Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Cento di queste sconfitte!

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Cento di queste sconfitte!

Impressionante la stupidità dei commenti ai risultati greci: più di un telegiornale questa notte ha parlato di "sconfitta di Syriza". Magari ne avessimo tante di “sconfitte” come queste. Syriza che era stata a lungo sul 4% è passata in pochi mesi al 17 e ora quasi al 27% dei voti.

Syriza è riuscita soprattutto a riportare la Grecia al centro del dibattito europeo e mondiale, ha obbligato i ministri degli Stati imperialisti a riunirsi d’urgenza in conferenza per valutare la situazione, alla Merkel di rinviare la partenza per il Messico, ha imposto un ripensamento sulle misure già imposte alla Grecia.

Grazie all’enorme mobilitazione di tutti i mezzi di comunicazione internazionale, e all’uso sistematico dello spauracchio del “comunismo” (che nella versione stalinista classica, di cui è nostalgico l’accanito nemico di Syriza, il KKE, in Grecia aveva effettivamente dato diverse prove di incoerenza lasciando brutti ricordi, vedi sul sito La poco gloriosa storia del KKE), lo squallido partito Nea Dimokratia dei servi zelanti della Trojka è riuscito ad avere qualche voto in più di Syriza e a conquistare il premio di maggioranza, ma in voti assoluti resta sempre molto al di sotto della sua media di sempre, e il suo alleato obbligato, il Pasok, è ridotto addirittura a un quarto dei suoi voti di pochi anni fa…

Non a caso nelle strade di Atene hanno festeggiato gli elettori di Syriza, non quelli di Nea Dimokratia o del Pasok…

Ora sta a noi sostenere Syriza nel suo compito di opposizione, un po’ più facile di ieri, ma sempre delicato e complesso per i rapporti di forza internazionali.

Riporto qui di seguito una nota di Gennaro Carotenuto sul funzionamento della grande informazione italiana a proposito di questo voto, e una breve considerazione, del tutto condivisibile, sul significato del voto e le pesanti responsabilità di una sinistra europea miope e subalterna alla propria borghesia, proveniente dal sito http://www.senzasoste.it

(a.m. 18/6/12)

 

 

In Grecia si è votato sull’euro o sulla Trojka?

Come la stampa italiana ha manipolato la contesa greca

di Gennaro Carotenuto, 18 giugno 2012

 

Il titolo di Repubblica di oggi è: “Grecia: resteremo nell’Euro”; quello del Mattino: “Vince il fronte salva-euro”. Per La Stampa: “Vince il partito pro-Euro”. Per Il Giornale addirittura “L’Euro è salvo”, appena mitigato da un malevolo “per ora” messo tra parentesi. Potrei continuare. Poi apro il New York Times e leggo: “Supporters of Bailout Claim Victory in Greek Election”. Che vuol dire: “I favorevoli del bailout (il prestito concordato a durissime condizioni con la troika) si proclamano vincitori in Grecia”.  Il Wall Street Journal titola semplicemente “i conservatori vincono in Grecia”.  La principale agenzia di stampa francese titola che “i partiti pro-bailout vincono elezioni sul filo del rasoio”. È praticamente lo stesso titolo della BBC: “i partiti pro-bailout vincono elezioni tiratissime”. Perfino il tedesco Spiegel titola: “un barlume di speranza per la Grecia”. Per la Grecia, non per l’Euro. Nessuno di questi giornali è pro-Syriza, anzi, sono tutti media che difendono il rigore monetarista ma, semplicemente, non hanno costruito una realtà virtuale, come invece ha fatto la stampa italiana, per la quale Syriza sarebbe stato un partito anti-Euro, favorevole al ritorno alla Dracma.

