Una testimonianza da Odessa

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Questa testimonianza di Sergei, attivista della sinistra anticapitalista ucraina, è stato pubblicato in russo sul sito web “Opposizione di sinistra” dei socialisti ucraini e in inglese su “People and nature".  

L’Opposizione di Sinistra ucraina ha pubblicato questo racconto sugli scontri del 2 maggio scorso tra i manifestanti pro-Maidan e le forze filo russe, in particolare sugli scontri a Kulikovo e l’incendio della Casa dei Sindacati, durante il quale hanno perso la vita oltre 40 persone, affermando che, nonostante non abbiano pubblicato tutte le dichiarazioni dell’attivista, considerano tale testimonianza un importante tassello per ricostruire una cronologia degli eventi che hanno portato alla tragedia. [NdR: ovviamente questa testimonianza non rende meno infame il massacro di Odessa, ma può contribuire a rendere più comprensibile il contesto della tragedia di Odessa e dell’intera Ucraina).

 

 

Un dignitoso vecchietto dai capelli bianchi in giacca marrone parla al cellulare. "Ciao. Mi chiedi dove sono? Sono in guerra." Sassi spaccati, piccoli rivoli rossi per la strada, bende zuppe di sangue sparse ovunque. Un giovane amico, di circa 16 anni, chiede di potersi sedere sulla panchina. La sua testa è fasciata, del sangue gocciola dal tessuto. E' il 2 Maggio e questo è il centro di Odessa.
Mi ricordo come nel Dicembre 2011 gli eventi in Zhanaozen mi lasciarono scioccato (I servizi di sicurezza Kazakhi uccisero almeno 16 operai petroliferi e ne ferirono 60 durante uno sciopero per ottenere migliori condizioni di lavoro e un salario meno basso). Non potevo immaginarmi come si potesse uccidere gente per strada in quel modo in questo dannato XXI secolo! Non molto lontano, ma nelle vicinanze... uno dei nostri vicini dell'ex Unione Sovietica. Ma per una qualche ragione, da qualche parte nel profondo del mio cuore, ero certo che in Ucraina una cosa del genere non sarebbe potuta succedere. Stiamo parlando dell'Ucraina! La notte tra il 18 e il 19 Febbraio [quando ci furono a Kiev gli scontri tra manifestanti e polizia antisommossa Berkut], paralizzato davanti alla TV, quando Maidan stava divampando e si sentivano pezzi dell'inno Ucraino tra le fiamme, capii che questa certezza era andata. Perita. Una convinzione, però, rimaneva, per quanto irrazionale e senza fondamento potesse essere, cioè che in Odessa una cosa del genere sarebbe stata sicuramente impossibile.
Il 2 Maggio si è scoperto, però, che ciò non era vero.

Chi sono i colpevoli della tragedia di Odessa? Per me la risposta è chiara: fascisti russi e polizia.
Fascisti, si, fascisti! E toglietevi già dalla testa il vostro "Ma i nostri nonni combatterono...". Vi potete impacchettare dalla testa all'alluce con nastri di San Giorgio [simbolo del valore militare in Russia] ma sempre fascisti rimanete. Le vostre gesta parlano da sole. Gli estremisti hanno marciato dal campo filo-russo al centro città con un unico scopo: pestare persone e, forse, anche ucciderne.
Tutta la città sapeva che i tifosi del Chernomorets (squadra di calcio locale) e i Metallist (di Kharkiv) avrebbero fatto una marcia per l'unità dell'Ucraina prima della partita. Tutti sapevano anche che gli attivisti di Maidan di Odessa si sarebbero uniti a loro. Già alcuni giorni prima della manifestazione la parte più radicale del movimento filo-russo, la cosiddetta druzhina ("milizia") "Squadra Odessa", composta completamente da nazisti russi, aveva promesso di disperdere la marcia.

