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La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Bolivia in ebollizione

Bolivia in ebollizione

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BOLIVIA IN EBOLLIZIONE

Dal MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO

 

L’intervista a Oscar Olivera che abbiamo pubblicato nel n. 12/2012 del Mininotiziario ha scioccato alcuni lettori che evidentemente non hanno avuto modo di seguire gli eventi boliviani o hanno dimenticato il contenuto di precedenti numeri, ad es. il n. 37 del 2011 (Marcia per il TIPNIS) o il n.1 sempre del 2011 (Evo e il gasolinazo).

 

La situazione in Bolivia è certamente seria, più di quanto traspaia dalle informazioni dei media più correnti. Essa viene esaminata con acutezza in una analisi del sociologo aymara dell’Università di El Alto, Pablo Mamani Ramírez, molto vicino ai movimenti indigeni protagonisti nel 2003 della “guerra del gas” e delle lotte del 2005 a El Alto, che aprirono le porte alla vittoria elettorale del MAS e che oggi non nascondono la propria delusione per le mancate risposte alle loro aspettative.

 

Ne proponiamo qui un nostro riassunto intercalato a brani tradotti letteralmente.

 

Il titolo è significativo: “In ebollizione una nuova sollevazione sociale?” e altrettanto il sottotitolo: “Però come evitare di cadere in mano all’oligarchia boliviana?”

 

Inizia constatando che “I movimenti indigeni originari tornano sulla scena sociale e politica in Bolivia.”. Fatto non di poco conto, foriero di eventi non trascurabili.

 

Da buon sociologo si preoccupa poi di precisare il significato di “sollevazione sociale” (levantamiento social) distinguendolo da altre espressioni come ribellione, protesta, mobilitazione sociale, insurrezione. Sollevazione sociale, che per alcuni si avvicina alla ribellione, <descrive una realtà in cui tutta una società è insorta con i propri sistemi di organizzazione, azioni collettive, richieste specifiche o generali, e i propri orizzonti storici.> Ciò che è successo in Bolivia a partire dalla guerra dell’acqua di Cochabamba del 2000 fino agli eventi del 2005 a El Alto e a Sucre. In lingua aymara un levantamiento social si esprimerebbe come mayaki sayt’asxañani, solleviamoci come un solo uomo e una sola donna. Questo significa una lotta sociale totale.

 

<Perché questa situazione di ebollizione di nuove sollevazioni sociali? […] Cause interne o esterne per questo possibile evento?. Vi sono vari fattori ed uno dei principali è provocato dal governo di Evo Morales-García Linera, , altri vengono dalle richieste storiche irrisolte dallo Stato quale le delimitazioni fra dipartimenti e municipi, infine dalla gran frustrazione di fronte ai cambiamenti storici promessi.> Vi sono poi i violenti interventi polizieschi del 25/27 settembre 2011, lo svelarsi del carattere vero di un governo anti-processo di cambiamento, il gasolinazo del dicembre 2010 e altri ancora che per brevità non citiamo. Infine <l’approvazione sconsiderata di nuove leggi nell’Assemblea Legislativa Plurinazionale che in molti casi sono anti-indigene e contro settori popolari.>

 

D’altra parte ci troviamo in una situazione di grande malessere sociale ormai presente a diversi livelli sociali e regionali mentre si diffondono discorsi come “Il governo boliviano è subordinato alle transnazionali brasiliane” o “Evo non sarà fatto cadere dalla destra, dalla sinistra o dal centro. Saranno gli indigeni a farlo cadere.” Malgrado che il governo tenti di distruggere e dividere <un ricco tessuto sociale costruito in lunghi periodi di lotta e una particolare articolazione territoriale dei popoli indigeni, è ormai iniziato un movimento sociale sotterraneo che definiamo come nuova latenza del potere sociale […] In aymara si direbbe jaqis untasiskiwa sumat sumat.. La gente si sta mobilitando poco a poco. Ma l’espressione spagnola occulta lò’intensità dell’espressione in lingua aymara.>

 

<Ciò è interessante da analizzare. Perché infatti si sono andati sviluppando nuovi fatti, azioni, discorsi, idee, che forse per molti non sono visibili e per il potere sono visti come azioni sovversive provocate da agenti infiltrati nelle organizzazioni sociali o dalla incomprensione per le politiche pubbliche del governo “rivoluzionario”.> Oggi tornano ad apparire scenari già visti nelle ricordate lotte sociali del recente passato ma in un contesto che oggi è quello di un governo che afferma di essere il governo dei movimenti sociali.