È evidente che la stampa italiana, più di altri giornalismi altrettanto mainstream ma dalla schiena più dritta, ha preferito manipolare la realtà delle elezioni in Grecia presentando il voto non come una sfida tra partiti favorevoli all’accordo (il bailout, il prestito, il memorandum) così com’è e altri, in primo luogo la sinistra di Syriza, favorevoli ad una rinegoziazione del debito. È dubbio su quale possa essere la miglior strategia per la Grecia per restare nell’Euro, se con i sacrifici umani pretesi dalla cancelliera Angela Merkel, o con un approccio più prudente e keynesiano, quale quello invocato dal leader di Syriza Alexis Tsipras. Non è in dubbio che la stampa italiana abbia scelto ancora una volta all’unisono di non informare ma orientare gli italiani su una realtà virtuale per la quale non vi sarebbe alcuna alternativa possibile (tantomeno a sinistra) al monetarismo draconiano ed al dominio della finanza sulla politica.

Per i giornali italiani il dato che i tre quarti dei greci vogliano rimanere nell’UE e continuare ad usare l’Euro e che Syriza non si discosti da tale prospettiva, era un dettaglio ingombrante, una complicazione da occultare, non un dato politico sostanziale. Molto meglio calunniare e dire che Syriza fosse per il ritorno alla Dracma truffando i propri lettori e l’opinione pubblica italiana. Se Antonis Samaras, il leader di Nuova Democrazia, poteva legittimamente usare l’argomento di propaganda “o noi o si esce dall’Euro” è indice di straordinaria povertà interpretativa e malafede politica che i giornali abbiano scambiato un argomento di parte per il tutto.

Tale situazione ricorda l’11 aprile spagnolo. In presenza degli attentati terroristici di Madrid ed a tre giorni dalle elezioni politiche, il governo di José María Aznar decise a tavolino di attribuire all’ETA e non ad Al Qaeda quegli attentati e tutti i media, di destra, di centro e di sinistra, si adeguarono. Solo informandosi all’estero gli spagnoli poterono sapere la verità sui più terribili attentati terroristici della loro storia. Una volta di più la rete Internet, e la capacità di leggere informazione plurilingue, si rivelano fattori indispensabili per smascherare il monoscopio informativo, spagnolo in quel caso, italiano nell’esempio sull’interpretazione data alle elezioni di Atene. Il governo dei tecnici, il sistema dei partiti, il sistema mediatico a loro completamente asservito, erano terrorizzati dalla prospettiva che potesse solamente prospettarsi un altro tipo di accordo sul debito greco, che preservasse insieme alla permanenza del paese nell’Euro anche un po’ di equità sociale. Quest’ultima va sempre presentata come utopia ed estremismo fino a cambiare la realtà e presentare il voto greco non come un referendum sul bailout ma come un referendum sull’Euro.  Solo guardando fuori dai nostri confini linguistici, a organi sovversivi come il New York Times, è possibile smascherarli.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

Sette brevi lezioni dal voto in Grecia

Da http://www.senzasoste.it

18 Giugno 2012

Il voto greco che ha portato i moderati di Nuova Democrazia alla maggioranza relativa, guadagnando un bonus di 50 seggi, ci regala qualche breve lezione per il futuro. Italiano ed europeo.

PRIMA, Non è vero, come è accaduto in Grecia, che le forti proteste non incidono sul quadro politico istituzionale. In tre anni Pasok e Nuova democrazia sono passate da una percentuale vicina all'80 per cento a poco più del 40. Da partiti alternativi sono stati costretti a coalizzarsi contro il resto della società greca. Oggi in Grecia la rappresentanza politica antiausterità è attorno al 50 per cento dei voti

SECONDA, non è vero che alle elezioni i premi di maggioranza garantiscono la governabilità e sono politicamente neutri. Con una legge simile a quella studiata da Violante mesi fa, uno dei due ex partiti reciprocamente alternativi entro schemi di compatibilità sistemica (Nuova Democrazia) ha guadagnato il bonus e si è potuto permettere di attirare in una alleanza l'ex avversario (il Pasok). In Italia questo esempio potrebbe dire qualcosa.

