Portogallo: chi ha vinto e chi ha perso

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I risultati provvisori ma pressoché definitivi (mancano solo i dati relativi ai voti delle due circoscrizione estere, Europa e Paesi extraeuropei) confermano grosso modo le aspettative: la coalizione di centrodestra al governo (Partito socialdemocratico [PSD-PPD] e Partito popolare [CDS-PP]) mantiene la maggioranza relativa dei seggi (104, ne perde però 28 rispetto al 2012, quando i due partiti si presentarono separatamente), il Partito socialista (PS) avanza, ma meno di quanto sperasse (85 seggi, 11 in più). Le sorprese arrivano dallo spettacolare recupero del Blocco di sinistra (BE), che passa da 8 a 19 seggi (11 in più, come il PS) e dalla stagnazione della Coalizione democratica unitaria (CDU, e cioè Partito comunista portoghese [PCP] e Partito ecologico I Verdi [PEV]), che con 17 seggi ne guadagna 1. Fra i partiti minori, solo gli animalisti del PAN conquistano 1 seggio. L’assegnazione dei 4 seggi esteri non dovrebbe modificare il quadro: probabilmente 2 o 3 al PSD-PP, e 1 o 2 al PS.

La distribuzione dei seggi non riflette adeguatamente i reali rapporti di forza a livello sociale. Un seggio al PSD-PP o al PS costa circa 20.000 voti, mentre un seggio alla CDU ne costa 26.000, e uno al BE quasi 29.000.

Conviene quindi tener conto dei voti reali.

Rispetto al 2011 l’astensione aumenta lievemente (dal 42 al 43 %). Resta molto alta, ma probabilmente cambia un po’ la sua composizione: aumentano gli astenuti di centrodestra, diminuiscono quelli di sinistra.

In termini di voti assoluti, la coalizione governativa subisce un salasso (oltre 740.000 voti in meno: dal 52,52 % al 40,02%, - 12,5%).  Il PS aumenta di quasi 174.000 (dal 29,24 al 33,63%, + 4,39%) mentre il BE ne ottiene 260.000 in più (dal 5,39 al 10.61%, + 5,22%, un raddoppio). La CDU ottiene solo 3000 voti in più (dall’8,24 all’8,59%, + 0,35%, corrispondenti quasi ai 2800 persi dal maoista Partito comunista dei lavoratori portoghesi (PCTP/MRPP) (dall’1,17 all’1,16%).

 

Come cambiano i rapporti di forza nel campo della sinistra anticapitalista (compresa quella sedicente tale)?

Il Blocco di sinistra, dato per spacciato anche in seguito a numerose mini-scissioni, non solo recupera, ma inverte i rapporti di forza con il PCP. Un risultato ottenuto grazie a una maggiore chiarezza programmatica e anche alla verve impressa alla sua campagna elettorale dalla nuova portavoce Catarina Martins. Il PCP ristagna (guadagnando in alcune province, perdendo in altre) e il maoista PCTP ristagna a sua volta (anche se il suo 1,16% non è disprezzabile). Un fallimento devono invece registrare le forze che - alcune delle quali prendendo a modello lo spagnolo Podemos - si erano proposte l’obiettivo di banchettare coi resti del Blocco di sinistra. La più sponsorizzata di queste, Livre, fondata da un ex eurodeputato del BE, con un accentuato orientamento “verde” e filosocialista, sfiora i 39.000 voti (nel 2011 non c’era, ma aveva superato i 70.000 alle europee del 2014). Il MAS, Movimento Alternativa socialista, uscito anni fa dal BE, trotskista “morenista”, partecipava alle elezioni nell’ambito della coalizione Agir, formata da una ex deputata del BE e da un moderatissimo Partito laburista portoghese (PTP): ha ottenuto poco più di 22.000 voti (0,43%), 5000 voti in più del solo PTP nel 2011, ma 14.000 in meno di quelli raccolti dai due partiti alle europee. Nota folklorica: i “lambertisti” del Partito operaio di unità socialista (POUS, 4500 voti e 0,09% nel 2014) questa volta appoggiavano Livre.

 

(Nota a cura di Cristiano Dan)



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