 

<Negli ultimi mesi a El Alto hanno cominciato a muoversi nuovi poteri sociali> dei quali Mamani descrive le molte azioni estese anche ad altre parti del paese. Queste mobilitazioni <esprimono molto bene il fatto che esiste una nuova latenza del potere sociale. E il grave di ciò che stiamo affermando è che in situazioni difficili questo si trasforma in una sollevazione sociale con base territoriale tale che per qualsiasi governo diviene impossibile contenerla.>

 

Questa situazione si manifesta ormai in modo visibile anche nei territori amazzonici e negli ayllus-markas delle Ande, dove è rappresentato dalla CONAMAQ (Consejo Nacional de Ayllus y Markas del Qullasuyu) in difesa del TIPNIS. Questo ha fratturato il governo e <ha generato tutto un contesto di mobilitazioni sociali in altri movimenti e settori come i minatori di Huanuni, importanti settori della COB (Central Obrera Boliviana), gruppi in lotta nella città di Cochabamba, i cocaleros di Assunta al nord di La Paz e altri ancora. E la prossima nuova marcia per il TIPNIS (in realtà oggi già svoltasi) aumenterà le tensioni.

 

Tutto quest’insieme di mobilitazioni sociali è potenzialmente portatore di una nuova sollevazione sociale, dato che in più un forte scontento si sta diffondendo nelle principali città del paese. In questi movimenti cercano di infiltrarsi gruppi politici del potere locale e regionale per approfittare della situazione e far cadere il governo Morales.

 

E’ importante notare come oggi la destra, alla quale in Bolivia la sinistra partitica assomiglia molto, si muove in modo diverso da quello tradizionale. Ne sono un esempio il governo Morales-García e, in America Latina il governo Correa in Ecuador e il governo Hollanta in Perú. <Questi gruppi di destra e i loro agenti si stanno “incostando” nei movimenti sociali, si avvicinano ai loro leaders per “consigliare” le mosse>, un fatto da tenere in debito conto. Tale infiltrazione delle destra neoliberista si vede da un po’ di tempo nello stesso governo. Che vi fanno Carlos Barth o Carlos Romero, e come si spiega il patto fra MAS e MNR nel Beni? E questa infiltrazione è dimostrata dalle politiche pubbliche del governo. Ne è un esempio la strada che attraversa il Parco Nazionale del TIPNIS o la legge del Deslinde Jurisdiccional, assolutamente sfavorevole ai popoli originari ma anche la criminalizzazione della lotta sociale.

 

<In questo senso la domanda storica è: come non tornare a cadere nuovamente nelle mani della vecchia oligarchia boliviana? Dato che questi gruppi sono disposti a utilizzare le organizzazioni sociali che con tutta legittimità reclamano i loro diritti. E il “paradosso” è che il governo fa il gioco a ciò. Perché? Perché infatti include gente di questi gruppi che provocano sempre più conflitti sociali. Con ciò si favoriscono tali gruppi e questo porterà il MAS alla sua ecatombe.>

 

<Per questo sosteniamo che il governo Morales-Linera è infiltrato da agenti dei gruppi oligarchici o loro affini. Non è più solo un gruppo bianco-meticcio che lo attornia, come sosteniamo dal 2007, perché esso sta ormai dentro tutte le strutture del potere governativo. Il loro obbiettivo è inoltre quello di originare uno scontro fra indigeni per poi apparire pubblicamente come i pacificatori di questo scontro. Non sappiamo se Evo Morales e García Linera sono consenzienti con questo gioco machiavellico. Dato che il governo continua a scontrarsi con gli stessi movimenti indigeni originari che costituiscono la sua base reale e simbolica. Per di più continua a criminalizzarli, penalizza le loro lotte, li accusa di essere venduti alla destra etc. Per questo si può osservare che che è in marcia una nuova ribellione delle elites uguale a quella del 2007, 2008 e 2009.>

 

<In conseguenza di questo insieme di argomenti e evidenze il CONAMAQ, il CIDOB, i leaders del  TIPNIS e la stessa città di El Alto dovrano stare in massima allerta a non firmare accordi, impegni né ricevere aiuti finanziari da questi settori. Se vi sarà un’altra sollevazione sociale dovrà essere autonoma e autofinanziata. A sua volta tali gruppi avranno come obbiettivo lo spengere questa nuova ebollizione del potere sociale sopra descritta. Facendo nostro l’adagio katarista-indianista possiamo dire che la lotta sociale e politica “deve essere guardata con tutti e due gli occhi”. Il governo guarda con un solo occhio e questo costituisce la sua sconfitta storica.

 

 

Dal MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO n.16/2012 (23.05.2012)

A CURA DI ALDO ZANCHETTA www.kanankil.it/ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Diffondibile liberamente, interamente o in parte, purché si citi la fonte

 

Colgo l’occasione per ricordare il convegno di Cortona, organizzato proprio da un gruppo formatosi intorno a questo prezioso “Mininotiziario”, che avevo già segnalato un mese fa col titolo: America Latina dal basso 2012



Tags: Bolivia  MAS  indigeni  TIPNIS  

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