TERZA, I governi neoliberisti e i media europei influiscono sul voto degli altri paesi mentre le sinistre no. La Merkel si è augurata, prima delle elezioni, una vittoria di Nuova Democrazia, i media europei (per tacere di quelli italiani) hanno presentato una eventuale vittoria di Syriza come il caos. Tirando la volata ai grandi fondi speculativi per un'eventuale affossamento di ciò che resta della Grecia. Le sinistre europee, quelle italiane in testa, non hanno fatto presenza nello spazio comunicativo continentale. Quando si vota in un paese che si sente isolato, tutto questo conta e sposta voti. Per esempio, era così impossibile per Vendola, Landini, die Linke, Front de Gauche andare in Grecia a non far sentire solo Tsipras? Provincialismo delle sinistre e internazionalizzazione del capitale producono un flusso di opinione pubblica che qualche voto decisivo, per la destra, lo sposta.

QUARTA. Il neoliberismo in Grecia si aggrappa a residui di consenso e di clientelismo. In Grecia la chiesa ortodossa non paga un'euro di tasse, i partiti ex sistemici hanno un residuo di clientele e favoritismi e tutto questo conta. Poi in Grecia c'è stata una spaccatura generazionale marcata. Giovani contro ND e Pasok, generazioni più mature, specie meno scoperte dalla crisi, a favore dei due partiti ex sistemici. La BBC, ad esempio, ha aperto un servizio su Nuova Democrazia come un partito sostanzialmente di anziani. Su questo genere di elettorato, facilmente strumentalizzabile nella crisi e incline ad ancorarsi a vecchie soluzioni, si basa molto del consenso liberista europeo. In un continente che invecchia, puntare solo al giovanilismo politico può essere un errore.

QUINTA. I mantra della propaganda neoliberista devono essere smontati. L'euro ha fatto rinascere i nazionalismi, dividendo un continente tra nazioni e partiti nazionali come mai prima della caduta del muro. Una moneta non è un continente e si vede. E soprattutto il continente può vivere benissimo senza una moneta neoliberista. Il terrorismo che vive dello slogan euro=europa=pace e stabilità è un dispositivo orwelliano che va saputo ancora smontare.

SESTA. I governi neoliberali, come abbiamo visto in Grecia, perdono anche metà dei consensi in pochi anni. L'alternativa può crescere anche velocemente, come ha fatto Syriza, ma non sostituisce il vecchio in tempo reale. Questo per capire, specie in Italia, che nessun cartello elettorale (per quanto auspicabile come Syriza) può egemonizzare o addirittura esaurire lo spazio del politico. Per delle sinistre italiane in declino, drogate di opinione pubblica come spazio prevalente del politico, minimaliste emerge un doppio classico problema (il governo e il movimento). A dimostrazione che la storia presenta sempre il conto di tutto ciò che è stato rimosso dalle generazioni precedenti. Hic Rhodus hic salta.

SETTIMA. Lo spazio politico tedesco è centrale, quanto la politica nazionale di ogni singolo paese, per il presente e il futuro dell'Europa. Oggi abbiamo una portavoce dei verdi che, a proposito della Grecia, parla come un'ultraliberista, il partito dei pirati che cresce (molto) come se esistesse solo la Germania, la Linke in crisi, la Spd pronta ad un prossimo governo di grande coalizione della Merkel. Sono tutte pessime notizie: altro che primarie e candidati, un'offensiva diplomatica verso lo spazio politico tedesco è qualcosa di vitale per ogni spazio politico nazionale, vista l'importanza della Germania.

Infine, complimenti ad Alexis Tsipras. Nessuno rimuove i difetti, i problemi, le aporie di una esperienza come Syriza. Ma Tsipras e Syriza hanno mostrato una dote sconosciuta alla politica attuale delle sinistre del continente: il coraggio. Un coraggio non certo irresponsabile e romantico ma tutto politico. Un coraggio che ha coalizzato attorno a sé la voglia di futuro di una parte significativa e giovane della Grecia. Un esempio per guardare positivamente alla dissoluzione della attuale sinistra italiana decadente e ruffiana, incapace di staccarsi dal Pasok italiano (il Pd). E chissà se stavolta Leonida non torni a casa da vincitore.

per Senza Soste, nique la police