In verità appelli allo sterminio dei "fricchettoni di Maidan" sono comparsi regolarmente sulle pagine web del "Kulikovtsy" (Campo Kulikovo, questo è il nome con cui la gente chiama il movimento separatista locale che ha piantato le tende in una delle piazze della città). Su questi siti spesso si possono trovare critiche contro i leader, sorprendentemente molte da giovani donne, tra cui frasi come "basta perdere tempo a girarci i pollici, combattiamo!". Bene, sono arrivati. E hanno combattuto un po'.
La "Squadra Odessa" si era radunata davanti alla lapide del miliziano Aleksandrovskii Prospekt. Ce n'erano circa 300-440 di loro, quasi nessuna donna (ad eccezione di alcune ragazze del reparto paramedico), nemmeno un singolo anziano, solo combattenti, preparati di conseguenza, con gli elmetti in testa, molti di loro con giubbotti anti-proiettile. Su alcuni loro scudi si poteva vedere il logo dell'organizzazione nazionalista Russa "Dozor", molti portavano i corrispondenti simboli. Allineati lungo l'autostrada, sbattevano le mazze sui loro scudi e urlavano i loro slogan. Immediatamente nelle vicinanze molti poliziotti e Berkut (polizia ucraina antisommossa), o come si chiamano adesso.

Più o meno nello stesso momento, alcuni isolati più in là, a piazza Sobornaia i partecipanti alla marcia per l'unità cominciavano a radunarsi. Due o tremila persona, con gli ultrà che non arrivano a più di un terzo di loro. Proprio come a tutti gli eventi del Maidan di Odessa c'erano molte donne, cittadini più anziani e gente con bambini. Gli spaventosi tifosi del "Bendera" di Kharkiv, lo spauracchio portato dalla "Squadra Odessa", se ne erano andati via quasi del tutto per andare a vedere una partita, non partecipando agli scontri. Nella folla c'erano alcuni con magliette del "Metallist", come, per esempio, alcuni ragazzini, o un uomo dai capelli bianchi e l'atteggiamento aristocratico, sulla cinquantina, con moglie e bambini. Gli unici che erano in qualche modo armati erano del servizio d'ordine di Maidan.
Bastava uno sguardo per capire chi era venuto per una pacifica manifestazione e chi era preparato per fare violenza. Un altro fatto degno di nota: le tende dei “Kulikovtsy” erano lì da alcuni mesi. Ogni settimana ci sono state marce filo-russe e nemmeno una volta c'era stata una reazione da Maidan più seria di un dito medio. Certamente, ci sono abbastanza teste tra i manifestanti di Maidan, ma non c'era mai stato nulla oltre le chiacchiere. Infatti, proprio il giorno prima del massacro, il movimento filo-russo aveva inscenato una manifestazione per il Primo Maggio, marciando lungo le strade del centro e urlando slogan come "Odessa è una città russa" e "Hail Berkut", e tuttavia nessuno si era preoccupato di toccarli. Nemmeno gli attivisti di Maidan, né gli ultrà, né Pravy Sektor (un'alleanza di gruppi fascisti ucraini), i cui militanti, francamente, sembrano ragazzini di 15/16 anni in gita scolastica piuttosto che lugubri combattenti estremisti.

