governo. IL NPA è disponibile fin da ora. E i dirigenti del Front de gauche?

La crisi del sistema è globale, senza dubbio economica ma anche ecologica e politica, e segna tra l’altro uno sconvolgimento del mondo. In queste condizioni, lo strumento politico da costruire non può non affrontare il problema del produttivismo, né quello dell’internazionalismo, né quello della democrazia reale e dell’autorganizzazione.

Per affrontare la crisi, gli appelli alla «repubblica», le denunce della «finanza», le commistioni istituzionali con il social-liberismo non avranno molto peso. In una congiuntura elettorale contrassegnata da sconfitte sociali, il discorso del Front de gauche è riuscito a convincere milioni di elettori. Tuttavia, noi crediamo che né la direzione del PCF, né la retorica di Mélenchon si dimostreranno all’altezza delle sfide della crisi. I progetti riformisti, anche di sinistra, possono in un primo momento raccogliere le prime resistenze alla crisi: Si tratta, ora, di preparare invece lo scontro con i capitalisti e di rifiutare l’austerità di sinistra del governo.

L’obiettivo, non lo nascondiamo: preparare un movimento tipo maggio ’68 o un nuovo giugno ’36, che imponga la trasformazione radicale della società. Siamo disposti a procedere insieme al Front de gauche e a tutti coloro che si oppongono alle politiche di austerità, a discutere le modalità di un blocco anti-austerità, anti Front National, un blocco che costituisca l’opposizione di sinistra al governo Hollande. Ma gli scontri sociali e politici futuri esigono, più che mai, l’indipendenza degli anticapitalisti.

Di fronte alle incertezze della politica del Front de gauche e al suo orientamento «un piede dentro, un piede fuori» verso la nuova maggioranza, proponiamo che si federino su basi indipendenti al 100% dal PS tutte le forze e tendenze anticapitaliste, le forze che hanno assicurato la continuità e il filo storico della corrente rivoluzionaria, i libertari, gli ecologisti radicali, i/le militanti del movimento sociale e sindacale…

Questo comporta la costruzione di uno strumento realmente indipendente. È la posta in gioco di una duplice sfida per il NPA: il rilancio del raggruppamento degli anticapitalisti e una politica unitaria anticrisi, soprattutto con il Front de gauche, ma, ben oltre, con tutti/e coloro che si oppongono alla politica di austerità.

 

Traduzione di Titti Pierini


* Christine Poupin: portavoce del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) francese; François Sabado: ex dirigente storico della Ligue Communiste Révolutionnaire (LCR – Sezione francese della IV Internazionale), confluita nel NPA.