Quando la marcia d'unità aveva raggiunto via Grecheskaia, la "Squadra Odessa" stava già aspettando per darle il benvenuto. E' assolutamente incomprensibile come una colonna di uomini armati potesse marciare incontro ai propri avversari sotto gli occhi della polizia, che sapeva fin troppo bene che persone erano e cosa volevano. Però se si considera che alcuni poliziotti avevano gli stessi nastri rossi di alcuni estremisti ciò non è poi così sorprendente. Granate stordenti piovevano sugli attivisti e gli spari non potevano essere confusi con altro. Esattamente come le ferite da arma da fuoco o i bussolotti dei proiettili che abbiamo trovato a via Deribasovskaia: persone note sostengono fossero di un "Saiga", la versione di AK-47 dei cacciatori. Io non lo so, però loro probabilmente sanno ciò che dicono.
Gli spari provenivano anche dal tetto del centro commerciale Afina, dove i combattenti provavano a farne un bastione. Su internet ci sono parecchi filmati. Gli attivisti di Maidan provavano a difendersi al meglio: un mio amico e dei suoi compagni, tipi semplici di Odessa, tifosi del calcio, che guardavano gli ultrà provando una malcelata repulsione, erano in mezzo al fuoco dei fucili; solo dopo pochi minuti stavano sferrando pugni contro i filo-russi, spalla a spalla con gli ultrà stessi. In seguito, quando i nazisti russi erano stati fermati in piazza Grecheskaia e assediati, vedevo alcuni tipi di aspetto mediorientale, turchi o arabi, che aiutavano gli attivisti di Maidan a costruire barricate. Delle ragazze preparavano sul momento le ben conosciute molotov, utilizzando bottiglie di birra comprate in negozi lì nei pressi, mentre delle tipiche vecchiette di Odessa portavano pietre ai manifestanti di Maidan. "Non mi aspettavo si sarebbero presentati attivisti di sinistra", mi diceva un tipo in passamontagna, col quale stavo trascinando un secchio dell'immondizia verso le barricate. "E' meraviglioso che siamo qui tutti insieme, come a Maidan", aggiungeva.

Il centro città era un inferno, mentre i poliziotti si comportavano come se fosse una giornata qualsiasi di Maggio. Potevi sentire i colpi di pistola e la gente che cominciava a portare i feriti fuori dal campo di battaglia, mentre la polizia, senza importarsene, arrancava verso i margini di piazza Soborna, per... allinearsi e dirigersi in direzione ignota. "Dove state andando? Chi ci proteggerà?", gli urlavano i manifestanti di Maidan. Alcuni poliziotti furono puniti per questo. Quando i filo-russi sparavano a morte un attivista, la polizia provava semplicemente a scappare via dalla scena: questo è tutto, godetevelo. I reparti speciali formavano un testuggine protettiva (300 spartani!) e si accalcavano sotto un muro mentre la vera battaglia andava avanti.
"Odessa non è la Crimea, per nessun motivo molleremo Odessa!", gridavano gli attivisti. E non cedevano: apparentemente i filo-russi non si aspettavano avrebbero risposto così decisamente. Un contrattacco al Campo Kulikovo era probabilmente inevitabile, ma molti attivisti non andavano lì per ovvi motivi, mentre la parte più radicale della marcia d'unità ucraina non si fermò.
Laggiù cominciò il secondo atto della tragedia. Su via Grecheskaia la gente veniva uccisa dai proiettili; a Kulikovo soffocavano nel fumo e venivano bruciati, si sfracellavano buttandosi dalle finestre. Anche il deputato del consiglio regionale Vyacheslav Markin è morto così. Gli abitanti di Odessa lo ricordano soprattutto per i fatti del 19 Febbraio: quando i miliziani in visita (allora in supporto di Yanukovich), con le stesse uniformi nere, pestavano gli attivisti di Maidan e i giornalisti, Markin diceva che era autodifesa della città e che i "Mai-down" ne avrebbero dovute "prendere di più".

Nessuno sa chi ha appiccato fuoco alla Casa dei Sindacati: le molotov volavano da entrambe le parti. Fonti filo-russe hanno dipinto un quadro nel quale estremisti filo-Maidan picchiavano chi cercava di fuggire dall'edificio in fiamme, ma senza menzionare altri fatti. Per esempio che gli stessi attivisti di Maidan, soprattutto il servizio d'ordine, strappavano via i feriti dagli stessi nazionalisti estremisti ucraini e li soccorrevano. Non menzionano neanche che lo stesso servizio d'ordine di Maidan fece in modo che i separatisti prigionieri fossero consegnati alle forze dell'ordine invece che alla folla inferocita. Non dicono nulla nemmeno sui cecchini che venivano dalla Casa dei Sindacati in fiamme. Un canale televisivo locale, First City Channel, aveva trasmesso in diretta dalle strade per tutto il giorno, quasi senza commentare cosa stesse succedendo. Da questa trasmissione gli abitanti di Odessa hanno saputo delle armi ammassate nella Casa dei Sindacati. Il sito dei druzhinniki (miliziani) della "Squadra Odessa" immediatamente rispondeva con un post isterico, scritto tutto in maiuscolo con migliaia di punti esclamativi: "Non guardate First City Channel, stanno trasmettendo bugie..."

Un fatto interessante: la parte più estremista dell'anti-Maidan di Odessa, i druzhinniki nazisti della "Squadra Odessa", avevano lasciato Campo Kulikovo il giorno prima e si erano trasferiti fuori città, al memoriale della 411esima armata (un parco in memoria dei difensori di Odessa dell'Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale). Anche il loro campo lì è stato fatto a pezzi, ma nessuno si è fatto male, perché i filo-russi non hanno opposto resistenza.
Campo Kulikovo era un'adunata unica di forze conservatrici di tutti i tipi. "Tutte le forze del vecchio mondo", come avrebbero detto i rivoluzionari del passato, riunite lì: stalinisti, nostalgici dello Zar-Padre, nazisti russi, Cosacchi Ruritani, fanatici ortodossi e vecchie donne nostalgiche dei tempi di Brezhnev, e oppositori alla giustizia minorile, ai matrimoni gay e ai vaccini anti-influeanzali.
Queste erano le forze della nera reazione, da qualsiasi angolazione fossero viste. Io sono cresciuto in un epoca in cui si urla per la rivoluzione a si canta sull' "affogare le sofferenze del popolo nel sangue". Sono un convinto umanista e pacifista, per me ogni morte è una tragedia, anche se di un avversario politico o di un nemico, ma mi fa infuriare quando questo mucchio reazionario si lamenta delle persone torturate alla Casa dei Sindacati. Perché non ci dite con onestà come stavate andando a pestare e uccidere, come avete attaccato per primi, come avete sparato dai tetti sulla folla? La morte dei vostri a Kulikovo è interamente sulla vostra coscienza, voi avete fatto il possibile per farla finire in quel modo. E questa è un'altra argomentazione per dimostrare che siete dei fascisti.

PS. La notte, dopo la sconfitta del Campo Kulikovo, è apparso un post sulla pagina dei druzhinniki di Odessa che finiva con la frase "Odessa è una Città di Eroi, e ci dovrebbero vivere gli eroi, non ebrei o trafficanti". Prima che potessi fare lo screenshot, la mattina, la parola "ebrei" era stata sostituita con "traditori". Si, diteci ancora come i vostri padri avevano combattuto durante la seconda guerra mondiale.

PPS. Da uno dei siti ufficiali dell'Anti-Maidan di Odessa: "Per me quella pseudo immagine di un fratello ucraino è sparita, perché è il popolo russo che vive in ucraina; coloro che non si considerano tali sono feccia, che va fatta fuori velocemente, con la morte e la morte sola".

PPPS. I gruppi anti-Maidan ora stanno mettendo su internet link alle pagine Vkontakte (un sito in lingua russa simile a facebook) degli attivisti di Maidan. Senza neanche controllare se erano presenti il 2 Maggio, loro se la prendono con chiunque abbia pubblicato sulla propria bacheca post pro-Maidan. Hanno messo il link alla pagina della moglie di un attivista del movimento liberale "Alleanza Democratica" ("la puttana è una dei leader"), nonostante il fatto che l'organizzazione abbia fatto del suo meglio per placare le teste calde tra i manifestanti di Maidan e fosse intervenuta con decisione contro qualsiasi tipo di violenza nei confronti degli avversari politici.

Traduzione dall’inglese di Giuseppe Lingetti

 



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